L'espressione Chukkot Hagoiim (norme dei popoli) si riferisce al divieto della Torah di seguire il comportamento delle altre nazioni. È mia intenzione evidenziare alcune delle idee espresse dai nostri maestri Zl.
La fonte di questa Mizwah lo-taaseh (precetto negativo) si trova, come quella di tutte le altre Mizwot, nella Torah she-bichtav (Pentateuco).
In Vayikra (Levitico) cap. 18, verso 3, è scritto:
— Secondo il comportamento (lett: l'azione) della terra di Egitto, in cui risiedeste, non agirete; e secondo il comportamento (lett: l'azione) della terra di Chenaan, verso cui io vi porto, non agirete; e secondo le loro norme non andrete. —
Sempre in Levitico, al capitolo 20, verso 22, come conclusione del divieto dei rapporti proibiti (ghilui ha'araiot), è detto:
— E non andrete secondo la norma del popolo che io scaccio dinnanzi a voi, poiché tutti questi (= incesti) fecero, e io porrò loro fine. E vi dissi: voi possiederete la loro terra, e io la darò a voi perché la possediate, terra stillante latte e miele. Io sono il Signore vostro D-o, che vi ho distinto dai popoli. —
1. Quali popoli?
Una delle prime domande che sorgono è se questo divieto si riferisca solamente alle norme dei popoli egizio e cananeo o in generale a quelle di tutti i popoli in mezzo ai quali gli ebrei vissero durante tutti i secoli.
Nel Talmud (Shabbat 67) viene commentato il versetto in Levitico 18,3 spiegando che il divieto secondo le loro norme non andrete non si riferisce solo al popolo cananeo, ma anche a quello egizio; basandosi sul principio del parallelismo (Hekesh) molti commentatori spiegano che questo parallelismo è stato esplicitato per includere in esso non solo gli egizi, ma anche tutti gli altri popoli in mezzo a cui gli ebrei risiederanno.
E infatti in Levitico 20, 24 è detto "che vi ho distinto dai popoli" intendendo che Israele è distinto tra tutti i popoli.
2. Quali norme?
Una seconda domanda è se le norme di cui si parla siano solo quelle riguardanti l'idolatria, oppure se si tratti di un concetto più generale.
In Sifrà (Midrash Halachah sul libro di Levitico) analizzando il versetto in Levitico 18,3 si chiede come fosse possibile che gli ebrei si astenessero completamente dal seguire le azioni degli altri popoli: è forse possibile che non piantassero i germogli e non costruissero case come loro? E la risposta deriva da un'interpretazione della seconda parte dello stesso versetto: "e secondo le loro norme non andrete". Inteso in senso limitativo, le norme di cui si parla sarebbero solo quelle imposte a loro e ai loro padri, cioè quelle che caratterizzano in particolare un determinato popolo.
3. Corruzione
I maestri si interrogano spesso sul significato di una certa Mizwah per meglio definirne gli ambiti. Nel medioevale Sefer Yereim (libro dei tementi) viene evidenziato il carattere di sregolatezza appartenente alle norme idolatre: — ci ha ordinato il creatore che non vada alcuna persona secondo le norme dei popoli per inseguire la arbitrarietà del suo cuore, per essere irrefrenato nel mangiare e bere. —
Questa Mizwah ci viene dunque a vietare quei comportamenti che abbiano qualche attinenza con la pratica idolatra e con la corruzione in genere.
4. Separazione
La spiegazione data dal razionalista Maimonide è diversa: egli scrive nelle Hilchot Avodah Zarah (regole sull'idolatria) cap. 11, regola 1:
— Che non assomigli a loro (= agli idolatri), e che invece sia Israele distinto da loro e riconoscibile dal suo vestiario e dal resto delle sue azioni, come è distinto da loro nella sua scienza e nelle sue idee, come è detto: E vi distinguerò tra i popoli. —
Questa seconda idea porta a vietare tutti quei comportamenti caratteristici degli altri popoli, anche quando essi non abbiano relazione con l'idolatria, come per esempio l'abbigliamento e il modo di radersi.
5. Imitazione
Per quanto riguarda i comportamenti non legati all'idolatria, il medioevale R. Yosef Kolon sostiene che essi non sono vietati nel caso in cui siano di una qualche utilità o a titolo di onore. Questo significa che è vietato comportarsi come le altre nazioni al solo fine di apparire come loro, di imitarli.
Su questa linea si pone R. Isserles che stabilisce che sono vietati, oltre a tutto ciò che concerne l'idolatria, anche quei comportamenti che non abbiano un significato palese (e che pertanto si teme siano dovuti all'imitazione degli altri popoli).
Desidero concludere con l'augurio che possiamo sempre essere maestri di comportamento e mai passivi imitatori.
Emanuele Dalla Torre