Tra le guerre, di Mitchell G. Bard

[Miti da confutare]

01. — Dopo la Guerra del 1967 Israele rifiutò di trattare un accordo con gli Arabi.

02. — Secondo la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, l'acquisizione di territori grazie alla Guerra del 1967 è inammissibile.

03. — La Risoluzione 242 chiaramente impone a Israele di ritornare ai confini precedenti al 1967.

04. — La Risoluzione 242 riconosce un diritto palestinese all'autodeterminazione.

05. — Gli stati Arabi e l'OLP hanno accettato la Risoluzione 242, mentre Israele l'ha rifiutata.

06. — I Palestinesi erano disposti a trattare un accordo dopo la Guerra dei Sei Giorni.

[I Miti in Dettaglio]

01. MITO

— Dopo la Guerra del 1967 Israele rifiutò di trattare un accordo con gli Arabi.

01. FATTI

Dopo la sua vittoria nella Guerra dei Sei Giorni, Israele sperò che gli stati arabi iniziassero trattative di pace. Israele segnalò ai paesi arabi la sua disposizione ad abbandonare praticamente tutti i territori che aveva acquisito in cambio della pace. Come disse Moshe Dayan, Gerusalemme non aspettava che una telefonata dai capi arabi per iniziare i negoziati [1].

Ma queste speranze furono spazzate via nell'Agosto 1967 quando i capi arabi che s'erano incontrati a Khartoum adottarono la formula dei "Tre No":
— Re e presidenti hanno concordato di unificare gli sforzi a livello internazionale e diplomatico per eliminare le conseguenze dell'aggressione e per assicurare il ritiro delle forze d'aggressione israeliane dalle terre arabe, ma nei limiti a cui si impegnano gli stati arabi: niente pace con Israele, niente negoziati con Israele, niente riconoscimento d'Israele e mantenimento dei diritti del popolo palestinese nella sua nazione [2].

Come scrisse l'ex-presidente d'Israele Chaim Herzog: — La speranza d'Israele che la guerra fosse giunta alla fine e che ora ci sarebbe stata la pace ai confini fu presto dissipata. Tre giorni dopo la conclusione delle ostilità, avvenne il primo grave incidente nel Canale di Suez [3].

02. MITO

— Secondo la Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza, l'acquisizione di territori grazie alla Guerra del 1967 è inammissibile.

02. FATTI

Il 22 Novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approvò all'unanimità la Risoluzione 242, che stabiliva i principi che avrebbero dovuto guidare i negoziati per un accordo di pace arabo-israeliano. Questa soluzione fu un compromesso tortuosamente negoziato tra proposte concorrenti. Esaminando ciò che fu scartato, così come il linguaggio adottato, è possibile discernere l'intento del Consiglio di Sicurezza.

Il primo punto di cui parla la risoluzione è l'"inammissibilità dell'acquisizione di territorio mediante la guerra". Alcuni leggono la 242 come se finisse qui e dimostrasse la necessità del ritiro totale d'Israele dai territori. Al contrario, questa frase non fa questo, perché il riferimento è chiaramente diretto solo a una guerra offensiva. Se così non fosse, la risoluzione fornirebbe un incentivo all'aggressione. Se un paese ne attacca un altro, e l'aggredito respinge l'attacco e nel mentre acquisisce territorio, la prima interpretazione imporrebbe all'aggredito di restituire la terra che ha preso. Perciò, l'aggressore avrebbe poco da perdere perché sarebbe assicurato contro la principale conseguenza della sconfitta.

Lo scopo ultimo della 242, come spiegato dal paragrafo 3, è il raggiungimento di un "accordo pacifico e accettato". Questo significa un accordo negoziato basato sui principi della risoluzione, anziché uno imposto alle parti. Questa è inoltre l'implicazione della Risoluzione 338, secondo Arthur Goldberg, l'ambasciatore americano che condusse la delegazione alle Nazioni Unite nel 1967 [4]. Quella risoluzione, adottata dopo la guerra del 1973, invocava l'inizio immediato dei negoziati tra le parti e contemporaneamente al cessate il fuoco.

— Questa è la prima guerra nella storia che è finita con i vincitori che chiedono la pace e gli sconfitti la resa incondizionata — Abba Eban [5].

03. MITO

— La Risoluzione 242 chiaramente impone a Israele di ritornare ai confini precedenti al 1967.

03. FATTI

La clausola più controversa della Risoluzione 242 è la richiesta di "ritiro delle forze armate israeliane da territori occupati nel recente conflitto". Questo è collegato alla seconda espressione non ambigua che chiede la "fine di tutte le rivendicazioni o gli stati di belligeranza" ed il riconoscimento che "ogni Stato dell'area" ha il "diritto di vivere in pace in confini sicuri e riconosciuti libero da minacce od atti di forza".

