[Miti da confutare]

22.01. [Mito]
"La creazione d'Israele è stata solo il risultato delle pressioni americane"

22.01. [Fatti]
Quando l'ONU si occupò della questione della Palestina, il Presidente Harry Truman affermò esplicitamente che gli Stati Uniti non avrebbero dovuto "usare minacce o pressioni indebite di alcun tipo sulle altre delegazioni" [1]. L'influenza USA fu comunque limitata: paesi considerati "clienti" americani come Cuba e la Grecia votarono contro la spartizione, mentre El Salvador e l'Honduras si astennero.

Molti membri dell'Amministrazione Truman si opponevano alla Spartizione, compreso il Segretario alla Difesa James Forrestal, per timore di minacce alle forniture di petrolio. I Capi di Stato Maggiore erano preoccupati che gli Arabi si sarebbero allineati con i Sovietici. Questi oppositori interni indebolirono il sostegno americano alla creazione dello stato ebraico [2]. Allo stesso tempo, gli stati arabi erano attivamente impegnati in forti pressioni all'ONU nel tentativo di affondare il piano [3].

22.02. [Mito]
"Gli Stati Uniti hanno preferito Israele agli Arabi nel 1948 a causa delle pressioni della Lobby Ebraica"

22.02 [Fatti]
Truman sostenne il movimento sionista perché riteneva che la comunità internazionale avesse l'obbligo di adempiere alla promessa della Dichiarazione Balfour e per ragioni umanitarie verso i superstiti dell'Olocausto. Non credeva che i diritti degli Arabi sarebbero stati compromessi. Il pubblico americano sosteneva massicciamente questa scelta: i sondaggi dell'epoca indicavano che il 65% degli Americani era favorevole alla creazione di uno stato ebraico [5].

Piuttosto che cedere alla pressione, Truman spesso reagiva negativamente alla "Lobby ebraica", lamentandosi delle insistenze subite. In una lettera scrisse: "Se non fosse stato per l'inutile interferenza dei Sionisti, avremmo avuto il problema risolto un anno e mezzo fa" [6]. Questo dimostra che la sua non fu una scelta dettata dal calcolo elettorale.

22.03. [Mito]
"La maggior parte degli Americani si oppone a una stretta relazione degli USA con Israele"

22.03. [Fatti]
Il sostegno per Israele è trasversale e indipendente da età, razza o orientamento politico. Secondo i sondaggi Gallup condotti dal 1967, la simpatia per Israele è rimasta mediamente intorno al 46%, contro il 12% per gli stati arabi. Durante la Prima Guerra del Golfo (1991), il sostegno toccò il picco del 64%. Sondaggi più recenti (2002) confermano che il 64% degli Americani considera Israele un "alleato leale".

22.04. [Mito]
"La politica USA è sempre stata ostile agli Arabi"

22.04. [Fatti]
Gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo chiave nell'aiutare i paesi arabi a ottenere l'indipendenza dopo lo scioglimento dell'Impero Ottomano. Gli USA hanno mantenuto strette relazioni con nazioni come Arabia Saudita, Giordania, Marocco ed Egitto (sotto Sadat). Sin dalla Seconda Guerra Mondiale, gli USA hanno offerto massicci aiuti economici e militari alla regione. Mentre Israele ha potuto contare quasi solo sull'assistenza americana, i paesi arabi hanno ricevuto sostegno sia dall'Occidente che dall'Unione Sovietica.

"Le nazioni alleate, con il pieno consenso del nostro governo e del nostro popolo concordano che in Palestina si debbono porre le fondamenta di un'entità politica ebraica."
— Presidente Woodrow Wilson, 3 Marzo 1919

22.05. [Mito]
"Sin dal 1948 gli USA hanno sostenuto Israele automaticamente"

22.05. [Fatti]
Gli USA hanno agito molte volte contro i desideri di Israele. Nel 1948 imposero un embargo sulle armi che penalizzò gli ebrei. Nel 1956, il Presidente Eisenhower costrinse Israele a ritirarsi dal Sinai dopo la Guerra di Suez. Ronald Reagan sospese accordi di cooperazione nel 1981 in seguito all'annessione del Golan e George Bush Senior bloccò garanzie sui prestiti nel 1991 per divergenze sulla politica degli insediamenti. Anche le amministrazioni Clinton e Bush Junior non hanno esitato a criticare pubblicamente azioni israeliane ritenute contrarie agli interessi USA.

