L'insigne dotto Rabbi Yehoshua Ben Chananya era contrassegnato dal marchio di una straordinaria bruttezza. Una volta la figlia dell'imperatore, di fronte al suo aspetto repellente, esclamò: "Peccato che tanta saggezza sia custodita in un recipiente così brutto".

Allora, con sua meraviglia, il Rabbi le chiese: "L'imperatore tuo padre dove conserva il suo vino?". "In recipienti d'argilla" fu la risposta. "Di questo" ribatté Rabbi Yehoshua "sono io a dovermi meravigliare. In conformità al suo rango, tuo padre dovrebbe scegliere a tale scopo recipienti d'argento e d'oro".

"Hai ragione" fece la principessa, e consigliò al padre di far versare il vino, da quel momento in poi, in anfore d'argento e d'oro. Il risultato fu che il vino, entro un tempo relativamente breve, divenne aceto.

Ma quando l'imperatore venne a sapere dalla figlia che era stato Rabbi Yehoshua a darle quella bizzarra idea, gli chiese spiegazioni in merito. Il Rabbi si giustificò dicendo loro che con la sua osservazione aveva voluto solo impartire alla principessa una meritata lezione per il suo rilievo offensivo.

"Però" rimarcò l'imperatore "ci sono anche degli uomini belli che sono insigniti di grande dottrina!". "In ogni caso, se fossero brutti, sarebbero ancora più dotti" rispose il Rabbi Yehoshua. (Taanit 7a)

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L'ambizione punita della luna

In origine sole e luna erano di pari grandezza. A entrambi erano stati concessi eguale intensità luminosa, eguale dominio e eguale potenza. Quando uno degli astri tramontava, l'altro doveva rifulgere con immutato chiarore e percorrere la sua orbita nel firmamento. Questo la luna non poteva sopportarlo. La faceva soffrire che, oltre a lei, ci dovesse essere qualcosa di altrettanto grande. Si accostò quindi al trono dell'Onnipotente.

"Signore dell'universo," cominciò "possono due re usare la medesima corona? In un regno possono due egualmente potenti governare uno accanto all'altro? L'intero tuo ordine del mondo non esige che uno sia subordinato all'altro?".

"Allora tu diventerai più piccola," le rispose l'Eterno "e riceverai luce solo dal sovreminente sole".

Così il sole restò l'astro grande mentre la luna si affievolì e divenne un astro piccolo, che splende soltanto con i raggi che riceve dal possente sole. Ma la luna non volle accontentarsi e obiettò: "Signore dell'universo, devo rimpicciolirmi per aver detto al tuo cospetto una cosa giusta?".

Allora D-o la consolò dicendo: "Ogniqualvolta, di notte, apparirai in cielo, ti accompagneranno miriadi di stelle come dignitari al seguito di un sovrano, e inoltre gli israeliti conteranno su di te i giorni e gli anni". E così fu. (Chullin 60b)

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Il pesciolino d'oro

Nell'oceano, in mezzo al mare, sull'isola delle cagnare, c'era una piccola capanna cadente; in quella casetta vivevano un vecchio e una vecchia. Vivevano in gran povertà; il vecchio, fatta una rete, se ne andava sul mare a pescar pesci, e solo così riusciva a guadagnarsi il suo cibo quotidiano. Una volta il vecchio aveva appena gettato la sua rete e cominciava a tirare; ma gli pareva così pesante come non gli era mai successo prima: poté appena tirarla fuori. Guarda: la rete era vuota; c'era in tutto e per tutto un solo pescetto; non era però un pesciolino semplice, ma d'oro. Con voce umana il pesciolino supplicò:

"Non prendermi, vecchietto! È meglio che mi lasci andare nell'azzurro mare; vedrai che ti sarò utile: quel che desideri farò".

Il vecchio pensa e ripensa, poi dice: "Io da te non ho bisogno di nulla: vattene a passeggiare nel mare!". Gettò in acqua il pesciolino d'oro e tornò a casa. La vecchia gli chiede: "Ne hai preso molto vecchio?".

