Il Periodo del Mandato, di Mitchell G. Bard
[Miti da confutare]
04.a. "I Britannici hanno aiutato gli Ebrei a farà sloggiare la popolazionernaraba nativa della Palestina"
04.b. "I Britannici hanno permesso agli Ebrei di dilagare in Palestinarnmentre l'immigrazione araba era strettamente controllata"
04.c. "I Britannici hanno cambiato la loro politica dopo la Seconda GuerrarnMondiale per consentire ai superstiti dell'Olocausto di stabilirsi inrnPalestina"
04.d. "Con la crescita della popolazione ebraica in Palestina, e' peggioratarnla sorte degli Arabi palestinesi"
04.e. "Gli Ebrei hanno rubato la terra araba"
04.f. "I Britannici hanno aiutato i Palestinesi a convivere pacificamenterncon gli Ebrei"
04.g. "Il Mufti non era antisemita"
04.h. "L'Irgun ha fatto saltare in aria l'Albergo Re Davide all'interno dirnuna campagna di terrore contro i civili"
[I miti in dettaglio]
04.a. MITO
"I Britannici hanno aiutato gli Ebrei a far sloggiare la popolazione araba nativa della Palestina"
04.a. FATTI
Herbert Samuel, un Ebreo britannico che fu il primo Alto Commissario di Palestina, pose dei limiti all'immigrazione ebraica "nell'interesse della popolazione attuale" e della "capacità di assorbimento del paese". [1] Si diceva infatti che l'afflusso di insedianti Ebrei stesse scalzando i "fellahin" (contadini del luogo) arabi dalla loro terra. Lo si diceva quando meno di un milione di persone viveva in un'area che ora ne mantiene più di nove milioni.
Di fatto, i Britannici hanno ridotto la capacità di assorbimento della Palestina con la spartizione del paese. Nel 1921, il Segretario alle Colonie Winston Churchill ritagliò quasi quattro quinti della Palestina (circa 35.000 miglia quadrate, cioè 91.000 kmq) per creare un Emirato arabo nuovo di zecca, la Transgiordania. Come premio di consolazione per l'Hegiaz e l'Arabia attribuiti alla famiglia Saud, Churchill ricompensò Abdullah, il figlio dello Sceriffo Hussein, per il suo contributo alla guerra contro la Turchia facendo di lui l'Emiro di Transgiordania.
I Britannici fecero di più ponendo restrizioni agli acquisti immobiliari ebraici in quel che restava della Palestina, andando contro il testo del Mandato (Articolo 6), che affermava che "l'Amministrazione della Palestina... incoraggerà, cooperando con l'Agenzia ebraica... degli insediamenti ebraici ravvicinati sul territorio, comprese le terre demaniali e le terre incolte non destinate a uso pubblico". Nel 1949, i Britannici avevano distribuito, dei 187.500 acri di terra coltivabile (cioè 76.000 ettari), 87.500 acri agli Arabi (cioè circa 35.500 ettari), e solo 4.250 (1.717 ettari) agli Ebrei. [2]
Alla fine, i Britannici ammisero che l'argomento della capacità di assorbimento del paese era specioso. La Commissione Peel disse: "La forte immigrazione degli anni 1933-36 sembra mostrare che gli Ebrei sono stati capaci di accrescere la capacità di assorbimento del paese per quanto riguarda gli Ebrei". [3]
04.b. MITO
"I Britannici hanno permesso agli Ebrei di dilagare in Palestina mentre l'immigrazione araba era strettamente controllata"
04.b. FATTI
La risposta britannica all'immigrazione ebraica stabilì il precedente di ammansire gli Arabi che fu seguito per tutta la durata del Mandato. I Britannici posero restrizioni all'immigrazione ebraica, mentre consentivano agli Arabi di entrare liberamente nel paese. Sembra che Londra non abbia pensato che un'invasione di immigranti arabi avrebbe nuociuto alla capacità di assorbimento del paese.
