Non sarà per sparare sulla croce rossa, ma sembra proprio che dopo tanti anni d'onesto servizio il simbolo distintivo delle ambulanze di mezzo mondo sia destinato a cambiare per fare spazio a una maggiore inclusività internazionale.

Nel futuro immediato, a quanto sembra, dovremo abituarci ad associare l'ululato delle sirene con qualcosa di diverso: le sfaccettature di un diamante rosso. Il de profundis di uno degli ultimi solidi punti di riferimento contemporanei lo ha suonato a Londra Cornelio Sommaruga, già presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Sommaruga ha annunciato che la proposta di un simbolo neutro e accettabile da tutte le culture mondiali sarà sottomessa alla conferenza di Ginevra. Entusiasti i presenti, appartenenti all'associazione degli amici del Magen David Adom (MDA). Dietro questa sigla si cela infatti la "consorella scomoda" dell'organizzazione di Ginevra, la stella di Davide rossa, attiva dal 1949 in Israele e in altre realtà internazionali.

Mostrando un bozzetto del diamante rosso (uno dei numerosi simboli presi in esame), il diplomatico ha espresso l'auspicio che la proposta sia accettata al fine di consentire alla Croce Rossa di riconoscere una eccellente e fondamentale organizzazione di soccorso come quella del Magen David Adom. Quasi a giustificarsi, Sommaruga ha ricordato che il simbolo originale si basava sulla bandiera svizzera e non ha mai avuto pretese religiose, pur rispettando chi non si sente di adottare la croce.

Sorprendente la reazione della signora Rina Amikam, responsabile del MDA: "Avremmo preferito mantenere le insegne della stella di Davide, ma siamo pronti ad adottare un nuovo simbolo se anche gli altri paesi faranno altrettanto". L'istanza di cambiare il simbolo, infatti, non è stata avanzata da parte ebraica, ma piuttosto da quei paesi che per decenni hanno negato il riconoscimento alla stella a sei punte, mentre la Mezzaluna Rossa (per i paesi islamici) e il Leone e Sole Rosso (precedentemente usato dall'Iran) sono realtà riconosciute da tempo.

Nel nome del politically correct sembra venuto il momento di dire addio all'esclusività della Croce Rossa per accogliere un'organizzazione che fa anticamera a Ginevra da quasi cinquant'anni. Poco male, se di progresso si tratta, a patto che questo porti a una reale cooperazione globale senza pregiudizi.