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Attualita' culturale

gen 14, 2002

Il popolo del libro senza libri


Nella tradizione corrente quello ebraico e' considerato il popolo del libro per eccellenza: Bibbia, non a caso, e' appunto "il" libro. Una tale espressione, pero', difficilmente corrisponde ad una plausibile autodefinizione ebraica. Bibbia, in ebraico, e' Miqrah, lettura, con questo gia' indicando la priorita' dell'aspetto 1 su quello scritto. E la parte piu' importante di questa, il Pentateuco, il vero riferimento di dottrina e di comportamento del popolo ebraico, e' Torah, l'insegnamento2, per eccellenza una forma di trasmissione prioritariamente orale ed interpersonale, in presenza. E' su questo termine che gira gran parte della riflessione ebraica, del pensiero rabbinico3: la Torah e' il progetto del mondo ed e', nella sua piu' intima definizione, sapienza divina, sapere metafisico trasmesso da D-o all'uomo in due forme ugualmente autoritative e legittime, scritta ed orale. La Torah, in altri termini, non e' altro che unione indissolubile di Torah she bikhtav - la Torah scritta - e Torah she be al peh - la Torah orale: quest'ultima non e' di grado inferiore alla prima e neanche un suo commento; e' anzi il paradossale pretesto della forma scritta, la quale rappresenta per alcuni null'altro che una sorta di appunto che deve necessariamente rimandare alla dimensione orale, come un abito che rimanda ad un corpo e ad un'anima.

Categoria:Attualità culturale 
Postato da: redazione

La necessita' della oralita' ed il suo rilievo nella tradizione ebraica sono teorizzate da molte fonti rabbiniche, come si vedra' piu' avanti, ma e' suggerita indirettamente da alcuni dati; mi limitero' qui ad accennarne tre, senza pretesa di completezza e rigore, provenienti da ambiti diversi: l'uno linguistico, l'altro tratto dal ragionamento talmudico4 ed il terzo di ordine sociologico. La lingua ebraica e' consonantica: i segni vocalici, molto piu' tardi rispetto all'alfabeto, sono puntini e lineette generalmente aggiunti sotto o sopra le consonanti. I testi sacri, in particolare la Torah che viene usata nella sinagoga per le letture settimanali5, contenuta in rotoli pergamenacei manoscritti, non e' mai punteggiata. E' un testo, dunque, in se' illeggibile senza l'ausilio della voce umana: deve mantenere intatta la sua materialita' letterale6 ma dipende totalmente dalla voce umana. In alcuni casi la oralita' (determinata dalla tradizione rabbinica) "violenta" il testo scritto imponendo, contro l'apparente senso immediato delle consonanti, un altro significato, a volte profondamente diverso.7Nella prospettiva della logica talmudica vale la pena ricordare come i rabbini spieghino il famoso verso "occhio per occhio, dente per dente"8, generalmente considerato fondante rispetto alla legge del taglione: nel trattato Baba' Qamma' 9 del Talmud babilonese e' esplicitamente insegnamento che chi provoca una lesione deve risarcire il leso secondo cinque diversi criteri: danno, dolore, astensione dal lavoro, cure mediche e danno morale. Come si vede, e' assente qualsiasi indicazione relativa al taglione, totalmente estraneo alla prassi della cultura ebraica da sempre. I Maestri, portatori della tradizione orale - di quella parte cioe' della rivelazione tramandata da Mose' in avanti -, dicono pero' con chiarezza, applicando precise regole ermeneutiche10, che il testo scritto della Torah escludeva gia', in se', la possibilita' della lesione come pena per il colpevole e contemplava invece il principio del risarcimento. In questo caso risulta evidente come la tradizione orale integri e dia il senso del testo scritto, non la sua interpretazione, e ne diventi il suo reale compimento.

