I diritti umani nei paesi arabi, di Mitchell G.Bard

[Miti da confutare]
18.a. "I governi arabi affermano di garantire i diritti umani di base ai loro cittadini"
18.b. "I diritti delle donne sono attualmente protetti nel mondo arabo"
18.c. "La libertà per i palestinesi nell'Autorità palestinese include anche il diritto di vendere terre agli Ebrei"


[I miti in dettaglio]

18.a. MITO: "I governi arabi affermano di garantire i diritti umani di base ai loro cittadini"

FATTI: Mentre è stata posta grande attenzione sulle presunte violazioni dei diritti umani da parte di Israele, la stampa ha spesso ignorato le violazioni dei diritti fondamentali che si verificano quotidianamente in quasi tutte le nazioni arabe. Secondo il Dipartimento di Stato USA, la maggioranza degli stati arabi è governata da regimi dittatoriali che negano libertà di espressione, stampa e giusti processi. Il rapporto sullo sviluppo umano arabo (ONU) colloca questi paesi nelle posizioni più basse al mondo per libertà civili e indipendenza dei media. [1]

18.b. MITO: "I diritti delle donne sono attualmente protetti nel mondo arabo"

FATTI: Nella maggior parte dei paesi arabi, la Shari'a (legge islamica) definisce il comportamento sociale, assegnando spesso alla donna un ruolo inferiore. Le donne arabe si sposano frequentemente in giovane età con uomini scelti dal padre; un marito può divorziare unilateralmente dichiarando a voce la propria intenzione.

La mutilazione sessuale femminile è ancora diffusa in aree rurali di Egitto, Libia, Oman e Yemen. In Siria, un uomo può impedire alla moglie di lasciare il paese. In Arabia Saudita, le donne devono ottenere il permesso da un parente maschio per viaggiare o usare mezzi pubblici. Secondo l'ONU, la partecipazione economica e politica delle donne arabe è la più bassa al mondo e una donna su due è analfabeta. [2a]

18.c. MITO: "La libertà per i palestinesi nell'Autorità palestinese include anche il diritto di vendere terre agli Ebrei"

FATTI: Nel 1996, il Muftì dell'Autorità Palestinese emano una fatwa vietando la vendita di proprietà agli Ebrei sotto pena di morte. Nel 1997, il ministro della giustizia palestinese annunciò che la pena capitale sarebbe stata imposta a chiunque avesse ceduto "un centimetro" ad Israele. Diversi proprietari terrieri sospettati di tali vendite sono stati uccisi o arrestati negli anni successivi. [5]


FOCUS: DIRITTI UMANI IN ARABIA SAUDITA

(Informazioni tratte dai rapporti del Dipartimento di Stato USA 2000-2001)

L'Arabia Saudita è una monarchia dinastica dove il Corano e la Sunna fungono da Costituzione. Non esistono istituzioni democratiche e i cittadini non hanno ruolo nel governo.

  • Diritti Legali: Tortura e abusi sui prigionieri sono comuni. Le esecuzioni (decapitazioni, lapidazioni) avvengono per reati che includono "comportamento sessuale deviato" o stregoneria. Amputazioni e punizioni corporali sono praticate legalmente.
  • Libertà di Stampa: Criticare l'Islam o la famiglia reale è illegale e punibile con l'imprigionamento. Internet e i media sono pesantemente censurati.
  • Trattamento delle Donne: Esiste una discriminazione sistematica. Le donne non possono guidare, viaggiare o essere ammesse in ospedale senza il permesso del "guardiano" maschio. La testimonianza di un uomo vale quanto quella di due donne in tribunale.
  • Diritti dei Lavoratori: Non esistono sindacati. I lavoratori stranieri sono spesso soggetti a condizioni di lavoro forzato, con turni fino a 16 ore e paghe trattenute per mesi.
  • Libertà Religiosa: Non esiste. Tutti i cittadini devono essere musulmani e solo la branca sunnita può essere praticata pubblicamente. Le altre religioni sono tollerate solo se praticate in privato; l'apostasia è punibile duramente.

