Le Guerre del Golfo, di Mitchell G. Bard
[Miti da confutare]
14.a. "La Guerra del Golfo del 1991 fu combattuta per Israele"
14.b. "Il basso profilo d'Israele nella Guerra del Golfo mostra che esso non ha importanza strategica per gli USA"
14.c. "Israele ha guadagnato dalla Guerra del Golfo senza pagare alcun prezzo"
14.d. "Israele non ha fatto nulla per proteggere i Palestinesi dagli attacchi degli Scud"
14.e. "L'Iraq non è mai stato una minaccia per Israele"
14.f. "Saddam Hussein non ha mai avuto interesse ad acquisire armi nucleari"
14.g. "L'OLP è stata neutrale durante la Guerra del Golfo"
14.h. "La Guerra del Golfo ha dimostrato che gli stati arabi hanno bisogno di più armi americane"
14.i. "L'Iraq ha smesso di essere una minaccia per Israele dopo la Guerra del Golfo del 1991"
14.j. "Gli Ebrei americani hanno indotto gli Stati Uniti a entrare in guerra contro l'Iraq nel 2003 per aiutare Israele"
[I miti in dettaglio]
14.a. MITO
"La Guerra del Golfo del 1991 fu combattuta per Israele"
14.a. FATTI
Prima dell'annuncio dell'Operazione Tempesta nel Deserto del Presidente George Bush, i critici d'Israele sostenevano che lo Stato Ebraico e i suoi sostenitori stavano spingendo Washington a iniziare una guerra contro l'Iraq per eliminarne la minaccia militare. Il Presidente Bush chiarì comunque la posizione americana nel suo discorso del 2 Agosto 1990, affermando che gli Stati Uniti hanno "da lungo tempo interessi vitali" nel Golfo Persico. Inoltre, la "spudorata aggressione" iraquena violava la Carta dell'ONU. Il Presidente si mostrò preoccupato per le altre piccole nazioni dell'area, così come per i cittadini americani che vivevano o lavoravano nella regione. "Ritengo responsabilità fondamentale della mia Presidenza proteggere i Cittadini americani" [1].
Durante la Crisi del Golfo, il Presidente e altri ufficiali superiori dell'Amministrazione chiarirono che degli interessi americani - specialmente le forniture di petrolio - erano minacciate dall'invasione iraquena del Kuwait.
La maggior parte degli Americani era d'accordo con la decisione del Presidente di andare alla guerra. Per esempio, il sondaggio del Washington Post/ABC News del 16 Gennaio 1991 mostrò che il 76% degli Americani approvava l'entrata in guerra degli Stati Uniti contro l'Iraq ed il 22% disapprovava [2]. È vero che Israele ritenne l'Iraq una seria minaccia alla sua sicurezza dacché esso guidava il "fronte del rifiuto". Le preoccupazioni d'Israele si dimostrarono giustificate dopo l'inizio della guerra e l'Iraq lanciò 39 missili Scud contro i suoi centri abitati.
Israele non ha mai chiesto ai soldati americani di combattere le sue battaglie. Sebbene le forze israeliane fossero in grado di partecipare alla Guerra del Golfo, esse non lo fecero perché questo avevano chiesto loro gli Stati Uniti. Anche dopo la provocazione degli attacchi con i missili Scud, Israele acconsentì a non rispondere, come chiedevano gli USA.
14.b. MITO
"Il basso profilo d'Israele nella Guerra del Golfo mostra che esso non ha importanza strategica per gli USA"
14.b. FATTI
Nessuno si aspettava che Israele giocasse mai un ruolo importante nelle ostilità nel Golfo. I funzionari americani sapevano che gli Arabi non avrebbero mai permesso a Israele di aiutarli a difenderli; essi sapevano inoltre che le truppe americane avrebbero dovuto intervenire perché gli Stati del Golfo non sarebbero stati in grado di difendersi da sé.
L'atteggiamento israeliano rifletteva una decisione politica deliberata in risposta alle richieste americane. Comunque, Israele contribuì alla vittoria della campagna americana per respingere l'aggressione iraquena.
Per esempio:
- Le Forze di Difesa Israeliane erano l'unica forza militare della regione che potesse farcela contro l'esercito iraqueno. Questo, che Saddam Hussein aveva ben capito, fu un deterrente contro ulteriori aggressioni iraquene.