Durante la Prima Guerra Mondiale la popolazione ebraica in Palestina diminuì a causa della guerra, della carestia, delle malattie e delle espulsioni. Nel 1915, vivevano circa 83.000 Ebrei in mezzo a 590.000 Musulmani e Arabi cristiani. Secondo il censimento del 1922, la popolazione ebraica era di 84.000 persone, mentre gli Arabi erano 643.000. [4] Così, la popolazione araba è cresciuta esponenzialmente, mentre quella ebraica è stagnata.
A metà degli anni '20, l'immigrazione ebraica in Palestina è cresciuta soprattutto a causa della legislazione economica antiebraica in Polonia e dell'imposizione di quote restrittive da parte di Washington. [5] Il numero record degli immigranti nel 1935 (vedi tabella) fu la risposta alla crescente persecuzione degli Ebrei nella Germania nazista. L'amministrazione britannica ritenne però tale numero eccessivo, così l'Agenzia ebraica fu informata che meno di un terzo della quota richiesta sarebbe stata approvata nel 1936. [6]
I Britannici cedettero ancora alle richieste arabe annunciando nel Libro Bianco del 1939 che entro dieci anni ci sarebbe stato uno stato arabo indipendente, e che per i successivi cinque anni, l'immigrazione ebraica sarebbe stata limitata a 75.000 persone, dopodiché sarebbe completamente cessata. Inoltre vietò la vendita di fondi agli Ebrei nel 95% del territorio palestinese. Cionondimeno, gli Arabi rigettarono la proposta.
Immigranti ebrei in Palestina [7]
| 1919: 1.806 | 1928: 2.178 | 1937: 10.629 |
| 1920: 8.223 | 1929: 5.249 | 1938: 14.675 |
| 1921: 8.294 | 1930: 4.944 | 1939: 31.195 |
| 1922: 8.685 | 1931: 4.075 | 1940: 10.643 |
| 1923: 8.175 | 1932: 12.533 | 1941: 4.592 |
| 1924: 13.892 | 1933: 37.337 | |
| 1925: 34.386 | 1934: 45.267 | |
| 1926: 13.855 | 1935: 66.472 | |
| 1927: 3.034 | 1936: 29.595 |
Di contro, l'immigrazione araba fu senza limiti per tutto il periodo del Mandato. Nel 1930, la Commissione Hope Simpson, inviata da Londra ad indagare sui tumulti arabi del 1929, disse che la pratica britannica di ignorare l'immigrazione araba incontrollata e illegale dall'Egitto, dalla Transgiordania e dalla Siria aveva l'effetto di spiazzare i possibili immigranti ebrei. [8]
Il Governatore britannico del Sinai tra il 1922 e il 1936 osservò: "Quest'immigrazione illegale non giungeva solo dal Sinai, ma anche dalla Transgiordania e dalla Siria, ed è molto difficile lamentarsi della miseria degli Arabi se non si riesce nel contempo a impedire ai loro compatrioti degli stati vicini di venire a spartire quella miseria". [9]
La Commissione Peel riferì nel 1937 che la "scarsità di terra è dovuta meno alla quantità di terra acquistata dagli Ebrei che alla crescita della popolazione araba". [10]
04.c. MITO
"I Britannici hanno cambiato la loro politica dopo la Seconda Guerra Mondiale per consentire ai superstiti dell'Olocausto di stabilirsi in Palestina"
04.c. FATTI
Le porte della Palestina rimasero chiuse per tutta la durata della guerra, arenando centinaia di migliaia di Ebrei in Europa, molti dei quali sono divenuti vittime della Soluzione Finale di Hitler. Dopo la guerra, i Britannici rifiutarono di consentire ai sopravvissuti dell'incubo nazista di trovare rifugio in Palestina. Il 6 Giugno 1946, il Presidente Truman chiese al governo britannico di venire incontro alle sofferenze degli Ebrei confinati nei campi profughi in Europa accettando subito 100.000 immigrati ebrei. Il Ministro degli Esteri britannico, Ernest Bevin, rispose sarcasticamente che gli Stati Uniti volevano che i profughi ebrei emigrassero in Palestina poiché non volevano che troppi di loro venissero a New York. [11]
