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Aspetti di vita ebraica

Zedaka' e mishpa't


E' impossibile definire e descrivere nei limiti di questo articolo tutte le mete verso le quali vuole guidarci l'eterno. I punti principali possono pero' essere sufficienti a mostrare la strada e a condurci a conoscenze di vasta portata.

Importanza straordinaria e' data dall'ebraismo ai precetti di zedaka' e mishpa't. Nel capitolo sulla profezia abbiamo citato alcuni ammonimenti dei profeti a non deviare dalla strada di zedaka' e mishpa't. Essi si soffermarono anche sul legame esistente tra la ricerca di una vita facile e comoda e la trasgressione delle norme di zedaka' e mishpa't. Tuttavia, dato che in questo capitolo intendiamo parlare del posto che questi precetti occupano nella concezione ebraica del mondo, e' bene che definiamo prima i due concetti. Essi sono molto simili l'uno all'altro; pero' non si identificano.

Soltanto se comprendiamo cio' che li distingue, possiamo comprenderne la profondita'. Effettivamente, dal giorno che l'eterno disse ad Abramo di praticare zedaka' e mishpa't fino all'ultimo dei libri del Tanach che predica questi principi, trascorsero 1500 anni, durante i quali il significato di queste parole avra' assunto sfumature differenti. Tuttavia si possono dare queste definizione generali: il mishpa't richiede tre azioni:

  1. Svelare i fatti come sono senza alcuna deviazione dalla verita'
  2. Stabilire se questi fatti siano consoni a cio' che richiede la legge
  3. Trarne le conclusioni.

Apparentemente, se tutto il popolo seguisse il mishpa't preso in questo senso, la situazione della societa' dovrebbe essere in perfetta regola; tuttavia cio' non e' esatto. Il popolo romano sviluppo' il diritto in grande misura; e cio' nonostante affermo': summum jus, summa iniuria, e nell'affermare cio' aveva ragione per due motivi: prima di tutto perche' qualsiasi legge, perfino una legge divina, deve necessariamente stabilire regole generali, dall'osservanza delle quali dipendono determinati effetti giuridici; altrimenti sarebbe impossibile che gli uomini mettessero ordine nella propria vita e in quella della societa'. Tuttavia quegli stessi effetti non si attagliano talvolta a una particolare situazione.

Il furto e' sempre un furto; cio' nonostante colui che ruba per arricchirsi non puo' essere paragonato a una donna che ruba per sfamare i propri figli; c'e' chi falsifica un passaporto per sfuggire a una dura battaglia e c'e' chi lo falsifica per partecipare a quella stessa battaglia; c'e' chi distrugge una casa per danneggiare il padrone e c'e' chi compie la stessa azione allo scopo di salvare delle vite umane; la maggior parte dei proprietari di terre proibisce agli estranei di passare attraverso i propri campi; come si deve pero' considerare una persona che impedisce al vicino il transito per l'unica strada da cui si acceda alla sua casa? La difesa dei diritti di proprieta' e' generalmente un'azione giuridica legale; tuttavia non bisogna eccedervi e ostinarvisi senza prendere in considerazione i bisogni del prossimo. E' quindi evidente che non si puo' giudicare con giustizia senza entrare nei minimi particolari di ogni singolo caso.

In secondo luogo, talvolta la pena comminata per una trasgressione non colpisce in effetti il vero colpevole. In ogni singolo caso dobbiamo porci il problema se non siano state le condizioni di vita nel mondo in generale, o in un dato paese in particolare, a causare quella determinata trasgressione. Alcune trasgressioni vengono commesse per malvagita', altre sono conseguenza di uno stato morboso della societa'. Alcune cause civili nascono da differenti opinioni su determinati fatti e leggi; altre testimoniano della situazione morbosa della societa'. Che cosa si puo' fare per mutare questo stato di cose?

La zedaka' si differenzia dal mishpa't in quanto appunto essa tenta di modificare il mishpa't nel caso che questo porti a ingiustizie; inoltre la zedaka' si sforza di impedire la formazione di quelle condizioni che portano all'ingiustizia. La zedaka' e' cio' che in italiano puo' essere chiamata giustizia equilibratrice, equita'.

Alla comprensione del rapporto esistente tra mishpa't e zedaka' siamo giunti per tre vie. Prima di tutto, ricercando l'etimologia delle due parole: come vengono chiamate quelle persone che mettono in pratica il mishpa't e la zedaka'? Colui che esegue il mishpa't si chiama shofet (giudice), l'altro zadik (giusto).

In secondo luogo, osservando il parallelismo in versi come: zedaka' e mishpa't sono la base del tuo trono, chesed ed eme'th (benignita' e verita') vano davanti alla tua faccia (Salmi, 89, 15). Qui la zedaka' corrisponde al chesed, il mishpa't all'emeth (cfr. Anche: seminate secondo la zedaka', mietete secondo il chesed -Osea, 10, 12). Questo si deduce anche dal senso: di verita', ne esiste una sola: sia gradita o no, sia amara o lieta, non c'e' alcuna possibilita' di cambiarla; cosi' e' anche la via del mishpa't; i fatti sono fatti la legge e' legge, e dato che esistono non si possono mutarne gli effetti. Al contrario, il chesed e' ricco e pieno di sfumature; esso vede le disgrazie del misero e si sforza di aiutarlo; il chesed non solo cura le ferite, ma impedisce anche che siano inferte: e questa e' anche la via che la zedaka' deve seguire.

In terzo luogo, alla comprensione di tale rapporto siamo giunti studiando l'evoluzione del significato della parola zedaka', il cui concetto ora abbraccia tutto cio' che presso gli altri popoli va sotto il nome di assistenza sociale. Con questa parola si indica non solo l'aiuto che si deve prestare in determinate situazioni sociali, ma anche cio' che si deve fare per evitare che nuove disgrazie avvengano e altre ingiustizie si aggiungano a quelle gia' esistenti. Come motto adatto alla zedaka' si puo' prendere il verso di Isaia (35, 3): fortificate le mani infiacchite, raffermate le ginocchia vacillanti!

Chi tenga presenti unitamente queste tre spiegazioni, comprendera' il significato generale delle parole zedaka' e mishpa't, sebbene in alcuni altri versi i precetti di zedaka' e mishpa't assumano un significato piu' vasto.

Ora possiamo tornare a sottolinearne l'importanza, attraverso citazioni testuali. Come primo esempio porteremo cio' che l'eterno stesso ha detto di Abramo:

Ed Abramo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saranno benedette tutte le nazioni della terra. Poiche' io l'ho prescelto affinche' ordini ai suoi figli e dopo di se' alla sua casa, che s'attengano alla via dell'eterno per praticare la zedaka' e il mishpa't (la giustizia e il diritto), onde l'eterno ponga ad effetto a pro' di Abramo cio' che gli ha promesso (Genesi, 17, 18-19).

Da questo verso noi vediamo che fu promesso ad Abramo che sarebbe stato il progenitore di un grande popolo e causa di benedizione per tutti gli altri popoli affinche' i suoi discendenti praticassero la zedaka' e il mishpa't; concetti che il verso identifica esplicitamente con la via dell'eterno possiamo percio' senz'altro affermare che, anche se questo fosse l'unico verso della bibbia sull'argomento, sarebbe sufficiente a darci un'idea chiara del posto che questi due principi occupano nella concezione ebraica. Ma nella stesso senso troviamo nella Torah il comando: la giustizia, solo la giustizia seguirai, affinche' tu viva e possegga il paese che l'eterno tuo D-o ti da' (Deut., 16, 20). Anche qui questo precetto condiziona l'esistenza stessa del popolo e la conquista della terra promessa.

