I conflitti fra scienza e religione derivano da errate interpretazioni della Bibbia.
Maimonide

Il tempo assoluto, vero e matematico, di per sé e per sua natura, scorre in modo regolare senza rapporti con alcunché di esterno.
Sir Isaac Newton

Tempo relativistico (T2 - T1) = (t2 - t1)[l - (v / c )]0,5
Albert Einstein
Teoria della relatività ristretta

I cieli, la Terra e tutto ciò che essi contengono furono creati in sei giorni. Questo è il fatto che ci troviamo di fronte quando apriamo la Bibbia. È così totalmente in contrasto con ogni valutazione scientifica dell'età dell'universo che molti di noi hanno la tentazione di non leggere altro. Siamo quasi costretti, nel migliore dei casi, a prendere la Bibbia come un'esposizione allegorica di una realtà passata oppure, ancor più probabile, come un racconto mitologico, un tentativo di spiegare l'inesplicabile.

C'è anche chi crede che gli eventi del libro della Genesi, presi nel senso più letterale, forniscano una descrizione vera e precisa della storia dell'universo. Secondo queste persone, le scoperte dell'archeologia e della cosmologia sono tentativi di indagare in questioni che sarebbe meglio lasciare a Dio.

Per quanto la scienza e la teologia offrano opinioni divergenti su molti aspetti del nostro mondo, la differenza nella valutazione dell'età dell'universo è particolarmente fastidiosa perché è una differenza dimostrata. L'età dell'universo è stata misurata usando una varietà di sistemi tecnologici diversi, compresa la datazione radioattiva, lo spostamento Doppler della luce stellare e l'isotropia della radiazione di fondo a 3 K sopra zero. I metodi citati sono del tutto privi di rapporti fra loro, perciò un errore nell'uno non comparirebbe negli altri.

Eppure i dati ricavati da questi diversi studi presentano argomentazioni solide e scientificamente coerenti a favore di una Terra molto vecchia in un universo ancor più vecchio. In netto contrasto con questa gamma di prove scientifiche tangibili, resta la fede che accetta il breve racconto della Genesi sulla nostra origine.

Qualunque —prova— pro o contro la realtà storica del diluvio ai tempi di Noè è debole. Nella Genesi si racconta che il diluvio durò solo quaranta giorni e l'inondazione che ne derivò si protrasse solo per centocinquanta giorni. Con ogni probabilità i sedimenti lasciati in un periodo così breve non sono molto estesi e pertanto non se ne potranno mai trovare prove archeologiche.

E per quanto riguarda Eva? È stata davvero tratta dal corpo di Adamo circa 5700 anni fa, come sostiene la Bibbia? In Genesi 2,21 si ricorda che Dio trasse Eva dal —fianco— di Adamo (costola è un errore di traduzione dall'ebraico; questo è messo chiaramente in evidenza dal confronto con Esodo 26,20, in cui la stessa parola ebraica è usata per indicare il lato del tabernacolo). Che si tratti di costola o di fianco o altro, è improbabile che questo fatto si possa dimostrare con prove materiali nei ritrovamenti archeologici.

Ma sei giorni! Questa è un'affermazione assolutamente esplicita, e si riferisce a fenomeni che si possono misurare con facilità con i moderni strumenti archeologici, paleontologici e cosmologici. È come se il primo capitolo della Bibbia fosse stato incluso a bella posta per rendere difficile il compito di chi vuole credere agli insegnamenti della Bibbia. Rashi, commentando Genesi 1,1, afferma che non era necessario cominciare la Torah con il racconto della Genesi; la Torah sarebbe potuta cominciare con gli avvenimenti ricordati nel libro dell'Esodo.

La descrizione della nostra Genesi poteva essere omessa o almeno relegata in qualche libro successivo come una breve, oscura riflessione sulla storia. Invece no, eccola qui, all'inizio, a sfidarci proprio in quella dimensione che sembra regolare la nostra vita: il passaggio del tempo. Nessuno è immune agli effetti del suo fluire irrevocabile verso il futuro. Qualcuno potrà chiedersi se questo flusso possa essere rallentato o invertito, come ha fatto Einstein e, duecento anni prima di lui, Newton, ma nessuno può non avvertire la brevità di quei sei giorni.

Non c'è modo di eludere il problema. La Bibbia assegna a Dio sei giorni per formare l'umanità dal materiale prodotto al momento della creazione. La cosmologia attuale sostiene, anzi dimostra, che la natura ha impiegato circa 15 miliardi di anni per ottenere lo stesso risultato. Quale delle due versioni è esatta? Lo sono entrambe, alla lettera. Senza modifiche allegoriche di questi due periodi di tempo simultanei, ma diversi.

Non c'è possibilità di equivoco. Sei giorni di ventiquattr'ore sono passati fra —il principio—, quella minuscola frazione di tempo all'inizio del Big Bang, e la comparsa dell'umanità e, simultaneamente, sono trascorsi circa 15 miliardi di anni di 365 giorni dal —principio—, o Big Bang come lo chiamano gli astrofisici, all'umanità. Non ci riferiamo a una spiegazione banale, come l'equivalenza fra un giorno della Genesi e tre miliardi di anni, in modo che 3x6 equivalga a 18 miliardi di anni. Non vogliamo neppure introdurre cambiamenti nel funzionamento delle leggi della fisica. Simili cambiamenti potrebbero includere, per esempio, variazioni avvenute negli ultimi millenni nel tempo di dimezzamento radioattivo degli elementi usati per la datazione dei fossili.