22.06. [Mito]
"Gli USA hanno sempre dato armi a Israele per essere certi che avesse un margine qualitativo sugli Arabi"

22.06. [Fatti]
Fino al 1962, gli USA fornirono solo quantità limitate di armi (munizioni e fucili). Il primo grande sistema (missili HAWK) fu venduto da Kennedy solo dopo che l'Egitto ricevette bombardieri sovietici. Per anni, ogni vendita a Israele è stata "bilanciata" da vendite analoghe ai paesi arabi (es. carri armati alla Giordania nel 1965). Durante la Guerra dei Sei Giorni, gli USA imposero persino un embargo a Israele. Fu solo dopo che l'URSS divenne il fornitore illimitato dei paesi arabi che gli USA decisero di garantire a Israele un "margine qualitativo" per la sua sopravvivenza, pur continuando ad armare pesantemente nazioni come l'Arabia Saudita (es. vendita di AWACS nel 1981).

"La nostra società è illuminata dalle intuizioni spirituali dei profeti ebrei. L'America e Israele hanno un comune amore per la libertà umana."
— Presidente Lyndon Johnson, 10 Settembre 1968

22.07. [Mito]
"L'aiuto americano in Medio Oriente è sempre stato unilaterale, con gli Arabi che non prendono praticamente nulla"

22.07. [Fatti]
Dopo la vittoria d'Israele nella Guerra d'Indipendenza, gli USA risposero a un appello per un sostegno economico all'assorbimento degli immigrati approvando un credito di 135 milioni di Dollari della Banca Import-Export e la vendita di beni superflui. In quei primi anni dell'esistenza dello Stato d'Israele (e anche oggi) l'aiuto americano fu visto come un mezzo per promuovere la pace.

Nel 1951 il Congresso votò per aiutare Israele ad affrontare i gravami economici imposti dall'afflusso di profughi ebrei dai campi profughi d'Europa e dai ghetti dei paesi arabi. Allora gli Arabi si lamentarono che gli USA li stavano trascurando, sebbene essi non avessero allora interesse all'aiuto americano allora. Nel 1951 la Siria respinse delle profferte di aiuto americano; l'Iraq e l'Arabia Saudita, ricchi di petrolio, non avevano bisogno dell'assistenza economica americana, e fino ai tardi anni '50 la Giordania era il pupillo della Gran Bretagna. Dopo il 1957, quando gli Stati Uniti si assunsero la responsabilità di sostenere la Giordania e ripresero gli aiuti economici all'Egitto, l'assistenza ai Paesi arabi fece un balzo. Inoltre, gli Stati Uniti erano (e sono tuttora) il più grande paese ad aiutare i Palestinesi attraverso l'UNRWA.

Israele ha ricevuto più aiuti diretti dagli Stati Uniti sin dalla Seconda Guerra Mondiale di ogni altro paese, ma gli importi per la prima metà di questo periodo sono stati relativamente modesti. Tra il 1949 e il 1973 gli USA hanno dato a Israele una media di circa 122 milioni di Dollari l'anno, per un totale di 3,1 miliardi di Dollari (e a dire il vero più di un miliardo di Dollari di questo fu una serie di prestiti per materiale militare negli anni 1971-1973). Prima del 1971, Israele ricevette un totale di appena 277 milioni di Dollari in aiuti militari, tutti sotto forma di anticipi sugli acquisti. Anche la gran parte degli aiuti economici fu in forma di prestito a Israele. In confronto, i Paesi arabi ricevettero circa il triplo dell'aiuto prima del 1971, 4,4 miliardi di Dollari, o 170 milioni di Dollari all'anno. Inoltre, al contrario d'Israele, che riceve quasi tutto l'aiuto dagli Stati Uniti, i paesi arabi hanno ricevuto assistenza dall'Asia, dall'Europa Orientale, dall'Unione Sovietica e dalla Comunità Europea.

