— Il mondo è stato creato con delle frasi, composte di parole, formate da lettere. Dietro queste ultime sono nascosti numeri, rappresentazione di una struttura, di una costruzione ove appaiono senza dubbio degli altri mondi e io voglio analizzarli e capirli perché l'importante non è questo e quel fenomeno ma il nucleo, la vera essenza dell'universo. —
Albert Einstein
È risaputo che 3,14, che indichiamo con il Pi greco (π), non è che l'inizio di un numero che non ha fine e anche dopo aver calcolato il primo milione di cifre dopo la virgola, bisogna continuare a calcolare le seguenti per conoscerle in quanto non hanno periodicità.
I matematici definiscono il Pi greco come numero trascendente (1): non ha fine e non è periodico. Trascendente e infinito sono due degli attributi che si applicano a D-o.
Vogliamo contrapporci ai tanti matematici e uomini di scienza che considerano la matematica e le scienze come materie laiche, provando che la Torah e l'ebraismo hanno corrispondenti nel numero π.
Il Tetragramma ha come valore numerico 26; prendiamo quindi le prime 26 cifre del numero chiamato π:
31415926535897932384626433
Troviamo il numero 26 per due volte alla distanza di 13 cifre, corrispondenti ai tredici attributi di fede.
Cerchiamo ora di trovare un collegamento tra il Pi greco e alcuni dei personaggi più importanti della storia ebraica: iniziamo da Avraham...
[Immagine di Avraham]
Mosheh = 345
314 + 31 = 345
31415926535897932384626433
David = 14
3 + 1 + 4 + 1 + 5 = 14
31415926535897932384626433
La prima parola della Torah, Bereshit (In principio), è composta da 6 lettere e le tre finali hanno come equivalente numerico 314; infatti:
Shin è la 21ª lettera dell'alfabeto: 2 + 1 = 3
Yud è la 10ª lettera dell'alfabeto: 1 + 0 = 1
Tav è la 22ª lettera dell'alfabeto: 2 + 2 = 4
Secondo la Ghematriah la prima parola del primo verso della Torah ha valore numerico 913 e l'ultima, Eretz, ha valore 291.
Se dividiamo 913 per 291 abbiamo, arrotondando, il valore 3,14.
La prima parola del verso rappresenta una circonferenza, l'ultima il diametro e il loro rapporto è proprio π.
Sommiamo le prime 116 cifre del π (116, letto da destra verso sinistra, è 611, il valore numerico della parola Torah):
3141592653589793238462643383279502884197169399375105820974
9445923078164062862089986280348253421170679821480865132823
La loro somma è: 541 = Israel.
Noi siamo fatti a immagine e somiglianza di D-o, che ci accompagna in ogni momento della vita, dalla nascita alla morte, da quando ci alziamo a quando andiamo a dormire.
Come il numero Pi greco, apparentemente lontano dagli insegnamenti ebraici, è in realtà strettamente legato alla Torah, così dalla creazione del mondo ai patriarchi, dall'uscita dall'Egitto al dono della Torah stessa, dal consolidamento del regno di David all'epoca messianica, tutta la nostra storia è, e sarà accompagnata, da — un occhio che vede, un orecchio che ascolta e un libro che registra ogni azione. —
In questo contesto, che valore possiamo dare al π se non quel trascendente che ci caratterizza e che ci pone come popolo d'esempio del collegamento che riconduce tutto all'unità? E come possiamo noi essere d'esempio? In qualsiasi momento dobbiamo ricordare cosa abbiamo su di noi. La Kippah serve a mantenere vigile l'attenzione di ognuno sul proprio comportamento: forse, portandola sempre in testa, potremo sentire la responsabilità e impegnarci a costruire un mondo migliore.
(1) Un numero è trascendente quando esso non è una radice di un'equazione algebrica a coefficienti interi: il Pi greco è trascendente ed è infinito non periodico.