In Geremia (22, 15-16) troviamo: tuo padre forse non mangiava e non beveva? Ma faceva cio' che e' retto e giusto (mishpa't e zedaka') e tutto gli prosperava. Egli giudicava la causa del povero e del bisognoso e tutto gli prosperava. Non e' questo conoscermi? Dice l'eterno come piu' sopra abbiamo trovato identita' di significato tra la via del signore e zedaka' e mishpa't cosi' qui troviamo identita' di significato tra conoscenza dell'eterno e zedaka' e mishpa't.

Questi due precetti sono anche condizione per la gheula' (la redenzione): rispettate il diritto (mishpa't) e fate cio' che e' giusto (zedaka'), poiche' la mia salvezza sta per venire e la mia giustizia sta per essere rivelata (Isaia, 56, L); ecco, i giorni vengono dice l'eterno, quand'io faro' sorgere da David un germoglio giusto il quale regnera' e prosperera' e fara' mishpa't e zedaka' nel paese. Ai suoi giorni Giuda sara' salvato e Israele stara' sicuro nella sua dimora (Geremia, 23, 5-6); Sion sara' redenta mediante il mishpa't e quelli che a lei torneranno mediate la zedaka' (Isaia, i, 27). Ricordiamo che la trasgressione di questi due precetti costituisce una delle cause del churban (distruzione di Gerusalemme) e dell'esilio; e' naturale quindi che il ritorno alla loro osservanza sia condizione delle gheula'.

Qualche lettore potrebbe sostenere che questi precetti non sono esclusivamente della bibbia e che non dovrebbe neanche esserci bisogno di comandarli. La realta', tuttavia, e' purtroppo ben differente: tutti i popoli, non escluso il nostro, hanno peccato contro queste norme; mentre i nostri capi spirituali non hanno mai cessato di predicare che cio' costituisce una colpa ed un peccato, dopo piu' di 3000 anni da quando la parola divina espresse questi precetti, gli stati totalitari seguono la regola che l'interesse dello stato ha piu' importanza di qualsiasi richiesta di zedaka' e di mishpa't. Anche molti altri stati agiscono in questo spirito, sebbene non lo dichiarino apertamente; e quanti peccano contro la norma prima e basilare di zedaka' e mishpa't, contro la norma dell'uguaglianza di ognuno dinanzi alla legge! Differenze di razza, di colore, di religione e di ceto servono perfino ai legislatori come base per discriminazioni, e tanto piu' ai giudici e alla burocrazia! In molti paesi la procedura giuridica e' diventata cosi' lenta e cara che molte persone rinunciano ai loro diritti piuttosto che ricorre ai tribunali.

Nei paesi anglosassoni il mishpa't assume talvolta l'aspetto di competizione sportiva tra gli avvocati, invece che di sforzo alla ricerca della verita'; essi impiegano un'arte particolare in richieste formali; con penetrante acutezza hanno tanto trasformato la procedura, che essa e' divenuta, da mezzo, la dominatrice del giudizio. Hanno dimenticato completamente che e' vero, si', che il giurista deve essere un artista, ma che l'arte del diritto non deve consistere nel vincere a qualsiasi costo, bensi' deve servire a raggiungere la giustizia e la verita'. Un solo scopo deve avere il giudizio: ricercare la verita' e trarne le conseguenze.

Un esempio di come gli uomini si perdano nella foresta della giustizia e dimentichino per quale ragione esistano i tribunali e' il seguente: durante il periodo dell'inflazione in Israele, alcune persone cercavano il modo di annullare i contratti di vendita che avevano gia' firmato, dato che ogni annullamento avrebbe permesso loro di vendere la merce a prezzo piu' vantaggioso; un avvocato tra i piu' famosi, un avvocato che godeva di una posizione ragguardevole, accetto' di difendere in giudizio uno di questi profittatori; quando gli feci notare l'immoralita' di tale procedimento, mi rispose: secondo tutti i principi dell'etica professionale, io ho non solo il permesso, ma il dovere di accettare di difendere questa causa: va' pure a consultare la letteratura giuridica inglese e vi troverai che l'avvocato non e' tenuto altro che a ricercare esclusivamente il lato giuridico; se trova che, per un qualsiasi vizio di forma, il contratto puo' essere impugnato, non gli e' piu' lecito rifiutare il suo servizio al convenuto.

A cio' io risposi: che c'entra l'etica professionale inglese con l'ebraismo? A questo proposito i nostri maestri hanno gia' detto: non comportarti come gli avvocati (Avoth, I, 8), come quegli avvocati cioe', che ricercano pretesti giuridici per giustificare una posizione immorale. L'ebraismo richiede fedelta' alla promessa, anche se e' possibile sostenere che il contratto non e' valido per un qualsiasi vizio di forma. L'Halakha' stabilisce infatti: quando e' stato dato il denaro, anche se non e' stato preso possesso dell'oggetto, sebbene giuridicamente non sia compiuto il passaggio di proprieta' e quindi la compravendita possa essere annullata, tuttavia la parte contraente, sia il compratore sia il venditore, che ritorna sulla sua promessa, non si comporta secondo le usanze del popolo d'Israele.

Viene quindi invocata su di lui, dal tribunale, la maledizione divina secondo la formula consueta: chi ha punito la generazione del diluvio e quella della torre di Babele... Punisca chi non mantiene la sua promessa(Mishne' Torah, Hilchoth Mechira', cap. 7, Halakha' I e II). E questa non e' soltanto una disposizione morale, bensi' una Halakha' ben definita, una legge.

Noi non pretendiamo che nella nostra storia si siano sempre osservate fedelmente le norme di zedaka' e mishpa't; al contrario: i profeti di Israele non si sarebbero certamente dilungati nei loro discorsi su questo argomento, se non fosse stato necessario raddrizzare ingiustizie sociali.
Sosteniamo soltanto che nella nostra legislazione ne esiste la chiara esigenza, e che in ogni tempo vi sono stati capi che sapevano e ci insegnavano che questa era la retta via da seguire. Inoltre noi non ci siamo mai vantati di un comportamento iniquo, di un comportamento che fosse contrario alla zedaka' ed al mishpa't. E non c'e' neanche da temere che un giorno, sia pur lontano, potremmo essere portati a seguire i metodi degli stati totalitari; ma c'e' senz'altro da temere che potremmo seguire i metodi ingiusti di paesi civili, metodi a prima vista comodi.

Per questo diciamo: abbiamo il dovere di sradicare completamente la tradizione formalistica della procedura, che svisa la giustizia del diritto; ed a questo proposito lo stato d'Israele ha avuto una cattiva eredita' sia dai turchi sia dagli inglesi: la procedura deve servire la giustizia e non dominarla; in ogni caso di dubbio di procedura, si vedeva giudicare con benevolenza e non con severita'; specialmente nell'escussione dei testi la procedura deve essere completamente elastica e tener presente che ha soltanto uno scopo: la ricerca della verita'; si deve dare la possibilita' al giudice e alle parti in causa di dedurre i fatti dalle parole dei testimoni e di chiarirli per mezzo di un'indagine intelligente. Limitazioni formalistiche non debbono ostacolare e svisare questa azione. Abbiamo il dovere di disprezzare quell'etica professionale che contrasta con le basi morali della zedaka' e del mishpa't.