Alcuni Ebrei furono in grado di raggiungere la Palestina, molti a bordo di carrette su cui i membri delle organizzazioni ebraiche di resistenza riuscivano a farli imbarcare clandestinamente. Tra l'Agosto 1945 e la fondazione dello Stato d'Israele nel Maggio 1948, 65 navi di immigranti "illegali", che portavano 69.878 persone, arrivarono dalle coste europee. Nell'Agosto 1946, però, i Britannici iniziarono a internare le persone che catturavano a Cipro. Circa 50.000 persone furono recluse nei campi dell'isola, e 28.000 di loro erano ancora internate quando Israele dichiarò l'indipendenza. [12]
04.d. MITO
"Con la crescita della popolazione ebraica in Palestina, è peggiorata la sorte degli Arabi palestinesi"
04.d. FATTI
La popolazione ebraica è cresciuta di 470.000 unità tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, mentre quella non-ebraica è cresciuta di 588.000 unità. [13] Infatti, la popolazione residente araba è cresciuta del 120% tra il 1922 e il 1947. [14]
Questa rapida crescita fu il risultato di diversi fattori, uno dei quali l'immigrazione dagli stati vicini — che costituiva il 37% dell'immigrazione totale verso un Israele che non era ancora uno stato — di Arabi che volevano approfittare del miglior livello di vita reso possibile dagli Ebrei. [15] La popolazione araba è cresciuta inoltre grazie alle migliori condizioni di vita create dagli Ebrei quando bonificarono le paludi malariche e portarono nella regione migliori condizioni igieniche e cure mediche. Pertanto, ad esempio, la mortalità infantile musulmana scese dal 201 per mille del 1925 al 94 per mille nel 1945, e la speranza di vita crebbe dai 37 anni del 1926 ai 49 nel 1943. [16]
La popolazione araba crebbe soprattutto nelle città in cui una grande popolazione ebraica aveva creato nuove opportunità economiche. Dal 1922 al 1947 la popolazione ebraica crebbe del 290% ad Haifa, del 131% a Gerusalemme e del 158% a Giaffa. La crescita nelle cittadine arabe fu più modesta: 42% a Nablus, 78% a Jenin, 37% a Betlemme. [17]
04.e. MITO
"Gli Ebrei hanno rubato la terra araba"
04.e. FATTI
Ad onta della crescita della loro popolazione, gli Arabi hanno continuato a sostenere di essere stati sloggiati. La verità è che dall'inizio della Prima Guerra Mondiale, parte della terra palestinese era di proprietà di latifondisti fannulloni che vivevano al Cairo, a Damasco e a Beirut. Circa l'80% degli Arabi palestinesi erano contadini schiacciati dai debiti, seminomadi e Beduini. [18]
In realtà, gli Ebrei fecero più del dovuto per evitare di acquistare terra in zone da cui gli Arabi avrebbero potuto essere sloggiati. Essi cercavano terra perlopiù incolta, paludosa, di poco prezzo, e, soprattutto, senza fittavoli. Nel 1920 il leader sionista laburista David Ben-Gurion manifestò la sua preoccupazione per i 'fellahin' arabi, che riteneva "la parte più significativa della popolazione indigena". Ben-Gurion disse che "per nessun motivo noi dobbiamo toccare la terra che appartiene ai 'fellahin' o lavorata da loro". Egli propose di liberarli dai loro oppressori: "Solo se un 'fellah' lascia la sua abitazione", aggiunse Ben-Gurion, "noi dovremmo offrirci di comprare la sua terra, a un prezzo equo". [19]
Solo dopo che gli Ebrei ebbero comprato tutta la terra incolta disponibile cominciarono a comprare quella coltivata. Molti Arabi erano disposti a venderla a causa della migrazione alle città della costa e perché avevano bisogno di denaro da investire nella coltura del cedro. [20]
