[Miti da confutare]

16.a. "Un milione di Palestinesi è stato espulso da Israele tra il 1947 ed il 1949".

16.b. "Gli Ebrei chiarirono fin dall'inizio che non avevano alcuna intenzione di vivere in pace con i loro vicini arabi".

16.c. "Gli Ebrei hanno creato il problema dei profughi espellendo i Palestinesi".

16.d. "L'invasione araba ha fatto poco danno agli Arabi palestinesi".

16.e. "I capi arabi non hanno mai incoraggiato i Palestinesi a fuggire".

16.f. "Gli Arabi palestinesi sono dovuti fuggire per non essere massacrati come era accaduto ai pacifici abitanti di Deir Yassin".

16.g. "Israele si è rifiutato di consentire ai Palestinesi di tornare alle loro case in modo che gli Ebrei potessero rubare i loro beni".

16.h. "Le risoluzioni dell'ONU chiedono a Israele di rimpatriare tutti i profughi palestinesi".

16.i. "Israele ha bloccato i negoziati della Commissione di Conciliazione sulla Palestina".

16.j. "I Palestinesi che volevano tornare a casa non erano un pericolo per la sicurezza d'Israele".

16.k. "I profughi palestinesi sono stati ignorati da un mondo noncurante".

16.l. "I Paesi arabi hanno fornito gran parte dei fondi per l'aiuto ai profughi palestinesi".

16.m. "I Paesi arabi hanno sempre dato il benvenuto ai Palestinesi ed hanno fatto del loro meglio per risistemarli".

16.n. "Milioni di Palestinesi sono confinati in squallidi campi profughi".

16.o. "Israele ha costretto i profughi palestinesi a rimanere nei campi della Striscia di Gaza".

16.p. "I profughi sono sempre stati rimpatriati, soltanto ai Palestinesi è stato impedito di tornare a casa".

16.q. "Se i profughi palestinesi fossero stati rimpatriati, il conflitto arabo-israeliano sarebbe potuto terminare".

16.r. "Israele ha espulso altri Palestinesi nel 1967".

16.s. "L'UNRWA è un'organizzazione puramente umanitaria che non ha responsabilità alcuna per il terrore e l'istigazione che nascono nei campi profughi".

16.a. "Un milione di Palestinesi è stato espulso da Israele tra il 1947 ed il 1949".

16.b. "Gli Ebrei chiarirono fin dall'inizio che non avevano alcuna intenzione di vivere in pace con i loro vicini arabi".

16.c. "Gli Ebrei hanno creato il problema dei profughi espellendo i Palestinesi".

16.d. "L'invasione araba ha fatto poco danno agli Arabi palestinesi".

16.e. "I capi arabi non hanno mai incoraggiato i Palestinesi a fuggire".

16.f. "Gli Arabi palestinesi sono dovuti fuggire per non essere massacrati come era accaduto ai pacifici abitanti di Deir Yassin".

16.g. "Israele si è rifiutato di consentire ai Palestinesi di tornare alle loro case in modo che gli Ebrei potessero rubare i loro beni".

16.h. "Le risoluzioni dell'ONU chiedono ad Israele di rimpatriare tutti i profughi palestinesi".

16.i. "Israele ha bloccato i negoziati della Commissione di Conciliazione sulla Palestina".

16.j. "I Palestinesi che volevano tornare a casa non erano un pericolo per la sicurezza d'Israele".

16.k. "I profughi palestinesi sono stati ignorati da un mondo noncurante".

16.l. "I Paesi arabi hanno fornito gran parte dei fondi per l'aiuto ai profughi palestinesi".

16.m. "I Paesi arabi hanno sempre dato il benvenuto ai Palestinesi ed hanno fatto del loro meglio per risistemarli".

16.n. "Milioni di Palestinesi sono confinati in squallidi campi profughi".

16.o. "Israele ha costretto i profughi palestinesi a rimanere nei campi della Striscia di Gaza".

16.p. "I profughi sono sempre stati rimpatriati, soltanto ai Palestinesi è stato impedito di tornare a casa".

16.q. "Se i profughi palestinesi fossero stati rimpatriati, il conflitto arabo-israeliano sarebbe potuto terminare".

16.r. "Israele ha espulso altri Palestinesi nel 1967".