"È mia responsabilità verificare che la nostra politica in Israele combaci con la nostra politica in tutto il mondo; secondo, è mio desiderio aiutare a costruire in Palestina uno stato democratico forte, prospero, libero e indipendente. Dev'essere grande abbastanza, libero abbastanza, e forte abbastanza da rendere il suo popolo autosufficiente e sicuro" - Presidente Truman, 28 Ottobre 1948, discorso elettorale al Madison Square Garden.

Israele non iniziò a ricevere grandi aiuti fino al 1974, dopo la guerra del 1973, e le somme crebbero drammaticamente dopo gli accordi di Camp David. In tutto, sin dal 1949, Israele ha ricevuto più di 90 miliardi di Dollari di aiuti. Sebbene i totali siano impressionanti, il valore dell'assistenza a Israele è stato eroso dall'inflazione.

Anche i paesi arabi che hanno firmato degli accordi con Israele sono stati ricompensati. Fin dalla firma del trattato di pace con Israele, l'Egitto è stato il secondo più grande destinatario di aiuti americani (2 miliardi di Dollari nel 2002, mentre Israele ne ricevette 2,8). Anche la Giordania è stata beneficiaria di maggiori livelli di aiuto sin da quando ha firmato un trattato con Israele (che ha portato da meno di 40 milioni di Dollari a oltre 225 milioni). Fu anche rimesso il debito multimiliardario di ambo le nazioni arabe fino agli USA.

Dopo gli accordi di Oslo, anche gli Stati Uniti iniziarono a finanziare i Palestinesi. Essi ora forniscono 80 miliardi in aiuti umanitari attraverso l'Agenzia USA per lo Sviluppo Internazionale. Essi non forniscono alcun aiuto diretto all'Autorità Palestinese, in quanto la ritengono corrotta. Il Presidente Bush avvertì specificamente i Palestinesi che essi debbono cambiare la loro guida ed abbracciare le riforme per ottenere futura assistenza. "Vi posso assicurare", disse Bush, "che non daremo un soldo a una società che non è trasparente ed [è] corrotta" [9a].

22.08. [Mito]
"Gli USA hanno sempre dato a Israele miliardi di dollari a fondo perduto"

22.08. [Fatti]
Le donazioni americane a Israele sono finite nel 1959. L'aiuto americano a Israele da allora fino al 1985 è consistito soprattutto di prestiti, rimborsati da Israele, e di beni ormai superflui, che Israele comprò. Israele cominciò a comprare armi americane nel 1962, ma non ricevette alcun aiuto militare gratuito fino dopo la Guerra del Kippur del 1973. Come risultato, Israele ha dovuto indebitarsi pesantemente per finanziare il suo sviluppo economico e i suoi acquisti di armi. La decisione di convertire gli aiuti militari in elargizioni quell'anno fu basata sulla prevalente opinione nel Congresso che senza un forte Israele, la guerra nel Medio Oriente fosse più probabile, e che gli USA avrebbero dovuto affrontare maggiori spese in una simile eventualità.

Per molti anni, gran parte dell'aiuto economico d'Israele fu usato per ripagare i vecchi debiti. Nel 1984, la legislazione sugli aiuti all'estero incluse l'Emendamento Cranston (così chiamato da chi lo sostenne al Senato), che diceva che gli USA avrebbero fornito ad Israele aiuti economici "in misura non inferiore a" l'ammontare delle rate dei debiti che ogni anno Israele deve ripagare agli USA.