- Ammonendo che avrebbe risposto militarmente se delle truppe iraquene fossero entrate in Giordania, Israele di fatto garantì l'integrità territoriale del vicino contro l'aggressione iraquena.
- Gli Stati Uniti trassero benefici dall'uso dei missili israeliani Have Nap installati sui bombardieri B52. E la Marina usò intanto degli aerei senza pilota israeliani Pioneer per compiere ricognizioni nel Golfo.
- Israele fornì degli apparecchi sminatori che furono usati per aprire varchi per le forze alleate nei campi minati iraqueni.
- Dei ponti mobili portati in volo da Israele in Arabia Saudita furono usati dai Marines americani.
- Le raccomandazioni israeliane, basate da misurazioni delle prestazioni del sistema, portarono a diverse modifiche software che resero il Patriot un sistema antimissile più efficace.
- Le Industrie Aeronautiche Israeliane svilupparono serbatoi supplementari conformati che accrebbero l'autonomia degli F15. Essi furono usati nel Golfo.
- La General Dynamics, un'industria militare americana, ha implementato diverse modifiche israeliane per migliorare tutta la flotta degli F16, tra cui miglioramenti strutturali, modifiche software, carrelli d'atterraggio di maggior portata, miglioramenti alla radio e modifiche all'avionica.
- Un sistema di puntamento di produzione israeliana fu usato per migliorare le capacità di combattimento notturno dell'elicottero Cobra.
- Israele fornì la custodia dell'eccellente missile Tomahawk.
- Gli occhiali per la visione notturna usati dalle forze americane erano stati forniti da Israele.
- Un sistema di allarme per le basse quote prodotto e sviluppato in Israele fu utilizzato negli elicotteri Blackhawk.
- Israele fornì ulteriore equipaggiamento alle forze americane, tra cui uniformi antiproiettile, maschere antigas e sacchi di sabbia.
- Israele offrì agli Stati Uniti l'uso delle basi e degli ospedali militari. Le navi americane usarono l'arsenale del porto di Haifa per la manutenzione e l'appoggio mentre si recavano nel Golfo.
- Israele aveva distrutto il reattore nucleare iraqueno nel 1981. Pertanto, le truppe americane non dovettero affrontare un Iraq con l'arma atomica.
Anche tenendo un basso profilo, la collaborazione israeliana fu estremamente utile: nel corso degli anni i servizi segreti militari israeliani si erano molto più concentrati sull'Iraq di quelli americani.
Così gli Israeliani poterono fornire a Washington dettagliate informazioni segrete sulle attività militari iraquene. Il Segretario alla Difesa Richard Cheney disse, a esempio, che gli Stati Uniti hanno usato le informazioni israeliane sull'Iraq occidentale mentre cercavano i lanciamissili Scud [3].
14.c. MITO
"Israele ha guadagnato dalla Guerra del Golfo senza pagare alcun prezzo"
14.c. FATTI
È vero che Israele ha guadagnato dalla distruzione della potenza militare iraquena da parte della coalizione guidata dagli Stati Uniti, ma i costi sono stati enormi. Anche prima dello scoppio delle ostilità, Israele ebbe da aumentare il bilancio della difesa per mantenere le sue forze a un livello d'allarme superiore. Gli attacchi missilistici iraqueni giustificarono la precauzione israeliana di tenere la sua aviazione in volo 24 ore al dì. La guerra impose di accrescere il bilancio della difesa di oltre 500 milioni di Dollari. Altri 100 milioni di aumento furono necessari per la difesa civile.
I danni provocati dai 39 missili Scud iraqueni che caddero a Tel Aviv ed Haifa furono notevoli. Circa 3.300 appartamenti e altri edifici furono coinvolti nell'area metropolitana di Tel Aviv. Circa 1.150 persone che furono evacuate dovettero essere ospitate in una dozzina di alberghi al costo di 20.000 Dollari a notte.
Oltre ai costi diretti della preparazione bellica e dei danni materiali, l'economia israeliana fu inoltre danneggiata dall'impossibilità di molti Israeliani di lavorare in quelle condizioni di emergenza. L'economia funzionò a non più del 75% della sua capacità durante la guerra, producendo una perdita netta per il paese di 3,2 miliardi di Dollari [4].
