Hebron, nella Giudea: 18.000 arabi e 1.000 ebrei tra le pietre. Una riflessione storica tratta dai reportage di Albert Londres (1930) che documenta il massacro del 1929, quando la pacifica convivenza millenaria fu spezzata dal sangue.

Hebron: Il Ghetto della Montagna

Siamo a Hebron. Vi dicono che qui è tutto arabo, ma nel muro del bazar c’è un buco: la porta del ghetto. Lì vivono mille ebrei, non "fusti" di Tel Aviv, ma ebrei eterni, qui dal giorno di Abramo, amici degli arabi da sempre. Hebron era famosa per la sua Scuola Talmudica, non per il nazionalismo.

Il 24 agosto 1929, alle nove del mattino, la furia si scatenò. Nella Banca anglo-palestinese, dove molti si erano rifugiati, gli arabi scovarono e massacrarono decine di persone. Rabbini scotennati, studenti sgozzati, donne violate e uomini mutilati. Una ferocia che non risparmiò nemmeno i pii studiosi che cercavano solo "l'ombra di Dio" nei testi sacri.

Safed: Il massacro del 29 agosto

Safed, nell'alta Galilea. Tre cucuzzoli coperti di case dove vivono i vecchi Chassidim che coltivano lo Zohar. Il 29 agosto, dopo sei giorni di tensioni ignorate dagli inglesi, la folla armata di pugnali e randelli entrò nelle case dei loro vicini di vent'anni.

Il figlio del viceconsole di Persia racconta: "Mio padre si affacciò alla finestra e chiese: 'Cosa volete amici miei?'. Risposero: 'Scendi, vogliamo ammazzare te e la tua famiglia'. Mio padre scese a braccia aperte verso un arabo che credeva amico; quello estrasse il pugnale e gli fese il cranio".

La fine di una convivenza

A Safed morì anche il grande Rabbino Ismaele Cohen, 84 anni. A Hebron fu bruciata la Torah antica, portata dalla Spagna nel 1492. Albert Londres raccoglie le grida di vecchi come Salomon Yuan Goldschweig che chiedono ancora oggi: "Perché?".

Questi eventi segnarono la fine della presenza ebraica millenaria in queste città fino alla loro successiva ricostituzione, lasciando una cicatrice indelebile nella storia del XX secolo.

(Testo originale di Albert Londres, 1930)