Note:
[1] Rapporto sullo sviluppo umano arabo (ONU).
[2] Daniel Pipes, esperto di Medio Oriente.
[3] Dipartimento di Stato USA, Rapporto sulla Giordania.
[6] Caso del pilota donna USA contro il Pentagono (2001).

PANORAMICA SUI DIRITTI UMANI NEI PAESI ARABI (Continua)

GIORDANIA

Il Regno Hascemita della Giordania è una monarchia costituzionale governata da Re Abdullah II. Sebbene esistano elezioni per la camera bassa, il Senato è nominato dal Re, il quale detiene il potere di sciogliere il Parlamento (come avvenuto nel 2001). I cittadini non hanno il potere di cambiare il proprio governo.

  • Diritti Legali: L'uso della tortura da parte delle forze di sicurezza è documentato e ha causato decessi. I giornalisti critici verso la monarchia vengono spesso perseguiti per "diffamazione". Nel 2002, la licenza di Al-Jazeera è stata revocata per critiche al governo.
  • Trattamento delle Donne: Esiste un netto svantaggio legale. Lo stupro coniugale è legale e i "delitti d'onore" (che rappresentano circa il 25% degli omicidi totali) ricevono condanne minime. Sebbene la mutilazione genitale femminile sia in declino, persiste in alcune tribù.
  • Minoranze e Lavoro: Il lavoro minorile è diffuso. Sul piano religioso, la Giordania è tra i paesi più tolleranti, riconoscendo Islam, Cristianesimo ed Ebraismo, sebbene la fede Baha'i subisca discriminazioni. I profughi palestinesi arrivati dopo il 1967 non godono della cittadinanza e sono discriminati rispetto a quelli del 1948.

LIBANO

Dalla fine della guerra civile (1991), il Libano è stato sotto la pesante influenza della Siria (che manteneva circa 25.000 soldati nel paese all'epoca del rapporto). La Siria ha influenzato pesantemente la politica e le elezioni libanesi.

  • Diritti Legali: Arresti arbitrari e torture sono comuni, specialmente contro i dissidenti anti-siriani (spesso cristiani). Nelle aree controllate dagli Hezbollah viene applicata la legge islamica, mentre nei campi profughi palestinesi del sud regna un vuoto legislativo.
  • Trattamento delle Donne e Bambini: La violenza domestica è un problema grave. Il lavoro minorile è diffuso e sono stati segnalati casi di rapimenti o vendita di bambini per adozioni illegali, spesso ignorati dalle autorità.
  • Rifugiati: I palestinesi in Libano vivono in condizioni di estrema precarietà, privi di diritti civili e della possibilità di ottenere la cittadinanza.

SIRIA

Nonostante sia formalmente una democrazia, il Presidente Bashar al-Assad esercita un potere assoluto (succeduto al padre Hafez nel 2000). Il paese è retto da una legge marziale in vigore dal 1963.

  • Repressione Politica: Arresti arbitrari, torture e "sparizioni" sono sistematici. La stampa è interamente controllata dallo Stato; pubblicare "informazioni false" contro la rivoluzione comporta lunghe pene detentive.
  • Donne e Minoranze: Le donne non possono viaggiare all'estero senza il permesso del marito. I Curdi subiscono l'oppressione più dura: a molti è negata la cittadinanza, non possono insegnare la propria lingua e la loro cultura è considerata fuori legge.

IRAQ (Sotto il regime di Saddam Hussein)

Il potere è concentrato nelle mani di Saddam Hussein e del partito Ba'ath. Il regime si mantiene attraverso il terrore e l'uso di milizie paramilitari.

  • Brutalità del Regime: Le tattiche politiche sono tra le più violente al mondo. Sono comuni le esecuzioni di massa per "pulizia delle prigioni", oltre all'eliminazione sistematica di oppositori politici e religiosi (specialmente sciiti).
  • Libertà Civili: Inesistenti. Lo Stato possiede tutti i media e li usa come strumenti di propaganda. Ogni forma di dissenso è punita duramente.
  • Crimini contro i Curdi: Nel nord, la popolazione curda è stata soggetta ad atrocità sistematiche, inclusi attacchi con armi chimiche, torture ed esecuzioni sommarie.
  • Donne: I "delitti d'onore" sono legittimati dalla legge irachena. Reati come la prostituzione sono stati puniti con la decapitazione pubblica.

