Nell'atteso sequel c'è una citazione-chiave di Kafka, che si riferisce all'antico testo ebraico. Articolo di Wlodek Goldkorn. Messaggio inviato da MMAX venerdì 6 giugno su I.C.E.

— Ci sono tante porte, ma attraverso una sola si può entrare nel cuore della Matrice. — Così, "Il fabbricante della chiave" spiega a Neo il modo per rendere innocua la Matrice e liberare la mente.

Stiamo parlando di "Matrix Reloaded", l'atteso sequel di "The Matrix", che sta per approdare alle nostre sale, e di cui Neo, interpretato da Keanu Reeves, è il protagonista. La storia, diretta dai fratelli Wachowski, può essere letta e interpretata a vari livelli: da uno spettacolare film di fantascienza all'excursus nella Gnosi e nell'esoterismo con forti simbologie massoniche e fino alle allusioni alla psicanalisi: "l'Architetto", l'uomo che controlla la Matrice che imprigiona la mente, assomiglia fisicamente a Freud.

Il tema del film, divertente ma un po' troppo lungo, è ovviamente la lotta tra il Bene e il Male. Non a caso il Bene, e cioè gli umani che resistono alle macchine e soprattutto hanno la capacità di tradire la razionalità per il sentimento, vivono in una città chiamata "Zion" (e così tradotta dai curatori italiani della pellicola, forse per paura di chiamarla Sion, cioè sinonimo di Gerusalemme, a sua volta sinonimo della redenzione).

Ma colpisce in quel contesto, dell'esaltazione del sentimento contro la fredda razionalità, una citazione dal Talmud, filtrata dall'opera di Franz Kafka: la storia della porta che occorre attraversare, una porta sola, appunto. Rimanda al racconto "Davanti alla legge" che fa parte di "Metamorfosi", e dove il "guardiano della legge" spiega all'"uomo venuto di campagna" che una sola porta gli avrebbe permesso l'accesso alla legge, e cioè alla libertà della mente. Quel racconto, a sua volta, non è altro che una rielaborazione di una storiella del Talmud. Così il vecchio Talmud di duemila anni, con i Wachowski, viene recuperato da un film destinato a segnare le tendenze di moda, pubblicità, costume.