A - Nascita

A 1 Procreazione

Mettere al mondo dei figli e' una Mitzvah. Essa incombe sull'uomo e sulla donna; riconoscono cosi' il carattere sacro della vita e l'importanza dei legami del matrimonio (Genesi 1:28).

Il Shulkhan arukh stabilisce che l'uomo ha compiuto questa Mitzvah quando ha un figlio e una figlia (sh. A. Even Haezer 1:5).

A 2 Controllo delle nascite

L'ebraismo liberale rispetta il diritto dei genitori di determinare il numero dei figli che desiderano avere. Cosi' ammette il controllo delle nascite ma incoraggia le coppie a considerare la questione del numero dei figli pensando anche all'avvenire del popolo ebraico.

A 3 Aborto

Tenendo conto del carattere sacro della vita, l'ebraismo da molti secoli ha autorizzato, a volte anche incoraggiato, l'aborto, quando la vita o la salute della madre era in pericolo. Questo e' in accordo con la mishnah che stabilisce che se il feto mette in pericolo la vita della madre, puo' essere estratto con ogni mezzo, perche' la vita della madre prevale su quella del feto (M. Oholot 7:9).

In accordo con questa tradizione e riconoscendo alla salute psichica della madre uguale importanza della salute fisica, l'ebraismo liberale afferma il diritto della donna a decidere se puo' o no portare la sua gravidanza a termine (ccar 1967 Yearbook vol. 77 p. 103).

L'aborto puo' essere indicato dal medico in caso di rischio di malattia genetica o di malformazione del feto. In tutti questi casi i genitori dovrebbero consultare il rabbino.

A 4 Adozione

La Mitzvah di adottare dei bambini e di farli beneficiare di una famiglia, di un focolare e di una educazione e' equivalente a quella della procreazione.

Il Talmud afferma che colui che alleva un orfano e' considerato, secondo la scrittura, come suo padre biologico (B. Sanhedrin 19b).

A 5 Preghiera dopo la nascita

una Mitzvah per i genitori esprimere insieme la loro gratitudine con una preghiera subito dopo la nascita del loro figlio.

Solo la scienza puo' non paventare (???- il verbo e abbastanza desueto, meglio provare rispetto per il mistero...) E il mistero della nascita umana e la bellezza dell'essere genitori. L'esperienza della nascita deve far prendere coscienza che l'essere umano partecipa ad un processo che lo supera.

La benedizione di sheheheyanu e' particolarmente appropriata: benedetto sia ti, eterno, nostro D-o re del mondo, che ci hai conservato la vita e la salute e ci hai fatto toccare questo momento (cfr. Siddur sefat haneshamah pagg. 244 e 245). Nella tradizione D-o e' il terzo partner della procreazione. Il midrash precisa che come un uomo non puo' avere figli senza una donna e una donna senza un uomo, i due non possono avere figli senza la partecipazione della presenza divina (Genesi Rabbah 8:9).

A 6 tzedakah/atto di carita'

Fare una Tzedakah alla nascita di un bambino e' una Mitzvah. Alcuni in questa occasione fanno piantare alberi in Israele. Questa pratica ricorda l'usanza di epoca talmudica che consisteva nel piantare un cedro alla nascita di un maschietto e un pino alla nascita di una bambina; quando si sposavano i sostegni della Khuppah erano costituiti dai rami di questi alberi (B. Ghittin 57a).

A 7 Ingresso nell'alleanza

Introdurre un bambino ebreo nell'alleanza con preghiere e riti adeguati e' una Mitzvah. Il popolo ebraico e' una comunita' fondata sul Brith (alleanza), come e' detto: se sarete docili alla mia voce, se conserverete la mia alleanza, sarete il mio tesoro tra tutti i popoli. Perche' tutta la terra mi appartiene, ma voi sarete per me una dinastia di sacerdoti e una nazione santa (Deuteronomio 29: 9-14). E il popolo rispose con voce unanime: tutto cio' che l'eterno ha detto, noi lo faremo (Esodo 19:5).

Secondo la tradizione gli uomini e le donne contrassero l'alleanza del sinai con D-o come ricorda il Midrash che, a partire da Esodo 19:3, dimostra che uomini e donne erano parte in causa al momento della rivelazione sul monte sinai, poiche' e' detto: Dirai alla casa di Giacobbe - questo riguarda le donne - e ai figli di Israele - questo invece concerne gli uomini (Esodo Rabbah 28:2).