Un altro dato interessante e' la forma tradizionale di studio propria delle jeshivot, le accademie rabbiniche anche oggi in funzione nelle comunita' tradizionale ed ortodosse, soprattutto se confrontata con le strutture consolidate di apprendimento del mondo occidentale. Nelle jeshivot si studia l'argomento prima della lezione, che verra' impartita dal maestro su una base gia' nota ai discepoli. Ma cio' che e' piu' evidente e' la modalita' sonora nella quale si svolge lo studio: tanto e' il silenzio11la cifra caratteristica del mondo tanto e' il rumore l'elemento che contraddistingue le grandi sale nelle quali gli studenti studiano nelle jeshivot: i discepoli, a coppie, discutono ad alta voce, spesso gesticolando, alzandosi, muovendosi; tutto cio' tra altre decine, a volte centinaia, di coppie che fanno altrettanto. La situazione, per chi osservi la scena dall'esterno e da una prospettiva occidentale, puo' sembrare di caos infinito e puo' lasciare perplessi, ma di fatto non interferisce minimamente nella capacita' di comprensione dei compresione dei contenuti. L'intervento esplicativo del maestro, della voce di un altro un'altro uomo, e' insita nella struttura stessa della Misnha'e del Talmud 12, della scrittura cioe' della tradizione orale: queste due opere sono redatte secondo criteri "disordinati", apparentemente non sempre logici ed esaurienti, e vengono stampate senza vocalizzazione e senza segni di interpunzione; in altri termini contengono nella scrittura, al di la' della loro dialogicita' testuale infinita, la oralita', la richiedono e la presuppongono.

All'interno di questa problematica ha evidentemente ruolo centrale la tradizione interpretativa e di commento, con i suoi criteri specifici: e' attraverso le regole ermeneutiche che la cultura rabbinica passa dal significato letterale del testo, il peshat, ai sensi ulteriori espressione della tradizione orale, il derash. Il testo scritto/orale della Torah diventa, in questa prospettiva, l'oggetto privilegiato - se non unico - di riflessione, la fonte di elaborazioni e di ricerche infinite di senso; e' il progetto del mondo13, nel quale il mondo e' contenuto per intero, che garantisce la compresenza continua di eternita' immutabile, la rivelazione, e della sua attualizzazione umana perenne, la lettura-ricerca, "novita' antica" per eccellenza. La voce dell'uomo che legge-ricerca sembra farci sentire quella di D-o che eternamente echeggia nel testo scritto, ma in se' impronunciabile, della Torah.

Torah scritta e Torah orale: alcune fonti.

Nel Pentateuco compare piu' volte il plurale di Torah, Toroth; attraverso questa base scritturale - attraverso questo pre-testo - i Maestri stabiliscono che gia' all'interno stesso della Torah scritta e' postulata l'esistenza imprescindibile della Torah orale.

"Ecco i decreti, i giudizi e le Toroth che D-o ha posto tra se' e i figli di Israele sul monte Sinai attraverso Mose'14": i decreti sono le interpretazioni, i giudizi sono le decisioni, le Toroth insegna che al popolo di Israele sono state date due Toroth, una scritta e una orale.

Rav 'aqiva' ha detto:- Solamente due Toroth sono state date ad Israele? molte Toroth sono state date loro: "Questa e' la Torah 15 dell'olocausto"16, "questa e' la Torah dell'offerta"17, "questa e' la Torah del sacrificio di espiazione" 18, "questa e' la Torah del sacrificio di ringraziamento" 19, "questa e' la Torah di quando un uomo mori' nella tenda"20

"che D-o ha posto tra Se' e i figli di Israele": Mose' ha avuto il merito di essere un inviato tra i figli di Israele ed il loro Padre che e' nei cieli.

"sul monte Sinai, attraverso Mose'": questo insegna che sul monte Sinai attraverso Mose' e' stata data la Torah, le sue norme, le sue specificazioni e le sue spiegazioni"21

"Essi insegnano i Tuoi giudizi a Giacobbe, le Tue Toroth a Israele"22 Questo insegna che due Toroth sono state date ad Israele, una scritta ed una orale.

Agnitos il governatore domando' a Rabban Gamli'el:- Quante Toroth sono state date ad Israele?

Egli rispose:- Due, una scritta ed una orale 23.

Avvenne che un pagano si presento' da Shammai e gli domando':- Quante Toroth avete?

