Un nuovo studio rivela l'esistenza di otto leopardi in Israele
Articolo di Zafir Inat pubblicato il 20 gennaio 2004 in prima pagina del quotidiano Haaretz e tradotto da Dani Botton
Uno studio recente, effettuato da una studentessa candidata al Master presso il Dipartimento di Zoologia dell'Università di Tel Aviv, rivela che in Israele sono rimasti solamente otto leopardi, due dei quali nel deserto della Giudea.
Lo scopo della ricerca svolta da Inbar Perez è stato quello di fornire alla "Nature and Parks Authority" le informazioni utili per la tutela dei leopardi che per anni sono stati in pericolo di estinzione.
I leopardi in Israele appartengono alla sottospecie Panthera pardus nimr (leopardo d'Arabia), diffusasi in passato dal Negev e dalla Penisola del Sinai fino alla Penisola Arabica. Nel corso della storia l'uomo ha cacciato un gran numero di leopardi, danneggiando il loro habitat. Secondo le ultime stime si presume che siano rimasti meno di un centinaio di leopardi nella Penisola Arabica (Yemen, Arabia Saudita e Oman) mentre nelle regioni circostanti, compreso Israele, se ne stimano meno di cinquanta.
A differenza degli studi precedenti sui leopardi in Israele e nel resto del mondo, la Perez non ha inseguito i leopardi, né li ha intrappolati per collegarvi una trasmittente. Questi metodi di studio sono considerati invasivi e potrebbero costituire un impedimento per il leopardo che è abituato a vivere isolato, entra in contatto con la femmina soltanto nei periodi di corteggiamento e mantiene una distanza di sicurezza dagli esseri umani.
Il documentario "L'Ultima Tigre", proiettato recentemente a Tel Aviv, segue le tracce del solo leopardo che il regista Yishri Halperin e lo zoologo Haim Berger ritengono sia rimasto nel Deserto della Giudea. Ma descrivere il leopardo del film come l'ultimo non è esatto. Sembra infatti che vi siano almeno due leopardi nel Deserto della Giudea, Hariton ed una femmina. Di recente il leopardo Hariton si è introdotto un paio di volte nel Kibbutz Ein Gedi ed è stato visto portarsi via nelle fauci un gatto domestico, che è stato successivamente divorato.
Secondo il risultato della ricerca sponsorizzata dall'Università di Tel Aviv, vivono complessivamente otto leopardi in tutto il paese. Inbar Perez ha svolto il suo studio basandosi sulla raccolta di dati genetici sui leopardi. Coadiuvata dagli ispettori dell'Authority per la tutela dell'Ambiente e dei Parchi, ha raccolto delle deiezioni di leopardo nel Deserto della Giudea e nel Negev, ha poi analizzato il DNA ivi contenuto presso il laboratorio del Dr. Ofer Mokadi alla TAU. Ciò le ha consentito di distinguere la provenienza dei vari campioni e di ricavare dei dati sul sesso degli animali. La Perez stessa riconosce di non essere riuscita a vedere un solo leopardo nel corso dello studio.
Dall'analisi delle informazioni provenienti da 54 campioni di DNA prelevati in vari siti, si ricava l'indicazione dell'esistenza di tre femmine e di cinque maschi nel Deserto della Giudea e nel Negev. Il relatore della Perez, Dr. Eli Gefen, sostiene che questo numero di leopardi non è rigorosamente accurato, poiché l'analisi genetica è basata su valutazioni statistiche e, inoltre, è difficile distinguere fra leopardi che presentano una grande somiglianza genetica fra di loro. In ogni caso, continua Gefen, questa è la migliore stima ottenuta ad oggi, specialmente se si confrontano altri studi nei quali sono stati seguiti solo alcuni leopardi. "Utilizzando questo metodo in futuro saremo in grado di sapere se la popolazione di leopardi è aumentata o diminuita" conclude Gefen.
Lo zoologo Yotam Nifna, che aveva seguito la comunità di leopardi dal 1986 al 1990, aveva stimato la loro popolazione dai 10 ai 20 esemplari, più di quanti ve ne siano oggi.
Sembra che i leopardi si spostino da una regione all'altra, poiché è stata trovata una grande somiglianza genetica fra due leopardi del deserto della Giudea e uno del Negev. I leopardi vivono in zone molto vaste, con estensioni di centinaia di chilometri quadrati, e durante il periodo di accoppiamento il maschio percorre grandi distanze.
Più la comunità è piccola e isolata, maggiore è il rischio di estinzione, poiché in questo caso i leopardi finiscono per perdere la propria differenziazione genetica, rispetto a quanto si verifica nelle popolazioni più estese. Aumenta perciò la loro vulnerabilità a malattie infettive e ne diminuisce la probabilità di riproduzione. Infatti, l'esame genetico della presente ricerca dimostra che i leopardi si accoppiano con i loro parenti, aumentando il rischio di difetti fisici o di carenze della loro capacità riproduttiva. Dato che la Perez non ha visionato dei leopardi presi in trappola, non è risaputo se alcuni esemplari presentano questi difetti.
L'esiguo numero di leopardi rimanenti ne aumenta il pericolo di estinzione, poiché con l'andare del tempo potrebbero non essere più in grado di sopravvivere in Israele. Per favorire la ripresa della popolazione, occorrerebbe aumentarne la differenziazione genetica portando in Israele dei leopardi della stessa sottospecie e reintroducendoli nell'ambiente.
Ma la Perez osserva che nella regione sono rimasti pochissimi leopardi di questa sottospecie, e sarebbe quindi difficile trovare dei candidati da reintrodurre in natura in Israele.
Sono stati creati dei recinti di riproduzione per leopardi negli Emirati Arabi Uniti e nell'Oman, al fine di consentirne la futura reintroduzione in natura; finché Israele non avrà legami con questi paesi, non sarà possibile avvalersi del loro aiuto per salvare il leopardo israeliano. Ammettendo che ciò si possa realizzare in futuro, vi sono comunque scarse probabilità di successo che la Perez valuta nell'ordine del 38% per gli animali selvatici cresciuti in cattività e reintrodotti in natura, mentre per i grossi predatori come il leopardo le probabilità si riducono ulteriormente.