Il costo più elevato fu in vite umane. In totale 74 persone morirono in conseguenza degli attacchi degli Scud. Due perché direttamente colpite, quattro perché soffocate dalle maschere antigas, il resto per attacco di cuore [5].
Una commissione ONU che trattava le richieste di risarcimento all'Iraq che risalivano alla Guerra del Golfo del 1991 approvò un indennizzo di oltre 31 milioni di dollari da pagarsi a imprese e persone israeliane.
La decisione del 1999 derivò da una decisione del Consiglio di Sicurezza del 1992 che chiedeva che l'Iraq risarcisse le vittime della Guerra del Golfo [6]. Nel 2001, la Commissione per i Risarcimenti delle Nazioni Unite attribuì 74 milioni di Dollari a Israele per i costi sostenuti a causa degli attacchi con i missili Scud Iraqeni durante la Guerra del Golfo. La Commissione respinse gran parte del miliardo di Dollari che Israele aveva chiesto [7].
14.d. MITO
"Israele non ha fatto nulla per proteggere i Palestinesi dagli attacchi degli Scud"
14.d. FATTI
Il Los Angeles Times comprese il dilemma israeliano nel distribuire le maschere antigas alla sua popolazione:
"La distribuzione delle maschere antigas in tutto Israele fu calcolata secondo le stime (basate in parte sulle stesse minacce prebelliche di Saddam Hussein) su dove fosse la più grave minaccia per la popolazione. Priorità fu data alla zona costiera tra Tel Aviv ed Haifa, con la sua elevata densità di popolazione, soprattutto ebraica, nonché a Gerusalemme, la seconda città del paese. Le aree urbane minori ebbero priorità appena inferiore, seguite dalle aree rurali dell'Israele vero e proprio, e infine dai territori occupati. L'esperienza ha mostrato la validità di questa gradazione. Quelli che rischiano di più a causa delle armi proibite dell'Iraq sono i cittadini d'Israele, non i Palestinesi della Cisgiordania, che sono sostenitori di Saddam" [8].
La grande maggioranza dei Palestinesi non fece mistero del loro appoggio all'Iraq, e molti li si vide sui tetti delle case giubilanti quando gli Scud piovevano sulle città israeliane [9]. A causa del loro sostegno per Saddam Hussein, e l'asserita preoccupazione del dittatore iraqueno per i Palestinesi, Israele non riteneva probabile che i Territori venissero attaccati.
In seguito i tribunali israeliani ordinarono ai militari di distribuire le maschere antigas a tutti i residenti dei Territori. Lo si fece, sebbene la guerra terminasse prima che tutti i Palestinesi le avessero ricevute. Nessun Palestinese si è fatto male a causa degli attacchi degli Scud.
14.e. MITO
"L'Iraq non è mai stato una minaccia per Israele"
14.e. FATTI
Sin dall'ascesa al potere, il Presidente dell'Iraq Saddam Hussein è stato un capo del Fronte del Rifiuto e uno dei più bellicosi nemici d'israele. Il 2 Aprile 1990 la retorica di Saddam divenne più minacciosa: "Giuro a Dio che il nostro fuoco divorerà mezzo Israele se tenta di fare qualsiasi cosa all'Iraq". Saddam disse che il suo potenziale bellico chimico era paragonabile solo a quello americano e sovietico, e che egli avrebbe annichilito chiunque minacciasse l'Iraq con la bomba atomica usando il "doppio composto" [10].
Diversi giorni dopo, Saddam disse che la guerra con Israele non sarebbe terminata finché tutto il territorio in mano d'Israele non fosse stato rimesso in mani arabe. Egli aggiunse che l'Iraq poteva lanciare armi chimiche su Israele da diversi luoghi differenti [11]. Il capo iraqueno fece inoltre l'allarmante rivelazione che i suoi comandanti avevano facoltà di lanciare attacchi contro Israele senza consultare il comando supremo se Israele avesse attaccato l'Iraq. Il capo dell'aviazione iraquena avrebbe detto in seguito che egli aveva l'ordine di colpire Israele se lo Stato ebraico avesse iniziato un'incursione contro l'Iraq o contro un qualsiasi altro paese arabo [12].
