[Miti da confutare]
15.a. "Le Nazioni Unite hanno da molto tempo giocato un ruolo costruttivo negli affari mediorientali. La loro tradizione di imparzialità ed equilibrio le rende un forum ideale per comporre la controversia arabo-israeliana".
15.b. "I Palestinesi non hanno voce all'ONU".
15.c. "Israele gode dei medesimi diritti di tutti gli altri membri delle Nazioni Unite".
15.d. "Le Nazioni Unite e le istituzioni a esse affiliate criticano le politiche israeliane, ma non attaccano mai gli Ebrei e non si impegnano mai in retorica antisemita".
15.e. "L'abrogazione del 1991 della risoluzione che diffamava il Sionismo prova che l'ONU non ha più preconcetti contro Israele".
15.f. "Anche se l'Assemblea Generale è prevenuta, il Consiglio di Sicurezza è sempre stato equilibrato nel suo modo di trattare il Medio Oriente".
15.g. "Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto Israele all'ONU e si può sempre contare su di loro perché diano il veto a ogni risoluzione critica".
15.h. "Gli alleati arabi dell'America d'abitudine sostengono le posizioni USA all'ONU".
15.i. "Israele, non implementando le risoluzioni ONU, viola il diritto internazionale".
[I Miti in dettaglio]
15.a. [Mito]
"Le Nazioni Unite hanno da molto tempo giocato un ruolo costruttivo negli affari mediorientali. La loro tradizione di imparzialità ed equilibrio le rende un forum ideale per comporre la controversia arabo-israeliana".
15.a. [Fatti]
A partire dalla metà degli anni '70 Arabi, Sovietici e Paesi del Terzo Mondo formarono insieme una lobby filopalestinese alle Nazioni Unite. Questo era vero soprattutto nell'Assemblea Generale, in cui questi paesi (quasi tutti dittature od autocrazie) frequentemente votavano insieme per l'approvazione di risoluzioni che attaccavano Israele e sostenevano l'OLP.
Nel 1974, a esempio, l'Assemblea Generale invitò Yasser Arafat a parlarle. Arafat lo fece, con la fondina di un'arma al fianco. Nel suo discorso, Arafat parlò di portare un'arma da fuoco e un ramo d'ulivo (l'arma l'aveva lasciata fuori prima di entrare nella sala). Un anno dopo, su istigazione dei Paesi arabi e del Blocco sovietico, l'Assemblea approvò la Risoluzione 3379, che diffamava il Sionismo dichiarandolo una forma di razzismo.
L'Ambasciatore USA Daniel Moynihan dichiarò la risoluzione un "atto osceno". L'Ambasciatore d'Israele Chaim Herzog disse ai suoi colleghi delegati che la risoluzione era "basata sull'odio, la falsità e l'arroganza". Hitler, egli dichiarò, si sarebbe sentito a casa ascoltando il dibattito ONU sulla misura [1].
Il 16 Dicembre 1991 l'Assemblea Generale votò 111-25 (con 13 astensioni e 17 delegazioni assenti o non votanti) per abrogare la Risoluzione 3379. Nessun Paese arabo votò per l'abrogazione. L'OLP denunziò il voto ed il ruolo degli USA.
Come notò Herzog, l'organizzazione ha assunto una prospettiva su Israele degna di Alice nel Paese delle Meraviglie. "Nel Palazzo di Vetro... [Alice] non avrebbe che da indossare una Stella di Davide per udire ad ogni curva un imperioso 'Tagliatele la testa!'". Herzog notò che l'OLP aveva citato una risoluzione ONU del 1974 che condannava Israele come giustificazione per aver fatto esplodere una bomba a Gerusalemme [2].
Il votare in blocco consentì inoltre la creazione nel 1975 della filo-OLP "Commissione sui Diritti Inalienabili del Popolo Palestinese". La commissione divenne, di fatto, parte dell'apparato propagandistico dell'OLP, che stampava francobolli, organizzava conferenze, preparava film e bozze di risoluzione a sostegno dei "diritti" palestinesi.
