L'opera "Snow White and the Madness of Truth" scatena un caso diplomatico a Stoccolma: l'ambasciatore israeliano Zvi Mazel danneggia l'installazione che ritrae una kamikaze palestinese, scatenando la dura reazione delle autorità svedesi e del mondo dell'arte.

"Biancaneve e la follia della verità": per i curatori svedesi della mostra è un'opera d'arte. Ma quando l'ambasciatore israeliano a Stoccolma se la trova davanti, non si trattiene: stacca tutti i fili delle lampade che illuminano la struttura e getta un faro nell'acqua. La protesta fa intervenire il direttore del museo, che gli chiede di andarsene.

L'incidente all'inaugurazione ha aperto uno scontro diplomatico tra Israele e la Svezia. Il ministero degli Esteri svedese ha giudicato "totalmente inaccettabile" il gesto dell'ambasciatore Zvi Mazel e lo ha convocato per chiarimenti. Lo Stato ebraico accusa Stoccolma di non aver rispettato gli accordi: la mostra è legata a una conferenza sul genocidio e il governo svedese si era impegnato a non fare riferimenti al conflitto in Medio Oriente.

L'ambasciatore ha raccontato di essere rimasto scioccato da quella che ha definito "una mostruosità intollerabile che glorifica gli attentati suicidi". La foto è quella di Hanadi Jaradat, la kamikaze che il 4 ottobre si è fatta saltare in un ristorante di Haifa uccidendo 21 persone (tra cui molti bambini), in uno degli attentati più sanguinosi della Seconda Intifada.

"Sulla parete c'era un testo che giustificava la sua azione — continua Zvi Mazel — e non potevo sopportare di vedere una terrorista ben truccata che galleggia serenamente tra i fiumi di sangue dei miei fratelli". L'opera è stata realizzata da Dror Feiler, un israeliano che vive in Svezia, e dalla moglie Gunilla Sköld. L'artista è un attivista del gruppo "Jews for Israeli-Palestinian Peace".

"L'installazione — spiega Feiler — vuole fare capire come le persone deboli, se vengono lasciate sole, possano essere capaci di atti orribili". Aggiunge che quello dell'ambasciatore è stato un "gesto vandalico" contro la libertà d'espressione. Secondo Israel Radio, un'opera che presentava il conflitto da un punto di vista israeliano sarebbe stata esclusa dalla mostra dopo pressioni della Siria.

(Articolo di Cesare Simonetti, dal Corriere della Sera del 18.01.04)