Il 18 Giugno 1990, Saddam disse a un incontro della Conferenza Islamica a Baghdad: "Colpiremo [gli Israeliani] con tutte le armi in nostro possesso se loro attaccano l'Iraq o gli Arabi". Egli dichiarò che "la Palestina è stata rubata", ed esortò il mondo arabo a "ricuperare i diritti usurpati in Palestina e a liberare Gerusalemme dalla cattività sionista" [13].
La minaccia di Saddam venne sulla scia di rivelazioni che la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sventarono un tentativo di contrabbandare in Iraq dei detonatori nucleari "krytron" di fabbricazione americana [14].
Il servizio segreto britannico MI6 aveva preparato una valutazione segreta tre anni prima che affermava che Hussein aveva ordinato uno sforzo a tutto campo per sviluppare armi nucleari [15]. Dopo che Saddam ebbe usato armi chimiche contro la sua stessa popolazione curda ad Halabja nel 1988, poche persone dubitarono che egli fosse disposto ad usare armi nucleari contro gli Ebrei in Israele se ne avesse avuto la possibilità.
I timori israeliani furono accresciuti da notizie nella stampa araba, che a partire dal Gennaio 1990 riferivano che la Giordania e l'Iraq avevano formato "battaglioni militari congiunti" traendoli da varie unità terrestri, navali e aeree. "Questi battaglioni serviranno come forze d'emergenza per affrontare ogni sfida straniera o minaccia ad uno dei due paesi", disse un giornale [16]. Inoltre, si diceva che i due paesi avevano formato uno squadrone aereo congiunto [17]. Questo doveva essere il primo passo verso un corpo militare arabo unificato, rivelò il giornalista giordano Mu'nis al-Razzaz. "Se non ci affrettiamo a formare una forza militare araba unificata, non saremo in grado di reggere il confronto con le ambizioni sioniste sostenute dall'aiuto americano", egli disse [18]. Data la storia delle alleanze arabe che si formavano come preludio alla pianificazione di un attacco, Israele trovò preoccupanti questi sviluppi.
Nell'Aprile 1990, i doganieri britannici trovarono dei tubi da caricarsi su una nave di nazionalità iraquena che furono ritenuti parte di un gigantesco cannone che avrebbe consentito a Baghdad di scagliare missili ad ogiva nucleare o chimica in Israele od in Iran [19]. L'Iraq negò che stava costruendo un "supercannone", ma dopo la guerra si seppe che l'Iraq un'arma simile l'aveva costruita [20].
L'Iraq emerse dalla guerra con l'Iran con una delle forze militari più grandi e meglio equipaggiate del mondo. Infatti l'Iraq aveva un milione di soldati temprati in battaglia, più di 700 aerei da combattimento, 6.000 carri armati, missili balistici e armi chimiche. Sebbene gli USA ed i loro alleati avessero vinto rapidamente, le dimensioni dell'arsenale di Hussein divennero evidenti solo dopo la fine della guerra, quando gli investigatori ONU scoprirono le prove di un ampio programma di costruzione di armi chimiche e nucleari [21].
L'Iraq fu anche base di diversi gruppi terroristici che minacciavano Israele, come l'OLP e il Consiglio Rivoluzionario Fatah di Abu Nidal.
Dopo l'invasione iraquena del Kuwait, Saddam Hussein continuò a minacciare di colpire Israele se il suo paese fosse stato attaccato. Se gli USA agiscono contro l'Iraq, disse nel Dicembre 1990, "allora Tel Aviv riceverà il prossimo attacco, vi partecipi o no Israele" [22]. Ad una conferenza stampa, dopo il suo incontro del 9 Gennaio 1991 col Segretario di Stato James Baker, al Ministro degli Esteri iraqueno Tariq Aziz fu chiesto se, qualora fosse iniziata la guerra, l'Iraq avrebbe attaccato Israele. Egli replicò bruscamente: "Sì. Certamente. Sì" [23].
Ed alla fine Saddam attuò la sua minaccia.
