Rabbà disse: se i giusti volessero, potrebbero creare un mondo, perché è detto: «sono i vostri misfatti che fanno la differenza fra voi e vostro D-o.» (Isaia 59,2)
— Rabbà creò un uomo maschio (gavar) e lo inviò a Rabbi Zerà. Quest'ultimo gli parlò, ma l'altro non rispose. È un collega (haver) che ti ha creato, ritorna alla tua polvere. — Gli disse Rabbi Zerà.
Rabbi Haninà e Rabbi Oshayà consacrarono tutte le veglie dello shabbat allo studio del libro della creazione (Sefer Yezirà); essi creavano un vitello paragonabile a una terza portata e lo mangiavano.
Commenta Rashì: «creò un uomo maschio: con l'aiuto del Sefer Yezirà che insegna la combinazione (zeruf) delle lettere del nome di D-o.» (Rashì ad loc.)
Golem, insegna Gershom Scholem è «una creatura, in particolare un essere umano fatta in modo artificiale in virtù di un atto magico, mediante l'uso di nomi sacri». Il Golem creato, secondo la leggenda dal rabbino di Praga, Rabbi Loew (il Maharal), è solo l'ultimo rampollo di una lunga stirpe di esperimenti alchemici e mistici che risale almeno al III sec. dell'ev. Il brano del Talmud che abbiamo riportato non a caso sta in quei capitoli che parlano dei processi contro la magia e la divinazione. I maestri non sembra che abbiano mai negato i poteri paranormali, come si dice oggi, i prodigi, come si sarebbe detto all'epoca della religione greco-romana. La considerazione che essi hanno è quella del potere assoluto del bene. Quindi del potere della Torah se gli uomini in generale e gli ebrei in particolare fossero talmente puri da poterne ricostruire l'ordine originario delle lettere, con il quale secondo la tradizione, il mondo è stato creato. La scelta di creare un uomo non è casuale perché «chi salva una vita salva un mondo intero» come afferma la Mishnah.
Il libro della creazione Sefer Yezirà, se è veramente quello che ci è pervenuto, non è quindi solo un manuale di mistica delle lettere dell'alfabeto ebraico, ma un vero e proprio manuale a quell'operazione mistica che i maestri chiamavano «opera della creazione». Operazione come abbiamo visto nel caso di R. Haninà e del suo socio, svolta in piccoli gruppi (v. Mishnah Hagiga) di non più di due persone. Cerchiamo di stabilirne rapidamente la storia.
1. Il primo Golem è Adam stesso, come dice il libro dei Salmi (Sl. 139,16) «i tuoi occhi mi videro informe (Golem)». Costituito di argilla informe (Golem) + anima soffiata, alto dalla terra al cielo, secondo un Midrash, e con in fronte stampate le lettere del nome di D-o. Questo è il modello da riprodurre.
2. La magia è sempre esistita dalle prime generazioni dell'uomo, secondo il Midrash da Enosh, che secondo un Midrash cercò di imporre un suo dominio sul Sole, sulla Luna e le stelle, costringendole a servire l'uomo. Non solo, ma secondo un Midrash il padre di Rachele e Leah, Labano, avrebbe costruito i suoi idoli, i terafim, con il nome di D-o sopra, in modo che gli rispondessero come oracoli.
3. Il profeta Geremia e Ben Sirach, secondo un altro Midrash costruirono un altro Golem, scrivendogli sulla fronte l'ultimo verso dello Shemà «il signore Idd-o è vero (emet)» poi il Golem stesso avrebbe cancellato la lettera alef con cui comincia la parola verità, perciò sarebbe rimasta la scritta «il signore è metà» che significa è morto, a significare che il padrone del Golem, il profeta era un mortale e non poteva competere con D-o.
4. Nel medioevo Shelomò Ibn Gabirol, poeta e mistico spagnolo fece un Golem femmina; agli inquisitori cristiani che lo arrestarono per magia fece vedere che esso era un robot di legno con cerniere. Ugualmente fece un Golem anche il grande commentatore biblico Avraham Ibn Ezra.