Vicissitudini di questo tipo invaliderebbero i metodi della paleontologia e dell'archeologia, e quindi le età che quelle scienze assegnano alla vita preistorica sarebbero prive di significato. Non abbiamo mai avuto successo nei nostri tentativi di modificare i tempi di dimezzamento radioattivo, e la temperatura o la pressione necessarie per alterare i processi nucleari (fra cui rientra il decadimento radioattivo) sono così estreme che, se si fossero verificate, avrebbero cancellato i fossili stessi. Non ci sarebbe nessuna testimonianza fossile. Il carbonio 14 radioattivo aveva un periodo di dimezzamento di 5600 anni tanto ai primordi dell'universo quanto oggi.

Gli argomenti teologici fondati su errori d'interpretazione della scienza naturale o della Bibbia sono controproducenti nella ricerca della verità in qualsiasi epoca, e soprattutto in un'epoca che attribuisce tanto valore alla scienza. Non c'è bisogno di fossili mal datati o cambiamenti della radioattività per mettere d'accordo scienza e teologia, perché la stessa sequenza unica di avvenimenti che abbraccia il periodo di tempo dal —principio— alla comparsa dell'umanità ha richiesto sei giorni e 15 miliardi di anni — simultaneamente — a partire dallo stesso istante per finire nello stesso istante. La fisica ha dimostrato che questa affermazione è rigorosamente esatta.

Il calendario biblico. Le datazioni bibliche non sono del tutto in contrasto con l'archeologia. Nella durata complessiva del calendario biblico non troviamo conflitti fra la sua cronologia e le date accertate dalla scienza per tutto il periodo successivo ad Adamo, vale a dire per i 57 secoli seguenti. È ragionevole supporre che se un calendario che si riferisce a una serie di eventi risulta accurato per una parte di quegli eventi, un'accuratezza complessiva sia perlomeno plausibile.

Quando confrontiamo la datazione biblica di avvenimenti che si sono verificati dopo Adamo con le date assegnate agli stessi avvenimenti dai ritrovamenti archeologici, non ne scaturiscono conflitti; le date corrispondono, entro i margini di errore accettati per i dati archeologici. Soltanto la prima parte del calendario biblico, quella relativa agli avvenimenti dei sei giorni che precedono Adamo, appare in contraddizione con i risultati delle ricerche scientifiche moderne.

Ci sono molti esempi che si possono usare per accertare l'attendibilità del calendario biblico successivo ad Adamo. Eccone alcuni, antichi e recenti, in senso biblico. Fra i primi avvenimenti della Bibbia successivi ad Adamo che potrebbero trovare corrispondenza nelle scoperte archeologiche c'è l'invenzione di attrezzi di ottone e di bronzo (Gen. 4,22). Nell'ebraico arcaico della Bibbia, ottone e bronzo sono indicati con la stessa parola, nehoshet. La Bibbia attribuisce lo sviluppo dell'arte della forgia a Tubalcain, un figlio del personaggio biblico Lamec.

In senso archeologico, potremmo chiamare l'età di Tubalcain —prima età del bronzo—. Per datare la prima età del bronzo secondo la cronologia biblica, dobbiamo calcolare il tempo passato dalla nascita di Tubalcain fino a oggi. La linea genealogica che porta al presente è sopravvissuta al diluvio con Noè e i suoi figli. Questa linea proveniva da Adamo attraverso Seth (Gen. 5,3-32), terzo figlio di Adamo ed Eva, nato dopo che Caino aveva assassinato Abele (Gen. 4,8). L'età di ogni generazione dei discendenti di Seth è indicata nella Bibbia ed è quindi possibile calcolare l'epoca storica in cui sono vissuti. È in base a queste date che calcoliamo l'età biblica della Terra in 57 secoli.

Tubalcain era un discendente di Caino, non di Seth, e la Bibbia non registra l'età dei discendenti di Caino (Gen. 4,17-22), forse perché la discendenza di Caino fu distrutta dal diluvio (Gen. 7). Per apprendere le date in cui vissero i discendenti di Caino, confrontiamo le loro generazioni con le generazioni parallele dei discendenti di Seth. Queste date sono indicate di seguito. Per il confronto vi sono due punti di riferimento: l'età di Caino alla nascita di Seth e l'età di Noè al momento del diluvio che distrusse la progenie di Caino. Nell'anno 1990, la somma delle generazioni a partire da Adamo ammontava a un'età complessiva di 5750 anni. Questa data biblica che segna gli albori della storia scritta corrisponde da vicino alle scoperte archeologiche degli ultimi due secoli. Da 5750 possiamo sottrarre il tempo che va da Adamo a Tubalcain (è il numero di anni che secondo la Bibbia sarebbe passato fra la comparsa di Adamo e l'invenzione del procedimento per forgiare il bronzo) e scoprire così la data biblica della prima età del bronzo.