Gli rispose:- Due, la Torahscritta e la Torah orale

Egli disse:- Per quanto riguarda la Torah scritta, ti credo; quanto alla Torah orale non ti credo. Fa' di me un proselita a condizione di insegnarmi solamente la Torah scritta.

Shammai si infurio' e lo caccio' con ira. Il pagano si presento' allora a Hillel e questi fece di lui un proselita. Il primo giorno Hillel gli insegno' Alef, Bet, Gimel, Dalet; il giorno seguente le presento' in ordine inverso. Il pagano gli disse:- Ma ieri tu non mi hai detto questo!

Hillel allora gli disse:- Non hai dunque fiducia in me? Fammi fiducia anche per quanto concerne la Torah orale24.

La Torah viene dunque concepita come un corpo unico composto fondamentalmente di due parti: la Torah scritta e la Torah orale. La prima non e' comprensibile senza il riscorso alla seconda: solamente dalla loro intima connessione puo' scaturirne il vero senso. La Torah orale e' il vero fondamento di tutta la dottrina ebraica, l'elemento teorico-teologico distintivo e la condizione stessa del patto con il popolo ebraico: e' la continuazione della rivelazione. Misconoscerne il ruolo centrale viene considerato dai Maestri alla stregua della negazione dell'origine divina della rivelazione.

Disse Rav 'Avin :"Le numerose leggi che ho scritto per lui, sono considerate come una cosa straniera"25. Che differenza ci sarebbe fra noi e i popoli? Noi avremmo i nostri libri ed essi pure avrebbero i loro libri; noi avremmo le nostre pergamene ed essi pure avrebbero le loro pergamene!

Rav Haggai, in nome di Rav Shemu'el bar Nahman, ha detto:- Sono state dette parole oralmente26 e sono state dette parole per iscritto. Noi non sappiamo quali siano delle due le piu' preziose. Ma per il fatto che e' scritto "Perche' sulla base di queste parole27 io ho contratto un'alleanza con te e con Israele" 28 si deve dire che le piu' preziose sono quelle orali.

Rav Johanan e Rav Judan, figlio di Rav Shim'on. Il primo dice: - Se osserverai cio' che e' trasmesso oralmente e cio' che e' trasmesso per iscritto, io contraggo un'alleanza con te, se no non contraggo nessuna alleanza con te. Il secondo dice: - Se osserverai cio' che e' trasmesso oralmente e se compirai cio' che e' scritto riceverai una ricompensa; se no, non riceverai alcuna ricompensa29

Ha30 detto Rav Johanan;- D-o ha stretto un'alleanza con Israele solo in ragione delle parole orali, come e' detto: "in base a queste parole ho stretto con te e con Israele un patto"31

Senza l'intervento della Torah orale non e' pensabile poter mettere in pratica l'insegnamento della Torah scritta32: e' dunque impossibile, secondo i Maestri di Israele, parlare di una precedenza cronologica della legge scritta rispetto a quella orale. Nella sua totalita' di sapienza divina la Torah e' concepita come un unico inscindibile, le cui parti sono presenti al origine nella mente di D-o33.

Ben Bag Bag diceva:- Girala e rigirala [la Torah] perche' tutto e' in essa; contemplala, invecchia e consumati in essa ma non ti allontanare da lei perche' non vi e' parte migliore per te 34.

Rav Johanan dice: - Cosa significa cio' che e' detto "Il Signore ha dato una parola, annunci per un'armata numerosa" 35? Ogni parola che usciva dalla bocca della Potenza sul monte Sinai si divideva in settanta lingue.

E' stato insegnato nella scuola di Rav Ishma''el: "Non e' forse cosi' la mia parola: come il fuoco, detto del Signore, e come un martello che frantuma la roccia? 36" Come questo martello sprigiona molte scintille, cosi' pure ogni parola che usciva dalla bocca della Potenza si divideva in settanta lingue 37

Il ruolo dell'ermeneutica in questo contesto concettuale diventa di assoluto rilievo: non si tratta solamente e semplicemente di interpretare ma di portare alla evidenza il senso originario della Torah, coerente con la tradizione orale. Ne consegue la necessaria inclusione, secondo l'insegnamento dei Maestri di Israele, delle regole ermeneutiche all'interno della stessa tradizione orale. Anche l'interpretazione e le sue regole sono date all'interno di quella totalita' che e' la Torah, rivelata e trasmessa a Mose' in questa dimensione e misura: durante la permanenza sul Sinai egli ha ricevuto l'insieme della Torah scritta, della Torah orale, delle interpretazioni possibili e dei metodi interpretativi. Con questo viene riaffermato il duplice volto della rivelazione, eterna e sempre nuova.

