Verso Suez, di Mitchell G. Bard

[Miti da confutare]

  • 01. "I governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo il conflitto di Suez"
  • 02. "L'attacco militare israeliano non era stato provocato"
  • 03. "Israele è stato usato da Francia e Gran Bretagna per promuovere i loro interessi imperialistici"
  • 04. "Durante il conflitto di Suez fu evidente il cieco appoggio degli Stati Uniti ad Israele"

[I miti in dettaglio]

01. MITO: "I governi arabi erano pronti ad accettare Israele dopo il conflitto di Suez"

FATTI: Nell'autunno del 1948, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU chiese ad Israele ed agli stati arabi di negoziare un armistizio. L'Egitto acconsentì, ma solo dopo che Israele ebbe messo in rotta il suo esercito spingendolo fino ad El Arish nel Sinai. In quel momento i Britannici erano pronti a difendere l'Egitto ai sensi di un trattato anglo-egiziano, ma piuttosto che accettare l'umiliazione dell'assistenza britannica, gli Egizi incontrarono gli Israeliani a Rodi.

Il mediatore ONU Ralph Bunche li portò tutti e due al tavolo della conferenza, ed avrebbe ricevuto poi il Nobel per la Pace. Egli li ammonì che la delegazione che abbandonava i negoziati sarebbe stata incolpata del loro fallimento.

Nell'estate del 1949, erano stati negoziati degli armistizi tra Israele ed Egitto, Giordania, Libano e Siria. L'Iraq, che aveva combattuto anch'esso contro Israele, rifiutò di unirsi al gruppo. Bunche ebbe successo a Rodi perché insisteva su colloqui bilaterali diretti tra Israele ed ogni singolo stato arabo.

Nel frattempo, l'11 Dicembre 1948, l'Assemblea Generale adottò una risoluzione che chiedeva alle parti di negoziare la pace e di creare una Commissione di Conciliazione per la Palestina, composta dagli Stati Uniti, dalla Francia e dalla Turchia. Tutte le delegazioni arabe votarono contro.

Dopo il 1949, gli Arabi insistettero perché Israele accettasse i confini della risoluzione di spartizione del 1947 e rimpatriasse i profughi palestinesi, prima di negoziare la fine della guerra che LORO avevano iniziato. Questo era un nuovo approccio che avrebbero usato dopo le sconfitte successive: la dottrina della guerra a responsabilità limitata.

Secondo questa dottrina, un aggressore può respingere una soluzione di compromesso e scommettere su una guerra per conseguire tutto, sapendo che, anche se perde, può chiedere che venga ripristinato lo status quo.

02. MITO: "L'attacco militare israeliano non era stato provocato"

FATTI: L'Egitto aveva mantenuto il suo stato di belligeranza con Israele anche dopo la firma dell'armistizio. La prima dimostrazione di ciò fu la chiusura del Canale di Suez alle navi israeliane. Il 9 Agosto 1949, la Commissione Mista d'Armistizio accolse il reclamo israeliano contro il blocco illegale del canale da parte dell'Egitto. Il negoziatore Ralph Bunche dichiarò: "Ci dovrebbe essere libero movimento per le navi in buona fede e non dovrebbe essere consentito il rimanere di alcun vestigio del blocco bellico, dato che contraddice sia la lettera che lo spirito degli accordi armistiziali". [1]

Il 1 Settembre 1951 il Consiglio di Sicurezza ordinò all'Egitto di aprire il Canale alle navi israeliane. L'Egitto rifiutò di obbedire.