16.s. "L'UNRWA è un'organizzazione puramente umanitaria che non ha responsabilità alcuna per il terrore e l'istigazione che nascono nei campi profughi".


[I Miti in dettaglio]

16.a. [Mito]

"Un milione di Palestinesi è stato espulso da Israele tra il 1947 ed il 1949".

16.a. [Fatti]

I Palestinesi lasciarono le loro case nel 1947-1949 per diverse ragioni. Migliaia di ricchi Arabi partirono prevedendo una guerra, altre migliaia risposero agli appelli dei capi arabi di levarsi dal percorso delle armate d'invasione, una manciata fu espulsa, ma la maggior parte è semplicemente fuggita per non trovarsi nel bel mezzo di una battaglia.

Molti Arabi sostengono che da 800.000 ad 1.000.000 di Palestinesi sono diventati profughi nel 1947-1949. L'ultimo censimento fu compiuto dai Britannici nel 1945. Esso rinvenne circa 1.200.000 residenti permanenti arabi in tutta la Palestina. Un censimento del 1949 compiuto dal Governo d'Israele contò 160.000 Arabi viventi nel paese dopo la guerra.

Nel 1947 viveva un totale di 809.100 Arabi nel medesimo territorio [1]. Questo significa che non più di 650.000 Arabi palestinesi sarebbero potuti diventare profughi. Un rapporto del Mediatore ONU sulla Palestina totalizzò una cifra ancora minore — 472.000, e calcolò che soltanto 360.000 profughi arabi avevano chiesto aiuto [2].

Sebbene si sia sentito parlar molto sulle sventure dei profughi palestinesi, si dice molto poco degli Ebrei fuggiti dai paesi arabi. La loro situazione è stata per molto tempo precaria. Durante i dibattiti ONU del 1947, i capi arabi li minacciarono. Per esempio, il delegato egiziano disse all'Assemblea Generale: "Le vite di un milione di Ebrei nei paesi islamici sarebbero messe in pericolo dalla spartizione" [3].

Il numero degli Ebrei fuggiti dai Paesi arabi in Israele negli anni seguiti all'indipendenza d'Israele fu quasi il doppio del numero di Arabi che lasciarono la Palestina. A molti Ebrei fu consentito di portar via poco più della camicia che indossavano. Questi profughi non desideravano affatto essere rimpatriati. Si sente parlar poco di loro perché non sono rimasti profughi a lungo. Degli 820.000 profughi ebrei tra il 1948 ed il 1972, 586.000 furono sistemati in Israele con grande spesa, e senz'offerta alcuna di risarcimento da parte dei governi arabi che avevano confiscato i loro beni [3a]. Israele ha pertanto sempre sostenuto che ogni accordo per risarcire i profughi palestinesi deve comprendere anche un risarcimento arabo per i profughi ebrei. Finora i Paesi arabi si sono rifiutati di pagare qualsiasi risarcimento alle centinaia di migliaia di Ebrei che furono obbligati ad abbandonare i loro beni prima di fuggire da quei paesi.

Il contrasto tra le accoglienze dei profughi ebrei e dei palestinesi è reso ancora più evidente quando uno pensa alla differenza tra gli spaesamenti geografici e culturali esperiti dai due gruppi. La maggior parte dei profughi ebrei ha viaggiato per centinaia (ed alcuni per migliaia) di miglia verso un paesucolo i cui abitanti parlavano una lingua diversa. La maggior parte dei profughi arabi non ha mai lasciato la Palestina: essi viaggiarono per poche miglia fino all'altra parte della linea d'armistizio, rimanendo in seno all'ampia nazione araba a cui appartenevano linguisticamente, culturalmente ed etnicamente.

16.b. [Mito]

"Gli Ebrei chiarirono fin dall'inizio che non avevano alcuna intenzione di vivere in pace con i loro vicini arabi".

16.b. [Fatti]

In molte occasioni i capi ebrei chiesero agli Arabi di rimanere in Palestina e di diventare cittadini d'Israele. L'Assemblea degli Ebrei di Palestina emise quest'appello il 2 Ottobre 1947:

"Faremo tutto quel che potremo per mantenere la pace e stabilire una cooperazione vantaggiosa per entrambi [Ebrei ed Arabi]. È adesso, qui ed ora, proprio da Gerusalemme, che un appello deve uscire verso le nazioni arabe perché uniscano le loro forze con gli Ebrei e lo Stato ebraico che nascerà e lavorino spalla a spalla per il nostro bene comune, per la pace ed il progresso di [paesi] sovrani ed eguali [4]."

