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ago 21, 2002 |
Rabbanim Luzzatto,  |
redazione

I principi fondamentali della realta' I,6

Capitolo 1: "Il Creatore"

Paragrafo 6

Noi terminiamo la nostra escursione nella natura e nella costituzione divina, se volete, questa settimana. E ci avventuriamo in domini spirituali meno trascendenti, eppure eccitanti, compresa la natura dei *nostri* esseri, il significato delle nostre vite, cio' che D-o si aspetta da noi, come la nostra rettitudine influenza personalmente noi ed il mondo intero, l'anno ebraico, il giorno ebraico, e tante altre cose.

Ora Ramchal ci offre un'ulteriore intuizione sull'essenza divina, e poi ricapitola l'intero capitolo incapsulando i sei fatti su D-o che noi faremmo bene ad approfondire e prendere a cuore se noi vogliamo davvero capire il mondo.

L'ultimo punto e' che e' chiaro che c'e' un *unico* D-o.

Dopo tutto, come sostiene l'argomento, se ci fosse piu' di un d_o, ci dovrebbe essere allora un "Super-d_o", per cosi' dire, da cui tutti verrebbero. Poiche' ogni molteplice (in questo caso, molti d_i) viene certamente da un unico (il Super-d_o, o D-o stesso, in questo caso). Piu' o meno allo stesso modo in cui le singole costituzioni statali, ad esempio, derivano da quella federale, che da' loro l'autorita' e ne convalida l'esistenza.

Se i diversi d_i provenissero davvero da Lui, essi ovviamente dipenderebbero da Lui, e percio' non sono completamente autosufficienti (come lo e' I%dio stesso) e non sarebbero pertanto d_i, come da definizione. Ne deriva percio' che c'e' un *unico* D-o.

I sei suddetti fatti su D-o che noi dovremmo ricordare e rimuginare tanto e tanto spesso quanto e' necessario per capirli sono questi:

  1. D-o *esiste*;
  2. D-o e' *perfetto*;
  3. La sua esistenza e' un *indispensabile*;
  4. E' completamente *autosufficiente*;
  5. E' *semplice*;
  6. E' *unico".

Dacche' stiamo per l'appunto per entrare nel dominio umano, questo ci giova per confrontare l'essere divino con quello nostro.

A dire il vero, non stiamo pero' per studiare l'umanita' in se', tanto contenta di se'. Infatti noi ci renderemo conto che Ramchal comincia a discutere le *intenzioni* di D-o nei nostri confronti prima di spiegare noi a noi stessi. Percio', noi partiamo da D-o, per arrivare all'idea ed ai piani che D-o ha "in teoria" per noi, e poi alla realta' dei nostri esseri - sia in potenza che in atto (nel bene e nel male). Ma ora facciamo cio' che ci siamo proposti di fare, e confrontiamo il nostro essere con quello di D-o, ad onta di queste altre idee intermittenti.

La prima cosa che ci distingue da D-o e' il fatto che nessuno dubita della nostra esistenza. D-o certo non lo fa, e neppure noi. D-o sa che noi esistiamo perche' egli e' intrinsecamente legato a noi come il nostro Creatore. E noi sappiamo che esistiamo per alcune ragioni: poiche' siamo intrinsecamente legati a noi stessi, perche' noi sentiamo la nostra stessa esistenza, ed anche *perche' ci vediamo*.

E sebbene sia palese, lo diciamo comunque: mentre D-o e' invisibile, noi non lo siamo. Ed e' l'invisibilita' di D-o a catturare cosi' la nostra immaginazione ed a sfidare le nostre credenze, dacche' noi ci fidiamo profondamente solo di cio' che possiamo vedere ed esperire in altro modo tangibile. Difatti, uno potrebbe vedere che sono la nostra visibilita' e la divina invisibilita' ad essere la "necessita'" che e' stata "la madre" dell'"invenzione" della scienza e della ricerca.

La seconda cosa che ci distingue da D-o - e questa e' per molti una rivelazione, ed una lezione di vita che alcuni di noi debbono continuare a reimparare - sta nel fatto che noi semplicemente non siamo perfetti. Per quanto noi siamo meravigliosi e stupefacenti, noi siamo difettosi. Eppure *c'e'* in noi il sogno della perfezione ed il sorprendente desiderio di raggiungerla, che e' senza dubbio radicato nei predetti legami intrinseci con D-o.

La terza e' che, al contrario di D-o, nessuno di noi e' indispensabile (cioe' un "prerequisito") - *nessuno di noi*. Il mondo andra' avanti molto bene senza di noi, e noi saremo presto rimpiazzati nello schema delle cose.

La quarta e' che nessuno di noi e' davvero autosufficiente; lo e' solo in apparenza, ed in modo delirante. Se non altro, noi abbiamo bisogno di sole, cibo, bevande, ecc. - ma D-o non ha bisogno di nulla.

La quinta e' che, mentre D-o e' puro e semplice, noi siamo molteplici e complessi. Mentre alcuni pensatori semplicemente amano la complessita' umana, la maggior parte di noi cerca la semplicita', probabilmente anche per i suddetti legami con D-o.

La sesta - e' ovvio - e' che, mentre c'e' un solo D-o, ci sono molti, molti di noi. Ma poiche', come abbiamo detto prima, tutti i molteplici derivano necessariamente da un singolo, allora noi, come le costituzioni degli Stati americani, siamo tutti "derivati" da D-o, che "ci da' l'autorita'" e ci "convalida". E noi tutti abbiamo campo libero nel nostro dominio umano (su quest'analogia ci rifletteremo).

Il punto finale: "la via di D-o" e' organizzata come un albero. Inizia con un seme, mette radici, e si estende in alto ed in basso. Questo capitolo e' stato il seme, che discute la struttura di D-o. Tutto il seguito ne e' uno sviluppo. Percio' tenete sempre il capitolo in mente e ripassatelo spesso.

Perche' senza esso - senza D-o, e cio' che ne sappiamo - null'altro ha senso.