Il Ministro degli Esteri egiziano, Muhammad Salah al-Din, disse all'inizio del 1954: "Il popolo arabo non ha remora a dichiarare: 'Non saremo soddisfatti che dalla completa cancellazione d'Israele dalla mappa del Medio Oriente'". [2]

Nel 1955 il Presidente dell'Egitto Gamal Abdel Nasser cominciò ad importare armi dal Blocco sovietico per accumulare il suo arsenale per il confronto con Israele. A breve termine, però impiegò una nuova tattica per proseguire la guerra dell'Egitto contro Israele. Egli annunciò il 31 Agosto 1955: "L'Egitto ha deciso di inviare i suoi eroi, i discepoli del Faraone ed i figli dell'Islam, e costoro ripuliranno la terra di Palestina... Non ci sarà pace sul confine israeliano perché noi esigiamo vendetta, e la vendetta è la morte d'Israele". [3]

Questi "eroi" erano i terroristi arabi, o Fedayin, addestrati ed equipaggiati dai servizi segreti egizi per intraprendere attacchi ostili lungo il confine ed infiltrarsi in Israele per commettere sabotaggi ed omicidi. I Fedayin operavano soprattutto da basi in Giordania, in modo che fosse la Giordania a subire le rappresaglie israeliane, che non mancavano mai. Gli attacchi terroristici violavano le clausole dell'armistizio che vietavano l'inizio delle ostilità da parte di forze paramilitari; eppure, fu Israele ad essere condannato dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU per i suoi contrattacchi.

L'escalation continuò con il blocco egiziano degli Stretti di Tiran, e con la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser nel Luglio 1956.

Il 14 Ottobre, Nasser chiarì il suo intento: "Non sto combattendo solo contro Israele. Il mio compito è liberare il mondo arabo dalla distruzione portata attraverso gli intrighi israeliani, che hanno le loro radici all'estero. Il nostro odio è fortissimo. Non ha senso parlare di pace con Israele. Non c'è proprio spazio alcuno per i negoziati". [4] Meno di due settimane più tardi, il 25 Ottobre, l'Egitto firmò un accordo tripartito con la Siria e la Giordania che pose Nasser a capo delle forze armate di tutti e tre.

La continuazione del blocco del Canale di Suez e del Golfo di Aqaba alle navi israeliane, insieme con l'accrescersi degli attacchi dei Fedayin e la bellicosità delle recenti dichiarazioni arabe, convinsero Israele, col sostegno della Gran Bretagna e della Francia, ad attaccare l'Egitto il 29 Ottobre 1956. L'attacco israeliano all'Egitto ebbe successo, con le forze israeliane che catturarono la Striscia di Gaza, gran parte del Sinai e Sharm al-Sheikh. Nei combattimenti morì un totale di 231 soldati.

L'ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Abba Eban spiegò le provocazioni al Consiglio di Sicurezza il 30 Ottobre: "Nei sei anni in cui è stata in vigore questa belligeranza in barba all'armistizio, ci sono stati 1.843 rapine a mano armata e furti, 1.339 scontri con le forze armate egizie, 435 casi di incursioni dal territorio controllato dagli Egizi, 172 sabotaggi perpetrati da unità militari egiziane e dai Fedayin in Israele. Come risultato di questi atti di ostilità egizi dentro Israele, 364 Israeliani furono feriti, e 101 uccisi. Solo nel 1956, come risultato di quest'aspetto dell'aggressione egizia, sono stati uccisi 28 Israeliani e 127 sono stati feriti". [5]

03. MITO: "Israele è stato usato da Francia e Gran Bretagna per promuovere i loro interessi imperialistici"

FATTI: Eisenhower era riuscito a persuadere i Britannici ed i Francesi a non attaccare l'Egitto dopo la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser in Luglio. Quando nelle settimane successive l'accordo sull'uso del Canale si dimostrò efficace, divenne sempre più difficile giustificare un'azione militare. Eppure, i Francesi ed i Britannici volevano disperatamente rimettere Nasser al suo posto e riconquistare quel bene strategico.

I Francesi si erano avvicinati sempre più al nuovo governo israeliano, dal punto di vista politico, diplomatico e militare. Difatti, nei successivi due decenni, i Francesi sarebbero divenuti il principale fornitore d'armi d'Israele. L'atteggiamento britannico verso Israele era cambiato poco dal periodo del Mandato. L'amarezza che rimaneva dalla battaglia lunga quasi tre decenni contro i Sionisti, insieme con la perdurante alleanza con la Giordania, scoraggiavano ogni cambio di politica.