EGITTO

Secondo la sua costituzione, l'Egitto è una democrazia sociale in cui l'Islam è la religione di stato. Il Presidente e il suo Partito Nazionale Democratico, comunque, controllano la scena politica con un'estensione tale che i cittadini non hanno una possibilità significativa di cambiare il loro governo.

C'è stata una legge di emergenza in vigore dal 1981, che consentiva al governo di trattenere in carcere delle persone senza accusa, e di negare regolarmente i diritti legali ai cittadini egiziani.

Diritti Legali:
La libertà di stampa e di parola sono garantite dalla costituzione, ma spesso sono negati in pratica. Il governo possiede e controlla le tre maggiori testate giornalistiche e detiene il monopolio di stampa e distribuzione. Così, i giornali criticano di rado il governo, e la posizione dei partiti all'opposizione è spesso limitata sui giornali.

Gli studenti e gli ufficiali che criticano il governo sono spesso incriminati con accuse di diffamazione, calunnia o di "diffusione di informazioni false sull'Egitto", e vengono imprigionati. Le libertà di associazione e riunione sono severamente ristrette.

Le torture fisiche e psicologiche, nonostante siano ufficialmente fuori legge, sono comunque comuni, ed è documentato che almeno otto prigionieri sono stato torturati a morte nel 2000. Le prigioni sono in condizioni squallide. La polizia egiziana arresta arbitrariamente e periodicamente dei prigionieri, spesso trattenendoli per lunghi periodi senza accusa, processi o contatto con gli avvocati.

LA FRASE CELEBRE

"[L'Egitto] è un regime autocratico, stabilito mezzo secolo fa sotto il segno del nazionalismo e del socialismo arabo, è politicamente esausto ed è moralmente fallito. Mubarak, che ha frenato gli estremisti islamici in Egitto solo attraverso la tortura e i massacri, non ha un programma politico moderno né tantomeno una visione progressista da offrire al suo popolo come alternativa al vittimismo islamico di Osama bin Laden. Gli egiziani che hanno tentato di promuovere un simile programma... sono ingiustamente imprigionati. Invece, Mubarak si sostiene con i due miliardi di dollari americani di aiuti, mentre consente e incoraggia i media e i clericali controllati dallo stato a promuovere una propaganda degli estremisti islamici, anti-occidentale, anti-ebraica e anti-moderna. La politica serve al suo proposito deviando la frustrazione popolare con la mancanza di libertà politica o di sviluppo economico in Egitto. Spiega inoltre perché così tanti arruolati di Osama bin Laden sono egiziani."

Editoriale Washington Post, 11 Ottobre 2001

Trattamento delle Donne:
La violenza domestica è un serio problema sociale in Egitto; un rapporto concluse che una donna sposata su tre è stata picchiata dal marito. Inoltre lo stupro coniugale è legale. La mutilazione genitale femminile viene ancora praticata, ma ci sono forti pressioni sociali contro le donne impiegate. Legalmente, molte leggi, in particolare sull'eredità, favoriscono gli uomini, e un uomo che uccide una donna in omicidi d'onore riceve una sentenza molto più leggera rispetto a una donna che uccide un uomo in circostanze simili.

Diritti dei Lavoratori:
Le leggi sul lavoro in Egitto non sono adeguate per i membri delle unioni; gli scioperi sono illegali e punibili con il carcere. Molte leggi del governo sul lavoro non sono rafforzate, così come il minimo salario e il massimo numero di ore. Mentre il lavoro minorile è stato un problema in Egitto in passato, c'è stato un netto miglioramento ultimamente.

Trattamento delle Minoranze:
L'Egitto garantisce la libertà di religione, e gli Ebrei e le comunità cristiane sono in generale trattate bene. Nonostante ciò la minoranza cristiana ha riportato di essere stata discriminata, e ci sono rapporti di conversioni forzate all'Islam. Ai membri di fede Baha'i è categoricamente proibito di vivere o praticare la loro religione in Egitto.