Genealogia precedente al diluvio:
Linea genealogica di Seth | Età alla nascita dei figli (anni) | Fonte nella Genesi | Linea genealogica di Caino | Fonte nella Genesi
Adamo | 130 | 5,3 | Adamo | 4,1
Seth | 105 | 5,6 | Caino | 4,1
Enos | 90 | 5.9 | Enoc | 4,17
Cainan | 70 | 5,12 | Irad | 4,18
Malaleel | 65 | 5,12 | Maviael | 4,18
Jared | 162 | 5,18 | Matusael | 4,18
Enoc | 65 | 5,21 | Lamec | 4,18
Matusalem | 187 | 5,25 | Jabal | 4,20
Lamec | 182 | 5,28 | Jubal | 4,21
Noè | 600 | 7,6 | Tubalcain | 4,22
(al diluvio) | | | (arnesi di bronzo) |
Totale | 1656 | | |

In questo calendario, vediamo che Adamo aveva 130 anni quando Eva generò Seth. Questi a sua volta aveva 105 anni quando generò Enos, e così via fino a Noè. Tubalcain fu l'ultimo della stirpe di Caino a nascere prima del diluvio. Questo colloca la sua vita nello stesso periodo della vita di Noè. Usando come punto di riferimento per l'invenzione della forgia la metà della vita di Noè, possiamo collocare la prima età del bronzo approssimativamente 1350 anni dopo la comparsa di Adamo, ossia 4400 anni (5750 - 1350) prima dell'epoca attuale.

La sezione archeologica del Museo d'Israele ospita esempi di antichi arnesi in bronzo. La loro prima comparsa viene datata all'incirca al 2400 a.E.V., ovvero all'incirca 4400 anni fa. È di grande interesse per la nostra discussione che negli ultimi cento anni gli archeologi abbiano scoperto che la prima età del bronzo coincide con la vita di Tubalcain, l'inventore biblico degli arnesi in bronzo.

Per qualcuno è difficile conciliare la longevità delle generazioni anteriori al diluvio con i circa ottant'anni dell'attuale durata della vita. Alcuni studiosi moderni sostengono che vite così lunghe si riferiscono non a un singolo individuo ma piuttosto a una combinazione di più vite in una sola persona allo scopo di semplificare il racconto biblico. Nahmanide non è d'accordo. Egli afferma che prima del diluvio le condizioni di vita sulla Terra favorivano la longevità. Lo sconvolgimento che accompagnò il diluvio modificò l'atmosfera e il clima, provocando una graduale diminuzione della durata della vita individuale.

Qualunque sia la tesi giusta, constatiamo che la datazione della Bibbia nel periodo successivo ad Adamo e anteriore al diluvio corrisponde alla datazione accertata dagli archeologi. Esempi analoghi dell'accuratezza del calendario biblico si trovano in tutte le età abbracciate dalla Bibbia. Nel libro di Giosuè (11,11-13) si narra che durante la conquista della terra di Canaan, Giosuè distrusse la città di Asor —dandola alle fiamme. Però Israele risparmiò dall'incendio le città situate sulle colline, a eccezione della sola Asor, che da Giosuè fu data alle fiamme—.

In seguito, nel Libro primo dei Re (9,15), apprendiamo che Salomone ricostruì le città di Asor, Megiddo e Gezer e le usò come guarnigioni per i suoi numerosi carri. Secondo la Bibbia, l'opera di Salomone cadeva nel Decimo secolo a.E.V., trecento anni dopo che Giosuè aveva distrutto la precedente città di Asor nello stesso sito. Nell'ultimo secolo sono state scavate le rovine di Asor e nella collinetta formata dall'accumulo graduale di terreno e detriti su ruderi archeologici, nota col nome di tell (in ebraico tel), sono state scoperte le rovine carbonizzate della città incendiata da Giosuè. Al di sopra, ma sempre sepolta all'interno del tell, c'era la città costruita da Salomone.

Asor mostra ancora chiaramente il contorno delle scuderie usate per i cavalli dei carri di Salomone. Le rovine sono caratterizzate dalla tipica forma della porta cittadina usata da Salomone. Le scuderie e le porte hanno la stessa forma in ognuna delle tre città nominate nel Libro primo dei Re (9,15). È probabile, infatti, che Salomone si sia servito dello stesso architetto per tutt'e tre le città. La datazione biblica della conquista di Canaan da parte di Giosuè al Tredicesimo secolo a.E.V. è stata confermata scientificamente dalle decisive scoperte archeologiche fatte ad Asor durante gli scavi condotti fra il 1955 e il 1968.

È interessante notare che la data biblica è stata energicamente contestata dal famoso archeologo inglese John Garstang. Nel suo libro Joshua, Judges, del 1931, Garstang, che fu direttore della British School of Archaeology di Gerusalemme dal 1919 al 1926, giudicava il Tredicesimo secolo a.E.V. una data troppo tarda rispetto alla sua valutazione dei fatti. In base ai ritrovamenti archeologici, l'opinione scientifica è cambiata e ha finito per allinearsi con la posizione biblica tradizionale. Questo non è che uno dei tanti esempi in cui la verità scaturisce letteralmente dalla terra (Salmi 85,12).