14.f. MITO
"Saddam Hussein non ha mai avuto interesse ad acquisire armi nucleari"
14.f. FATTI
Nel 1981, Israele si convinse che l'Iraq stava per diventar capace di produrre armi nucleari. Per prevenire la costruzione di un'arma che loro ritennero che sarebbe stata indubbiamente diretta contro di loro, gli Israeliani lanciarono il loro attacco a sorpresa che distrusse il centro atomico Osirak. All'epoca Israele fu ampiamente criticato. Il 19 Giugno, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condannò il raid all'unanimità. I critici minimizzarono l'importanza del programma nucleare iraqueno, sostenendo che poiché Baghdad aveva firmato il Trattato di Non-Proliferazione Nucleare e consentiva ispezioni alle sue strutture, le paure israeliane erano infondate.
Fu solo dopo l'invasione iraquena del Kuwait che i funzionari USA cominciarono ad ammettere pubblicamente che Baghdad stava sviluppando armi nucleari e che era ben più vicina a raggiungere lo scopo di quel che si pensava. Nuovamente, molti critici ribatterono che l'Amministrazione stava solo cercando una giustificazione per una guerra con l'Iraq.
Mesi dopo, dopo che le forze alleate avevano annunziato la distruzione degli impianti nucleari iraqueni, gli ispettori ONU scoprirono che il programma di Saddam per lo sviluppo di armi atomiche era ben più ampio perfino di quel che ritenevano gli Israeliani. Gli analisti avevano ritenuto l'Iraq incapace di arricchire l'uranio per le bombe, ma i ricercatori di Saddam usarono diversi metodi (perfino uno ritenuto obsoleto) che si ritenne avrebbero permesso all'Iraq di costruire almeno una bomba.
14.g. MITO
"L'OLP è stata neutrale durante la Guerra del Golfo"
14.g. FATTI
L'OLP, la Libia e l'Iraq sono stati i soli membri a opporsi a una risoluzione della Lega Araba che richiedeva il ritiro iraqueno dal Kuwait. I capi dell'Intifada inviarono un telegramma di congratulazioni a Saddam Hussein, descrivendo l'invasione del Kuwait il primo passo verso la "liberazione della Palestina" [24].
Il capo dell'OLP Yasser Arafat giocò un ruolo cruciale nel sabotare una conferenza al vertice araba che si sarebbe dovuta convocare in Arabia Saudita per trattare dell'invasione. Secondo il New York Times, Arafat "deviò l'attenzione dal summit proposto e contribuì al suo naufragio" apparendo in Egitto con un "piano di pace" escogitato dal dittatore libico Muammar Qaddafi [25].
Secondo il testimone oculare Ibrahim Nafei, direttore di Al-Ahram,
Arafat fece molto per "annacquare" qualsiasi risoluzione anti-Iraq all'incontro della Lega Araba dell'Agosto 1990 al Cairo. Arafat "andava di delegazione in delegazione, mano nella mano con Tariq Aziz, il Ministro degli Esteri iraqueno, che minacciava apertamente alcuni delegati del Golfo e di altri paesi arabi che l'Iraq li avrebbe rovesciati", scrisse Nafei [26].
Ad Amman, in Giordania, un funzionario dell'OLP avvertì che dei combattenti palestinesi erano arrivati in Yemen. "Noi ci aspettiamo che intraprendano azioni suicide contro i soldati americani in Arabia Saudita se gli Americani attaccano l'Iraq", dichiarò. "Ci sono più di 50.000 combattenti palestinesi" sia in Kuwait che in Iraq, egli disse, che "difenderanno gli interessi dell'Iraq" [27]. Abul Abbas, un membro del Comitato Esecutivo dell'OLP, minacciò che "qualsiasi bersaglio americano diverrà vulnerabile" se gli Stati Uniti attaccano l'Iraq [28].
A Jenin, il 12 Agosto, 1.000 Palestinesi marciarono gridando: "Saddam, eroe, attacca Israele con armi chimiche" [29].
Secondo alcune fonti, l'OLP giocò un ruolo attivo nel facilitare la conquista iraquena del Kuwait. La pianificazione logistica dell'invasione iraquena fu almeno in parte basata sullo spionaggio dei funzionari e dei sostenitori OLP in Kuwait. Nel London Independent fu citato un diplomatico arabo, che avrebbe detto che, arrivando in Kuwait, i funzionari iraqueni "andarono dritti alle loro case, li prelevarono ed ordinarono loro di andare al lavoro". L'Ambasciata Iraquena aveva compilato la sua lista di personale kuwaitiano chiave, disse il diplomatico, "ma chi li ha aiutati? Chi erano i tecnici esperti che lavoravano insieme con i Kuwaitiani e sapevano tutto questo?", si chiese, e rispose: "I Palestinesi" [30].