AUTORITÀ PALESTINESE

Il record già scarso di diritti umani dell'ANP è peggiorato dall'Intifada di al-Aqsa. Nel Settembre 2000 i membri dei servizi di sicurezza palestinesi e i tanzim di fatah partecipavano ad attacchi contro i civili e soldati israeliani. Poiché i palestinesi armati hanno spesso lanciato i loro attacchi vicino alle case dei civili palestinesi, i residenti di tali case si sono spesso trovati sulla linea del fuoco quando Israele ha intrapreso le rappresaglie. Le forze di sicurezza palestinesi non sono riuscite a impedire ai Palestinesi armati di fare fuoco sugli Israeliani in luoghi dove si trovavano degli estranei.

Diritti Legali:
Nel dicembre 2001, il presidente dell'ANP Yasser Arafat ha dichiarato lo stato d'emergenza e si è garantito ampi poteri legali. Le forze di sicurezza palestinesi arrestano arbitrariamente e detengono le persone, prolungano la detenzione e la mancanza di un processo sono elementi frequenti.

Le corti non assicurano processi corretti e veloci. Le forze di sicurezza ed esecutive dell'ANP spesso ignorano o non riescono a far rispettare le decisioni delle corti.

L'ANP non proibisce per legge l'utilizzo di tortura o di forza contro i detenuti, e le forze di sicurezza spesso sono state responsabili di torture e di abuso esteso dei detenuti palestinesi.

I gruppi di monitoraggio dei diritti umani internazionali hanno documentato una diffusa condotta arbitraria e abusiva da parte dell'ANP. Queste organizzazioni affermano che c'è un uso di tortura diffuso e non ristretto a quelle persone detenute con accuse di sicurezza. Almeno cinque palestinesi sono morti nel 2001 durante la prigionia sotto l'ANP. Le forze di sicurezza palestinesi infrangono i diritti dei cittadini alla privacy ed è stata imposta una ristretta libertà di stampa e di parola, chiudendo i punti vendita dei media, bandendo le pubblicazioni o la radiodiffusione, e imprigionando o perseguitando periodicamente i membri dei media.

A esempio, dopo il brutale assassinio dei due soldati riservisti dell'IDF alla stazione di polizia a Ramallah, il 12 ottobre 2000 la polizia palestinese ha confiscato i filmati a molti giornalisti che erano presenti sulla scena. Il 4 ottobre, un giornalista straniero filmò tre membri delle forze di sicurezza palestinese distribuire Molotov a diversi bambini.

Le forze di sicurezza hanno trattenuto il giornalista e la sua troupe per diverse ore, e hanno poi distrutto il filmato. Le molestie dell'ANP hanno contribuito alla pratica di auto-censura da parte di diversi commentatori, reporter e critici palestinesi.

Violenza contro gli Israeliani:
La violenza palestinese durante l'"intifada di al-Aqsa" ha incluso violente dimostrazioni, sparatorie e incidenti in cui i palestinesi spesso tiravano pietre e molotov ai checkpoint dell'esercito israeliano.

I civili israeliani ed ebrei nei territori sono diventati spesso bersaglio di sparatorie e agguati, suicidi e altre esplosioni, attacchi di mortaio, attacchi armati negli insediamenti e nelle basi militari. I palestinesi agendo individualmente o in piccoli gruppi non organizzati, inclusi alcuni membri dei servizi di sicurezza palestinese, hanno ucciso 87 israeliani nei territori nel 2001. I membri fuori dovere delle forze di sicurezza dell'ANP e i membri della fazione Fatah di Arafat hanno partecipato in alcuni di questi attacchi.

Diversi gruppi terroristici palestinesi, inclusi Hamas, Jihad islamica, il fronte popolare per la liberazione della palestina, il fronte democratico per la liberazione della palestina e i gruppi affiliati di Fatah, come le brigate di al-Aqsa, hanno anche rivendicato le responsabilità di attacchi contro civili Israeliani. L'ANP ha fatto alcuni arresti relativi a tali assassini alla fine dell'anno.

