mar 25, 2005

Inaugurazione del Museo Yad vaShem


Si aggiravano, i capi di stato e idignitari del mondo, con aria un po' imbarazzata per le sale del MuseoYad vaShem celebrando, attraverso il nostro ricordo, la loro vergogna.

Categoria:Storia millenaria 
Postato da: redazione

I grandi del mondo,con il segretario dell'ONU Kofi Ananin testa, sono venuti a Gerusalemme per l'inaugurazione del nuovo Museo della Shoa', una galleria di 180 metri sospesa come una lancia e incastonata nella montagna sopra Gerusalemme, ideata dal grande architetto israeliano Moshe Safdie:

"Per non rovinare il panorama di Gerusalemme ho voluto tagliare la montagna e costruire dentro di essa il Museo".

Una ferita nella montagna, una ferita al cuore di Israele, una ferita che durera' fino alla fine del mondo.

Guardavano, ascoltavano, leggevano i capi di stato e ministri di quegli stessi paesi che avevano dato la caccia agli ebrei solo 60 anni fa, si fermavano davanti aivagoni, alzavano gli occhi per guardare lacupola coperta di volti, i volti delle vittimeche si riflettevano in uno specchio d'acqua.

"Ogni uomo ha un nome" ha scritto la poetessa Zelda Mishkovsky, tutti, le vittime e i carnefici, tutti hanno un nome e nei computer del Museo se ne possono leggeregia' piu' di tre milioni, gli altri entro un anno.

Alla fine della visita ha avuto iniziola cerimonia di inaugurazione e tutti i capi di Stato, i ministri, i dignitari del mondo, in piedi e a capo scoperto, nonostante il vento freddo della sera gerosolimitana, hanno ascoltato l'Inno Nazionale di Israele, la Speranza.HaTikvah.

E' sempre una grande soddisfazione vedere i capi diNazioni dove spesso si nega il diritto di Israele ad esistere, starsene in piedi e ascoltare col dovuto rispetto l'Inno Nazionale Ebraico.

Davanti ai loro occhi stupefatti si sono susseguite le immagini tragiche dei campi della morte, degli arresti, dei bambini, un milione e mezzo di bambini ebrei.

"Israele e' l'unico postro al mondo dovegli ebrei possono difendere se stessi" Haricordato Ariel Sharon al Mondo la' rappresentato.

"La Shoa' non e' stata la bestialita' degli uomini contro altri uomini. No, la Shoa' e' stata la bestialita' dell'uomo contro gli ebrei. Gli ebrei non sono stati uccisi perche' erano esseri umani. Agli occhi dei loro assassini essi non erano umani ma ebrei".

Cosi' ha detto Elie Wiesel, con fatica, quasi in un sussurro, poi ha piegato sul petto il suo volto tragico di sopravvissuto.

Ogni ruga di quel volto e' unurlo di disperazione del bambino che era quando ad Auschwitz aveva sentito i singhiozzi di vergogna del padre che gli aveva rubato una crosta di paneammuffito o quando aveva visto la mamma e le sorelle morire nel gaso quando, davanti a tre bambini impiccati perche' avevano tentato di scappare, aveva sentito dietro di se' una voce chiedere "dove e' Dio?" e un' altra voce rispondere piano "Dio e' morto".

Due ore intense di doloreurlato attraverso i filmati e le fotografie e le testimonianze, due ore di canti tristissimi, di lacrime inghiottite, di tensione.

"Mai piu'" ha detto il Presidente Katzav.
"Mai piu'" ha detto Ariel Sharon.
"Mai piu'" ha detto Elie Wiesel
"Mai piu'"

Alla fine della Cerimonia, la canzone "Yerushalaim shel Zahav-Gerusalemme d'oro", inno d'amore alla Capitale di Israele,poi l'immagine bellissima della fine della Galleria che, da buia dolorosa ferita incastonata come una lancia nelcuore della montagna, si aprealla lucedel panorama sottostante, che e' l'unica grande e miracolosa risposta alla Shoa':
Gerusalemme, Israele, il Sionismo.

Deborah Fait

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