Rav Joshu'a ben Qorhah dice: "Mose' stette quaranta giorni sulla montagna. Durante il giorno leggeva il testo scritto e durante la notte ripeteva la Mose' Mishnah resto' quaranta giorni sulla montagna, seduto davanti al Santo, Egli sia benedetto, come un discepolo e' seduto davanti al suo Maestro. Leggeva la Legge scritta il giorno e la Mishnah la notte.....Ben Betera' dice: "Mose' e' restato quaranta giorni sulla montagna. Interpretava le parole della Torah e scrutava le lettere"38

Rav Abbahu dice:- ...E'possibile che Mose' abbia studiato tutta la Torah, a proposito della quale e' scritto "La sua misura e' piu' ampia della terra e piu' larga del mare"!? 39 In verita', questi sono i principi [interpretativi] che D-o ha rivelato a Mose'"40

A chi si applica il versetto "Per aver disprezzato la parola di D-o"41? A colui che sostiene che la Torah non viene da D-o! Anche se afferma: - "Tutta la Torah viene dal cielo tranne quel versetto che non ha detto il Santo, Egli sia benedetto, ma Mose' di sua propria iniziativa" egli e' definito dal testo che dice "Per aver disprezzato la parola di D-o". Ed anche se egli afferma: " Tutta la Torah viene dal cielo, tranne questo dettaglio, questo ragionamento a fortiori, questo ragionamento per analogia"42 colui che disprezza la parola di D-o43.

In breve, il termine Torah e' da intendersi, quando riferito alla tradizione rabbinica, sempre nella sua accezione piu' ampia: la Torah e' il massimo di significato proprio per la molteplicita' di sensi che necessariamente deve avere la rivelazione, di cui e' la pratica testimonianza. La ricchezza di senso porta con se' la necessita' del lavoro ermeneutico, gia' contenuto - come si e' visto - nella rivelazione: l'interpretazione e' dunque contemporaneamente libera e vincolata perche' e' l'attualizzazione dell'assoluto. Anche cio' che dice uno studente davanti al suo Maestro e' gia' stato detto a Mose' sul Sinai: questo garantisce la possibilita' individuale di interpretare - riconoscendosi all'interno della catena della tradizione - e nello stesso tempo la unita', che non e' intesa mai come univocita', della Torah. E' naturale che la liberta' ermeneutica sara' maggiore, entro alcuni criteri dati, per la componente aggadica44 che per quella halakhica 45

Rav Joshu'a ben Lewi diceva:- "E il Signore mi diede le due tavole di pietra scritte con il dito di D-o, e su di esse secondo tutte le parole che il Signore vi aveva dette sul monte, in mezzo al fuoco, nel giorno dell'assemblea"46. Non e' scritto 'tutte' ma 'secondo tutte'; non e' scritto 'parole' ma 'le parole', cioe' Miqrah, Mishnah, Talmud, Aggadah.47 Perfino cio' che un discepolo esperto insegnera' davanti al suo maestro e' gia' stato detto a Mose' sul Sinai. Quale e' il fondamento nella scrittura? Vi e' uno che dice "Guarda, questa e' una cosa nuova!" 48 ma il suo compagno gli risponde: "C'e' gia' stato nei secoli che ci hanno preceduti" 49

La Torah orale e' il paradossale "antecedente compimento" del senso della Torah; e' dunque il luogo privilegiato ed il prodotto dello studio dei Maestri e di tutta la tradizione ebraica. Non e' una sorta di legge naturale in contrapposizione a quella scritta: sia questa che quella promanano da D-o ed hanno lo stesso valore, al quale si attiene D-o stesso50. La Torah, nel suo insieme orale e scritto, e' l'oggetto della rivelazione che e' finalizzata al superamento della pura dimensione naturale da parte dell'uomo 51: attraverso il suo studio l'uomo puo' oltrepassare la limitatezza della esistenza52