Il 30 Novembre, il giorno dopo il voto di spartizione dell'ONU, l'Agenzia Ebraica annunziò: "Il tema principale dietro le celebrazioni spontanee a cui stiamo assistendo oggi è il desiderio della nostra comunità di cercare la pace e la sua determinazione ad ottenere una fruttuosa cooperazione con gli Arabi" [5].

La Proclamazione d'Indipendenza d'Israele, emessa il 14 Maggio 1948, invitò inoltre i Palestinesi a rimanere nelle loro case e divenire eguali cittadini del nuovo Stato:

"Nel mezzo di un'aggressione assurda, noi chiamiamo comunque gli abitanti arabi dello Stato d'Israele a mantenere le vie della pace ed a fare la loro parte nello sviluppo dello Stato, sulla base di una piena ed uguale cittadinanza ed adeguata rappresentatività in tutti i suoi corpi ed istituti... Noi porgiamo la nostra mano in pace e da buoni vicini a tutti i paesi vicini ed ai loro popoli, e li invitiamo a cooperare con la nazione ebraica indipendente per il bene comune di tutti."

16.c. [Mito]

"Gli Ebrei hanno creato il problema dei profughi espellendo i Palestinesi".

16.c. [Fatti]

Se gli Arabi avessero accettato la risoluzione ONU del 1947, nessun Palestinese sarebbe divenuto un profugo, ed esisterebbe uno stato arabo indipendente accanto ad Israele. La responsabilità del problema dei profughi è degli Arabi.

L'inizio dell'esodo arabo si può far risalire alle settimane immediatamente seguenti all'annuncio della risoluzione di spartizione dell'ONU. I primi a partire erano circa 30.000 ricchi Arabi che previdero la guerra imminente e fuggirono nei paesi arabi vicini aspettandone la fine. Degli Arabi meno ricchi dalle città a popolazione mista della Palestina si trasferirono in cittadine completamente arabe per restare con i parenti o gli amici [6]. Alla fine del Gennaio 1948, l'esodo fu così allarmante che l'Alto Comitato Arabo-Palestinese chiese ai paesi arabi vicini di rifiutare il visto a questi profughi e di rendere i confini a loro impenetrabili [7].

Il 30 Gennaio 1948 il giornale di Giaffa Ash-Sha'ab, riferì: "I primi della nostra quinta colonna sono coloro che abbandonano le loro case ed attività e vanno a vivere altrove... Al primo segno di guai essi se la filano per evitare di portare la loro parte del peso della lotta" [8].

Un altro giornale di Giaffa, As-Sarih (30 Marzo 1948) fustigò gli abitanti dei villaggi arabi presso Tel Aviv per aver "attirato la disgrazia su di noi 'abbandonando i villaggi'" [9].

Intanto, un capo del Comitato Nazionale Arabo ad Haifa, Hajj Nimer el-Khatib, disse che i soldati arabi a Giaffa stavano maltrattando i residenti. "Essi rapinavano persone e case. La vita valeva ben poco, e l'onore delle donne veniva profanato. Questo stato di cose indusse molti residenti [arabi] a lasciare la città sotto la protezione dei carri armati britannici" [10].

John Bagot Glubb, il comandante della Legione Araba di Giordania, disse: "I villaggi venivano frequentemente abbandonati prima ancora che fossero minacciati dall'avanzare della guerra" [11].

I resoconti della stampa contemporanea di grandi battaglie in cui un gran numero di Arabi fuggì mancano in modo palese di citare qualsiasi espulsione forzata da parte delle forze ebraiche. Si descrivono di solito gli Arabi come "in fuga" od "evacuando" le loro case. Quando si accusano i Sionisti di "espellere e spossessare" gli abitanti arabi di città come Tiberiade ed Haifa, la verità è ben diversa. Ambo le città erano nei confini dello Stato ebraico secondo lo schema di spartizione dell'ONU e per entrambe combatterono sia gli Ebrei che gli Arabi.