Ma i Francesi conclusero comunque, che potevano usare il timore israeliano di un'aggressione egiziana e la prosecuzione del blocco come pretesto per il loro attacco contro Nasser, ed i Britannici non potevano perder l'occasione di aggregarvisi.

Perciò le tre nazioni si accordarono infine su un piano in cui Israele avrebbe paracadutato delle truppe presso il Canale ed avrebbe mandato le sue forze corazzate attraverso il deserto del Sinai. I Britannici ed i Francesi allora avrebbero richiesto ad entrambi i contendenti di ritirarsi dalla zona del canale, pensando che gli Egiziani avrebbero rifiutato. A quel punto, le truppe britanniche e francesi sarebbero state inviate a "proteggere" il canale.

Dal punto di vista israeliano, la prosecuzione del blocco del Canale di Suez e del Golfo di Aqaba, insieme con la crescita degli attacchi dei Fedayin, e la bellicosità delle recenti affermazioni arabe, rendevano la situazione intollerabile. Piuttosto che continuare a combattere con i terroristi una guerra d'attrito ed aspettare che Nasser ed i suoi alleati riuscissero ad accumulare forze sufficienti per una nuova guerra, Ben-Gurion decise di lanciare un attacco preventivo. Egli pensava che il sostegno britannico e francese lo avrebbe riparato dall'opposizione degli Stati Uniti. Aveva torto. [6]

04. MITO: "Durante il conflitto di Suez fu evidente il cieco appoggio degli Stati Uniti ad Israele"

FATTI: Il Presidente Dwight Eisenhower fu turbato dal fatto che Israele, Francia e Gran Bretagna avevano segretamente pianificato la campagna per sfrattare l'Egitto dal Canale di Suez. Il non aver Israele avvertito gli Stati Uniti delle sue intenzioni, insieme con l'aver ignorato le richieste americane di non entrare in guerra, produssero tensione tra i paesi. Gli Stati Uniti in seguito si unirono all'Unione Sovietica (ironicamente, poco dopo che i Sovietici ebbero invaso l'Ungheria) in una campagna per costringere Israele a ritirarsi. Questo comprendeva una minaccia d'interruzione di tutta l'assistenza americana, di sanzioni ONU e dell'espulsione dall'ONU.

La pressione americana portò alla ritirata israeliana dalle aree che aveva conquistato senza ottenere alcuna concessione dagli Egiziani. Questo seminò i semi della Guerra del 1967.

Una delle ragioni per cui Israele cedette fu l'assicurazione che egli diede al Primo Ministro David Ben-Gurion. Prima di evacuare Sharm al-Sheikh, il punto strategico che guardava gli Stretti di Tiran, Israele strappò una promessa che gli Stati Uniti avrebbero mantenuto la libertà di navigazione sulla via d'acqua. [7] Inoltre, Washington sponsorizzò una risoluzione ONU che creava la Forza d'Emergenza delle Nazioni Unite (UNEF) per sorvegliare i territori abbandonati dalle forze israeliane.

La guerra sospese temporaneamente le attività dei Fedayin; però, esse furono rinnovate alcuni anni dopo da un gruppo di organizzazioni terroristiche con radi legami tra loro che divenne noto come l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).


Note:
[1] Eliezer Ereli, "The Bat Galim Case Before the Security Council," Middle Eastern Affairs, (April 1955), pp. 108-9.
[2] Al-Misri, (April 12, 1954).
[3] Middle Eastern Affairs, (December 1956), p. 461.
[4] Middle Eastern Affairs, (December 1956), p. 460.
[5] Security Council Official Records, S/3706, (October 30, 1956), p. 14.
[6] Mitchell Bard, The Complete Idiot's Guide to Middle East Conflicts. NY: MacMillan, 1999, pp. 208-209.
[7] Janice Gross Stein and Raymond Tanter, Rational Decision Making: Israel's Security Choices, (OH: Ohio State University, 1976), p. 163.