Note:

  1. La radice da cui deriva il termine, qr', copre un ambito semantico che comprende il significato di "chiamare", "invocare", tutte azioni legate alla oralita' piu' che alla scrittura.Torna
  2. La radice jrh, da cui deriva il termine, copre un ambito semantico molto ampio che include l'idea del lanciare frecce, quella di pioggia vivificante, quella di insegnamento/dottrina. Una radice omofona suggerisce anche il senso del concepimento.Torna
  3. Deve essere chiaro che il rabbino non ha alcuna funzione sacerdotale: sacerdoti erano i discendenti di Aron, fratello di Mose', ed avevano un evidente compito cultuale quando era in essere il Santuario di Gerusalemme. Distrutto questo nel 70 d.C. non esiste piu' funzione per questa famiglia, alla quale restano alcuni compiti, tutto sommato ora secondari, nel culto sinagogale. Il rabbino e' invece la figura centrale dell'ebraismo esilico, e' il maestro, colui che insegna la Torah e che fa dello studio di questa la ragione centrale della esistenza. E' interessante notare come tra le altre, la differenza fondamentale tra queste due figure sia nell'essere la prima legata ad un'appartenenza familiare, mentre la seconda sia il risultato di una scelta precisa ed individuale.Torna
  4. La tradizione orale e' storicamente messa per iscritto a seguito della distruzione del Santuario e della conseguente dispersione. Nel 200 d.C. i maestri farisei di Israele ordinano l'insieme degli insegnamenti ricevuti dalle generazioni precedenti redigendo la Mishnah, in sostanza un codice di norme che copre tutti gli ambiti dell'agire umano. Nei due secoli successivi i rabbini delle accademie israeliane e babilonesi discutono per intendere il senso egli insegnamenti della Mishnah. La redazione di queste complesse discussioni e' il Talmud nelle due redazioni, gerosolimitana e babilonese. Il Talmud e' la vera grande fonte del pensiero rabbinico, per molti versi del pensiero ebraico tout courTorna
  5. La Torahe' divisa in cinquantaquattro pericopi che vengono lette, in successione, ogni sabato durante la liturgia sinagogale. La lettura deve essere fatta da un rotolo di pergamena manoscritto.Torna
  6. Un rotolo con una lettera assente, o anche solamente leggermente alterata, e' infatti invalido e non puo' essere usato in sinagoga se prima non e' stato corretto da uno scriba.Torna
  7. E quello che viene chiamato qere' ketiv , "e scritto (cosi') ma si legge (in questo altro modo)"Torna
  8. Cfr. Esodo 21, 24 -25; Levitino 24, 17-18Torna
  9. Cfr. Talmud babilonese, Baba' Qamma' 83b-84.Torna
  10. Secondo la tradizione rabbinica le regole stesso sono contenuto della rivelazione, che dunque comprende dimensione scritta, dimensione orale e regole di derivazione.Torna
  11. Anche se lo studio silenzioso e con gli occhi e' diffuso solamente da un certo momento in avanti nella storia dell'occidente: si veda, ad esempio, lo stupore di Agostino di fronte alla lettura silenziosa di Ambrogio in Confessioni VI, 3. La lettura con gli occhi sembra consolidata a partire dal X secolo. Cfr. A. Manguel, Una storia della lettura, Milano, Mondadori 1997, pp.51-63.Torna
  12. Cfr. supra n.4Torna
  13. Cfr. m (mishnah) Avot 3, 15; Bereshit Rabbah 1, 1-4. In questi testi emerge la identificazione della Torah con la sapienza divina; Cfr.. anche Prov. 8, 22 ssTorna
  14. Cfr. Lev. 26, 46.Torna
  15. In questi contesti il termine significa letteralmente legge, ma viene interpretato poi in modo estensivo.Torna
  16. Lev.6, 2.Torna.
  17. Lev. 6,7Torna
  18. Lev. 6, 18Torna
  19. Lev. 7,11Torna