Le forze ebraiche si impossessarono di Tiberiade il 19 Aprile 1948 e l'intera popolazione araba di 6.000 persone fu evacuata sotto la supervisione militare britannica. Il Consiglio della Comunità Ebraica avrebbe poi emesso un comunicato: "Noi non li abbiamo spossessati: loro hanno scelto da sé questa via... Che nessun cittadino tocchi i loro beni" [12].

Ai primi di Aprile, 25.000 Arabi (si stima) lasciarono l'area di Haifa in seguito ad un'offensiva delle forze irregolari capitanate da Fawzi al-Qawukji, ed a voci che l'aviazione araba avrebbe presto bombardato le zone ebraiche intorno al Monte Carmelo [13]. Il 23 Aprile l'Haganah prese Haifa. Un rapporto di polizia britannico da Haifa, datato 26 Aprile, spiegò che "gli Ebrei compiono ogni sforzo per persuadere la popolazione araba a restare ed a continuare le loro vite normali, a mantenere aperti i loro esercizi ed i loro affari, e di stare certi che le loro vite ed i loro possedimenti saranno al sicuro" [14]. Infatti, David Ben-Gurion aveva mandato Golda Meir ad Haifa per tentare di persuadere gli Arabi a restare, ma ella non riuscì a convincerli perché essi temevano di essere considerati traditori della causa araba [15].

Alla fine della battaglia, più di 50.000 Palestinesi se n'erano andati.

"Decine di migliaia di uomini, donne e bambini arabi fuggirono verso la periferia est della città in auto, camion, carretti ed a piedi in un tentativo disperato di raggiungere il territorio arabo finché gli Ebrei non catturarono il Ponte Rushmiya verso la Samaria e la Palestina del Nord e non li tagliarono fuori. Migliaia spinsero ogni natante disponibile, anche delle barche a remi, in acqua dalla costa per fuggire via mare verso San Giovanni d'Acri." - New York Times (23 Aprile 1948)

A Tiberiade ed Haifa, l'Haganah diede ordine che nessuno dei beni degli Arabi fosse toccato, ed ammonì che i trasgressori sarebbero stati severamente puniti. Ad onta di questi sforzi, tutti gli Arabi, salvo 5.000 o 6.000 evacuarono Haifa, e molti partirono con l'assistenza dei trasporti militari britannici.

Il delegato della Siria all'ONU, Faris el-Khouri, interruppe il dibattito all'ONU sulla Palestina per descrivere la presa di Haifa come un "massacro" e disse che quest'azione era "ulteriore prova che il 'programma sionista' è annichilire gli Arabi all'interno dello stato ebraico se si compie la partizione" [16].

Però il giorno dopo il rappresentante britannico all'ONU, Sir Alexander Cadogan, disse ai delegati che i combattimenti ad Haifa erano stati provocati alcuni giorni prima dai continui attacchi degli Arabi contro gli Ebrei, e che i resoconti di massacri e deportazioni erano erronei [17].

Lo stesso giorno (23 Aprile 1948) Jamal Husseini, il presidente dell'Alto Comitato Palestinese, disse al Consiglio di Sicurezza dell'ONU che invece di accettare l'offerta di tregua dell'Haganah, gli Arabi "preferivano abbandonare le loro case, le loro proprietà ed ogni cosa che possedevano al mondo e lasciare la città" [18].

Il Console Generale USA ad Haifa, Aubrey Lippincott, scrisse il 22 Aprile 1948 che "i capi arabi locali, dominati dal Muftì" stavano ordinando "a tutti gli Arabi di lasciare la città, e molti lo hanno fatto" [19].

Un ordine dell'esercito emesso il 6 Luglio 1948 chiarì che le città ed i villaggi arabi non si dovevano demolire o bruciare, e che gli abitanti arabi non dovevano essere espulsi dalle loro case [20].

Certo, l'Haganah impiegò la guerra psicologica per incoraggiare gli Arabi ad abbandonare alcuni villaggi. Yigal Allon, il comandante del Palmach (la "forza d'urto dell'Haganah") disse di aver fatto sì che degli Ebrei parlassero agli Arabi nei villaggi vicini e dicessero loro che una grande forza ebraica era in Galilea con l'intenzione di bruciare tutti i villaggi arabi nella regione del Lago Hula. Agli Arabi fu detto di andarsene finché erano in tempo e, secondo Allon, fecero proprio quello [21].