"Un pesciolino d'oro in tutto e per tutto e anche quello l'ho ributtato in mare; m'ha pregato tanto: lasciami nel mare azzurro! Diceva: ti sarò utile, quel che desideri tutto farò! M'ha fatto pena quel pesciolino, non gli ho fatto pagar riscatto, l'ho rimesso in libertà gratis".

"Ah vecchio diavolo! T'era capitata nelle mani la fortuna, e non hai saputo servirti. Potevi chiedergli almeno del pane! Presto non avremo più neppure un tozzo secco, con che cosa ci riempiremo lo stomaco allora?".

Il vecchio non ne poteva più, andò dal pesciolino d'oro a chiedergli il pane; arrivò al mare e chiamò a gran voce: "Pescetto pescetto, vieni fuori! Metti il muso sulla proda, verso il mar punta la coda". Il pesciolino nuotò a riva: "Che ti serve vecchio?". "La vecchia s'è irritata, per pane m'ha mandato". "Torna a casa, avrete tutto il pane che vorrete".

Il vecchio tornò: "Be' vecchia, c'è il pane?". "Pane ce n'è abbastanza, ma va' dal pesciolino d'oro e chiedigli che ti costruisca una capanna nuova; nella nostra è impossibile vivere, solo a guardarla cade!".

Il vecchio andò al mare: "Pescetto pescetto, vieni fuori, metti muso sulla proda, verso il mar punta la coda". Il pesciolino s'avvicinò nuotando e chiede: "Cosa t'occorre, vecchio?". "Costruisci una capanna nuova per noi; la vecchia grida, non mi dà pace, non voglio vivere in questa vecchia casa!". "Non t'affliggere, vecchio! Va' a casa e prega D-o, tutto sarà fatto".

Il vecchietto tornò: nel suo cortile sta una capanna nuova, di quercia con arabeschi intagliati. La vecchia gli corre incontro più che mai infuriata sgridandolo peggio di prima: "Ah vecchio cane! Non sai sfruttare la fortuna. Hai chiesto la capanna e pensi forse che sia tutto fatto? No, torna un'altra volta dal pesciolino d'oro e digli: io non voglio esser contadino, voglio essere governatore".

E così la vecchia divenne governatrice. Quando il vecchio tornò, invece della capanna vide innalzarsi una casa di mattoni a tre piani; nel cortile corrono i domestici, in cucina un cuoco si dà da fare; e la vecchia, in un ricco vestito di broccato, seduta su un'alta poltrona, impartisce ordini.

"Salute, moglie!". "Ah tu! Pezzo di ignorante! Come osi chiamar moglie me, la governatrice? Ehi, gente! Prendete questo contadinaccio, portatelo nelle stalle e frustatelo!".

Passò un po' di tempo, la vecchia si stancò di essere governatrice, fa chiamare il vecchio e comanda: "Vecchio diavolo, va' dal pesciolino d'oro e digli che non voglio essere governatrice ma voglio essere la sovrana del mare perché tutti i mari e tutti i pesci mi obbediscano".

Il vecchio si fece coraggio e andò al mare: "Pescetto pescetto, vieni fuori! Metti il muso sulla proda verso il mar punta la coda". Il pesciolino d'oro non venne! Il vecchio lo chiamò un'altra volta: di nuovo niente! Lo chiama una terza volta: d'improvviso il mare rumoreggiò, s'agitò; prima era chiaro, ora s'oscurò tutto. Nuota a riva il pesciolino: "Vecchio, cosa ti serve?".

"La vecchia è sempre più prepotente, ormai vuol essere la sovrana del mare, vuol regnare su tutte le acque, vuol comandare tutti i pesci". Nulla disse il pesciolino d'oro, si voltò e si sprofondò nel mare.

Il vecchio torna indietro, guarda, e non crede ai suoi occhi: è come se il palazzo non fosse mai esistito, al suo posto c'è la piccola capanna cadente, e nella capanna è seduta la vecchia, in un abito stracciato. Così ricominciarono a vivere come prima; ma per quanto buttasse la rete in mare, non gli capitò più di prendere il pesciolino d'oro.