Quando John Hope Simpson arrivò in Palestina nel Maggio 1930, egli osservò: "Essi [gli Ebrei] hanno pagato alti prezzi per la terra, ed inoltre hanno pagato ad alcuni degli occupanti di tali terre una considerevole quantità di denaro che non erano legalmente tenuti a pagare". [21]
Nel 1931 Lewis French compì un'indagine sull'essere privi di terra e alla fine offrì nuovi appezzamenti a qualsiasi Arabo fosse stato "spossessato". I funzionari britannici ricevettero più di 3.000 domande, di cui l'80% fu ritenuto invalido dal consigliere legale del Governo poiché i richiedenti non erano Arabi senza terra. Rimasero perciò appena 600 Arabi senza terra, di cui 100 accettarono l'offerta di terra del Governo. [22]
Nell'Aprile 1936, un guerrigliero siriano chiamato Fawzi al-Qawukji, comandante dell'Esercito di Liberazione Arabo, istigò una recrudescenza di attacchi arabi contro gli Ebrei. In Novembre, quando i Britannici finalmente inviarono ad indagare una nuova commissione presieduta da Lord Peel, erano già stati uccisi 89 Ebrei e feriti più di 300. [23]
Il rapporto della Commissione Peel trovò che le lamentele arabe contro le acquisizioni ebraiche di terra erano infondate. Essa rimarcò che "molta della terra che ora porta aranceti era fatta di dune sabbiose, o paludosa ed incolta quando fu acquistata... Ci sono ben poche prove che al momento dei precedenti acquisti i possessori possedessero le risorse o le competenze necessarie per sviluppare la terra". [24] Inoltre, la Commissione trovò che la scarsità di terra era "dovuta più alla crescita della popolazione araba che alla quantità di terre acquistate dagli Ebrei". Il rapporto concludeva che la presenza degli Ebrei in Palestina, insieme con il lavoro dell'Amministrazione britannica, aveva portato salari più alti, un più alto livello di vita e grandi occasioni di lavoro. [25]
Nelle sue memorie, Re Abdullah di Transgiordania scrisse: "È reso chiaro a tutti, sia dalla mappa tracciata dalla Commissione Simpson, sia dall'altra compilata dalla Commissione Peel, che gli Arabi sono tanto prodighi nel vendere la loro terra quanto lo sono nel piangere e lamentarsi inutilmente". [26]
Anche al colmo delle rivolte arabe del 1938, l'Alto Commissario britannico in Palestina credeva che i proprietari terrieri arabi si stessero lamentando delle vendite agli Ebrei per tirare sul prezzo delle terre che volevano vendere. Molti proprietari terrieri arabi erano stati tanto terrorizzati dai ribelli arabi da decidere di lasciare la Palestina e vendere il loro patrimonio agli Ebrei. [27]
Gli Ebrei pagavano prezzi esorbitanti ai ricchi latifondisti per averne piccoli appezzamenti di terra arida. "Nel 1944 gli Ebrei pagarono tra i 1.000 e i 1.100 dollari per acro (da 2.475 a 2.722 dollari a ettaro) in Palestina, e si trattava soprattutto di terra arida o semiarida; nello stesso anno, la buona terra nera dello Iowa era venduta a 110 dollari l'acro (272 dollari l'ettaro)". [28]
Nel 1947, le proprietà terriere ebraiche in Palestina ammontavano a circa 463.000 acri (187.000 ettari). Circa 45.000 di questi acri (18.200 ettari) erano stati acquistati dal Governo del Mandato; 30.000 acri (12.100 ettari) da diverse chiese, e 387.500 (156.600 ettari) erano stati comprati dagli Arabi. Le analisi degli acquisti di terre tra il 1880 e il 1948 mostrano che il 73% degli appezzamenti ebraici fu comprato da latifondisti, non da poveri fellahin. [29] Tra coloro che avevano venduto le terre c'erano i sindaci di Gaza, Gerusalemme e Giaffa. As'ad el-Shuqeiri, un dotto religioso musulmano e padre del presidente dell'OLP Ahmed Shuqeiri, ricevette denaro ebraico per la sua terra. Anche Re Abdullah affittò terre agli Ebrei. Di fatto, molti capi del movimento nazionalista arabo, compresi i membri del Consiglio Supremo Musulmano, vendettero terra agli Ebrei. [30]