Nell'esempio più drammatico, nell'area Ramle-Lod, le truppe israeliane che cercavano di proteggere i loro fianchi ed alleviare la pressione sulla Gerusalemme assediata, costrinsero una parte della popolazione Araba a recarsi in un'area ad alcune miglia di distanza che era occupata dalla Legione Araba. "Le due cittadine avevano funto da base per le unità irregolari arabe, che avevano frequentemente attaccato i convogli ebraici e gli insediamenti vicini, bloccando al traffico ebraico la via principale per Gerusalemme" [22].

Come fu chiaro dalle descrizioni di ciò che accadde nelle città con la più grande popolazione araba, questi casi erano chiaramente le eccezioni, che spiegano solo una piccola parte dei profughi palestinesi.

16.d. [Mito]

"L'invasione araba ha fatto poco danno agli Arabi palestinesi".

16.d. [Fatti]

Una volta iniziata l'invasione nel Maggio 1948, la maggior parte degli Arabi rimasti in Palestina partirono per i paesi vicini. Sorprendentemente, anziché agire come una "quinta colonna" strategicamente rilevante che avrebbe combattuto gli Ebrei da dentro il paese, i Palestinesi scelsero di fuggire verso la sicurezza degli altri paesi arabi, confidando ancora di poter tornare. Uno dei principali nazionalisti palestinesi dell'epoca, Musa Alami, rivelò l'atteggiamento degli Arabi in fuga:

"Gli Arabi di Palestina lasciarono le loro case, furono dispersi e persero tutto. Ma lì rimaneva una solida speranza: gli eserciti arabi erano alla vigilia del loro ingresso in Palestina per salvare il paese e riportare le cose al loro stato normale, punire l'aggressore e gettare l'oppressivo Sionismo con i suoi sogni e pericoli in mare. Il 14 Maggio 1948 folle di Arabi erano in piedi lungo le strade che portavano alle frontiere della Palestina, dando un benvenuto entusiasta agli eserciti che avanzavano. Passarono i giorni e le settimane, sufficienti per adempiere alla sacra missione, ma gli eserciti arabi non salvarono il paese... Ed allora la speranza svanì" (Middle East Journal, Ottobre 1949).

Come i combattimenti raggiunsero aree che erano prima rimaste tranquille, gli Arabi iniziarono a vedere la possibilità della sconfitta. Come la possibilità divenne realtà, la fuga degli Arabi crebbe — più di 300.000 partirono dopo il 15 Maggio — lasciando circa 160.000 Arabi nello Stato d'Israele [23].

Sebbene la maggior parte degli Arabi fosse fuggita prima del Novembre 1948, ce n'erano ancora che scelsero di partire perfino dopo la fine delle ostilità. Un esempio interessante è stato l'evacuazione di 3.000 Arabi da Faluja, un villaggio tra Tel Aviv e Bersabea:

"Gli osservatori pensano che se fosse stata ben consigliata dopo l'armistizio israelo-egiziano, la popolazione araba avrebbe potuto restare, guadagnandoci. Essi affermano che il Governo israeliano aveva garantito la sicurezza delle persone e dei beni. Ma nessuno sforzo fu fatto dall'Egitto, dalla Transgiordania o perfino dalla Commissione di Conciliazione sulla Palestina per consigliare gli Arabi di Faluja ad agire in un modo o nell'altro" (New York Times, 4 Marzo 1949).

16.e. [Mito]

"I capi arabi non hanno mai incoraggiato i Palestinesi a fuggire".

16.e. [Fatti]

C'è una congerie di prove che dimostrano che i Palestinesi furono incoraggiati a lasciare le loro case per aprire la strada agli eserciti arabi d'invasione.

The Economist, che spesso criticava i Sionisti, riferì il 2 Ottobre 1948: "Dei 62.000 Arabi che una volta vivevano ad Haifa non ne sono rimasti più di 5.000 o 6.000. Diversi fattori hanno contribuito alla loro decisione di cercar scampo nella fuga. Ci sono pochi dubbi ormai che il fattore più potente è stato l'annuncio radiofonico dell'Alto Comitato Arabo, che ordinava agli Arabi di andarsene... Fu chiaramente intimato che quegli Arabi che fossero rimasti ad Haifa ed avessero accettato la protezione ebraica sarebbero stati trattati da rinnegati".