Abbiamo il dovere di essere consapevoli che i tribunali esistono per sostenere la verita', il diritto e la giustizia. che la legge spezzi le montagne!, e certamente spezzi la procedura e tutto cio' che, creato in principio per servire e aiutare la giustizia, alla fine e' diventato un ostacolo ad essa.

Non e' questo il luogo per passare in rassegna il diritto ebraico e mostrare che vi si attuano i principi della giustizia. Tuttavia, possiamo dare alcuni esempi. Ecco degli ammonimenti contro qualsiasi discriminazione: non maltrattare lo straniero e non opprimerlo, poiche' anche voi foste stranieri nella terra d'Egitto. Non affliggere alcuna vedova ne' alcun orfano (Esodo 22,20-21); non favorire il povero nel suo processo (Esodo 23,3);non conculcare il giudizio del forestiero e dell'orfano e non prendere in pegno l'abito della vedova (Deut., 24,17); non aver riguardo alla persona del povero, non tributare speciale onore al potente (Levitico 19,15); imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate ragione all'orfano, difendete la causa della vedova (Isaia I;17); non difendono la causa dell'orfano, eppur prosperano, e non fanno giustizia nei processi dei poveri. E non dovrei punire io queste cose - dice l'eterno - e l'anima mia non dovrebbe fare giustizia di una simile nazione? (Geremia 5,28-19).

Nel capitolo 7 di Geremia il monito non opprimete il forestiero, l'orfano e la vedova e' in parallelismo al precetto e non verserete il sangue dell'innocente (7,6).

Vedi anche in Zaccaria (7,10): non opprimete la vedova, l'orfano e il forestiero e il povero; e in Numeri (15, 16): una sola legge e un solo giudizio sia per voi e per il forestiero che abita presso di voi.
Questi versi mostrano il senso fondamentale della morale ebraica; qui diamo ora alcuni esempi piu' particolareggiati:

Non defraudare il salariato povero e bisognoso, sia egli uno dei tuoi fratelli o uno degli stranieri che stanno nel tuo paese, entro le tue porte. Gli darai il suo salario nel giorno che gli spetta e non attenderai che tramonti il sole, poiche' egli e' povero e l'aspetta con impazienza; cosi' egli non gridera' contro di te all'eterno e tu non commetterai un peccato.

A questo verso e' parallelo un passo del Levitico (19, 13):

Non opprimere il tuo prossimo e non gli rapinare cio' che e' suo: non ti resti in mano la notte fino al mattino il salario dell'operaio al tuo servizio.
Su questi due versi si basa l'Halakha' fissata da Maimonide: chiunque si appropri del salario dell'operaio e' come se gli togliesse la sua anima e trasgredisse quattro precetti negativi e un precetto affermativo (Hilchoth Sechiruth, 11, 2).

In quale stato del mondo i diritti del lavoratore sono difesi in modo cosi' energico? Non soltanto li difende il diritto civile, ma una violazione ai diritti del lavoratore e' considerata un gravissimo crimine!
La maggior parte dei popoli, se non tutti, sono caduti in una grave colpa: durante le indagini riguardanti dei delitti usavano tormentare gli accusati allo scopo di farli confessare; cosi' usano i popoli anche ai nostri giorni. E' il terzo grado escogitato proprio in un paese libero, dimostra che torture di questo genere non sono monopolio degli stati totalitari. Il popolo di Israele e' forse l'unico che non sia incorso in questa stortura e cio' per merito di una norma giuridica semplice ma elevata. Nel diritto civile la confessione di una parte in causa, vale come cento testimoni, ma nel diritto penale vale invece la norma che nessun uomo puo' accusare se stesso (Sanhedrin, 9). La confessione dell'accusato non ha quindi alcun valore e ne deriva necessariamente che non vi saranno torture nel suo interrogatorio.

Questa Halakha', secondo Rav Zalman Baruch, zl, e' uno dei segni del rispetto di se' che fu comandato all'uomo di avere, in quanto creato a immagine divina, rispetto al quale nessun uomo ha il diritto di rinunciare.

Seppure possano sorgere dubbi su questa opinione, certo non si puo' negare in modo assoluto l'ipotesi che la suprema sapienza abbia voluto impedire per mezzo di questa Halakha' la tortura degli accusati. Ed ancora un'altra conseguenza importante: ogni uomo portato in giudizio e' innocente fino a che non sia dimostrata la sua colpevolezza; questa regola e' seguita, si', anche da altri popoli, ma quale vera forza puo' avere se la confessione dell'accusato non vi e' priva di ogni valore? Ammirevole e' il diritto in Israele e molto piu' progredito dei diritti moderni anche in quanto non esige dal teste di giurare che la sua testimonianza e' vera. Il teste viene interrogato e i giudici indagano; ma se si ammette che senza giuramento il teste puo' mentire, neppure col giuramento gli si deve prestar fede (kiddushin, 43).

In questo modo il diritto ebraico evita quel vilipendio del giuramento, cosi' diffuso nella maggior parte degli stati moderni. Come e' degradante la forma con la quale, a nostra vergogna, nel diritto attuale in Israele, si ascoltano testimoni e si accettano dichiarazioni sotto giuramento! Di fronte a cio', il metodo seguito dal nostro diritto rafforza il senso dell'onore e della responsabilita' del teste. Il teste che sa che, a priori, gli si presta fiducia e si ha rispetto di lui, non puo' essere paragonato a quel teste che sa che, a priori, non gli si presta fiducia altro che in virtu' di un giuramento.

Ora dalla procedura passiamo al diritto civile.

E' proibito guadagnare nella compravendita piu' di una determinata percentuale, a meno che il compratore non sia d'accordo. Tuttavia cio' non basta: occorre ancora una salvaguardia nel caso di carestia, quando cioe' i compratori possono essere costretti ad accettare, contro la propria volonta', di pagare qualsiasi prezzo; percio' l'Halakha' stabilisce che i tribunale fissino, nel momento del bisogno, i prezzi massimi per le merci di importanza vitale (Hilchoth Mechira', 14, 1-2). Secondo la nostra definizione, questo non e' soltanto diritto (mishpa't), bensi' insieme diritto (mishpa't) e equita' (zedaka'). La Halakha' si sforza di assicurare che determinate merci vitali siano vendute sempre a un prezzo che ogni uomo possa pagare.

Cosi' la zedaka' si intreccia col mishpa't anche nelle Halakhot riguardanti i prestiti: e' un precetto affermativo prestare ai poveri di Israele, poiche' e' detto: se presterai del denaro al mio popolo, al povero che si trova presso di te... (Esodo, 22, 24). Non pensare pero' che sia soltanto un precetto facoltativo; infatti e' scritto anche: gli aprirai largamente la mano e gli presterai quanto gli bisognera' (Deut. 15, 8).

E questo precetto e' piu' importante di quello che impone di dare zedaka' al povero che domanda, poiche' questi si trova gia' nella condizione di chiedere, mentre quegli non e' ancor giunto a questa necessita'; e la Torah e' particolarmente severa verso colui che ha evitato di prestare al povero, poiche' e' scritto:

Guardati dall'accogliere in cuor tuo un cattivo pensiero che ti faccia dire: il settimo anno, l'anno di remissione, e' vicino! E ti spingera' ad essere spietato verso il tuo fratello bisognoso, si' da non dargli nulla; poiche' egli griderebbe contro di te all'eterno e ci sarebbe del peccato in te
. Questa Halakha' costituisce l'introduzione a tutte le leggi che stabiliscono cio' che e' permesso e cio' che e' proibito nell'esigere un credito. Le leggi sul prestito si basano sul principio: se presti del denaro... Non comportarti da usuraio (Esodo, 22, 24), e i doveri di colui che presta derivano dal verso che afferma non dire al tuo prossimo: va' e torna (Proverbi, 3, 28).