La corrispondenza fra datazioni bibliche e archeologiche sull'inizio dell'età del bronzo è particolarmente istruttiva perché si riferisce al periodo successivo alla comparsa di Adamo ma precedente al diluvio e dimostra la necessità di essere rispettosi tanto per le scienze naturali quanto per quelle divine. Questa corrispondenza, d'altra parte, contribuendo a confermare il calendario biblico confuta anche la tesi che il diluvio abbia alterato le testimonianze dei fossili. Se il diluvio avesse causato i cambiamenti sostenuti, tutti gli avvenimenti anteriori risulterebbero errati. Invece abbiamo visto che la data assegnata dalla Bibbia alla prima età del bronzo, che si è verificata nel periodo di tempo successivo ad Adamo ma anteriore al diluvio, coincide con le date accertate dall'archeologia per lo stesso evento. Tanto i dati archeologici quanto quelli biblici sono validi.

La dilatazione del tempo. Poiché l'aspetto della relatività che riguarda la dilatazione dei tempi è essenziale all'unificazione che stiamo cercando di ottenere fra il calendario cosmologico e quello biblico, è essenziale che la dilatazione dei tempi si verifichi effettivamente. I cambiamenti legati alla relatività diventano significativi solo quando la velocità relativa si avvicina alla velocità della luce. Anche a un decimo della velocità della luce, ovvero a trenta milioni di metri al secondo, la dilatazione è inferiore all'uno per cento. Velocità vicine alla velocità della luce s'incontrano di rado nella vita quotidiana, ma sono cosa di tutti i giorni nella cosmologia e nei laboratori di fisica delle alte energie.

Il fatto che possiamo effettivamente misurare la dilatazione dei tempi non rende il fenomeno meno difficile da afferrare concettualmente. Lo fa uscire, tuttavia, dalla piccionaia della teoria pura e lo colloca nel regno dei fatti dimostrati sperimentalmente. Diverse dimostrazioni della dilatazione dei tempi sono venute da ambienti che spaziano dai laboratori di fisica delle alte energie ai voli delle compagnie aeree di linea. Una delle numerose particelle elementari prodotte nei laboratori di fisica è il muone, o mesone-mu. Si dimezza in un periodo di 1,5 microsecondi.

I muoni, oltre a essere prodotti sperimentalmente nei laboratori di fisica delle alte energie, si producono anche nella fascia superiore dell'atmosfera terrestre, quando i raggi cosmici colpiscono con violenza i nuclei dei gas atmosferici. Lì, l'energia delle radiazioni cosmiche in arrivo è così alta che, al momento della formazione, i muoni hanno una velocità quasi pari a quella della luce. A velocità così alte, subiscono una dilatazione dei tempi misurabile. Anche muovendosi quasi alla velocità della luce, sono necessari 200 microsecondi per percorrere i 60 chilometri che li separano dalla superficie della Terra.

Poiché il muone ha un periodo di dimezzamento di 1,5 microsecondi, questo tempo di 200 microsecondi corrisponde a 133 periodi di dimezzamento. Ricordate che in ogni periodo di dimezzamento la metà delle particelle decade. Dopo 133 periodi, la percentuale di muoni che dovrebbe restare e raggiungere la superficie della Terra è 1/2 ripetuto 133 volte, ciò è meno di un milionesimo di milionesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo dei muoni che hanno cominciato la loro discesa verso la Terra.

È un numero così basso che quasi nessun muone dovrebbe raggiungere la superficie della Terra. La maggior parte dovrebbe decadere durante il percorso. Invece confrontando il numero di muoni prodotti nella fascia superiore dell'atmosfera con il numero di quelli che raggiungono la superficie terrestre, scopriamo con sorpresa che 1/8 di essi raggiunge il livello del suolo. La sopravvivenza di un ottavo dei muoni significa che durante il percorso di 60 chilometri sono trascorsi soltanto tre periodi di dimezzamento. Per il muone che viaggia a una velocità così vicina a quella della luce, il tempo (relativistico) trascorso è di soli tre periodi di dimezzamento: 4,5 microsecondi (3 x 1,5 microsecondi).

Per l'osservatore a terra sono trascorsi almeno duecento microsecondi perché quello è il tempo minimo necessario per coprire i 60 chilometri dalla fascia superiore dell'atmosfera. Per lo stesso evento singolo trascorrono due tempi molto diversi: 4,5 microsecondi nel sistema di riferimento temporale del muone in movimento e duecento microsecondi nel sistema di riferimento dell'osservatore a terra. Ricordate, si tratta dello stesso evento. A causa del moto relativo fra l'osservatore e il corpo osservato, sono trascorsi due tempi diversi, entrambi assolutamente esatti!

Ma i mesoni-mu sono particelle esotiche, e uno scettico potrebbe scuotere la testa con divertita incredulità. Dopo tutto, non c'è nessun osservatore che viaggi realmente con i muoni. Ci siamo affidati al loro periodo di dimezzamento come a un orologio che viaggiasse con loro. Che ne dite allora di un vero orologio e di osservatori umani che lo accompagnano per misurare di persona gli effetti della dilatazione dei tempi? Questo dovrebbe essere convincente.