I capi del movimento per la pace d'Israele espressero il loro disgusto per le azioni dell'OLP. Uno avrebbe avuto bisogno della maschera antigas per sopportare il "fetore velenoso e repellente" dell'atteggiamento dell'OLP verso Saddam Hussein, disse Yossi Sarid [31]. Un altro attivista, Yaron London, scrisse in una lettera aperta ai Palestinesi nei Territori: "Questa settimana mi avete dimostrato che per molti anni sono stato un gran cretino. Quando mi chiederete un'altra volta il mio aiuto per i vostri 'legittimi diritti', scoprirete che le vostre strida di incoraggiamento a Saddam mi hanno turato le orecchie" [32].
Quando gli USA iniziarono ad ammassare truppe in Arabia Saudita, Arafat lo definì una "nuova crociata" che "preconizza i più gravi pericoli e disastri per la nostra nazione araba e islamica". Egli palesò inoltre la sua posizione sul conflitto: "Noi possiamo solo essere nella trincea ostile al Sionismo e ai suoi alleati imperialisti che ora stanno mobilitando i loro carri armati, aerei e tutta la loro macchina da guerra avanzata e sofisticata contro la nostra nazione araba" [33].
Una volta iniziata la guerra, il Comitato Esecutivo dell'OLP riaffermò il suo sostegno all'Iraq: "Il popolo palestinese sta saldo a fianco dell'Iraq". Il giorno dopo Arafat inviò a Saddam un messaggio salutando la lotta dell'Iraq contro "la dittatura americana" e descrivendo l'Iraq come "il difensore della nazione araba, dei Musulmani e degli uomini liberi ovunque" [34].
L'entusiasmo di Arafat per Hussein non fu smorzato dal risultato della guerra. "Gradirei approfittare dell'occasione per nuovamente esprimere a Sua Eccellenza il grande orgoglio che sono per noi i legami di fraternità e il comune destino che ci unisce", disse nel Novembre 1991. "Lavoriamo insieme finché non giungeremo alla vittoria e non riprenderemo la Gerusalemme liberata" [35].
14.h. MITO
"La Guerra del Golfo ha dimostrato che gli stati arabi hanno bisogno di più armi americane"
14.h. FATTI
L'Iraq aveva uno degli eserciti più imponenti e potenti del mondo prima dell'invasione del Kuwait. Nessuno degli Stati del Golfo avrebbe potuto affrontare gli iraqueni senza il diretto intervento americano. Il Kuwait è una nazioncina, che aveva ricevuto armi per 5 miliardi di Dollari, ma non aveva comunque alcuna possibilità di fermare l'Iraq.
Allo stesso modo, gli Stati Uniti avevano venduto all'Arabia Saudita più di 40 miliardi di Dollari di armi e aiuti militari nel decennio precedente, eppure nemmeno lei avrebbe potuto impedire un'invasione iraquena. Fu l'aver capito questo che convinse infine Re Fahd a consentire ai soldati americani di insediarsi nel suo paese. Nessun mucchio di ferramenta militare avrebbe potuto rimediare ai ridotti ranghi degli eserciti permanenti in quegli stati.
Inoltre, la rapidità con cui l'Iraq travolse il Kuwait rammentò che le armi USA potevano facilmente cadere in mano nemica. Per esempio, l'Iraq catturò 150 missili antiaerei di fabbricazione americana HAWK e dei veicoli corazzati.
14.i. MITO
"L'Iraq ha smesso di essere una minaccia per Israele dopo la Guerra del Golfo del 1991"
14.i. FATTI
Non è che l'Iraq confini con Israele, ma sin dal 1948 è stato uno dei più tenaci nemici d'Israele. L'Iraq fece d'Israele uno dei bersagli principali durante la Guerra del Golfo. Mentre buona parte dell'arsenale iraqueno non convenzionale è stato distrutto, l'Iraq rimane tuttora una minaccia a lungo termine alla sicurezza israeliana. Rivelazioni recenti che l'Iraq aveva testate biologiche all'antrace e al botulino pronte all'uso nel 1990, ed era prossimo a compiere il suo programma per acquisire capacità nucleari, sottolineano quanto prossimi fossero al disastro Israele e la coalizione alleata. Di buona parte dell'arsenale batteriologico di Baghdad non si hanno notizie.