04.f. MITO
"I Britannici hanno aiutato i Palestinesi a convivere pacificamente con gli Ebrei"
04.f. FATTI
Nel 1921, Haj Amin el-Husseini cominciò per primo a organizzare piccoli gruppi di squadre suicide (i "fedayin") per terrorizzare gli Ebrei. Haj Amin sperava di ripetere il successo di Kemal Ataturk in Turchia scacciando gli Ebrei dalla Palestina proprio come Kemal aveva scacciato gli invasori greci dal suo paese. [31] I radicali arabi poterono diventare influenti perché l'amministrazione britannica fu poco disposta ad agire contro di loro in modo efficace finché alla fine non si rivoltarono contro il dominio britannico.
Il Colonnello Richard Meinertzhagen, ex capo del Servizio Segreto Militare britannico al Cairo, e poi Supremo Responsabile Politico per la Palestina e la Siria, scrisse nel suo diario che i funzionari britannici "propendono per l'esclusione del Sionismo in Palestina". I Britannici incoraggiarono i Palestinesi ad attaccare gli Ebrei. Secondo Meinertzhagen, il Colonnello Waters-Taylor s'incontrò con Haj Amin alcuni giorni prima della Pasqua del 1920 e gli disse che "a Pasqua aveva una grande opportunità per mostrare al mondo... che il Sionismo era impopolare non soltanto nell'Amministrazione della Palestina, ma anche a Whitehall, e che se disordini di sufficiente violenza fossero scoppiati a Gerusalemme a Pasqua, sia il Generale Bols che il Generale Allenby avrebbero sostenuto l'abbandono della Dimora Ebraica. Waters-Taylor spiegò che solo attraverso la violenza si sarebbe ottenuta la libertà". [32]
Haj Amin diede ascolto al colonnello e istigò una rivolta. I Britannici ritirarono da Gerusalemme i loro soldati e la polizia ebraica, consentendo alla marmaglia araba di attaccare gli Ebrei e di saccheggiare i loro esercizi. A causa del manifesto ruolo di Haj Amin nell'istigazione del pogrom, i Britannici decisero di arrestarlo. Ma Haj Amin riuscì a fuggire, e fu condannato in contumacia a 10 anni di reclusione.
L'anno dopo, alcuni arabisti britannici convinsero l'Alto Commissario Herbert Samuel di graziare Haj Amin e di nominarlo Gran Muftì. Di contro, Vladimir Jabotinsky e diversi altri suoi seguaci, che avevano formato un'organizzazione di difesa ebraica durante la rivolta, furono condannati a 15 anni di reclusione. [33]
Samuel s'incontrò con Haj Amin l'11 Aprile 1921, e fu rassicurato "che l'influenza della sua famiglia, e la sua personale, sarebbero state dirette verso la tranquillità". Tre settimane dopo, dei tumulti a Giaffa e altrove lasciarono 43 morti ebrei. [34]
Haj Amin consolidò il suo potere e assunse il controllo di tutti i fondi religiosi musulmani in Palestina. Egli usò la sua autorità per ottenere il controllo sulle moschee, le scuole e i tribunali religiosi. Nessun Arabo poteva conseguire una posizione influente mancando di lealtà verso il Muftì. Il suo potere era tanto assoluto che "nessun Musulmano in Palestina avrebbe potuto nascere o morire senza che lo sapesse Haj Amin". [35] Gli sgherri del Muftì si assicurarono inoltre che egli non incontrasse opposizione uccidendo sistematicamente i Palestinesi dei clan rivali che discutevano su come cooperare con gli Ebrei.
