— E in quel giorno si sentirà il tuono in tutto il mondo, in una grande metropoli come Roma, e apparirà una fiamma di fuoco e consumerà le torri (migdalin) e i palazzi (Hechalin) e le torri cadranno, e molti grandi potenti (ravrave) moriranno in quel giorno, tutto coloro che si raduneranno contro di essa per distruggerla, non uno avrà speranza di scampare.

Da quel giorno, per dodici mesi tutti i re faranno consiglio per distruggere Israele, come è stato detto. Benedetto chi vivrà in quei giorni, benedetto chi non vivrà in quei giorni. Alla fine dei dodici mesi lo scettro di Giuda, il Re Messia, verrà — (Zohar Shemot II, 8a-8b)

— E su ogni monte e collina elevata ruscelli, torrenti d'acqua vi saranno nel giorno della grande strage, quando cadranno le torri —

Commenta Rashi che si tratta della grande strage (Shoah Ghedolah) avvenuta in terra di Ashur. Inoltre, per quanto riguarda le torri, Rashi fa riferimento al Targum Onqelos, che parla di RAVRAVIN (RAVRAVÉ) uomini potenti, generali. È lo stesso processo che vedete nel libro di Ester: uomini potenti come torri, riuniti intorno da Haman, tessono la trama, mentre la loro sorte è già segnata. L'acqua è simbolo dello sgorgare della vita e della Torah, e afferma Rashi che è il simbolo di Israele che rimane fermo come un grande albero vicino alla sorgente d'acqua. Il crollo dei simboli del potere terreno avvicina il cuore degli Israeliti al Cielo e favorisce con questo il disegno messianico. È una previsione di qualche evento? Rabbi Aqivà di fronte alla volpe vista sul monte del Tempio, sorride e afferma: se questo cattivo segno si è verificato anche gli altri buoni segni si verificheranno. Gli ebrei sono insomma inguaribilmente ottimisti, e ciò che stanno provando e ricercando nella Torah in questi giorni, per migliaia di anni lo abbiamo provato e ricercato. L'apocalittica dura poco, perché i simboli delle stragi (Shoah Ghedolah) dell'altro ieri si sovrappongono agli orrori di ieri.

Fino a quando? (Echà 1,1)

Fino al giorno che i profeti annunciano:

E avverrà che i superstiti delle nazioni insorte contro Gerusalemme, verranno ogni anno a prostrarsi di fronte al Re, il Sig-ore Zevaot e a celebrare la festa delle Capanne (Zaccaria 14,16)

Oseh Shalom bimromav yaaseh Shalom alenu

Luciano Tagliacozzo