Saddam sta ancora chiaramente provando a riarmare l'Iraq. Buona parte dell'arsenale chimico, degli impianti nucleari e centinaia di missili balistici mobili è sopravvissuto al conflitto intatto e l'Iraq continua a resistere agli sforzi ONU di distruggerli. Sebbene l'Iraq fosse stato obbligato a distruggere molti dei suoi residui missili Scud, una volta rimosse le sanzioni, Baghdad potrebbe riprodurre un'arma nucleare in tre-cinque anni, e accumulare i suoi mortali agenti chimici in meno di due anni.
Gli ispettori ONU agli armamenti furono espulsi dall'Iraq nel 1998 e, dopo due anni, l'Iraq lanciò una serie di missili balistici a corto raggio in prove di perfezionamento di un nuovo sistema che potrebbe essere usato per costruire missili con gittata superiore [36].
I complessi militari e i centri di ricerca missilistici in cui il missile, detto As-Samoud [il Saldo], viene sviluppato furono pesantemente bombardati nel Dicembre 1998 dagli aerei alleati durante l'Operazione Volpe del Deserto. Il Pentagono, allora, ritenne che la nuova attività missilistica di Saddam Hussein fosse messa fuori gioco per almeno un anno o due. Ma il primo lancio di missili seguì a soli sei mesi di distanza.
Nel Gennaio 2001, un disertore iraqueno disse al Sunday Telegraph di Londra che l'Iraq aveva ottenuto due bombe nucleari perfettamente funzionanti e stava adoperandosi a costruirne ancora. Quest'affermazione è stata smentita, ma numerosi studi hanno riferito che Saddam Hussein può essere a pochi mesi come a pochi anni dalla produzione di armi nucleari, e che l'ostacolo principale è stato il procurarsi il materiale fissile necessario [37]. Nessuno mette in dubbio che Hussein desideri avere armi di distruzione di massa.
Nel Febbraio 2003, il Segretario di Stato Colin Powell diede un'ampia presentazione al Consiglio di Sicurezza dell'ONU in cui documentò come l'Iraq avesse nascosto le sue armi, ingannato gli ispettori, e avesse continuato a perseguire un programma per sviluppare armi di distruzione di massa in violazione diretta delle risoluzioni ONU. Sebbene egli non avesse fornito la prova che l'Iraq avesse armi nucleari, egli fornì la prova che esso possiede armi chimiche e biologiche, ed ha continuato il suo lavoro di sviluppo di armi nucleari [38].
Intanto, ad onta dell'assenso Iraqueno alla Risoluzione ONU 687, che gli vieta di consentire a qualsiasi organizzazione terroristica di agire nel suo territorio, Baghdad tiene tuttora dei contatti con, e offre rifugio a, diversi gruppi e persone coinvolte nel terrorismo. Hussein ha inoltre promesso pubblicamente di pagare 25.000 Dollari alle famiglie dei terroristi palestinesi.
14.j. MITO
"Gli Ebrei americani hanno indotto gli Stati Uniti a entrare in guerra contro l'Iraq nel 2003 per aiutare Israele"
14.j. FATTI
Uno degli argomenti più assurdi usati dagli oppositori della guerra guidata dagli Stati Uniti contro l'Iraq nel 2003 fu che gli Ebrei americani erano in qualche modo responsabili per aver persuaso il Presidente George W. Bush a iniziare la campagna militare - in pro d'Israele. La verità è che il Presidente Bush decise che l'Iraq era una minaccia per gli Stati Uniti perché possedeva armi di distruzione di massa e stava perseguendo una capacità nucleare che avrebbe potuto essere usata direttamente contro gli Americani, od avrebbe potuto essere ceduta a dei terroristi che l'avrebbero usata contro dei bersagli americani. La rimozione di Saddam Hussein aveva inoltre l'obiettivo di eliminare uno dei principali sponsor del terrorismo.
La guerra in Iraq ha liberato il popolo iraqueno da uno dei regimi più oppressivi del mondo. Perfino nel mondo arabo, dove molte persone obiettarono all'azione militare americana, nessun capo arabo è intervenuto in difesa di Saddam Hussein.