Sarebbe bene che i lettori apprendessero i particolari delle Halakhot che regolano i prestiti: questi precetti hanno educato gli ebrei in ogni generazione. E' vero si' che e' stato stabilito lo etter 'iska' (autorizzazione di commercio), che ha permesso di prendere interessi; tuttavia si tenga presente che e' permesso ricorrervi solo nel caso di persone che prendano in prestito del denaro non perche' ne manchino completamente, ma proprio perche' ne hanno; cioe', per quei proprietari di capitali o mercanzie, che cercano di accrescere i propri guadagni aumentando la propria disponibilita' di denaro o di merce. In questo caso ci troviamo di fronte a una speculazione, e colui che presta una parte del capitale, investendo il proprio denaro, ha il diritto di chiedere la sua parte di guadagno.

Chi invece chiede in prestito perche' e' veramente
indigente ha diritto alla ghemiluth chesed, prestito senza interesse; e in ogni generazione sia dei singoli, privatamente, sia casse di soccorso appositamente istituite, hanno contribuito, con prestiti elargiti a persone bisognose, ad evitare che queste si riducessero alla mendicita'. E cosi' ci e' stato comandato: se presterai denaro (e hai l'obbligo di prestarlo) al mio popolo, al povero che si trova presso di te.in modo particolare la legge ebraica si preoccupa della zedaka' nel senso di giustizia equilibratrice. Il diritto romano defini' la proprieta' come la prerogativa di disporre dei propri beni secondo la propria volonta'. Il diritto ebraico non riconosce la proprieta' in un senso cosi' lato; e questo e' forse uno dei segni piu' notevoli della supremazia della nostra Torah su tutte le altre leggi, sia del suo tempo sia di molto posteriori. Il padrone non puo' fare con i propri beni cio' che vuole.

Ogni bene, dice la Torah, deve innanzi tutto servire ai bisognosi (tra questi si trovano i Cohanim e i leviti, che non posseggono beni immobili e quindi non hanno entrate normali; ma non e' questo il luogo di trattare tale argomento, perche' qui ci interessano le limitazioni di proprieta' istituite in favore dei poveri). Quattro limitazioni sono stabilite per le vigne: il le'ket (spigolatura), le oleloth (resti di raccolto), la pea' (estremita' del campo) e la shichkha' (parti dimenticate); tre per i prodotti della terra: il le'ket, la shichkha' e la pea'; due per i prodotti degli alberi: la shichkha' e la pea' (Maimonide: Hilchoth Mattenoth 'anyim, I, 1). Inoltre spetta ai poveri la decima del secondo e del sesto anno di ogni periodo di sette anni o shemitta' (Deut., 14, 28; Hilchoth Mattenoth 'anyim, 6, 4).

Dal punto di vista della filosofia del diritto e' molto importante notare che tutti questi contributi il povero non li riceve come regalo, ne' il proprietario li da' per bonta' di cuore: spettano al povero di diritto, proprio come allo stato spettano di diritto le tasse e i contributi dei cittadini. Il proprietario il da' perche' la proprieta' che egli ha dei suoi beni e', a priori, limitata: le sue terre sono soggette a un controllo legale; egli non ha il diritto di usarne a volonta' e di sottrarsi alle limitazioni legali.

Un'altra dura limitazione ai privilegi dei proprietari e' costituita dalle leggi riguardanti l'anno del giubileo, leggi che impedirono completamente la vendita dei beni immobili (escluse le case delle citta' cinte di mura), trasformandola in un affitto fino all'anno del giubileo. La questione ha tre aspetti importanti: il primo e', come abbiamo detto sopra, la fondamentale differenza di significato che ha assunto il concetto di proprieta'; il padrone della terra non e' libero di fare con i propri beni cio' che vuole; l'interesse della collettivita' ha la precedenza su quello del privato. A parte le conseguenze pratiche, questa legge ha anche un valore educativo: ogni limitazione e assoggettamento a vantaggio della collettivita' insegna sempre al proprietario che non e' il suo egoismo a determinare i limiti del suo dominio; e' il suo egoismo a determinare i limiti del suo dominio; il bene della collettivita' prevale, quindi come in tutti gli altri casi, sui privilegi del privato.

In secondo luogo nessuna famiglia puo' cadere in poverta' in modo definitivo: dopo un determinato periodo le viene sempre restituita la sua proprieta' fondiaria; questa legge quindi impedisce l'esistenza nel paese di persone ridotte in miseria senza speranza.

In terzo luogo i prezzi dei terreni non potranno mai salire a dismisura: chiunque compri dovra' prendere in considerazione gli anni che rimangono fino al giubileo, poiche' sa che allora la proprieta' gli verra' tolta; necessariamente non paghera' un prezzo esagerato. Il prezzo dei terreni ha influenza sui prezzi dei prodotti; per cui questo sistema ha anche la forza di impedire il rincaro dei prodotti.

Finche' tutte le tribu' d'Israele non saranno in possesso di tutto il territorio di Erez Israel, le norme riguardanti il giubileo non entreranno in vigore; questa Halakha' deriva dal modo in cui e' formulata nella Torah. Non sappiamo perche' la Torah l'abbia formulata in questo modo, ma un motivo semplicissimo possiamo comprenderlo: queste leggi possono essere osservate fin tanto che ogni ebreo puo' tornare al campo che egli o suo padre furono costretti a vendere. Il giusto principio su cui si fonda questa norma perde ogni valore, se una parte del popolo deve abbandonare cio' che ha acquistato, senza pero' poter tornare in possesso di quanto apparteneva in passato alla sua famiglia.

E finche' soltanto una parte della terra d'Israele e' nelle nostre mani, e' evidente che chi lascia i beni immobili acquistati (allo scopo di permettere ad altri di prenderne possesso), non puo' tornare in possesso del patrimonio immobiliare della sua famiglia, in quanto esso si trova al di fuori dei confini dello stato d'Israele. Noi comprendiamo quindi almeno una ragione per la quale le leggi del giubileo non sono oggi in vigore. Se vogliamo, tuttavia, costruire lo stato d'Israele sulle basi dell'ebraismo, dobbiamo adattare la nostra legislazione fondiaria in modo da raggiungere le mete o che quelle leggi si prefiggono. E cio' finche' non giunga il redentore e non riporti tutto il popolo nella terra d'Israele, entro quei confini che essa aveva in origine; e allora egli rimettera' in vigore anche le leggi del giubileo in tutta la loro grandezza e in tutta la loro bellezza.

Vediamo ora quali siano le leggi riguardanti la zedaka' che hanno valore anche ai nostri giorni. Abbiamo gia' visto che e' nostro dovere di impedire, con mezzi costruttivi, il prodursi della poverta'; ma finche' esisteranno poveri ci e' stato imposto di sostenerli con denaro e di procurare loro un tetto, vitto e vestiario: aprigli largamente la tua mano (Deut. 15, 8); se il tuo fratello che e' presso di te e' impoverito e i suoi mezzi vengono meno, tu lo sosterrai, anche se e' forestiero e avventizio, onde possa vivere presso di te (Lev.; 25, 35). E subito dopo: e viva il tuo fratello presso di te (verso 36). Questi tre versi sono la base di tutta la successiva legislazione; molti altri versi Maimonide riporta nel corso del suo trattato.

