Una settimana di pianti e di ricordi è appena passata. Dalle tenebre di Auschwitz alla gioia dell'indipendenza, Israele attraversa i giorni più intensi del suo calendario civile, celebrando il suo 56° compleanno tra dolore e speranza.
I ragazzi israeliani, a scuola e a casa, hanno ricevuto una dose di sofferenza e di lacrime sopportabile forse solo se si è ebrei e si ha nel DNA il gene del dolore. Nella Giornata della Shoah hanno pianto e hanno rivissuto con tristezza e disperazione la tragedia del loro popolo in Europa.
La vita in Israele è scandita dalle celebrazioni che ricordano il dramma di tutta la nostra storia. È nel periodo dopo Pesach, la prima lotta per l'indipendenza degli ebrei, che incominciano i pellegrinaggi degli studenti al Memoriale della Shoah a Gerusalemme e ai campi della morte in Polonia. Il grigio oscuro di Auschwitz si popola di giovani ebrei vivi che portano alte le bandiere di Israele: i figli del popolo sterminato che alzano al cielo le bandiere del loro Paese rinato dopo duemila anni di persecuzioni.
Asciughiamo le lacrime, ragazzi: oggi siamo liberi a casa nostra, anche nel nome della cenere di sei milioni di nostri morti. Liberi? Solo ieri i cimiteri di Israele erano bagnati di lacrime per tutte le tragedie del dopo Shoah, per i fratelli, spesso fratellini di pochi mesi, per le mamme e i papà ridotti in pezzi qui a casa loro mentre andavano a fare la spesa. Sepolti insieme.
Nei cimiteri di Israele ci sono quasi mille tombe nuove, quelle di quest'ultima guerra, spesso tombe di famiglie intere morte nello stesso attentato. I ragazzi scout si sono sparpagliati per il Paese con le loro candeline per andare ad accenderle dove non c'è più nessuno che lo possa fare. Hanno pulito e detto il Kaddish per chi non aveva più nessuno che lo recitasse.
Ancora oggi c'è chi vuole la nostra scomparsa, chi proclama che "Israele non ha senso di esistere". Solo ieri, durante la Festa della Liberazione in Italia, c'era chi urlava contro gli ebrei "nazisti, via di qua" e sputava sulla bandiera della Brigata Ebraica che aveva combattuto a fianco degli alleati per liberare l'Italia dal nazifascismo.
Eppure lo siamo. Noi siamo liberi. Siamo liberi perché oggi possiamo festeggiare il cinquantaseiesimo compleanno di Israele. Siamo liberi perché, con tutto il mondo contro, sappiamo reagire e oggi i prati e le campagne di Israele sono pieni di ebrei che festeggiano cantando, ballando e mangiando.
Siamo liberi perché ascoltiamo le sirene che urlano per i nostri morti e le ascoltiamo in piedi nelle nostre città, nelle nostre piazze, nelle nostre autostrade. Tutti insieme, un popolo intero e straziato in piedi, insieme, a ricordare. Possiamo gridare: "Viva Israele, Viva la libertà, Viva gli ebrei". Buon Compleanno Israele!
Deborah Fait