La risoluzione non fa del ritiro israeliano il prerequisito dell'azione araba. Inoltre, non specifica quanto territorio Israele debba cedere. Il Consiglio di Sicurezza non disse che Israele deve ritirarsi da "tutti i" territori occupati dalla guerra dei Sei Giorni. Questo era voluto. Il delegato sovietico voleva l'inclusione di queste parole e disse che la loro esclusione significava "che parte di questi territori poteva restare in mani israeliane". Gli stati arabi premettero perché fosse inclusa la parola "tutti", ma questa richiesta fu respinta. Nondimeno essi affermarono che avrebbero letto la risoluzione come se avesse compreso la parola "tutti".

L'ambasciatore britannico che abbozzò la risoluzione approvata, Lord Caradon, dichiarò dopo il voto: — Solo la risoluzione è vincolante per noi, e le sue parole ci appaiono chiare [6].

Quest'interpretazione letterale, senza il "tutti" implicito, fu ripetutamente dichiarata quella corretta da tutti coloro che furono coinvolti nel suo abbozzo. Per esempio, il 29 Ottobre 1969, il Ministro degli Esteri britannico disse alla Camera dei Comuni che il ritiro previsto dalla risoluzione non sarebbe stato da "tutti i territori" [7]. Quando gli fu chiesto poi di spiegare la posizione britannica, Lord Caradon disse:
— Sarebbe stato uno sbaglio chiedere a Israele di ritornare alle sue posizioni del 4 Giugno 1967, dacché tali posizioni erano indesiderabili ed artificiali [8].

Analogamente, l'ambasciatore Arthur Goldberg spiegò: — Le rimarchevoli omissioni — che non erano accidentali — a proposito del ritiro sono le parole "i" oppure "tutti", e "i confini del 5 Giugno 1967"... La risoluzione parla di ritiro da territori occupati senza definire l'ampiezza del ritiro [9].

Le risoluzioni chiaramente richiedono ai paesi arabi di fare pace con Israele. La condizione principale è che Israele si ritiri da "territori occupati" nel 1967, che significa che Israele deve ritirarsi da alcuni, tutti o nessuno dei territori tuttora occupati. Dacché Israele si è ritirato dal 91% dei territori quando ha rinunciato al Sinai, esso ha già adempiuto parzialmente, se non completamente, ai suoi obblighi secondo la 242.

Gli stati arabi si opposero inoltre alla richiesta di "confini sicuri e riconosciuti" poiché temevano che questo imponesse negoziati con Israele. La Lega araba lo ha esplicitamente rifiutato a Khartoum nell'Agosto 1967, quando proclamò i suoi tre "no". L'ambasciatore Goldberg spiegò che questa frase fu espressamente inclusa perché ci si aspettava che le parti facessero "correzioni territoriali nel loro accordo di pace che richiedessero meno del completo ritiro delle forze israeliane dai territori occupati, dacché le precedenti frontiere israeliane si erano dimostrate notevolmente sicure".

La questione, quindi, è se Israele deve cedere ulteriore territorio. Ora che sono stati firmati accordi di pace con l'Egitto e la Giordania, ed Israele si è ritirato al confine internazionale col Libano, le uniche controversie territoriali che rimangono sono quelle con i Palestinesi (neppure citati nella 242) e con la Siria.

La controversia con la Siria è a proposito delle alture del Golan. Il Primo Ministro Yitzchaq Rabin mostrò la disponibilità a negoziare un compromesso in cambio della pace; ma il Presidente Hafez Assad si rifiutò perfino di prendere in considerazione un limitato trattato di pace a meno che Israele non avesse previo acconsentito al completo ritiro. Ma, secondo la 242, Israele non ha alcun obbligo di ritirarsi da alcuna parte del Golan in mancanza di un accordo di pace con la Siria.

È bene inoltre ricordare capire che altri stati arabi che continuano a mantenere uno stato di guerra con Israele, od hanno rifiutato a Israele il riconoscimento diplomatico, come l'Arabia Saudita, l'Iraq e la Libia, non hanno controversie territoriali con Israele. Essi hanno nondimeno condizionato le loro relazioni (almeno a parole) al ritiro di Israele ai confini pre-1967.

Sebbene siano ignorate dalla maggior parte degli analisti, la Risoluzione 242 contiene altre disposizioni. Una di queste è che sia garantita la libertà di navigazione. Questa clausola fu inserita perché una delle principali cause della Guerra del 1967 fu il blocco egizio dello Stretto di Tiran.

04. MITO

— La Risoluzione 242 riconosce un diritto palestinese all'autodeterminazione.