Nel 1976 la commissione raccomandò "la piena implementazione dei diritti inalienabili del popolo palestinese, compreso il loro ritorno nella parte israeliana della Palestina". Esso raccomandò inoltre che il 29 Novembre - il giorno in cui l'ONU votò per la spartizione della Palestina nel 1947 - fosse dichiarato "Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese". Da allora, lo si è visto all'ONU con discorsi, film e mostre anti-israeliane. Ad onta delle obiezioni degli Stati Uniti, fu creata come parte della Segreteria dell'ONU un'unità speciale sulla Palestina.
Israele è l'oggetto di più commissioni d'inchiesta, rappresentanti speciali e commissari inquirenti di ogni altro stato dell'ONU. Il rappresentante speciale del Direttore Generale dell'UNESCO ha visitato Israele 51 volte in 27 anni di attività. Una "Missione Speciale" è stata inviata dal Direttore Generale dell'ILO-OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) in Israele e nei Territori ogni anno per tutti i trascorsi 17 anni.
La Commissione sui Diritti Umani adotta abitualmente risoluzioni sproporzionate contro Israele. Di tutte le condanne di questo ente, il 26% si riferisce al solo Israele, mentre stati come la Siria e la Libia non sono mai criticati [3].
Gli USA hanno reagito con vigore agli sforzi di politicizzare l'ONU. Nel 1977 gli USA si ritirarono dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro per due anni a causa delle sue posizioni anti-israeliane. Nel 1984 gli USA lasciarono l'UNESCO, in parte a causa del suo pregiudizio anti-israeliano, ma annunciarono nel Settembre 2002 che sarebbero tornati nell'organizzazione. Dal 1982 al 1989, i Paesi arabi cercarono di negare ad Israele un seggio nell'Assemblea Generale o posero condizioni speciali per la partecipazione israeliana. Solo una decisa campagna lobbistica americana impedì loro di riuscirvi. Nel 2001, gli USA si unirono ad Israele nel boicottare la Conferenza Mondiale ONU contro il Razzismo, quando fu chiaro che essa era divenuta poco più di un happening anti-israeliano.
Mentre il processo di pace arabo-israeliano che fu varato a Madrid nel 1991 è strutturato sulla base del negoziato diretto tra le parti, l'ONU lo sabota spesso. Gli accordi di Oslo si basano sull'idea di colloqui bilaterali per risolvere le controversie tra gli Israeliani e i Palestinesi. L'Assemblea Generale comunque adotta abitualmente delle risoluzioni che tentano di imporre soluzioni su problemi critici come Gerusalemme, le Alture del Golan e gli insediamenti. Ironicamente, le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza ONU 242 e 338 proponevano i negoziati bilaterali che sono sistematicamente ostacolati dalle risoluzioni dell'Assemblea Generale.
Pertanto, la sua storia mostra che finora l'ONU non ha giocato un ruolo utile per risolvere il conflitto arabo-israeliano. Quel che accade nel Consiglio di Sicurezza "assomiglia ben più a una rapina che a una discussione politica o a uno sforzo di risolvere problemi" - L'ex-Ambasciatore all'ONU Jeane Kirkpatrick [4].
15.b. [Mito]
"I Palestinesi non hanno voce all'ONU".
15.b. [Fatti]
A parte il sostegno che i Palestinesi ricevono dal mondo arabo ed islamico, e da parte della maggioranza degli altri membri dell'ONU, ai Palestinesi è stato fornito un trattamento speciale all'ONU sin dal 1975. Quell'anno l'Assemblea Generale insignì l'OLP della condizione di rappresentante permanente, ed essa aprì un ufficio a Manhattan.
Nel 1988 la condizione dell'OLP migliorò quando l'Assemblea Generale designò l'OLP "Palestina". Dieci anni dopo, l'Assemblea Generale votò per dare ai Palestinesi una condizione unica, come membro senza diritto di voto dell'Assemblea di 185 membri. Il voto a favore fu travolgente: 124 a favore, 4 contro, 10 astenuti. I paesi contrari erano Israele, gli Stati Uniti, la Micronesia e le Isole Marshall.
I rappresentanti palestinesi ora possono sollevare nell'Assemblea Generale la questione del processo di pace, appoggiare bozze di risoluzione sulla Pace nel Medio Oriente ed hanno diritto di replica. Essi non hanno ancora il diritto di voto e non possono proporre candidature per commissioni ONU come il Consiglio di Sicurezza.