Benny Morris, lo storico che documentò casi in cui dei Palestinesi furono espulsi, scoprì anche che i capi arabi incoraggiarono i loro fratelli ad andarsene. Il Comitato Nazionale Arabo a Gerusalemme, seguendo le istruzioni dell'8 Marzo 1948 dell'Alto Comitato Arabo, ordinò che le donne, i bambini ed i vecchi di diverse parti di Gerusalemme abbandonassero le loro case: "Ogni opposizione a quest'ordine... è un ostacolo alla guerra santa... e nuocerà alle operazioni dei combattenti in questi distretti" (Middle Eastern Studies, Gennaio 1986).

Chi diede simili ordini? Capi come il Primo Ministro iracheno Nuri Said, che dichiarò: "Frantumeremo il paese con le nostre armi e distruggeremo ogni posto in cui gli Ebrei cercheranno rifugio. Gli Arabi dovrebbero portare le loro mogli ed i loro figli in zone sicure finché i combattimenti non saranno terminati" [24].

Nelle sue memorie, anche Haled al Azm, il Primo Ministro siriano del 1948-1949, ammise il ruolo arabo nell'aver persuaso i profughi a partire: "Sin dal 1948 noi abbiamo continuato a chiedere il ritorno dei profughi alle loro case. Ma siamo stati proprio noi ad incoraggiarli ad andarsene. Soltanto alcuni mesi separavano la nostra richiesta a loro perché se ne andassero ed il nostro appello alle Nazioni Unite perché emanassero una risoluzione sul loro ritorno" [26].

"I Governi arabi ci dissero: uscite cosicché noi si possa entrare. Usciti noi siamo, ma entrati non sono" (Ad Difaa, 6 Settembre 1954).

16.f. [Mito]

"Gli Arabi palestinesi sono dovuti fuggire per non essere massacrati come era accaduto ai pacifici abitanti di Deir Yassin".

16.f. [Fatti]

Le Nazioni Unite avevano deciso che Gerusalemme fosse una città internazionalizzata separata dagli stati arabo ed ebraico demarcati nella risoluzione di partizione. I 150.000 abitanti ebrei erano sotto costante pressione militare; i 2.500 Ebrei che vivevano nella Città Antica furono vittime di un blocco arabo che durò cinque mesi prima che fossero costretti alla resa il 29 Maggio 1948.

Intanto le forze arabe iniziarono un tentativo organizzato di tagliare la strada maestra che collegava Tel Aviv a Gerusalemme — l'unica via per i rifornimenti alla città. Deir Yassin era posto su una collina con una splendida vista sui dintorni, e distava meno di un miglio dai sobborghi di Gerusalemme. La popolazione era di 750 abitanti [32].

L'Irgun decise di attaccare Deir Yassin il 9 Aprile. Secondo il capo dell'Irgun Menachem Begin, l'attacco fu condotto da 100 membri; egli affermò che un camioncino dotato di un altoparlante fu guidato fino all'ingresso del villaggio prima dell'attacco per avvisare i civili di evacuare la zona. La battaglia fu feroce e durò diverse ore. L'Irgun subì 41 perdite, tra cui quattro morti.

Uno studio dell'Università di Bir Zeit giunse ad una cifra di 107 civili arabi morti e 12 feriti, insieme con 13 "combattenti", prova che il numero dei morti fu inferiore al proclamato e che nel villaggio si erano acquartierati dei soldati [39]. Di fatto, gli attaccanti lasciarono aperta una via di fuga dal villaggio, ed oltre 200 residenti se ne andarono illesi. Se l'intento fosse stato massacrare gli abitanti, non si sarebbe evacuato nessuno.

Dopo che gli Arabi rimasti finsero la resa e poi spararono ai soldati ebrei, alcuni Ebrei uccisero indiscriminatamente soldati e civili arabi. Almeno alcune delle donne che furono uccise erano divenute dei bersagli a causa di alcuni uomini che tentarono di camuffarsi da donna. Il comandante dell'Irgun riferì che gli attaccanti "trovarono degli uomini vestiti da donna e pertanto iniziarono a sparare alle donne che non si affrettavano ad..."