Circa 340 sospetti collaborazionisti e da 180 a 200 prigionieri politici sono stati messi nelle carceri palestinesi dalla fine del 2001. Un certo numero di palestinesi sospetto di collaborazionismo con Israele è stato arrestato, processato e giustiziato. Dozzine di loro sono state semplicemente assassinate. [10]
Trattamento delle Donne:
L'abuso coniugale, l'abuso sessuale, uccisioni d'onore sono presenti, ma la pressione sociale fa sì che molti incidenti non vengano riportati e nella maggioranza dei casi viene trattata dai familiari coinvolti, tipicamente i maschi dei membri della famiglia.

Le donne palestinesi sopportano varie forme di pregiudizi sociali e di repressioni all'interno della loro società. Poiché il matrimonio avviene in giovane età, le donne spesso non finiscono la scuola obbligatoria. Le restrizioni culturali a volte prevengono le donne dal frequentare college o università.

Mentre è presente un movimento attivista di donne in Cisgiordania, l'attenzione si è spostata solo di recente da aspirazioni nazionaliste a questioni che affliggono enormemente le donne, come la violenza domestica, l'accesso paritario all'educazione e all'impiego, e le leggi concernenti l'eredità e il matrimonio. Le donne che si sposano con un non correligionario, in particolare una donna cristiana che sposa un uomo musulmano, sono spesso disconosciuti dalle loro famiglie e a volte perseguitati e minacciati di morte.

Un numero crescente di donne palestinesi lavorano fuori casa, dove tendono a incontrare una certa discriminazione. Non ci sono leggi speciali che forniscono i diritti delle donne nel posto di lavoro. Le donne non sono rappresentate nella maggior parte degli aspetti della vita professionale.

Diritti dei Lavoratori:
Non c'è un salario minimo in Cisgiordania o nella striscia di Gaza e non ci sono leggi che proteggono il diritto di sciopero dei lavoratori. In pratica questi lavoratori hanno pochissima o alcuna protezione dalla retribuzione del datore di lavoro.

All'inizio del 2000, gli insegnanti della Cisgiordania hanno fatto uno sciopero. Il 5 maggio 2000 gli ufficiali dell'ANP hanno arrestato uno dei leader dello sciopero per aver criticato in un'intervista alla radio l'ANP. Anche la stazione radio è stata chiusa. Gli insegnanti hanno sospeso lo sciopero il 17 maggio, nonostante il fatto che nessuna delle loro richieste fosse stata considerata.

Anche il lavoro minorile è un problema.

Trattamento delle Minoranze:
Non c'è una legge che assicura una libertà religiosa; comunque l'ANP rispetta in generale la libertà religiosa. Negli scorsi anni, ci sono state testimonianze che diversi convertiti dall'Islam al Cristianesimo subiscono a momenti delle discriminazioni sociali e persecuzioni da parte degli ufficiali palestinesi. Comunque non c'è un esempio di discriminazione da parte dell'ANP nei confronti dei cristiani.

Note:
1. Arab Human Development Report 2002, NY: UN, 2002.

2. Daniel Pipes, In the Path of God: Islam and Political Power, (NY: Basic Books, 1983), p. 177.

2a, Arab Human Development Report 2002, NY: UN, 2002.

3. U.S. State Department, Reports on Human Rights Practices for 1999.

3a. Martin Peretz, "Remembering Saudi Arabia," The New Republic, (January 28, 2002).

3b. USA Today, (April 29, 2002).

4. Al-Quds Al-Arabi (London), (December 4, 1999).

4a. Jerusalem Post, (August 19, 2002).

5. State Department. Human Rights Report for the Occupied Territories, 1997, 1998.

5a. Newsweek, (March 10, 2003).

6. Washington Post, (December 4, 2001).
6a. Jewish Telegraphic Agency, (August 9, 2002).
7. Jerusalem Report, (March 25, 2002).

8. CNN, (August 16, 2001).

9. Jerusalem Post, (July 1, 2002); BBC News, (August 11, 2002).
10. Isabel Kershner, "Below the Law," Jerusalem Report, (April 22, 2002), pp. 32-33.