Come portavoce degli Arabi palestinesi, Haj Amin non chiese che la Gran Bretagna desse loro l'indipendenza. Al contrario, in una lettera a Churchill del 1921, egli chiese che la Palestina fosse riunita alla Siria e alla Transgiordania. [36]
Gli Arabi scoprirono che il tumultuare era un'efficace arma politica a causa del lassismo britannico verso la violenza contro gli Ebrei. Ad ogni tumulto, i Britannici fecero tutto quel che poterono per impedire agli Ebrei di proteggersi, ma fecero poco o nulla per impedire agli Arabi di attaccarli. Dopo ogni rivolta, una commissione d'inchiesta britannica avrebbe cercato di stabilire le cause della violenza. La conclusione era sempre la stessa: gli Arabi avevano paura di essere sloggiati dagli Ebrei. Per frenare i tumulti, la commissione raccomandava di porre dei limiti all'immigrazione ebraica. Così gli Arabi si resero conto che potevano sempre frenare l'afflusso degli Ebrei inscenando un tumulto.
Questo ciclo iniziò dopo una serie di tumulti nel Maggio 1921. Dopo aver mancato di proteggere la comunità ebraica dalle masnade arabe, i Britannici nominarono la Commissione Haycraft per investigare sulla causa della violenza. Sebbene la commissione avesse concluso che ad aggredire erano stati gli Arabi, razionalizzò la causa dell'attacco: "La causa fondamentale dei tumulti fu un sentimento tra gli Arabi di scontento e ostilità verso gli Ebrei, per motivi politici ed economici...". [37] Una conseguenza della violenza fu l'istituzione di un bando temporaneo all'immigrazione ebraica.
Nel 1929 dei provocatori arabi riuscirono a convincere le masse che gli Ebrei avevano delle mire sul Monte del Tempio. Un rito religioso presso il Muro Occidentale fu il catalizzatore di un tumulto arabo antiebraico che traboccò da Gerusalemme verso altre città e villaggi, come Safed ed Hebron. Un'altra volta, l'Amministrazione britannica non fece nulla per prevenire la violenza. Dopo sei giorni di caos, alla fine gli Inglesi portarono delle truppe per estinguere i disordini. Ma allora praticamente tutta la popolazione ebraica di Hebron era fuggita od era stata uccisa. 133 Ebrei furono uccisi e 399 feriti nei pogrom. [38]
Dopo la fine dei tumulti, i Britannici ordinarono un'indagine che diede come frutto il Libro Bianco di Passfield. Esso disse che "l'immigrazione, gli acquisti di terre e le politiche di insediamento dell'Organizzazione Sionista erano già, o era probabile che divenissero, di pregiudizio agli interessi arabi...". [39] Questo ovviamente significava che bisognava ridurre non solo l'immigrazione ebraica, ma anche gli acquisti di terre.