È vero che Israele ci guadagnerà dall'eliminazione di un regime che lanciò contro di lui 39 missili nel 1991, pagava i Palestinesi per incoraggiarli ad attaccare gli Israeliani, e guidava una coalizione di stati arabi impegnati a distruggere Israele. È pure vero, comunque, che molti stati arabi hanno guadagnato dalla rimozione di Saddam Hussein, specialmente l'Arabia Saudita e il Kuwait. Questo è il motivo per cui queste nazioni consentirono alle forze alleate di usare i loro paesi come basi operative.
Per quanto riguarda il ruolo degli Ebrei americani, è bene ricordare che gli Ebrei sono meno del 3% della popolazione americana, e non si può dire che siano stati i più sonori sostenitori della guerra. Al contrario, la comunità ebraica aveva divisioni simili a quelle del paese tutto e la maggior parte delle organizzazioni ebraiche ha evitato di proposito di prendere posizione sulla guerra. Inoltre, i sondaggi d'opinione mostravano che una maggioranza significativa di tutti gli americani sosteneva la politica del Presidente verso l'Iraq.
Alcuni critici hanno suggerito che dei funzionari ebrei di rango dell'Amministrazione Bush hanno spinto verso la guerra. A dire il vero, solo una manciata di funzionari dell'Amministrazione è ebrea, e nessuno dei principali consiglieri del Presidente - il Segretario della Difesa, il Segretario di Stato, il Vicepresidente, od il Consigliere per la Sicurezza Nazionale - è ebreo.
Il suggerimento che gli Ebrei americani siano più leali a Israele che agli Stati Uniti, o che essi abbiano un'indebita influenza sulla politica mediorientale americana, è un esempio di antisemitismo.
Sfortunatamente, alcuni critici della guerra all'Iraq hanno scelto l'antica tattica di incolpare gli Ebrei di una politica che disapprovavano anziché confutarla nel merito.
[Note]
[01] Washington Post, (3 Agosto 1990).
[02] Washington Post, (17 Gennaio 1991).
[03] UPI, (8 Marzo 1991).
[04] Near East Report, (4 Febbraio 1991).
[05] Jerusalem Post, (17 Gennaio 1992).
[06] Jewish Telegraphic Agency, (14 Aprile 1999).
[07] Jewish Telegraphic Agency, (21 Giugno 2001).
[08] Los Angeles Times, (28 Gennaio 1991).
[09] New York Post, (4 Febbraio 1991).
[10] Reuters, (2 Aprile 1990).
[11] Reuters, (18 Aprile 1990).
[12] UPI, (22 Aprile 1990).
[13] Baghdad Domestic Service, (18 Giugno 1990).
[14] Washington Post, (29 Marzo 1990).
[15] Washington Times, (3 Aprile 1990).
[16] Al-Ittihad, (26 Gennaio 1990).
[17] Radio Monte Carlo, (17 Febbraio 1990).
[18] Al-Dustur, (18 Febbraio 1990).
[19] Reuters, (17 Aprile 1990).
[20] Washington Post, (14 Agosto 1991).
[21] Washington Post, (8 Agosto 1991).
[22] Reuters, (26 Dicembre 1990).
[23] Trascrizione di una conferenza stampa del 9 Gennaio 1991.
[24] Mideast Mirror, (6 Agosto 1990).
[25] New York Times, (5 Agosto 1990).
[26] Al-Ahram, (12 Agosto 1990).
[27] UPI, (10 Agosto 1990).
[28] Reuters, (4 Settembre 1990).
[29] Associated Press, (12 Agosto 1990).
[30] Jerusalem Post, (8 Agosto 1990).
[31] Ha'aretz, (17 Agosto 1990).
[32] Yediot Aharonot, (Agosto 1990).
[33] Sawt al-Sha'b, (4 Settembre 1990).
[34] Agenzia France-Presse, (26 Febbraio 1991).
[35] Baghdad Republic of Iraq Radio Network, (16 Novembre 1991).
[36] New York Times, (1 Luglio 2000).
[37] Jerusalem Post, (29 Gennaio 2001).
[38] Segretario di Stato USA Colin Powell, discorso al Consiglio di Sicurezza dell'ONU (5 Febbraio 2003).