Fino ad oggi sia gli uomini di scienza sia quelli di azione sono d'accordo nel riconoscere che il soddisfacimento delle tre necessita' fondamentali, cioe' un tetto sotto cui dormire, il vitto e il vestiario costituiscono la base di ogni assistenza sociale; e cosi' ci ha anche comandato l'eterno per bocca di Isaia:

Non e' questo (cio' di cui io mi compiaccio)? Che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu meni a casa tua gli infelici senza asilo, che quando vedi una persona nuda che tu la copra e che tu non ti nasconda a colui che e' carne della tua carne (Isaia, 58, 7).
Da cio' ci e' sviluppata tutta la complessa rete della zedaka' presso il popolo di Israele: la cassa per la distribuzione di aiuti in denaro, cucine popolari per il vitto, case di riposo per vecchi, orfanotrofi, ricoveri, depositi di vestiario. Tutto cio' non viene considerato come una elargizione di favore ai poveri, come presso gli altri popoli (pur quando essi fanno zedaka', nel senso della charitas latina), sebbene, zedaka', giustizia equilibratrice, che ognuno e' tenuto a compiere; e il povero non la riceve come un regalo ma come un diritto.

L'ebreo compie una grave trasgressione se si sottrae all'obbligo di dare al povero cio' che gli spetta; noi non abbiamo il permesso di dimorare in una casa, di vestirci e di mangiare se non abbiamo fatto, ognuno nel limite delle proprie possibilita', in modo che altri non rimangano privi di un tetto, di un vestito e del cibo:

Abbiamo l'obbligo di adempiere scrupolosamente al precetto della zedaka' piu' che a qualsiasi altro precetto affermativo, poiche' la zedaka' e' un segno della zadik (giusto), stirpe di Avraham, come e' detto: poiche' l'ho conosciuto affinche' comandi ai suoi figli di praticare la zedaka'. E il trono di Israele non e' stabile e la religione della verita' non si mantiene se non per merito della zedaka', come e' detto: nella zedaka' rendimi stabile. E Israele non sara' redento se non per merito della zedaka', come e' detto Sion col mishpa't sara' riscattata, e i suoi esuli per merito della zedaka'. Queste parole non costituiscono solamente un ammonimento morale, bensi' una Halakha' ben stabilita (Maimonide: Hilchoth Mattenoth 'anyim, cap. 10, 1).

L'insegnamento che dobbiamo trarre da tutto cio' e' oggi ben differente che nel passato: mentre un tempo il nostro dovere si limitava a due osservanze, cioe' ad eseguire i precetti sia scritti sia insegnatici dalla legge orale e a comportarci secondo lo spirito degli statuti divini, anche in quei casi non esplicitamente da essi contemplati, oggi abbiamo un ulteriore compito: adattare la legislazione dello stato d'Israele a questi principi, conformando le basi dell'economia moderna e della societa' moderna allo spirito degli statuti della Torah, sia scritta sia orale. Non e' compito di questo libro scrivere una simile legislazione in tutti i suoi particolari: gli esempi citati possono indicare solo in misura limitata in quale direzione si debba procedere; ma gia' da tempo e' giunta l'ora non solo di elaborare le leggi generali, ma anche di soffermarsi su tutti i loro minimi particolari.

Nessuna legislazione sara' completa se non sara' costruita sui due fondamenti della zedaka' e del mishpa't.un mishpa't uguale per ogni individuo senza discriminazioni; un mishpa't attuato da giudici e da avvocati che lavorino insieme allo scopo di scoprire la verita' e di fondare su di essa, e solo su di essa, le loro decisioni.

Un mishpa't senza vittorie formali e senza sconfitte formali; un mishpa't la cui procedura aiuti a raggiungere questa meta e non la travisi.

E accanto al mishpa't, la zedaka', giustizia equilibratrice che impedisca all'individuo di abusare dei propri diritti tanto da ledere i diritti degli altri; che sottometta i privilegi del singolo al bene della collettivita' e stabilisca un sistema di vita economica nel quale per ora siano alleviate le sofferenze dei poveri, e in fine non vi sia posto per la poverta'.

Tuttavia la legislazione da sola non puo' tanto: il fattore decisivo e' l'educazione del singolo; zedaka' e mishpa't non avranno predominio nello stato se non quando ogni singolo sara' pienamente consapevole che essi sono le pietre basilari della casa d'Israele.

Non diamoci tregua, continuiamo a studiare e sapremo che senza zedaka' e mishpa't, la vita non ha valore. Abbiamo il preciso compito di far dominare innanzi tutto zedaka' e mishpa't nella nostra vita privata, di fare tutto il possibile affinche' zedaka' e mishpa't governino tutto il paese: nella vita del privato, nella societa' e nello stato.

Zedaka' e mishpa't da: Aron Barth, i problemi eterni dell'ebraismo nella nostra generazione, Ed. Scuola Superiore di Studi Ebraici, fondazione Sally Mayer Milano (ristampa del 5740 - 1980), pag. 243 - 260, nella traduzione dall'ebraico di Elia Kopciowski.

Tzedaka': piu' della carita'

Gli ebrei hanno sempre dato tzedaka' in proporzioni molto piu' alte di quello che si immaginerebbe dalla grandezza della popolazione. Secondo il Talmud, l'atto di dare tzedaka' e' parte essenziale del carattere ebraico (non che i non-ebrei non siano caritatevoli, ma e' comunque piu' endemico all'indole ebraico). La federazione UJA, l'organizzazione ombrello di tzedaka' per gli ebrei americani, e' una delle piu' grandi organizzazione caritatevoli negli stati uniti, se non la piu' grande in assoluto malgrado il fatto che gli ebrei rappresentano meno di 2 percento della popolazione americana. Gli ebrei danno anche un percentuale piu' alto dei loro redditi degli altri gruppi, a sradicare la nozione che gli ebrei donano in grandi quantita' per una loro presunta ricchezza.perche' dovrebbe essere cosi'? Perche' questa Mizva' e' cosi' importante di essere inveterata nel carattere dell'ebreo? Per quale motivo una persona qualsiasi dovrebbe dare via una parte dei suoi soldi, guadagnati con il sudore della fronte, a qualsiasi altra persona, particolarmente nella cosiddetta me generazione degli ultimi anni, quella caratterizzata da una forte spinta egoistica?

Queste domande generali a parte, ci sono altri problematiche, piu' pragmatiche, da discutere a proposito della tzedaka', anche perche' molti ebrei, per quanto siano caritatevoli, non ne sono al corrente. Per esempio, a quali organizzazioni bisogna dare priorita' nel dare tzedaka'?

Quale e' il metodo migliore? Proprio perche' tzedaka' e' cosi' importante nell'ebraismo, le fonti hanno discusso a lungo su questi problemi ed altri ancora.

L'importanza della tzedaka'

Non a caso, ebrei hanno sempre dato una significato particolare a questa Mizva', cosa che si vede chiaramente con un'analisi delle fonti.. Per esempio, secondo il Talmud, la tzedaka' e' la forza piu' forte nel mondo, capace di prevalere su tutte le altre forze. Nell'opinione di Maimonide, questa Mizva' e' piu' importante di tutte le altre Mizvot (positive) e
aggiunge che dovremmo stare molto attenti di metterla in pratica in modo corretto. Spiega poi che e' la tzedaka' il simbolo del primo ebreo, Abramo, e che e' stata tramandata da allora a tutte le generazioni di ebrei. Chiunque che non adempia a questa Mizva' di tzedaka' viene chiamato peccatore e persona malvagia. Secondo il Talmud, e' meglio dare tzedaka' che portare tutti i sacrifici del tempio insieme, basato sul verso che dice specificamente che si preferisce la tzedaka' ai sacrifici.