È appunto ciò che viene riportato sulla prestigiosa rivista Science dagli scienziati Hafele e Keating dell'università di Washington e dell'Osservatorio della Marina degli Stati Uniti. I due scienziati hanno fatto fare un giro intorno al mondo a quattro orologi al cesio a bordo di voli commerciali regolari della TWA e della Pan Am che utilizzavano apparecchi Boeing 707 e Concorde. Sono stati usati orologi al cesio a causa della loro estrema precisione. La Terra ruota da ovest a est. Osservandola dallo spazio al di sopra del Polo Nord vediamo che, sul volo diretto a est, la velocità dell'aereo si somma a quella della Terra.

Come previsto dalla relatività, gli orologi in volo hanno perduto tempo rispetto agli orologi al cesio rimasti all'Osservatorio della Marina degli Stati Uniti a Washington, D.C. (fornitore degli orologi usati per l'esperimento). Sul volo diretto a ovest, la velocità dell'aereo veniva sottratta alla rotazione terrestre e gli orologi, come previsto, hanno guadagnato tempo. Per usare le parole di Hafele e Keating: —Nella scienza, i fatti sperimentali rilevanti hanno la precedenza sugli argomenti teorici. Questi risultati forniscono una soluzione empirica priva di ambiguità al celebre paradosso dell'orologio—.

Non soltanto la sensazione del tempo, ma il passaggio vero e proprio del tempo che cambia a seconda del moto relativo degli osservatori. All'interno di ciascuno dei sistemi di riferimento tutto sembra naturale, ma quando si mettono insieme i sistemi e si confrontano gli orologi, il passaggio del tempo, l'invecchiamento, risulta diverso. L'aspetto particolarmente entusiasmante dell'esperimento di Hafele e Keating sulla dilatazione dei tempi è che ha verificato nello stesso tempo la relatività ristretta e quella generale. La relatività generale prevede che le differenze nella forza di gravità influiscano sulle dimensioni allo stesso modo di una differenza di velocità relativa nella relatività ristretta.

La forza esercitata da un campo gravitazionale su un qualsiasi corpo è inversamente proporzionale al quadrato della distanza fra i corpi. Se raddoppiamo la distanza che li separa, l'attrazione gravitazionale si riduce a un quarto. Più si è lontani dalla Terra, minore è l'attrazione della sua gravità. Poiché gli aerei volavano ad alta quota sulla superficie terrestre (i 707 volavano a diecimila metri di quota e il Concorde a ventimila), la loro esperienza della gravitazione terrestre era diversa da quella degli orologi rimasti a livello del mare nell'Osservatorio della Marina. I cambiamenti nell'ora segnata dagli orologi confermavano le previsioni della relatività generale (che comprende gli effetti del movimento più quelli della gravità).

Questo esperimento e tutti gli altri simili hanno dimostrato la validità delle teorie della relatività ristretta e della relatività generale di Einstein nel nostro universo. La teoria della relatività non è più una teoria. È un fatto dimostrato e osservato empiricamente, quindi la teoria della relatività è diventata la legge della relatività. Con queste premesse sulla relatività, una delle scienze naturali del nostro universo, riprendiamo la discussione sui primi sei giorni della Genesi, un tempo in cui a prima vista scienze naturali e scienze divine sembrano in disaccordo.

Tempo elastico. Consideriamo ora i cambiamenti che si sono verificati nell'istante del —principio—, cambiamenti nei rapporti fra il Creatore, l'universo e l'uomo. Nel fare questo, dobbiamo tenere a mente che possiamo sperimentare differenze nel passaggio del tempo solo quando confrontiamo gli eventi attraverso due sistemi di riferimento. E anche in quel caso solo quando la forza di gravità dei due sistemi di riferimento è enormemente diversa, o quando le velocità relative fra i due sistemi di riferimento si avvicinano a trecento milioni di metri al secondo, la velocità della luce. All'interno di un sistema di riferimento, indipendentemente dalla sua velocità relativa o dalla forza gravitazionale, tutto sembrerà perfettamente newtoniano, il che significa perfettamente normale e logico, proprio come accade a noi, anche se proprio in questo momento stiamo roteando vorticosamente nello spazio.

Il Creatore aveva e ha un interesse nell'universo. Possiamo desumerlo dal fatto che l'universo esiste. Quale sia questo interesse, tuttavia, non lo sappiamo. Possiamo però ricavare qualche indicazione dalle interazioni che si sono create fra il Creatore e l'universo. La teologia tradizionale sostiene che se il Creatore avesse desiderato formare l'universo in un unico atto, avrebbe potuto farlo. Dalla narrazione biblica risulta evidente che il piano non era di portare all'esistenza in un colpo solo un universo bell'e fatto. Non sappiamo per quale motivo, il metodo prescelto è stato un dispiegamento graduale. I primi due capitoli della Genesi descrivono la formazione dell'universo passo per passo.

