Matrimonio e famiglia ebraica

Genesi 2:24

per questo che l'uomo lascia suo padre e sua madre e si unira' alla sua donna, per diventare un essere solo.

Salmo 127:1

Se l'eterno non costruisce la casa, penano invano i costruttori.

Cantico dei cantici 8:6-7

Mettimi come un sigillo nel tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio, perche' l'amore e' forte come la morte... I suoi tratti sono dei tratti di fuoco, una fiamma divina. Dei torrenti d'acqua non saprebbero spegnere l'amore, dei fiumi non saprebbero annegarlo.

In un Midrash (Genesi Rabbah 68:4) una matrona romana chiede a Rabbi Yosse Ben Khalafta che cosa faccia D-o dopo la fine della creazione del mondo. Il rabbino risponde che D-o organizza degli incontri tra i futuri sposi. Dopo di che la matrona romana si affretta a dimostrare che lei puo' fare altrettanto con i suoi servi e le sue serve, e li sposa gli uni alle altre. L'indomani dei matrimoni forzati, ognuno arriva con la faccia scura o segnata da qualche ferita. La matrona, prendendo coscienza che non e' cosi' facile organizzare delle coppie, riconosce che D-o ha parecchio da fare occupandosi dei matrimoni dopo aver terminato di creare il mondo. Questo Midrash afferma che D-o e' un partner attivo nel matrimonio sin dall'inizio, poiche' secondo il libro della Genesi (2:18) egli creo' la prima coppia formata da adamo ed eva. E suggerisce che trovare un compagno per la vita non e' da poco, e che la saggezza divina puo' essere di grande aiuto.

Il termine tradizionale in ebraico per descrivere il matrimonio e' Kiddushin che viene dal radicale K-d-sh ed esprime il concetto di santita'. Il grado di santita' che l'ebraismo assegna al matrimonio e' indicato nei testi che seguono: quando marito e moglie sono degni l'uno dell'altra, la presenza divina si stende sulla coppia (Pirke' di Rabbi Eliezer 12) che vive quindi nel mondo della benedizione, della gioia, della felicita' e della pace (Midrash Tehillim 59). Il testo continua in questi termini: e quando non sono degli l'uno dell'altra, il fuoco li consuma. La presenza di D-o sopra una coppia equilibrata e quella di un fuoco che consuma l'altra coppia si deducono dalla differenza di lettere con formano il nome Ish (uomo) e Ishah (donna). Le lettere comuni, Alef e Shin, formano la parola Esh (fuoco), mentre le lettere diverse, Yod e He, formano uno dei nomi di D-o: Yah. Quando questa complementarieta' e' reale, abbiamo allora il vero Kiddushin (santificazione) in seno alla coppia.

L'idea che il matrimonio, senza costituire un sacramento, e' sacro ed eterno allo stesso titolo del Brith (alleanza) tra D-o e Israele, e' esplicitata a varie riprese nella Bibbia (Geremia 2:2; Ezechiele 16:6-8 e Osea 2:2-20). Nel medio evo i poeti mistici di Zfat abbellivano la liturgia dello Shabbat con l'immagine dell'unione tra D-o e Israele nel corso di questa giornata (cfr. Lekha dodi, siddur sefat haneshamah (pag. 72).

Questa tradizione, che fa riferimento alla consacrazione dell'alleanza, invita gli sposi a fare del loro focolare un Mikdash Meat (riduzione del tempio), un luogo di serenita' e di scambio, santificato dall'osservanza delle Mitzvot. In questo ambiente privilegiato i bambini potranno essere introdotti e allevati nella tradizione perche' possano costruire

L'avvenire del popolo di Israele, del regno dei sacerdoti e del popolo santo considerato dalla Torah (Esodo 19:6).

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