Tzedaka' e' una delle tre azioni del mondo che possono rovesciare il decreto sfavorevole, basata sul verso che dice che la tzedaka' ha il potere di salvare una persona anche dalla morte. Dice anche il Talmud che la tzedaka' e' l'uguale di tutte le altre Mizvot messe insieme. Dice anche che ogni volta che una persona da' tzedaka', e' come se avesse ricevuto personalmente la presenza divina, e che la tzedaka' aiuta a portare la redenzione.

La tzedaka' e' unica in quanto e' la sola Mizva' che si possa fare condizionalmente. Un ebreo non puo' dire, per esempio, osservero' lo Shabbat, ma solo se avro' un certo lavoro, perche' l'osservanza dello Shabbat e' un obbligo per tutti gli ebrei. Ma puo' benissimo dire, daro' questa certa somma in tzedaka' se otterro' un certo lavoro (o qualsiasi altra condizione); poi, nel caso che non ottenga il lavoro, non deve dare la somma. (certo, esiste una quantita' minima di tzedaka' che tutti sono obbligati a dare, ma oltre questo minimo, si puo' porre delle condizioni per dare tzedaka', e non c'e' un simile parallelo in tutto l'ebraismo).

Se paragona il gabbai di tzedaka' (la persona incaricata a gestire la tzedaka' della comunita') con le stelle. Il Maharshal spiega il paragone dicendo che come le stelle hanno un influenza sul mondo, anche se non le si vedono sempre, e colui che distribuisce tzedaka' e' come un insegnante che ha un impatto sul mondo anche se lo si vede raramente.

Potremmo allargare questo concetto per farlo comprendere tutti coloro che danno tzedaka' di un certo livello, che incidono e cambiano il mondo per il meglio per molto tempo dopo che finisce l'atto iniziale di dare, e che hanno un impatto eterno senza essere visti. Forse, e' in questo senso che possiamo interpretare il fatto che la tzedaka' salva una persona dalla morte, in quanto rimane in vita dall'influenza che ha avuto nel dare tzedaka'. Una persona puo' veramente diventare immortale se l'effetto
della sua tzedaka' perdura dopo che cessa la vita fisica. Rashi alluda proprio a questo quando dice che gli atti gentili dei giusti sono eterni perche' essi, come i bambini, continuano a rappresentare una persona anche dopo la morte.la tzedaka' ebraica non e' la carita' cristiana
si puo' anche scambiare le due parole tzedaka' e carita', e potrebbero sembrare uguali a chi non ha domestichezza ne' con la parola ebraica ne' con i concetti di tzedaka', ma sono invece molto diversi, non solo dal punto di visto psicologico ma anche da quello filosofico. E' sufficiente cominciare un'analisi delle due parole per vedere delle grandi differenze.

La parola carita' viene dalla parola latina caritas, simile alla parola francese cheri che vuol dire amore. In modo simile, la parola filantropia deriva dalla parola greca philo, che vuol dire amore, e throp che vuol dire l'uomo. Cosi', filantropia vuol dire l'amore per l'uomo. In questo modo scopriamo che la base non-ebraica o cristiano di carita' e' l'amore. Quando sento la compassione per l'altro, do carita'.

La parola tzedaka' viene dalla parola ebraica tzedek, che vuol dire giusto, giustizia oppure la cosa giusta da fare. L'ebreo allora e' obbligato a dare tzedaka' perche' e' la cosa giusta da fare, non perche' ha un sentimento particolare per il destinatario. Una differenza pratica potrebbe essere il caso di un mendicante puzzolente, imprecante, offensivo che esige la carita'. Sarebbe certamente difficile sentire amore o compassione per un individuo del genere ma l'ebraismo obbliga l'ebreo di dare tzedaka' anche a questa persona.da dove deriva quest'obbligo ebraico di dare tzedaka'? Perche' l'ebreo non puo' dire, se quella persona impreca, non daro' un premio per un simile comportamento? Perche' l'ebreo non puo' dire, ho lavorato per i miei soldi e anche egli dovrebbe lavorare per i suoi?

Una risposta e' che prima di tutto, i soldi non appartengono all'ebreo. Il signore dice chiaramente che tutti i soldi, l'oro e l'argento nel mondo appartengono a lui, e non all'uomo. Dice il salmista che tutto nel mondo appartiene a D-o, alludendo al fatto che nulla appartiene all'uomo. Nell'atto di dare tzedaka', dunque, l'ebreo restituisce a D-o cio' che e' gia' suo.

La Mishnah ci insegno precisamente questo, basato sul verso in cronache. Perche' il mondo gia' gli appartiene, ci dice di ridare una piccola percentuale, dopodiche' possiamo utilizzare il resto (che ancora gli appartiene). Abbiamo l'obbligo di dare danaro, dunque, proprio perche' non e' nostro, e D-o ci impone di darne il 10 or 20 percento in tzedaka'. Come condizione per tenere il rimanente 80 or 90 percento.

E' per questo motivo che alcuni ebrei aprono dei conti correnti bancari di tzedaka' dove depositano un percentuale del loro reddito anche prima di usare il conto normale. Oltre al vantaggio psicologico (la persona non sente di dover prendere i soldi dalla propria tasca), e' anche, al livello filosofico, il modo piu' corretto di comportarsi, in quanto i soldi non appartengono mai alla
persona. Possiamo capire adesso perche' un ebreo deve dare a quella persona sciatta, imprecante, malgrado i propri sentimenti - D-o, il proprietario dei soldi, ci ha ordinato di dare. L'abarbanel dice che dobbiamo considerare il nostro ruolo come quello di un intermediario che gestisce i soldi altrui.

Quando il nostro lavoro e' di usare i fondi di un altro, bisogno stare molto attenti ogni volta che decidiamo come investire e spendere i soldi. Se il proprietario ci ordina di investirli in un certo modo, dobbiamo obbedire alla richiesta oppure il proprietario ci togliera' i soldi e darli ad un altro intermediario. D-o ci da i suoi soldi, dicendoci di investirne una parte in tzedaka'. Se cosi' non facciamo, potrebbe decidere di dare questi soldi a qualcuno altro.questo si puo' comprendere se accettiamo la premessa originale, ma si puo' anche metterla in discussione: perche' infatti, i soldi non appartengono alla persona?

Tutto il mondo funziona come se il denaro fosse la proprieta' dell'individuo che ne possiede, e anche nella legge ebraica, una persona non puo' rubare dal compagno, affermando che il denaro appartiene a D-o. Allora, se una persona lavora per il suo salario, perche' non e' suo per fare cio' che vuole? Per capirlo, dobbiamo individuare perche' e come una persona guadagna suo stipendio dal punto di vista ebraica.