04. FATTI

I Palestinesi non sono affatto citati nella Risoluzione 242. Si allude soltanto a loro nel secondo comma del secondo articolo della 242, che invoca una "giusta soluzione al problema dei profughi". In nessun luogo essa chiede che siano concessi dei diritti politici od un territorio ai Palestinesi.

Infatti, l'uso del termine generico "profugo" fu un deliberato riconoscimento che due erano i problemi di profughi prodotti dal conflitto — uno arabo e uno ebraico. Nel caso di questi ultimi, non meno Ebrei fuggirono dai paesi arabi di quanti Palestinesi lasciarono Israele. Ma gli Ebrei non hanno ricevuto alcun indennizzo dai paesi arabi, né è mai stata fondata un'organizzazione ONU per aiutarli.

05. MITO

— Gli stati Arabi e l'OLP hanno accettato la Risoluzione 242, mentre Israele l'ha rifiutata.

05. FATTI

Gli stati arabi hanno tradizionalmente sostenuto che accettavano la 242 così come la definivano, cioè come se richiedesse il ritiro totale ed incondizionato di Israele dai territori occupati.

In una dichiarazione all'Assemblea Generale del 15 Ottobre 1968, l'OLP, rifiutando la Risoluzione 242, disse che "l'implementazione della suddetta risoluzione porterà alla fine di ogni speranza di stabilire la pace e la sicurezza in Palestina e nel Medio Oriente".

Di contro, l'ambasciatore Abba Eban espresse la posizione israeliana al Consiglio di Sicurezza il 1 Maggio 1968: — Il mio governo ha comunicato la sua accettazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza per la promozione di un accordo sulla fondazione di una pace durevole e giusta. Sono inoltre autorizzato a riaffermare che noi siamo disposti a cercare un accordo con ogni stato arabo su tutte le questioni comprese in quella risoluzione.

Ci è voluto quasi un quarto di secolo, ma l'OLP ha alla fine acconsentito a che le risoluzioni 242 e 338 fossero la base per i negoziati con Israele quando essa firmò la Dichiarazione dei Principi nel Settembre 1993.

06. MITO

— I Palestinesi erano disposti a trattare un accordo dopo la Guerra dei Sei Giorni.

06. FATTI

La Lega Araba creò l'Organizzazione della Liberazione della Palestina al Cairo nel 1964 come arma contro Israele. Fino alla Guerra dei Sei Giorni, l'OLP si impegnò in attacchi terroristici che aumentarono l'abbrivio verso il conflitto. Né l'OLP né alcun altro gruppo palestinese condussero una campagna volta a convincere la Giordania o l'Egitto a creare uno stato palestinese indipendente in Cisgiordania e a Gaza. L'obiettivo dell'attivismo palestinese era la distruzione d'Israele.

Dopo che gli stati arabi furono sconfitti nel 1967, i Palestinesi non mutarono il loro obiettivo fondamentale. Con un milione di Arabi venuti a trovarsi sotto dominio israeliano, alcuni Palestinesi credettero che fossero cresciute le prospettive di una guerra popolare di liberazione. A questo scopo, Yassir Arafat istigò una campagna di terrorismo dalla Cisgiordania. Tra il Settembre e il Dicembre 1967, furono intrapresi 61 attacchi, la maggior parte dei quali contro obiettivi civili come fabbriche, cinema e case private [10].

Le forze di sicurezza israeliane divennero pian piano più abili a stroncare i piani terroristici in Israele e nei territori. Di conseguenza, l'OLP cominciò a perseguire una diversa strategia — attaccare i bersagli ebraici ed israeliani all'estero. All'inizio del 1968, il primo di molti aerei fu dirottato da terroristi palestinesi.

[Note]

[1] Walter Lacquer, The Road to War, (London: Weidenfeld and Nicolson, 1968), p. 297.
[2] Yehuda Lukacs, Documents on the Israeli-Palestinian Conflict 1967-1983, (NY: Cambridge University Press, 1984), p. 213.
[3] Chaim Herzog, The Arab-Israeli Wars, (NY: Random House, 1982), p. 195.
[4] Jerusalem Post, (28 Maggio 1984).
[5] Abba Eban, Abba Eban, (NY: Random House, 1977), p. 446.
[6] Prosper Weil, "Territorial Settlement in the Resolution of November 22, 1967," in John Moore, ed., The Arab-Israeli Conflict, (NJ: Princeton University Press, 1974), p. 321.
[7] Eban, p. 452.
[8] Beirut Daily Star (12 Giugno 1974).
[9] Discorso a una Conferenza Politica dell'AIPAC (8 Maggio 1973).
[10] Netanel Lorch, One Long War, (Jerusalem: Keter, 1976), pp. 139-146.