Quando Hitler decise lo sterminio degli ebrei d'Europa, la sua macchina propagandistica era pronta: usò le organizzazioni giovanili per indottrinare i giovani tedeschi ed educarli all'odio e all'assassinio. Con la morte del dittatore nel bunker di Berlino si disgregò il terrore nazista, ma il metodo dell'indottrinamento precoce ha trovato tragiche imitazioni nei decenni successivi.
Yasser Arafat ha dedicato la sua vita alla distruzione di Israele; lo fece scrivere nel lontano 1968 sulla Carta palestinese e, nonostante le sue assicurazioni menzognere, non tolse mai quel comma in cui si parlava della distruzione totale dello Stato sionista. Arafat, come Hitler, puntò sui giovani per raggiungere il suo scopo criminale e attraverso la scuola – che era sotto il suo personale controllo come la televisione – educò generazioni di palestinesi all'odio e all'assassinio, aggiungendo però il suo tocco personale squisitamente arabo: il martirio.
Con determinazione e pazienza Arafat – nipote di Amin al-Husseini, convinto nazista e amico personale del Führer – creò la sua personale versione della "Hitler-Jugend". Questa forza, rinnovata di generazione in generazione, ha prodotto milioni di giovani indottrinati che negli ultimi 40 anni si sono macchiati di efferati atti di terrorismo, arrivando nell'ultimo biennio al terrorismo suicida: una "raffinatezza" che Hitler, di cultura europea, non aveva considerato.
Gli israeliani lo fecero uscire dall'esilio di Tunisi, lo insediarono a capo dell'Autorità Palestinese, gli fecero dare il Premio Nobel e ne armarono la polizia, senza prevedere che avrebbero dato al cobra la possibilità di stringere la sua morsa. Lui, in totale violazione degli accordi di Oslo, attaccò Israele con decine di attentati terroristici e intensificò l'educazione all'odio dei bambini palestinesi. Mentre Israele si illudeva parlando di "pace", gli autobus saltavano come castagnole.
Quando nel 2000 Arafat rifiutò il piano di pace Clinton-Barak a Camp David, la sua "Hitler-Jugend" era pronta a colpire. Gli Imam delle moschee palestinesi, su ordine di Arafat, rinforzarono il lavoro predicando l'assassinio di ebrei ovunque si trovassero, mentre il dittatore chiamava alla Jihad e al martirio. Una macchina perfetta di violenza e propaganda per arrivare alla distruzione di Israele mettendo anche il mondo intero contro lo Stato ebraico.
Forse solo allora gli israeliani si resero conto della realtà cui non avevano mai voluto credere, anche a causa della miopia politica di leader pacifisti convinti che l'unico desiderio del rais fosse dare una patria al suo popolo. Gli israeliani questa patria erano pronti a dargliela a Camp David, a costo di dolorose rinunce territoriali, tutte sistematicamente rifiutate dal dittatore per poter incominciare una guerra come Israele non aveva mai visto in 54 anni di storia.
Come Hitler, anche Arafat aveva bisogno della guerra per rimanere al potere. Mentre la pace era proprio dietro l'angolo, diabolicamente la rifiutò senza il minimo scrupolo, portando i palestinesi alla rovina totale. Come i tedeschi furono pronti a seguire Hitler verso la morte, così i palestinesi, rinunciando alla pace e alla patria, lo hanno seguito verso la distruzione.
La "soluzione finale" di Hitler era l'assassinio degli ebrei europei. La soluzione finale di Arafat era la fine dello Stato di Israele. Hitler aveva espresso il suo disegno criminale nel Mein Kampf; Arafat lo aveva messo nero su bianco nella Carta Palestinese e nei libri di testo scolastici. Il disegno di "Mr. Palestine" era far insorgere il mondo arabo contro Israele, consapevole che da solo non avrebbe vinto, ma i suoi calcoli fallirono e nessun esercito arabo si mosse.
Restava la solita Europa a fianco del dittatore, sempre pronta a schierarsi contro gli ebrei, credendo alle promesse di Arafat espresse in lingua inglese. L'Europa finanziò tale propaganda e i libri di testo antisemiti in cui si raccontava ai bambini che gli ebrei erano "scimmie e maiali".
Finalmente Israele ha capito che le bombe umane sono la versione arafattiana della Hitler-Jugend e che per distruggere la macchina del terrore bisogna eliminarne l'inventore. Israele deve oggi rimuovere Arafat, distruggere le infrastrutture del terrorismo e contemporaneamente sopravvivere agli attacchi suicidi. Arafat non avrà il coraggio di suicidarsi come Hitler; preferisce urlare che morirà da martire, ma il suo cinismo e la sua corruzione lo stanno portando, meritatamente, a una fine isolata.