Ci sono solo tre modi di ottenere i soldi con mezzi legali: o viene dal duro lavoro per guadagnare, o dalla fortuna, come per esempio una lotteria, oppure da un eredita' o un regalo. Se una persona lavora sodo per il suo denaro, e' facile dire che e' stato ottenuto dal duro lavoro, ma tutti noi conosciamo persone che lavorano tanto o piu' degli altri e guadagnano comunque molto poco. Perche' una persona laboriosa potra' accumulare grande ricchezza mentre l'altra non? Allora non e' solo il lavoro stesso, la fatica, che fa guadagnare grandi quantita' di soldi. L'individuo ricco e' stato dotato di piu' talento, un fiuto piu' acuto per gli affari, l'abilita' di correre piu' veloce con una palla o un'intelligenza piu' grande, dandogli un vantaggio che gli fa guadagnare di piu'.

Secondo l'ebraismo, questi talenti vengono dal signore, e mentre e' vera che senza il duro lavoro, non si avrebbe potuto sviluppare questi talenti, tutto quel lavoro sarebbe inutile da solo per accumulare soldi. Cosi', secondo l'ebraismo anche i soldi ottenuti in questo modo risalgono a D-o.

E mentre la societa' ritiene che la persona cosi' fortunata di vincere una lotteria o di essere nel posto giusto al momento giusto sia stata toccata dal caso, l'ebraismo nel caso non crede. Crede piuttosto che D-o, per qualche ragione sconosciuta, voleva che questa persona avesse dei soldi per cui, ancora una volta, il denaro risale alla volonta' di D-o.

Finalmente, un'eredita' o un regalo e' solo un passo dalle situazione precedenti perche' o e' stato guadagnato attraverso il talento (e il duro lavoro) o era dovuto alla fortuna. Cosi' tutto il denaro accumulato (legalmente) in questo modo e' dovuto, in qualche modo, a D-o. Quando egli ci chiede, dunque, di restituire 10 o 20 percento di soldi; abbiamo qualcosa di piu' di un obbligo morale: abbiamo un obbligo legale, perche' in pratica gli appartengono.

Perche' ci sono i poveri?se e' vero che il signore vuole che i soldi guadagnati vanno ai poveri, perche' non ha fatto in modo che questa gente avesse dei soldi sin dall'inizio? Perche' ci sono i poveri? Sarebbe un
modo migliore, senza cosi' tanta sofferenza. Il malvagio Turnus Rufus ha fatto proprio questa domanda e la risposta e' che D-o vuole fare di noi i suoi agenti nel mondo. Una parte della missione dell'uomo e' di continuare la creazione iniziata da D-o. Rabbi' Akiva' ha risposta a questa stessa domanda nel Midrash, dicendo che questo e' il motivo per il quale non ci sono alberi di pane, anche se ogni cultura ne fa uso e sarebbe stato logico per D-o di creare degli alberi di pane. D-o vuole che l'uomo lotti e che sia creativo, vivendo il processo arduo degli undici passi dall'arare all'infornare.

Ecco parte della missione dell'uomo: essere creativo nel mondo e completare la creazione iniziato da D-o. In oltre, l'uomo ha il compito di migliorare il mondo, come dice, perfezionare il mondo. Parte di questa perfezione ha luogo quando l'uomo tenta di restaurare l'equilibrio anche un po', dando tzedaka'. Cosi', ora, uno dei versi piu' strani della Torah ha un senso. D-o dice che ci sara' sempre la gente povera nel mondo, e che, dunque, l'uomo deve aprire i suoi mani e dare.

Se la poverta' esistera' sempre, perche' cercare a dare ai poveri, tanto non aiutera'? Tuttavia, possiamo comprendere ora che D-o ci sta dicendo che, siccome la condizione della poverta' nel mondo esistera' sempre, anche la nostra missione per migliorarlo andra' avanti.come dare tzedaka' per quanto sia importante dare tzedaka', ancora piu' importante dell'atto stessi di dare e' come la si da.

E' particolarmente difficile e imbarazzante per una persona chiedere e dipendere da un altro essere per la sussistenza. Ecco perche' preghiamo al signore di non metterci mai in una situazione dove dobbiamo dipendere dall'uomo, ma solo da D-o. Maimonide dice che una persona che si trova a dover chiedere tzedaka' gia' si sente senza dignita' e depressa e allora bisogna fare del tutto per non compromettere ancora di piu' la dignita' di questa persona.

Questo aspetto cruciale della tzedaka' si riflette in tutte le leggi in materia.

L'ottavo gradino di tzedaka', quello piu' basso, secondo Maimonide, e' di dare essendo scuro in volto. Ancora secondo Maimonide, si puo' dedurre dal prossimo gradino piu' alto, cioe' di dare di meno della somma richiesta ma con faccia cordiale, che e' preferibile dare di meno di quello di cui ha bisogno una persona, ma con buon umore, piuttosto che dare la soma intera ma con espressione cupa. L'atteggiamento e il metodo per dare tzedaka' dunque sono piu' importanti della somma data.

Ogni passo successivo nell'ordine stabilito da Maimonide e' una funzione della dignita' di chi riceve tzedaka'. E' molto piu' dignitoso per il povero quando sa chi gli ha dato tzedaka' ma il donatore non conosce il destinatario, perche' non deve soffrire d'imbarazzo ogni volta che incontra il donatore per strada. Rimane tuttavia un certo grado di vergogna perche' il destinatario sara' comunque consapevole della persona che ha dato ogni volta che lo incontra per strada. La situazione crea meno disaggio quando il donatore conosce il destinatario ma il destinatario non sa da chi abbia ricevuto tzedaka' perche' in questo modo, il bisognoso non si sente imbarazzo ogni volta che incrocia la persona. Rimane sempre pero', una piccola misura di ignominia per il povero nel sapere che esiste una persona che sa di averla dato sostenimento.

Molto piu' dignitosa e' la situazione dove ne' il donatore, ne' il destinatario si conoscono. Cosi' si evita completamente un imbarazzo specifico e si ha solo l'imbarazzo generale di dover comunque accettare tzedaka'. Questo concetto ha dato l'impulso per l'invenzione della pushke, la scatola di tzedaka' in ogni casa, dove ne' il donatore, ne' il destinatario si conosceranno mai.

Secondo Maimonide, il livello piu' alto di tzedaka' non e' la scatola della tzedaka' ma dare alla persona un lavoro o un prestito. Per quali motivo questo e' preferibile all'elemosina - tanto a fine settimana i soldi sono sempre quelli? Perche' questo e' un metodo superiore di dare tzedaka'? Quando una persona fa un lavoro, si sente produttivo e contribuisce alla societa', non riceve da essa. Accettare denaro per un lavoro completato non e' per nulla imbarazzante; e' un atto di orgoglio, come l'orgoglio provato nel prendere la busta paga. Il fattore dignita' nell'accettare questo tipo di soldi e' molto alto e dunque il modo migliore di distribuire soldi ai poveri. Nello stesso modo, dare un prestito a una persona segnala la fiducia della banca o di chi da il prestito che la persona lo ripaghera'.

E' segno di rispetto per se stessi ricevere un prestito, in quanto a molto i prestiti vengono negati perche' sono considerate a rischio (e' un vecchio detto che le banche prestano i soldi solo se si puo' provare di non averne bisogno.) Gli individui che prendono i prestiti piu' alti sono quelle piu' ricche nel mondo, quelli imprenditori che investono in enormi progetti. Dunque, ricevere un prestito piuttosto che l'elemosina fa si' che la persona abbia molto fiducia in se', ed e' allora il livello piu' alto di tzedaka'. Certo, e' anche una forma valida di tzedaka' se si puo' invogliare una persona a prendere tzedaka' dando un prestito senza chiedendo di essere ripagati, al patto che la persona crede veramente che e' un prestito e che la dignita' individuale non viene compromesso.ci sono molti altre leggi ebraiche che rafforzano il concetto primario che lo scopo della tzedaka' e' di preservare o di alzare la dignita' della persona.