5. Il trattato cabalistico Sefer Bahir (composto probabilmente in Provenza, nel XII sec.) discute sul passo del Talmud Sanhedrin 65b in questi termini: «Rabbà disse: se i giusti avessero voluto, avrebbero potuto creare un mondo. Cosa glielo impedì? i vostri peccati; come è detto "sono i vostri peccati che hanno creato una separazione fra voi e D-o" se non era per i vostri peccati, nessuna separazione avrebbe potuto stabilirsi fra voi e lui. Così Rabbà creò un uomo e lo inviò a Rabbi Zerà. Quest'ultimo gli parlò, ma l'uomo non rispose. Se non era per i vostri peccati sarebbe stato capace di rispondere. Come avrebbe potuto? Attraverso la sua anima. L'uomo ha dunque un'anima (neshamatà) da trasmettere a un altro?» (Sefer Bahir 196)
Questo è il punto essenziale della discussione sul Golem; se l'uomo può trasmettere un'anima razionale (neshama) a un essere inanimato. Se dunque l'uomo può creare un'intelligenza artificiale.
In seguito il cabalista Moshé Cordovero negherà questa possibilità, dicendo che l'uomo può solo trasferire una capacità vitale hyiut al Golem. Il Golem non può dunque essere contato di Minian, e può essere anche soppresso, perché non ha un'anima come quella di tutti gli uomini discendenti da Adamo.
6. Mentre nell'ebraismo sefardita il problema del Golem diventa sempre più astratto, nell'ambito askenazita si infittiscono a partire dal XII secolo i trattati sulla creazione del Golem attraverso l'alchimia dei quattro elementi, con terra pura, acqua pura, e soffio dei nomi. Sembra che il rito comprendesse un giro intorno al vaso-provetta con recita delle 231 combinazioni delle lettere ebraiche due a due, chiamate nel Sefer Yezirah il cerchio delle 231 porte. Ugualmente, per dissolvere il Golem, bisognava girare in senso inverso. Bisognava definire quei cosmogrammi chiamati oggi mandala.
7. I grandi maestri dell'ebraismo askenazita, da Elia Baal Shem di Chelm Al Besh't (Alaiv Shalom) avevano Golem alle loro dipendenze. Nel caso di Eliahu Baal Shem la leggenda narra che il Golem fosse cresciuto a dismisura e per evitare che distruggesse il mondo, il rabbino gli aveva ordinato di allacciargli le scarpe. Approfittando di questa posizione, il rabbino gli strappò dalla fronte il nome sacro che dava vita alla creatura.
8. Eccoci dunque alla storia a tutti nota: quella del Maharal di Praga (1520-1609) e del suo Golem. Rabbi Loew è conosciuto per il suo commentario al Pirke' Avot, in cui fa largo riferimento al libro della Creazione, interpretato in modo, diciamo pure singolare. Le lettere madri dell'alfabeto ebraico corrisponderebbero ai patriarchi, e anche agli elementi alchemici.
La leggenda narra che Rabbi Loew costruì il Golem, che servì il suo creatore come cameriere, come Shabbes Goi e anche come difensore del ghetto. Ogni mattina veniva attivato scrivendo sulla sua fronte la parola emet (verità) e ogni sera togliendo la prima lettera di questa parola, riducendolo a metà (morto). Poi, all'entrata di uno Shabbat, mentre nella sinagoga Altneuschule di Praga era già stato cantato il salmo per il giorno del sabato il Golem cominciò a crescere di statura e a tentare di distruggere tutto. Il Rebbe, prontamente gli cancellò dalla fronte la lettera alef, disattivandolo, e dopo averlo nascosto nella soffitta, fece di nuovo cantare l'inno e iniziò lo Shabbat in pace.
Cerchiamo di analizzare la struttura di questo strano mito.
— Quando nasce il Golem? All'inizio (mealley) del giorno dello Shabbat, quando non è giorno né notte. Ora, noi sappiamo da fonte talmudica che il sesto giorno al tramonto, vennero creati l'alfabeto ebraico, i miracoli, i demoni e gli utensili. Vedete che il Golem partecipa della natura di ciascuna di queste stranezze del tramonto.
— Con che materia viene fatto il Golem? Con le parole della Torah (aria-spirito) con l'acqua pura (l'acqua piovana del Miqve, il lavaggio rituale ebraico) e con «un cucchiaio di terra pura». Ma quale è la terra pura per gli ebrei? È Erez Israel.
Oggi nessuno nega il Golem, tutt'al più ne hanno fatto una creatura letteraria come Pinocchio o Frankenstein. Le stesse autorità rabbiniche nel dibattito in corso sulla clonazione lo hanno fatto diventare un primo esperimento di clonazione.
Ma forse la soluzione dell'enigma è solo nella terra pura. In terra d'Israele soltanto, fertilizzata dall'acqua del cielo e dalle parole della Torah può aver luogo una nuova nascita dell'uomo.