04.g. MITO
"Il Muftì non era antisemita"
04.g. FATTI
Nel 1941, Haj Amin al-Husseini volò in Germania e s'incontrò con Adolf Hitler, Heinrich Himmler, Joachim Von Ribbentrop e altri capi nazisti. Egli voleva convincerli a estendere il programma antiebraico nazista al mondo arabo. Il Muftì inviò ad Hitler 15 bozze di dichiarazioni che voleva che la Germania e l'Italia pronunciassero a proposito del Medio Oriente. Una chiedeva ai due paesi di dichiarare l'illegalità della Dimora Ebraica in Palestina. Inoltre, "essi accordavano alla Palestina e ad altri paesi arabi il diritto di risolvere il problema degli elementi ebraici... con il medesimo sistema con cui si sta risolvendo il problema nei paesi dell'Asse". [40]
Nel Novembre 1941, il Muftì s'incontrò con Hitler, che gli disse che gli Ebrei erano il suo più grande nemico. Il Muftì offrì ad Hitler i suoi "ringraziamenti per la simpatia che aveva sempre mostrato per la causa araba... Gli Arabi erano gli amici naturali della Germania perché avevano i suoi stessi nemici...". Hitler rispose che l'obiettivo della Germania era "... soltanto la distruzione dell'elemento ebraico residente nella sfera araba... in quel momento il Muftì sarà il portavoce più autorevole del mondo arabo". [41]
Nel 1945 la Jugoslavia cercò di accusare il Muftì come criminale di guerra per il suo ruolo nel reclutare 20.000 volontari musulmani per le SS, che parteciparono all'uccisione degli Ebrei in Croazia e Ungheria. Ma egli evase dalla Francia nel 1946 e continuò la sua lotta antiebraica dal Cairo prima e da Beirut poi. Morì nel 1974.
04.h. MITO
"L'Irgun ha fatto saltare in aria l'Albergo Re Davide all'interno di una campagna di terrore contro i civili"
04.h. FATTI
L'Albergo Re Davide era la sede del comando militare britannico e della divisione britannica indagini criminali. L'Irgun lo scelse come bersaglio dopo che le truppe britanniche invasero il 29 Giugno 1946 l'Agenzia Ebraica confiscando grandi quantità di documenti. In quel momento, più di 2.500 Ebrei furono messi agli arresti. Le informazioni sulle attività dell'Agenzia Ebraica furono portate all'Albergo Re Davide.
Il capo dell'Irgun Menachem Begin accentuò il desiderio di evitare vittime civili e disse di aver fatto tre telefonate: una all'albergo, un'altra al Consolato Francese, e una terza al "Palestine Post", avvertendo dell'esplosione. A quanto pare, la telefonata all'albergo fu ricevuta e ignorata. Begin cita un ufficiale britannico che avrebbe rifiutato di evacuare l'edificio: "Non prendiamo ordini dagli Ebrei". [42] Risultato: 91 morti e 45 feriti. Tra le vittime c'erano 15 Ebrei. [43]
Per decenni i Britannici negarono di essere stati avvertiti. Ma nel 1979 un parlamentare britannico portò delle prove che l'Irgun aveva davvero emesso l'avvertimento, inclusa la testimonianza di un ufficiale che udì altri ufficiali al bar scherzare sulla minaccia sionista prima di fuggire dall'edificio. [45]
Note:
[1] Aharon Cohen, Israel and the Arab World, (NY: Funk and Wagnalls, 1970), p. 172; Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 146.
[2] Moshe Auman, "Land Ownership in Palestine 1880-1948," in Michael Curtis, et al., The Palestinians, (NJ: Transaction Books, 1975), p. 25.
[3] Palestine Royal Commission Report (the Peel Report), (London: 1937), p. 300. [D'ora in poi: Palestine Royal Commission Report].
[4] Arieh Avneri, The Claim of Dispossession, (Tel Aviv: Hidekel Press, 1984), p. 28; e Yehoshua Porath, The Emergence of the Palestinian-Arab National Movement, 1918-1929, (London: Frank Cass, 1974), pp. 17-18.
[5] Porath (1974), p. 18.
[6] Cohen, p. 53.
[7] Yehoshua Porath, Palestinian Arab National Movement: From Riots to Rebellion: 1929-1939, vol. 2, (London: Frank Cass and Co., Ltd., 1977), pp. 17-18, 39.
[8] John Hope Simpson, Palestine: Report on Immigration, Land Settlement and Development, (London, 1930), p. 126.
[9] Palestine Royal Commission Report, p. 291.
[10] Palestine Royal Commission Report, p. 242.
[11] George Lenczowski, American Presidents and the Middle East, (NC: Duke University Press, 1990), p. 23.
