Studiando e facendo arte per molti anni, arrivo finalmente alla tesi di laurea, tenendo conto dei fiumi di inchiostro che sono stati versati su questi argomenti. Ecco l'idea: una città, un popolo, una religione: un approfondimento su un cammino artistico di un popolo legato a una religione.

Non ho avuto dubbi sul fatto di occuparmi degli artisti ebrei della mia città, Torino; la comunità ebraica torinese, poi, si è sempre distinta per la sua presenza nel panorama cittadino e gli ebrei torinesi hanno certamente contribuito all'identità culturale con il loro operato.
Cominciando dal concetto che a un certo punto nasce un'arte ebraica, che viene riconosciuta come tale, inizia il —viaggio— attraverso gli artisti che ci sono ancora e quelli che non ci sono più. Dovendomi sinceramente preparare, ho avuto accesso, grazie all'appoggio della comunità ebraica di Torino, ai testi fondamentali, nonostante i loro dubbi sull'interesse ritenuto scarso e non importante.

Questa tesi è stata discussa a Cuneo, perché la sede universitaria era lì.

Ciò che mi chiedo, e chiedo anche a voi, è se sia giusto ritenere l'operato artistico di secondaria importanza; per quale motivo un popolo deve essere esclusivamente ricordato solo per i fatti che tristemente lo coinvolgono, anche oggi? Certo, gli ebrei sono ricordati come esponenti di grande cultura e di scienza, finanzieri, medici, architetti, ma sono anche stati musicisti e artisti: pittori, scultori, fotografi. L'artista dà cultura e contribuisce alla crescita culturale di chi lo fruisce.

Mi piacerebbe avere dei pareri da ebrei, che purtroppo all'interno della comunità non ho incontrato. D'altronde si pensi che il lavoro degli artisti ebrei attivi nel Novecento fu fortemente penalizzato dalla guerra e da quello che ne conseguì; questi fatti influenzarono oggettivamente il lavoro artistico.

Alla fine, ho comunque conosciuto un altro aspetto della cultura della mia città, non più esclusivamente famosa per la produzione industriale. Ringrazio per gli eventuali interventi. Luna