  20. Num. 19,14.Torna
  21. Sifra' 54,11.Torna
  22. Deut. 33,10.Torna
  23. Sifre' 33, 10.Torna
  24. Tb (Talmud Babilonese) Shabbat 30b.Torna
  25. Os.8,12.Torna
  26. In ebraico oralmente e' espresso dalla locuzione 'al pehTorna
  27. In ebraico questa idea e' espressa dalla locuzione 'al pi.Sulla base della identita' tra le due espressioni viene dedotta la prevalenza della parola orale, nel patto, sulla parolascritta.Torna
  28. Es. 34,27.Torna
  29. Tj (Talmud di Gerusalemme), Peah 2,4.Torna
  30. Tb Gittin 60b.Torna
  31. Es. 34,27. Anche in questo verso compare l'espressione 'al pi, qui tradotta con "Secondo" ma che letteralmente significa "sulla bocca". Il verso, nella sua interezza e' complesso perche' fonda, come si vedra' piu' avanti, la proibizione di scrivere cio' che e' trasmesso oralmente e di dire oralmente quello che e' trasmesso per iscritto.Torna
  32. Si potrebbero fare vari e sintetici esempi. Valgano due per tutti. Nella Torah e' piu' volte presente il concetto di acquisto (Cfr. ad esempio a proposito dello schiavo Es. 21, 2 ), senza pero' che ne venga mai esplicitata la procedura; e' evidente che una regola era diffusa, come conferma la presenza di transazioni in vari testi biblici: la regola era la applicazione della legge orale sull'argomento. Stessa considerazione puo' essere fatta a proposito del digiuno di Kippur, sul quale non esiste nella Torah scritta alcun accenno se non quello di "affliggerete le vostre persone" (Cfr. Lev.16, 29-31): e' la tradizione orale che integra il testo esplicitandone il significato ed istituendo il digiuno.Torna
  33. A questo proposito e' forse interessante sottolineare come, se di precedenza si vuole parlare, e' forse piu' corretto indicare la Torah orale come anteriore rispetto a quella scritta. Cfr. A. Safran, La Kabbala', Roma, Carucci 1981, pag. 76-80 "Ecco ancora un paradosso offerto dall'ebraismo: la Torah orale, interpretazione della Torah scritta, le e' antecedente! Al momento della Rivelazione, la Torah orale si trovava compresa, virtualmente nella Torah scritta: grazie a deduzioni logiche, l'uomo puo' ricostruirla nelle sue strutture originarie".Torna
  34. M (Mishnah) 'Avot 5,25.Torna
  35. Sal. 68,12.Torna
  36. Ger. 23,29.Torna
  37. Tb, Shabbat 88b.Torna
  38. Pirqe' de Rav 'Eli'ezer 46.Torna
  39. Giobbe 11,9.Torna
  40. Shemot Rabbah 41, 6.Torna
  41. Num. 15,31.Torna
  42. Il testo qui usa tre espressioni - diqduq, qal wa homer, gezerah shawah - che indicano diverse regole ermeneutiche o modalita' interpretative.Torna
  43. Tb, Sanhedrin 99b.Torna
  44. Con il termine 'Aggadah si indica tutta la parte della tradizione rabbinica non finalizzata alla definizione di una norma.Torna
  45. Con il termina Halakhah si indica l'insieme della componente normativa della tradizione rabbinica.Torna
  46. Deut. 9, 10.Torna
  47. Questi termini indicano le varie componenti della tradizione orale, in seguito messa per iscritto: per Miqrah, Mishnah e Aggadah Cfr.. supra.Torna
  48. Qoh. 1,10.Torna
  49. Ibid.Torna
  50. E' da notare, in questa sede, come nella tradizione mistica la Torah e D-o vengano identificati. La tradizione rabbinica insegna che D-o e' nei quattro cubiti della halakhah.Torna
  51. Sull'argomento Cfr. E. Urbach, The sages. Their concepts and beliefs (in ebraico), Jerusalem, 1982 (1969), pp. 254-278.Torna
  52. Cfr. Shemot Rabbah 41, 6 in cui viene espressa l'idea della liberta' dall'esilio, dalla morte e dalle sofferenze per chi si applica alla Torah.

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