Se il gioco seguisse le regole in base alle quali l'universo funziona attualmente — le leggi fisiche che conosciamo oggi — lo sviluppo graduale dell'universo dalla sostanza del Big Bang sarebbe necessario per produrre lo sviluppo dell'uomo. Ma la Terra e tutto ciò che la abita non sono prodotti diretti del Big Bang. Ci viene detto esplicitamente che in principio la Terra era vuota e senza forma o, in ebraico, tohu e bohu. Insigni fisici delle particelle fanno riferimento ora a T e B (tohu e bohu) come ai due mattoni fondamentali della materia. Le forze del Big Bang hanno letteralmente compresso questo T e B in idrogeno ed elio: a quell'epoca non si formò quasi nessun altro elemento. Invece, fu necessaria l'alchimia del cosmo per convertire idrogeno ed elio primordiali negli altri elementi.

La Terra e il sistema solare sono un misto di materia che è giunto fino a noi dopo innumerevoli cicli di supercompressione all'interno del nucleo delle stelle. Questo processo ha compresso così strettamente idrogeno ed elio che i loro nuclei si sono combinati e ricombinati per formare gli elementi più pesanti come il carbonio (il vero e proprio sostegno atomico della vita), il ferro, l'uranio e gli altri 89 elementi che compongono l'universo. Le stelle poi sono esplose e hanno proiettato gli elementi appena formati in un universo avido di riutilizzarli per formare nuove stelle. La nascita delle stelle e la loro morte erano necessarie per ricombinare l'idrogeno e l'elio formati nei primi istanti successivi al Big Bang dando origine agli elementi necessari alla vita come la conosciamo.

I commentatori biblici come Maimonide e Rashi riferivano tradizioni secondo le quali Dio avrebbe creato e distrutto molti mondi durante il processo di formazione della vita sulla Terra. Ma la mia fonte di informazioni su questo punto non è Maimonide, sono gli astrofisici Woosley e Phillips. Ora, se prima di Adamo trascorsero solo sei giorni, come possiamo comprimere nel tempo concesso tutti i cicli di formazione e distruzione di mondi? I commentatori biblici ai quali facciamo riferimento hanno dichiarato esplicitamente che i primi sei giorni della Genesi furono sei giorni di ventiquattr'ore. Ciò significa che chiunque fosse il responsabile registrò il passaggio di ventiquattr'ore al giorno. Ma chi c'era, a misurare il passaggio del tempo? Finché non comparve Adamo, il sesto giorno, Dio solo controllava l'orologio. E questa è la chiave.

Durante lo sviluppo del nostro universo e prima dell'apparizione dell'umanità, Dio non aveva ancora stabilito un'associazione con la Terra. Nel primo o nei primi due dei sei giorni della Genesi, la Terra non esisteva nemmeno! Sebbene Genesi 1,1 dica: —In principio Dio creò i cieli e la terra—, il versetto immediatamente successivo dice che la Terra era vuota e senza forma. Il primo versetto della Genesi è un'affermazione generale del fatto che, in principio, fu creata una sostanza primordiale e da quella sostanza sarebbero stati formati i cieli e la terra durante i sei giorni successivi. Questo è dichiarato in modo esplicito in Esodo 31,17: —In sei giorni Dio fece i cieli e la terra—. Da che cosa furono —fatti— i cieli e la terra durante quei sei giorni? Dalla sostanza creata —al principio— di quei sei giorni.

Perché al principio dell'universo non esisteva la Terra e non vi era la possibilità di un legame intimo o di una fusione dei sistemi di riferimento, non esisteva un calendario comune fra Dio e la Terra. La relatività ci ha insegnato che non vi era neppure l'opzione divina di scegliere un calendario che fosse compatibile con tutte le varie parti dell'universo, o anche solo con il numero più limitato di parti che infine avrebbero contribuito alla comparsa dell'umanità. La legge della relatività, uno dei caratteri intrinseci dell'universo stabilito al momento della creazione, rende impossibile l'esistenza di un sistema di riferimento comune fra il Creatore e ciascuna parte dell'agglomerato di materia che alla fine divenne l'umanità e la Terra sulla quale poggiamo i piedi.

In base alla legge della relatività di Einstein, ora sappiamo che è impossibile in un universo in espansione descrivere il tempo trascorso sperimentato durante una sequenza di avvenimenti che si verificano in una parte dell'universo in un modo che sia uguale al tempo trascorso per quegli stessi avvenimenti visti da un'altra parte dell'universo. Le differenze fra le varie galassie, o anche solo fra le stelle della stessa galassia, nei movimenti e nelle forze gravitazionali rendono il passaggio assoluto del tempo un affare strettamente locale. Il tempo varia da un luogo all'altro.

La Bibbia è una guida per l'umanità nel passaggio attraverso la vita e il tempo. Per instillare nell'umanità reverenza per i prodigi fisici dell'universo, questa guida contiene una descrizione dello sviluppo che ha portato da un universo vuoto e senza forma a una casa adatta all'umanità. Ma scegliere un sistema di riferimento temporale universalmente valido per descrivere quella fase di sviluppo è quasi impossibile, poiché sono tanti i fattori che hanno un effetto intimo e profondo sulla velocità alla quale passa il tempo. Essi comprendono le forze di gravità all'interno della moltitudine di stelle che convertirono l'idrogeno e l'elio primordiali negli elementi della vita, i moti dei gas intergalattici nella fase in cui si contraevano in nebulose e poi in stelle, le esplosioni delle supernovae che segnarono la morte e la rinascita delle stelle della Via Lattea e la massa della Terra.