Cosi', anche se dopo l'epoca di abramo il termine Brith viene spesso associato alla circoncisione di un ragazzo (Gen. 17:9-14), ogni bambino nato in seno al popolo ebraico, maschio o femmina, e' interessato dal Brith, la alleanza tra D-o e il popolo ebraico.

A 8 circoncisione

La tradizione ancestrale prescrive il metodo attraverso il quale introdurre un ragazzo nel Brith, come e' detto: per te, sii fedele alla mia alleanza, tu e la tua posterita' attraverso le eta'. Ecco il patto che osserverete , tra me e voi, fino all'ultima generazione: circoncidere ogni maschio tra voi... (Gen. 17:9-10). Introdurre un ragazzo nell'alleanza secondo il rito della circoncisione, Brith Milah, e' dunque una Mitzvah.

Piu' che un semplice atto chirurgico, il Brith Milah concretizza l'ingresso nella alleanza e deve essere compiuto come tale. I genitori consultano il rabbino per adempiere questa Mitzvah.

A 9 Circoncidere l'ottavo giorno

Circoncidere il neonato all'eta' di otto giorni e' una Mitzvah. Come e' detto: all'eta' di otto giorni, ogni maschio tra voi, per tutte le generazioni, che sia da voi circonciso (Gen. 17:12).

La Mitzvah della circoncisione l'ottavo giorno ha una importanza tale che la cerimonia deve essere compiuta anche se l'ottavo giorno coincide con lo Shabbat o lo yom kippur. La circoncisione puo' subire ritardi per ragioni mediche. In questo caso deve avvenire il prima possibile, dal momento in cui la salute del bambino la permette. In caso di emofilia o di ogni altra controindicazione medica, la circoncisione puo' essere indefinitamente ritardata. I genitori devono allora pronunciare le preghiere appropriate per introdurre i loro figli nella alleanza (cfr. Siddur sefat haneshamah pagg. 246-248).

Anche se non circonciso, il bambino in questo caso viene considerato come membro a pieno titolo del popolo ebraico e percio' stesso totalmente partecipe del brith.

A 10 Chi deve eseguire il Brith Milah

La milah deve essere eseguita da un uomo tanto versato nel campo religioso che in quello medico, il Mohel . Se non c'e' Mohel nella comunita' o se i genitori preferiscono far ricorso ad un medico, questo preferibilmente dovrebbe essere ebreo e conoscitore del rituale del Brith Milah. Compira' l'atto medico senza perdere di vista il carattere religioso, e saranno recitate le preghiere e le benedizioni appropriate. Quando non sono disponibili ne' Mohel ne' un medico ebreo, potra' essere chiamato un medico non ebreo. Maimonide precisa che tutti possono circoncidere e, quando un Mohel non e' disponibile, puo' farlo anche una donna o una personanon ebrea (Yad legge della circoncisione 2:1). Tocchera' ai parenti o al rabbino spiegare al medico che la circoncisione e' praticata per motivi religiosi e di sorvegliare che le preghiere vengano recitate.

A 11 Brith Ledah per una bambina

Fare entrare una bambina nel brith e' una Mitzvah. Nelle nostre comunita' questa cerimonia e' definita brith ledah, alleanza della nascita (cfr. Siddur sefat haneshamah pagg. 249-251).

A 12 ruolo dei genitori nell'alleanza

La responsabilita' di introdurre un bambino nell'alleanza incombe ai genitori. Era il padre, secondo la tradizione, che doveva procedere alla circoncisione, ma poteva dare l'incarico ad un Mohel. Nell'ebraismo liberale i genitori dividono tra loro la responsabilita' di introdurre i loro figli nell'alleanza e tutti e due prendono parte alla cerimonia.

A 13 Gioia della Mitzvah

d'uso far partecipare alla parentela e agli amici la gioia del compimento della Mitzvah del Brith. Il Talmud precisa che ogni comandamento che Israele ha accettato con gioia - come quello che riguarda la circoncisione - deve essere celebrato con gioia (B. Shabbat 130a). Se la presenza di amici e' auspicabile, non e' obbligatorio un minyan. La circoncisione puo' essere fatta in casa, in sinagoga o alla maternita'.

A 14 Usanze legate al Brith Milah

Nel corso dei secoli si sono sviluppate numerose usanze che riguardano i nonni e gli amici. Una tra queste e' la nomina di un Sandek (colui che tiene il bambino durante la circoncisione) e di un Kvater o di una Kvaterin (padrino o madrina) che porta il bambino al Sandek. Per ogni usanza si puo' consultare il rabbino.

A 15 Dare un nome al bambino

Dare un nome ebraico al proprio bambino e' una Mitzvah.

