Alcuni membri palestinesi del Ginevra Agreement Group ci hanno informato che non possono venire a Ginevra non perché hanno cambiato idea, ma perché sono sotto grave pressione da parte degli estremisti fanatici del movimento palestinese. Ciò è molto interessante e significativo.
Tutti noi ora sappiamo che non si tratta del conflitto tra Israele e Palestina, ma di un conflitto tra pacifisti e fanatici di entrambe le parti. Questo sarà un conflitto lungo, duro e complicato, dato che i nemici della pace di entrambe le parti hanno argomenti molto simili. Sia gli estremisti militanti palestinesi che israeliani contestano a noi del Ginevra Group: "Voi avete fatto troppe concessioni, avete rinunciato a troppo, avete tradito i principi sacri del nostro Paese e movimento".
È significativo che i fanatici possano unirsi così facilmente e usare gli stessi argomenti. È nella natura degli estremisti e dei fanatici disprezzare ogni compromesso perché per loro ogni compromesso è sempre un tradimento. Penso che ci sia un certo messaggio per l'opinione pubblica italiana, europea e di tutto il mondo nascosto in questo fronte del rifiuto dei fanatici palestinesi e estremisti israeliani.
Il messaggio è: voi non dovete più scegliere fra essere pro israeliani o pro palestinesi, dovete essere per la pace, dovete dare campo alla pace in Israele e in Palestina. Dovete dare tutta l'empatia, l'appoggio e l'aiuto che potete.
A Ginevra sarà presentato per la prima volta in cento anni di conflitto palestinese-israeliano un modello di piano di pace in cui sono trattate tutte le questioni controverse incluse quelle più difficili: il futuro degli insediamenti, le linee esatte dei confini internazionali futuri tra Israele e Palestina, il futuro dei rifugiati palestinesi, il futuro dei contesi luoghi sacri, il futuro di Gerusalemme. Adesso abbiamo risposte sulle quali conveniamo a tutte queste domande: penso che questo piano, che non è niente più di un modello, debba essere sostenuto da ogni singolo amante della pace nel mondo invece di accusare israeliani, musulmani e arabi. Invece di attribuire lamentele moralistiche o moralizzanti a questa o a quella parte, questo è il momento di aiutare entrambe le parti perché entrambe stanno affrontando un'operazione chirurgica molto dolorosa, come un'amputazione, e farà un male d'inferno.
I palestinesi dovranno rinunciare a parte dei loro sogni e gli israeliani dovranno rinunciare a parte dei loro sogni. Ma non è forse attraverso la sindrome della maturazione che una persona o una nazione rinunciano a parte dei loro primi sogni per essere in grado di fare avverare altri sogni, sacrificare alcuni dei sogni da teenager per perseguire altre speranze e desideri? Uno può addirittura offrire una specie di barometro: più sono alte le urla dei fanatici di entrambe le parti, più la speranza è concreta.
Vorrei concludere spendendo qualche parola sulla speranza: credo che la speranza sia l'antidoto contro il fanatismo, fanatismo e fondamentalismo alimentati dalla disperazione e dall'assenza di speranza. Il fanatico che muore come kamikaze è un uomo o una donna che ha perso ogni speranza, ogni interesse in questo mondo. L'antidoto è creare speranza, iniettare speranza, generare speranza. Credo che Ginevra oggi sia dedicata a generare speranza israelita, speranza palestinese, speranza internazionale, perché è la speranza che può frenare i fanatici isolati. Se il piano di pace di Ginevra, il modello di pace di Ginevra, ha già persuaso almeno uno dei potenziali kamikaze che stava già misurando la cintura esplosiva sul suo corpo e studiando la mappa della città dove si sarebbe fatto esplodere, in un bus o in un ristorante o in un asilo, se un fanatico del genere, che conosce il modello di pace di Ginevra, dice: "Aspetta, forse c'è speranza, futuro, forse dovrei posticipare, rinviare la mia operazione, annullare il mio proposito, vivere e lasciar vivere quei bambini nell'asilo", se questo è il solo risultato del modello di pace di Ginevra, ne è valsa la pena e abbiamo fatto un grande passo in avanti nella direzione di creare speranza. Ora quello di cui abbiamo soprattutto bisogno è la simpatia, l'appoggio e l'aiuto di tutto il mondo.
Vi ringrazio.
(Traduzione di Gabriella e Ettore Iannelli)
Amos Oz