Gli Arabi avevano inizialmente chiesto poteri più ampi, come il diritto di sedere insieme con altri stati indipendenti e di presentare risoluzioni. Essi accettarono il compromesso dopo che gli Europei ebbero detto agli Arabi che essi avrebbero sostenuto la risoluzione se fossero stati soppressi i punti politicamente più controversi. Eppure, la loro condizione dà ai Palestinesi privilegi procedurali superiori a quelli di altri gruppi che sono all'ONU come osservatori, come la Svizzera od il Vaticano.
15.c. [Mito]
"Israele gode dei medesimi diritti di tutti gli altri membri delle Nazioni Unite".
15.c. [Fatti]
Una svolta nella cinquantennale esclusione dagli organismi delle Nazioni Unite ci fu il 30 Maggio 2000, quando Israele accettò l'invito a diventare membro temporaneo del gruppo regionale Europa Occidentale ed Altri (WEOG). Sebbene solo temporaneo, questo passo storico potrebbe finalmente terminare le discriminazioni dell'ONU contro Israele ed aprire la porta alla partecipazione israeliana al Consiglio di Sicurezza.
Israele è stato l'unico stato dell'ONU escluso da un gruppo regionale. Geograficamente, esso appartiene al Gruppo Asia; però i Paesi arabi hanno impedito che ne facesse parte. Se non appartiene a un gruppo regionale, Israele non può sedersi nel Consiglio di Sicurezza od in altri organismi chiave dell'ONU.
Il WEOG è l'unico gruppo regionale che non è puramente geografico, ma semmai geopolitico, ovvero un gruppo di stati il cui denominatore comune è la democrazia occidentale. Il WEOG ha 27 membri: tutti gli stati dell'Europa Occidentale, e gli "altri" sono l'Australia, il Canada, la Nuova Zelanda e gli Stati Uniti.
L'appartenenza d'Israele al WEOG ha forti limiti. Ogni quattro anni egli deve rinnovare la domanda d'adesione, dacché la sua condizione è solo temporanea. Non è stato permesso a Israele di presentare candidature per seggi vacanti in alcun organismo ONU per due anni, e non può competere per i principali organismi ONU (come il Consiglio Economico e Sociale) per un periodo più lungo. Inoltre, per i primi due anni, non è stato concesso ai rappresentanti israeliani di concorrere per posizioni nel Consiglio dell'ONU.
Oltre a queste limitazioni, a Israele è permesso partecipare solo alle attività WEOG nell'ufficio di New York dell'ONU. Israele è escluso dalle discussioni e dalle consultazioni del WEOG negli uffici ONU di Ginevra, Nairobi, Roma e Vienna; pertanto Israele non può partecipare alle discussioni ONU sui diritti umani, sul razzismo e su diverse altre questioni trattate in quegli uffici.
Nel Febbraio 2003 Israele è stato eletto al Gruppo di Lavoro sul Disarmo dell'Assemblea Generale dell'ONU, il suo primo posto in una commissione dal 1961 (dopo il 1961 l'ONU ha diviso i suoi membri in gruppi regionali e così fu che Israele fu isolato). Un rappresentante israeliano fu eletto come uno dei tre vicepresidenti e ricevette dei voti dall'Iran e da diversi Paesi arabi. D'altronde, nello stesso mese un candidato israeliano non fu eletto alla Commissione ONU sui diritti dei bambini.
L'anno precedente dei candidati israeliani non ebbero voti sufficienti per essere eletti alla Commissione ONU sui Diritti Umani, alla Commissione ONU sull'Eliminazione della Discriminazione Contro le Donne, e la Commissione ONU sulla Discriminazione Razziale [4a]. Per il futuro, Israele spera ancora di riuscire ad aderire al gruppo Asia.
15.d. [Mito]
"Le Nazioni Unite e le istituzioni a esse affiliate criticano le politiche israeliane, ma non attaccano mai gli Ebrei e non si impegnano mai in retorica antisemita".