[12] Cohen p. 174.
[13] Dov Friedlander and Calvin Goldscheider, The Population of Israel, (NY: Columbia Press, 1979), p. 30.
[14] Avneri, p. 254.
[15] Curtis, p. 38.
[16] Avneri, pp. 264; Cohen p. 60.
[17] Avneri, pp. 254-55.
[18] Moshe Aumann, Land Ownership in Palestine 1880-1948, (Jerusalem: Academic Committee on the Middle East, 1976), p. 5.
[19] Shabtai Teveth, Ben-Gurion and the Palestinian Arabs: From Peace to War, (London: Oxford University Press, 1985), p. 32.
[20] Porath, pp. 80, 84.
[21] Hope Simpson Report, p. 51.
[22] Avneri, pp. 149-158; Cohen, p. 37; basato sul Report on Agricultural Development and Land Settlement in Palestine di Lewis French, (December 1931, Supplementary Report, April 1932) e materiale sottomesso alla Palestine Royal Commission.
[23] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), p. 27; Sachar, p. 201.
[24] Palestine Royal Commission Report (1937), p. 242.
[25] Palestine Royal Commission (1937), pp. 241-242.
[26] King Abdallah, My Memoirs Completed, (London, Longman Group, Ltd., 1978), pp. 88-89.
[27] Porath (1977), pp. 86-87.
[28] Aumann, p. 13.
[29] Abraham Granott, The Land System in Palestine, (London, Eyre and Spottiswoode, 1952), p. 278.
[30] Avneri, pp. 179-180, 224-225, 232-234; Porath (1977), pp. 72-73.
[31] Jon Kimche, There Could Have Been Peace: The Untold Story of Why We Failed With Palestine and Again With Israel, (England: Dial Press, 1973), p. 189.
[32] Richard Meinertzhagen, Middle East Diary 1917-1956, (London: The Cresset Press, 1959), pp. 49, 82, 97.
[33] Samuel Katz, Battleground-Fact and Fantasy in Palestine, (NY: Bantam Books, 1977), pp. 63-65; Howard Sachar, A History of Israel: From the Rise of Zionism to Our Time, (NY: Alfred A. Knopf, 1979), p. 97.
[34] Paul Johnson, Modern Times: The World from the Twenties to the Nineties, (NY: Harper & Row, 1983), p. 438.
[35] Larry Collins and Dominique Lapierre, O Jerusalem!, (NY: Simon and Schuster, 1972), p. 52.
[36] Kimche, p. 211.
[37] Ben Halpern, The Idea of a Jewish State, (MA: Harvard University Press, 1969), p. 323.
[38] Sachar, p. 174.
[39] Halpern, p. 201.
[40] "Grand Mufti Plotted To Do Away With All Jews In Mideast," Response, (Fall 1991), pp. 2-3.
[41] Record of the Conversation Between the Fuhrer and the Grand Mufti of Jerusalem on November 28, 1941, in the Presence of Reich Foreign Minister and Minister Grobba in Berlin, Documents on German Foreign Policy, 1918-1945, Series D, Vol. XIII, London, 1964, p. 881ff in Walter Laqueur and Barry Rubin, The Israel-Arab Reader, (NY: Facts on File, 1984), pp. 79-84.
[42] Menachem Begin, The Revolt, (NY: Nash Publishing, 1977), p. 224.
[43] J. Bowyer Bell, Terror Out Of Zion, (NY: St. Martin's Press), p. 172.
[44] Anne Sinai and I. Robert Sinai, Israel and the Arabs: Prelude to the Jewish State, (NY: Facts on File, 1972), p. 83.
[45] Benjamin Netanyahu, ed., "International Terrorism: Challenge And Response," Proceedings of the Jerusalem Conference on International Terrorism, July 2-5, 1979, (Jerusalem: The Jonathan Institute, 1980), p. 45.
Photo Credits: Israeli Government National Photo Collection