Lo scorrere del tempo era l'unico aspetto della vita che, fino all'intuizione di Einstein, eravamo così fallacemente sicuri fosse costante. È poco realistico, anzi impossibile, che un unico orologio abbia segnato tutte le ere della materia cosmica di cui siamo composti. L'odissea che si è dispiegata fra la sostanza del Big Bang e la materia di oggi è stata troppo complessa, troppo varia, per essere segnata da un solo orologio. Chi può dire quante galassie o quali supernovae abbiano contribuito agli elementi che compongono il nostro corpo fisico? Noi esseri umani, e tutto il resto del sistema solare, Sole e pianeti compresi, siamo detriti di antiche stelle. Siamo fatti letteralmente di polvere di stelle. A quali atomi di carbonio, azoto oppure ossigeno si riferirebbe il tempo? Ai vostri o a quelli del vostro vicino? A quelli che costituiscono un frammento della vostra pelle o a quelli che si trovano in una goccia del vostro sangue?

È possibile che ciascuno di essi abbia avuto origine in un diverso nucleo stellare e quindi abbia una sua particolare età. Fino alla formazione della Terra, la trasformazione della materia cosmica di cui siamo composti è avvenuta in una miriade di stelle, in modo contemporaneo e sequenziale. Ogni stella e ogni supernova aveva la propria gravità, la propria velocità e quindi anche il proprio sistema di riferimento spazio-temporale. Un miliardo di orologi cosmici ticchettava (e ticchetta ancora), ciascuno segnando la propria ora, corretta secondo il luogo. Riguardo all'universo, sono scattati tutti al momento del Big Bang e, nello stesso istante, hanno raggiunto il momento della comparsa di Adamo. Ma l'ora assoluta locale che è passata dal —principio— all'istante del loro particolare contributo all'umanità è stata molto diversa per ogni stella e quindi anche per ogni frammento di materia.

Anche se il processo di trasformazione è iniziato e si è concluso negli stessi istanti, l'eredità di Einstein ci dimostra che l'età di ogni frammento di materia è molto diversa da quella degli altri che insieme si mescolarono per formare il sistema solare e poi l'umanità. Seguire questo ragionamento non è né più né meno difficile che trovare i duecento microsecondi nei 4,5 microsecondi che trascorrono mentre i muoni creati dall'urto dei raggi cosmici contro la fascia superiore della nostra atmosfera viaggiano verso la superficie della Terra. In 4,5 microsecondi passano duecento microsecondi. Riusciamo a capire meglio questa realtà con l'aiuto dell'esperimento concettuale di Einstein, in cui gli scienziati a bordo di un razzo e quelli in un laboratorio immobile misurano due tempi molto diversi per lo stesso avvenimento.

Questo non ha niente a che vedere con la pretesa del defunto W.C. Fields che in una notte aveva trascorso una settimana a Filadelfia. La sua era una sensazione emotiva; il nostro è un fatto fisico. Quando parliamo di un miliardo di anni, non intendiamo dire che sembrava fosse passato un miliardo di anni; era un miliardo di anni. Tuttavia, se in quei primi sei giorni un orologio fosse stato sospeso nel punto dell'universo occupato oggi dalla Terra, non avrebbe necessariamente registrato il passaggio di 15 miliardi di anni. Nell'universo agli inizi, la curvatura dello spazio e del tempo in questo punto era probabilmente molto diversa da quella attuale.

Invece è stato adottato un compromesso per descrivere lo sviluppo sequenziale dell'universo. Il compromesso è consistito nello scegliere, per il tempo che precedette Adamo, il sistema di riferimento del Creatore, che considerava tutto l'universo come un'entità singola. La formazione di Adamo fu qualitativamente diversa da tutti gli altri avvenimenti che seguirono la creazione dell'universo. Segnò un cambiamento decisivo nel rapporto di Dio con l'universo. Sappiamo che tutte le entità dell'universo, organiche o inorganiche, viventi o inerti, sono composte di materia, la cui origine si può far risalire alla creazione originale.

Sotto questo aspetto, l'umanità non è differente. Ci viene detto esplicitamente che le nostre origini materiali giacciono nella —polvere della terra—. Tutti gli animali (Gen. 1,30) compreso l'uomo (Gen. 2,7) ricevettero un'anima vivente (in ebraico nefesh). Tuttavia, Adamo soltanto ricevette qualcosa di nuovo, di unico nell'universo, il soffio vitale di Dio (Gen. 2,7). È solo nell'istante in cui Dio pone in Adamo questo soffio (in ebraico neshamah), che creatura e Creatore si unirono in modo inseparabile. È in questo momento critico che fu scelto in modo irrevocabile, fra miliardi di possibilità, quell'unico orologio che avrebbe misurato tutti gli atti futuri.