15.d. [Fatti]
L'ONU ha virtualmente condannato ogni forma immaginabile di razzismo. Ha fondato dei programmi per combattere il razzismo in ogni sfaccettatura - compresa la xenofobia - ma ha sempre rifiutato di fare lo stesso contro l'antisemitismo. Fu soltanto il 24 Novembre 1998, più di 50 anni dopo la fondazione dell'ONU, che la parola "antisemitismo" fu citata per la prima volta in una risoluzione ONU (GA Res. A/53/623, "Eliminazione del Razzismo e della Discriminazione Razziale") [5].
Sin dai primi anni '70, la stessa ONU è stata impregnata di sentimenti antisemitici e antisionistici. Gli esempi che seguono mostrano quanto è divenuta difficile l'atmosfera:
- "Come? Non sono gli Ebrei che sfruttano il popolo americano e cercano di disonorarlo?" - Il rappresentante libico all'ONU Ali Treiki [6].
- "Il Talmud dice che se un Ebreo non beve ogni anno il sangue di un non-Ebreo, egli sarà condannato in eterno" - Il delegato saudita Marouf al-Dawalibi, davanti alla conferenza del 1984 sulla tolleranza religiosa della Commissione ONU sui Diritti Umani [7].
Un simile commento fu fatto dall'ambasciatore siriano a un incontro del 1991; egli sosteneva che gli Ebrei uccidevano bambini cristiani per usare il loro sangue per fare le azzime [8]. L'11 Marzo 1997 il rappresentante palestinese alla Commissione ONU sui Diritti Umani ha sostenuto che il governo israeliano aveva inoculato il virus dell'AIDS a 300 fanciulli palestinesi. Ad onta degli sforzi d'Israele, degli Stati Uniti e di altri, questa "accusa del sangue" resta nei verbali ONU [9].
15.e. [Mito]
"L'abrogazione del 1991 della risoluzione che diffamava il Sionismo prova che l'ONU non ha più preconcetti contro Israele".
15.e. [Fatti]
Il voto non ha segnalato la fine dei preconcetti dell'ONU contro Israele. Lo stesso mese l'Assemblea Generale approvò quattro nuove risoluzioni unilaterali sul Medio Oriente. Il 9 Dicembre 1991 la gestione dell'Intifada da Israele fu condannata 150 a 2. L'11 si votò 104 a 2 una risoluzione che chiedeva una conferenza di pace sotto l'egida dell'ONU, e si votò 142 a 2 per condannare il comportamento d'Israele verso i Palestinesi nei Territori.
Il 16 Dicembre - lo stesso giorno in cui fu abrogata la risoluzione contro il Sionismo - l'ONU votò 152 a 1 per chiedere a Israele di abrogare la risoluzione della Knesset che dichiarava Gerusalemme sua capitale, e per denunciare l'amministrazione israeliana delle Alture del Golan.
Il voto abrogativo fu guastato dal fatto che 13 dei 19 paesi arabi - compresi quelli che stavano trattando con Israele (Siria, Libano e Giordania) - votarono per mantenere la risoluzione infamante. Sei paesi, compreso l'Egitto, furono assenti. Come osservò il New York Times, il fatto che molti stati arabi si aggrappassero a una "dottrina meschina e maligna" rovinò quello che sarebbe stato un trionfo del buon senso [10].
15.f. [Mito]
"Anche se l'Assemblea Generale è prevenuta, il Consiglio di Sicurezza è sempre stato equilibrato nel suo modo di trattare il Medio Oriente".
15.f. [Fatti]
I candidati al Consiglio di Sicurezza sono proposti dai blocchi regionali: Israele, entrato nell'ONU nel 1949, non è mai stato eletto al Consiglio di Sicurezza, mentre almeno 16 membri della Lega Araba lo sono stati. La Siria, inclusa nella lista USA degli sponsor del terrorismo, ha ottenuto un mandato nel 2002 arrivando alla presidenza dell'organo nel Giugno dello stesso anno.
Abbondano i dibattiti su Israele e il Consiglio ha ripetutamente condannato lo stato ebraico, ma mai una volta ha adottato una risoluzione critica dell'OLP o degli attacchi arabi ad Israele. Sono rarissime le sessioni speciali di emergenza dell'Assemblea Generale per altri conflitti (Tibet, Timor Est, Libano, Ruanda, Bosnia); per quasi due decenni queste sessioni sono state convocate quasi esclusivamente per condannare Israele.
