Link: Author Challenges Rambam's Principles
Nel mondo ortodosso [americano] sta ribollendo un dibattito religioso sulla libertà intellettuale, in seguito alla recente pubblicazione di un libro che sfida la comune opinione all'interno dell'Ortodossia [americana] che i Tredici Principi di Maimonide rappresentino un'espressione vincolante del dogma teologico ebraico.
Il libro in questione è di Marc Shapiro, che ha pubblicato "The Limits of Orthodox Theology: Maimonides' Thirteen Principles Reappraised", in risposta a un articolo pubblicato nel 1989 da Rav Yehuda Parnes, che fino a poco tempo fa era Rosh Yeshivah della Yeshivah University — non dico altro!
Rav Parnes aveva sostenuto in quell'articolo che era atto eretico mettersi a studiare qualsiasi cosa fosse contraria ai 13 Articoli di Fede di Maimonide; e Marc Shapiro ha voluto confutarlo mostrando non solo che chi prende sul serio Parnes dovrebbe vietarsi di studiare Rashi (il quale riteneva che gli ultimi otto versi del Deuteronomio, che descrivono la morte di Mosè, non fossero di pugno di lui), ma anche che il comportamento stesso degli ebrei ortodossi [americani] mostra che essi non hanno mai inteso gli Articoli di Fede come proposizioni dogmatiche.
Forward ha intervistato Rav J. David Bleich, il quale, pur non avendo letto il libro di Shapiro, afferma che nell'ebraismo ortodosso [americano] contemporaneo esistono delle proposizioni dogmatiche, e se un'opinione a esse contraria viene ora respinta, non vale il consenso che ha avuto in passato a riscattarla.
Dopo avervi invitato a leggere l'articolo con i vostri occhi, vorrei esprimere la mia opinione.
L'atteggiamento descritto da Forward è assai alieno da quello degli ebrei [ortodossi] italiani (per questo mi sono premurato di inserire più volte la parola "americano/i" tra parentesi quadre), i quali non riuscirebbero a riconoscerlo come ebraico.
Eppure non si può disconoscere un atteggiamento adottato dal Rosh Yeshivah emerito della Yeshivah University, e da altri rabbini.
La conclusione che ne traggo e che modestamente vi propongo è questa: è pericoloso disconoscere un atteggiamento come "non ebraico", in quanto è molto facile, anche via Internet, trovare controesempi di insospettabile autorevolezza.
L'unica cosa che si può fare è abituarsi ad "etichettare" le idee e i comportamenti come ora si è obbligati a fare con la carne — ovvero prendendo nota dell'autore, della corrente a cui appartiene, del contesto culturale e del costume del luogo e del tempo.
In questo modo diventa possibile valutare l'autorevolezza dell'idea o del comportamento proposto, e la compatibilità con la forma di ebraismo che si adotta.
Come ho già detto, Rav Parnes non riuscirebbe a ottenere l'approvazione dei suoi colleghi italiani, a onta dei suoi titoli — e sarebbe sbagliato mettersi a parteggiare per lui o per gli altri.
Ciao.