Secondo il Talmud, un individuo che soddisfa una persona povera con la giusta forma di accoglienza riceve una benedizione piu' grande di uno che soddisfa tale persona con il denaro. Anche il povero e' comandato a dare tzedaka'. Perche'? Dopotutto, i suoi soldi sono venuti dalla tzedaka'. Ma si aumenta la sua dignita' quando lui da ad un altro povero. Tutti hanno un'opinione piu' alta di se' quando danno piuttosto che quando ricevono. Inoltre, nel dare a un altro individuo, il povero si rende conto che c'e' sempre qualcuno che sta peggio, una consapevolezza che aiuta sempre a non far pesare troppo la propria situazione.quando, negli stati uniti, la gente era costretta a fare la fila per avere l'assegno di sussidio, ci furono molti anziani, ebrei (e non-ebrei) che rifiutavano questi soldi, pur avendone molto bisogno, semplicemente per sentivano negata la loro dignita' umana. Per molte persone fare la fila per un sussidio era molto imbarazzante. Ci fu una vecchia usanza in Gerusalemme (che aveva anche essa i suoi poveri) che tentava di risolvere questo problema.

All'ora di cena, ognuno metteva una bandierina sulla propria porta per fa vedere che si mangiava e i poveri da tutta la citta' potevano entrare e cenare con le famiglie. Dopo cena le bandierine furono tolte. Anche se era sempre possibile distribuire da mangiare cibo con una mensa per i poveri o dalla porta secondaria delle case, vi e' un'enorme differenza fra questi metodi di distribuzione e fare le persone venire a cenare insieme alla famiglie. Nessuno ospite si sente che toglie del cibo dal padrone di casa e quando si trattano i poveri come ospiti, la loro dignita' non e' compromessa. Ancora una volta, cruciale non e' l'entita' della somma, ma la maniera con cui viene data.sinora abbiamo discusso sulla dignita' del destinatario di tzedaka', ma il Talmud descrive il modo migliore per dare, e cioe' di non dare per niente!

E' meglio convincere un altro a dare tzedaka', che darla di persona. Ancora una volta, e' una questione di dignita' personale perche' e' molto piu' facile per una persona di distribuire i propri soldi che persuadere gli altri che la causa e' meritevole. Un individuo che puo' ispirare gli altri a contribuire ha un'opinione molto piu' alta di se stesso.

A chi, quanto e quando dare nell'ebraismo c'e' una chiaro ordine di priorita' riguardante chi deve ricevere la tzedaka' ma il principio fondamentale e' che la famiglia di una persona bisognosa d'aiuto ha precedenza sugli altri, seguita dai vicini e poi da coloro nella propria citta' che necessitano dell'assistenza. Pero', i poveri d'Israele, Gerusalemme in particolare hanno una priorita' speciale, Gerusalemme essendo come la citta' natia. Oggigiorno, un ebreo ha anche l'obbligo di dare anche ai poveri non-ebrei e alle istituzioni non-ebraiche della sua citta'. Gli esperti moderni di Halakha' discutono il posto di questi nella gerarchia delle priorita'.

E' chiaramente preferibile dare direttamente a una persona povera (quando possibile) che alle organizzazioni ebraiche come la UJA, gli ospedali, le scuole e le sinagoghe, anche se ciascuno di queste istituzioni aiuta individui indigenti.quanto del proprio reddito bisogna dare in tzedaka'? Anche se si crede erroneamente che la cifra ottimale sia il 10 percento, cioe' la decima, dal punto di vista ebraica, una persona dovrebbe dare 20 percento del proprio reddito in tzedaka'. La figura di 10 percento e' solo per la persona media ma non e' il modo di adempiere completamente alla Mizva', mentre la persona che contribuisce di meno e' considerato avaro. Ma come si calcola il 10 percento, cioe', che cosa viene considerato come il reddito reale? Si possono togliere le tasse? Si puo' dedurre il mutuo ed altri spesi? Quando comincia
l'anno fiscale ebraica? Esiste il concetto di medio annuale di reddito? Ci sono dei decisors che discutono su queste questioni per dire come adempiere a questa Mizva', discussioni che sono molto tecniche, che suonano come le istruzioni del modello 740 e sono oltre la sfera di questa discussione.

E' preferibile dare piccole quantita' di tzedaka' ogni giorno piuttosto che una somma grande di volta in volta, anche se le cifre totali siano le stesse, perche' ogni atto di tzedaka' e' una Mizva' in se, e perche' ogni volta che una persona adempia a una Mizva', un nuovo difensore di quella persona e' creato in cielo. Inoltre, ogni Mizva' e ogni peccato commesso da un individuo viene mandato avanti al mondo da venire. E, come abbiamo detto prima, ogni volta che una persona da tzedaka', la presenza divina posa su di lui.

Si puo' mai rifiutare tzedaka' da una persona che la chiede?

Ci sono state, purtroppo, episodi, anche nella comunita' ebraica, di individui che hanno approfittato della generosita' altrui e hanno cercato di defraudare chi contribuisce, affermando essere bisognosi o di rappresentare organizzazioni inesistenti. Quale e' il corretto approccio ebraico verso una persona di cui si ha il sospetto che non sia legittima? Si puo' rifiutare una donazione a questa persona?

Di nuovo, la nostra preoccupazione principale dev'essere la preservare la dignita' di chi ha veramente bisogno. Dice Maimonide che una persona non puo' mai rifiutare un povero.

Certo, se si e' certi che persona che richiede denaro e' un imbroglione si puo' rifiutare a dare a questa persona, pero', in caso di dubbio, secondo Maimonide, se il bisogno e' immediato, cioe', se la persona ha bisogno di cibo per sopravvivere, non lo si puo' mai rifiutare. Ma se il bisogna e' meno immediate, come, per esempio, una richiesta di vestiario, si puo' farlo aspettare mentre si fanno indagini sul suo conto, senza, pero' farlo sentire al suo disagio e in imbarazzo. In pratica, se una persona viene alla porta, si puo' andare rapidamente nell'altra stanza per fare una telefonata senza che si ne accorge. Pero', se una simile operazione non e' possibile, e' preferibile dare tzedaka', perche' e' meglio darla a nove individui disonesti che sono sotto sospetto che rifiutarla alla decima che ne ha bisogno. Se regna l'incertezza, non si deve mandare via una persona a mani vuote, come dice Maimonide. Bisogna dire anche che se dai una somma che viene restituita perche' ritenuta insufficiente, si ha comunque adempito all'obbligo di tzedaka' e non c'e' ne bisogno di darne altro.

Finalmente, ci sono dei fund raiser professionisti che ricevono un salario di fino a 80 o 90 percento dei fondi raccolti, ma non e' certamente tzedaka' dare a loro. Un salario di piu' di 50 percento non e' Mizva'.questa Mizva', cosi' fondamentale all'ebraismo e' molto complessa e spesso difficile di mettere in pratica. Cio' nonostante, se tutti gli ebrei dovessero seguire l'approccio di Abarbanel e trattare i soldi che guadagnano come se fossero di qualcuno altro, non solo sarebbe piu' facile uscirne d'obbligo ma aumenterebbe anche la nostra sensibilita' su come utilizzare i fondi nel nostro possesso.

Rav Shalom Bahbouth

Postato da: redazione il ott 23, 2001


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