15.g. [Mito]
"Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto Israele all'ONU e si può sempre contare su di loro perché diano il veto a ogni risoluzione critica".
15.g. [Fatti]
I verbali mostrano che gli USA si sono spesso opposti ad Israele nel Consiglio. Nel 1990 Washington votò una risoluzione che condannava Israele per i tumulti del Monte del Tempio senza menzionare la violenza araba precedente. Nel Dicembre 1990, gli USA condannarono l'espulsione di quattro capi di Hamas (gruppo responsabile di numerosi omicidi), descrivendo Gerusalemme come "territorio occupato" e invocando per la prima volta la Convenzione di Ginevra contro un paese membro.
Dal 1967 al 1972 gli USA votarono a favore o si astennero su 24 risoluzioni critiche verso Israele. Dal 1973 al 2000, il Consiglio adottò circa 100 risoluzioni sul Medio Oriente; gli USA posero il veto solo su 35 di esse, appoggiando le critiche in circa due terzi dei casi attraverso il voto favorevole o l'astensione [12].
15.h. [Mito]
"Gli alleati arabi dell'America d'abitudine sostengono le posizioni USA all'ONU".
15.h. [Fatti]
Nel 2001 l'Arabia Saudita e il Kuwait votarono con gli USA solo su due risoluzioni importanti. Giordania ed Egitto non votarono con gli USA in nessuna questione chiave. Di contro, Israele è sempre stato il miglior alleato: nel 2001 ha votato con gli USA il 100% delle volte, superando Gran Bretagna, Francia e Canada [13].
15.i. [Mito]
"Israele, non implementando le risoluzioni ONU, viola il diritto internazionale".
15.i. [Fatti]
Le risoluzioni ONU rappresentano opinioni politiche di chi le sostiene. La Carta dell'ONU (Articoli 10 e 14) dà all'Assemblea Generale facoltà di emettere solo "raccomandazioni" non vincolanti. La legalità delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza è più complessa: non è chiaro se siano vincolanti tutte le risoluzioni o solo quelle adottate ai sensi del Capitolo VII (che riguarda le minacce alla pace e gli atti di aggressione).
Secondo l'Articolo 25, gli stati sono obbligati ad applicare "le decisioni", ma non è univoco quali risoluzioni rientrino in tale termine. In ogni caso, il Consiglio non ha mai sanzionato Israele per inadempimento, a differenza di quanto accaduto con reali violatori del diritto internazionale.
[Note]
[1] Chaim Herzog, Who Stands Accused?, (NY: Random House, 1978), pp. 4-5.
[2] Herzog, p. 130.
[3] La Missione Israeliana all'ONU.
[4] New York Times (31 Marzo 1983).
[4a] Anne Bayefsky, "Israel's second-class status at the UN", National Post (18 Febbraio 2003).
[5] "Israel and the UN - An Uneasy Relationship", La Missione Israeliana all'ONU.
[6] Discorso all'ONU dell'8 Dicembre 1983, citato in Harris Schoenberg, Mandate for Terror, (NY: Shapolsky, 1989), p. 296.
[7] Discorso al Seminario ONU sulla tolleranza religiosa e la libertà, emesso il 5 Dicembre 1984, citato in Anti-Defamation League, News, (7 Febbraio 1985).
[8] Morris Abram, "Israel Under Attack: Anti-Semitism in the United Nations," The Earth Times, (16-31 Dicembre 1997).
[9] Ibid.
[10] New York Times (17 Dicembre 1991).
[11] Morris B. Abram, "Anti-Semitism in the United Nations," UN Watch, (Febbraio 1998).
[12] Dipartimento di Stato USA.
[13] Voting Practices at the United Nations - 2001, Dipartimento di Stato USA.
[14] Jerusalem Post (5 Settembre 2001).
[15] Bruno Simma, ed., The Charter of the United Nations: A Commentary, (NY: Oxford University Press, 1994), pp. 237-241; 407-418.