Per usare il linguaggio tecnico dei fisici relativistici, fu al momento della comparsa di Adamo che quella parte dell'universo in cui risiede l'uomo cominciò a operare nello stesso sistema di riferimento spazio-temporale del suo Creatore. A quel punto, la cronologia della Bibbia e il trascorrere del tempo sulla Terra divennero una cosa sola: il rapporto spazio-temporale comune fra Dio e l'uomo era ormai fissato. Il risultato di questo nuovo legame appare subito evidente dal testo biblico. Esiste una corrispondenza fra le ere che la Bibbia ascrive agli avvenimenti successivi ad Adamo e le corrispondenti datazioni archeologiche.

L'età del bronzo del calendario biblico e l'età del bronzo dell'archeologia in effetti coincidono. Secondo la Bibbia Asor fu distrutta da Giosuè 3300 anni fa, e ora, dopo molte ricerche, anche secondo l'archeologia. La parte del calendario biblico che segue Adamo è attendibile per noi e le scoperte dei rotoli del Mar Morto dimostrano che la Bibbia precede di migliaia di anni qualsiasi moderno ritrovamento archeologico che la confermi. Se non avessimo appreso la legge della relatività e avessimo misurato il passaggio degli avvenimenti sulla Terra durante questo periodo successivo ad Adamo da un diverso punto di osservazione nell'universo, ora ci chiederemmo perché le nostre percezioni di quei tempi siano tanto diverse da quelle registrate dagli orologi della Terra.

Nei primi sei giorni di esistenza dell'universo, l'orologio dell'Eterno ha visto passare 144 ore. Noi ora sappiamo che questa misura di tempo non è necessariamente simile al lasso di tempo misurato in un'altra parte dell'universo. Come abitanti dell'universo, valutiamo il passaggio del tempo con orologi che si trovano nel nostro particolare, locale, sistema di riferimento temporale, come per esempio le tecniche di datazione in base alla radioattività, agli strati geologici e alle misure di velocità e distanza in un universo in espansione. È con questi orologi che viaggia l'umanità.

Quando la Bibbia descrive giorno per giorno lo sviluppo dell'universo nei sei giorni successivi alla creazione, si riferisce davvero a sei giorni di 24 ore. Ma il sistema di riferimento in base al quale sono misurati quei giorni conteneva l'universo intero. Quella prima settimana della Genesi non è un racconto per soddisfare la curiosità dei bambini, da scartare alla luce della saggezza adulta. Al contrario, contiene allusioni a eventi che solo ora l'umanità comincia a comprendere. I dotti biblici ci ammonirono molto tempo fa che la nostra percezione degli avvenimenti dei primi sei giorni della Genesi sarebbe stata incoerente con la nostra comprensione della natura per il tempo successivo ad Adamo.

Lo avevano capito dalla descrizione del riposo del sabato contenuta nei Dieci Comandamenti. Confrontando il testo di Esodo 20,11 con Zaccaria 5,11 e il Libro secondo di Samuele 21,10, si scopre che viene usata la stessa parola per indicare il —riposo—. L'uso in questi testi rivela che il senso non è che Dio —riposò— il sabato. Piuttosto il Creatore creò una pausa che racchiudesse l'universo che era stato formato nei primi sei giorni. La nostra percezione di questo riposo, secondo Maimonide, è che da quel primo sabato, e per sempre, le leggi di natura, compreso lo scorrere del tempo, avrebbero funzionato in modo —normale—.

Per contrasto, il susseguirsi degli avvenimenti dei primi sei giorni apparirebbe illogico, come se le leggi del tempo e della natura fossero state violate. Le predizioni degli studiosi relative alla percezione di un'incongruenza fra la visione biblica e quella scientifica dell'universo ai primordi si sono, in effetti, avverate. Il primo sabato segna l'inizio del calendario successivo ad Adamo. È la parte del calendario biblico che soddisfa la nostra percezione della realtà basata sulla logica. Il fatto straordinario della relatività del tempo, la legge della relatività generale di Einstein, ha esteso la validità del calendario biblico a quei primi sei giorni.

Ha ovviato alla necessità di spiegare i fossili affermando che furono collocati nel nostro mondo dal Creatore per mettere alla prova la nostra fede nella Genesi o per appagare la nostra curiosità. La decadenza della radioattività nelle rocce, nei meteoriti e nei fossili registra il passaggio del tempo in modo preciso, ma il passaggio come tale viene misurato dagli orologi del nostro sistema di riferimento legato alla Terra. Quel tempo era, ed è ancora, esatto solo in senso relativo, cioè locale. Altri orologi in altri sistemi di riferimento registrano gli avvenimenti legati alla Terra in tempi molto diversi, ma altrettanto esatti. E sarà sempre così, finché l'universo seguirà le leggi di natura.

Possiamo fare soltanto delle ipotesi su quella che sarebbe stata la percezione dello scorrere del tempo nei primi istanti dell'universo per un essere umano che avesse avuto il privilegio di assistere a quegli avvenimenti nel sistema di riferimento eterno del nostro Creatore. Immagino che Genesi 1,31 ci dia un'impressione di quello che sarebbe stata quella percezione: —....e di nuovo fu sera, e poi mattina, il sesto giorno—.