La tradizione insiste sul merito di conservare la nostra eredita' e di legare cosi' le generazioni presenti a quelle del passato. Per questo dare ad un bambino il nome di un suo ascendente riveste particolare importanza. Il midrash ricorda che i bambini di Israele, schiavi in egitto, avevano conservato i loro nomi ebraici (Levitico Rabbah 32:5). Il nome sara' annunciato al momento del Brith e potra' essere ugualmente ripetuto durante l'uffizio del mattino dello Shabbat al momento della presentazione alla Torah (cfr. Siddur sefat haneshamah pagg. 252-254).

Si raccomanda che questa cerimonia abbia luogo a partire dal trentesimo giorno dopo la nascita. L'usanza e' di associare il nome del bambino a quello di suo padre legandoli con il termine Ben (figlio di...) O Bath (figlia di ...). In alcune comunita' si lega il nome del bambino a quello dei due genitori , ad es. Yossef Ben Daniel Verahel.

A 16 Scelta del nome

Per la scelta di un nome ebraico si puo' consultare il rabbino. Le usanze differiscono secondo le comunita': i Sefarditi abitualmente danno il nome di un parente in vita, gli Aschenaziti quello di un parente gia' deceduto. Nelle comunita' liberali non c'e' nessuna preclusione a dare il nome di un parente vivente.

Bisogna anche tener conto del fatto che alcuni nomi sono difficili da portare. Dare un nome ebraico al proprio figlio non e' mai un obbligo. La Bibbia ci mostra che spesso dei personaggi importanti adottavano nomi locali: Esther si chiamava Hadassah (Esther 2:7) e Daniel e' diventato Beltheshazzar (Daniel 1:7). Il Talmud fa notare che la maggioranza degli ebrei della diaspora da' ai propri figli dei nomi identici a quelli dei loro vicini non ebrei (B. Guittin 11b). Ogni nome deve essere scelto con cura e sensibilita', perche' sara' portato per tutta la vita dal bambino al quale lo si da'. Ma questo nome non e' tutto, perche' ognuno porta tre nomi, quello dato dai propri genitori, quello con il quale e' chiamato dagli altri e quello che ha acquisito da se stesso (Ecclesiaste Rabbah 7:1). Questa scelta e' dei genitori, gli estranei non devono oscurare la gioia del momento. Quel nome svela spesso le speranze riposte in questo bambino e puo' segnare il suo destino.

A 17 Gioie della Mitzvah

Fare partecipe della gioia di assegnare un nome ad un bambino e' una Mitzvah. La si fa invitando la comunita' a unirsi alla famiglia per un Kiddush che segue l'uffizio durante il quale il bambino e' stato presentato. Un'usanza molto antica e' quella di preparare un pasto di festa quando si compiono alcuni comandamenti. Questo pasto si chiama seudat Mitzvah, pasto di un comandamento. Cosi' e' detto a proposito di Abramo: Il bambino crebbe e fu svezzato, e abramo offri' un grande festino il giorno in cui isacco vennesvezzato (Gen. 21:8).

A 18 Pidyon Haben

Il rituale del Pidyon Haben (riscatto del primogenito) e' evocato nella Torah ( Esodo 13:11-15). In origine ogni primogenito era consacrato al sacerdozio. Quando questo e' stato attribuito ai discendenti di Aronne (i Cohanim), ogni primogenito doveva essere simbolicamente riscattato dal Cohen. L'ebraismo liberale, non attendendo la ricostruzione del tempio a gerusalemme nel quale gli animali sarebbero sacrificati, le carni bruciate, i pani presentati, l'incenso consumato... Non attribuisce piu' al cohen un ruolo particolare. Poiche' ognuno, ragazzo o ragazza, ha gli stessi doveri e gli stessi diritti, la cerimonia del riscatto del primogenito (maschio) e' sostituita con la presentazione alla Torah sia dei maschi che delle femmine.

A 19 Adozione

Ogni Mitzvah e tradizione che riguarda i bambini si applica anche ai bambini adottati.

A 20 Ingresso nell'ebraismo

Se il bambino adottato e' nato da genitori non ebrei o sconosciuti, il rabbino indichera' la procedura formale per l'ingresso nella comunita' ebraica.

A 21 Dare un nome e fare entrare nella alleanza

Un bambino adottato deve essere introdotto nel Brith e presentato alla sinagoga al momento in cui la procedura legale per l'adozione e' terminata e la legislazione dello stato lo autorizza. Se si tratta di un ragazzo grandicello, occorre consultare il rabbino per la circoncisione.

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