22.09. [Mito]
"Israele continua a chiedere un mucchio di aiuti economici sebbene esso sia ora un paese ricco che di aiuto non ha più bisogno"

22.09. [Fatti]
A partire dall'anno fiscale 1987, Israele ha ricevuto annualmente 1,2 miliardi di Dollari in elargizioni per aiuti economici e in totale 1,8 miliardi di Dollari di elargizioni per aiuti militari. Nel 1998 Israele si offrì di ridurre volontariamente la sua dipendenza dall'aiuto economico USA. Secondo un accordo raggiunto con l'Amministrazione Clinton e il Congresso, il pacchetto di aiuti economici di 1,2 miliardi di Dollari sarà ridotto di 120 milioni di Dollari ogni anno in modo che esso scompaia in dieci anni.

Metà dei risparmi annuali nell'assistenza economica (60 milioni di Dollari) si aggiungeranno al pacchetto di aiuti militari a Israele in riconoscimento dei suoi accresciuti bisogni nel campo della sicurezza. Nel 2001 Israele ha ricevuto 840 milioni di Dollari in aiuti economici ed 1,98 miliardi di Dollari di aiuti militari. Nel 2002, l'aiuto economico a Israele fu ridotto a 720 milioni di Dollari, e l'aiuto militare a Israele fu fissato a 2,04 miliardi di Dollari.

Israele fece l'offerta perché non ha più bisogno dell'aiuto che gli serviva un tempo. Le fondamenta dell'economia israeliana oggi sono solide; eppure Israele rimane zavorrato dai debiti passati verso gli USA, che, al contrario di quelli di Giordania ed Egitto, non furono rimessi. Inoltre, Israele può ancora usare l'aiuto americano. Il paese ha tuttora il tremendo peso finanziario di assorbire decine di migliaia di immigranti dall'ex-Unione Sovietica, un altissimo tasso di disoccupazione e un numero paurosamente alto di persone che sono finite in miseria. La situazione è stata ulteriormente esacerbata dalla violenza degli ultimi due anni, che ha devastato l'industria turistica e tutti i settori collegati nel campo dei servizi. Inoltre, le concessioni fatte nei negoziati di pace hanno richiesto lo smantellamento di basi militari e la perdita di preziose risorse che debbono essere rimpiazzate.

22.10. [Mito]
"Israele si vanta di essere la quarta potenza militare del mondo, quindi non ha certo bisogno dell'aiuto militare americano"

22.10. [Fatti]
Israele ha dei trattati di pace con solo due dei suoi vicini. Esso rimane giuridicamente in guerra con il resto del mondo arabo-islamico e diversi paesi, specialmente l'Iran e l'Iraq, sono apertamente ostili. Date le minacce potenziali, è necessario che Israele continui a mantenere una forte difesa. Israele è un paese potente, ma come il grafico dell'equilibrio degli armamenti mostra, è tuttora soverchiata per numero di effettivi e di armi dai suoi nemici, e deve perciò affidarsi al suo vantaggio qualitativo per essere sicura di poterli sconfiggere, e questo lo garantisce soltanto il continuo acquisto delle armi più moderne. Nuovi carri armati, nuovi missili e aerei però hanno prezzi favolosi, e Israele non può permettersi con i suoi soli mezzi ciò di cui ha bisogno, pertanto il continuo aiuto americano è vitale per la sua sicurezza. Inoltre, i nemici d'Israele hanno numerosi fornitori, ma Israele deve affidarsi quasi completamente agli Stati Uniti per la sua "ferraglia".

22.11. [Mito]
"L'aiuto militare americano sussidia l'industria bellica israeliana a spese di quella americana"

22.11. [Fatti]
Contrariamente al senso comune, non è che gli USA firmino assegni da miliardi di dollari e li diano a Israele perché li spenda come gli piace. Appena il 26% circa (555 milioni di Dollari sui 2,1 miliardi del 2003) di quel che Israele riceve in Finanziamenti Militari all'Estero (FMF) si può spendere in Israele per le forniture militari. Il restante 74% è speso negli Stati Uniti per generare profitti e posti di lavoro. Più di mille aziende in 47 Stati, nel Distretto di Columbia e a Puerto Rico hanno firmato contratti che totalizzano miliardi di Dollari grazie a questo programma negli ultimi anni. Ecco le cifre del 2001:
Il valore dei Finanziamenti Militari all'Estero (FMF) diviso per Stato [10]:
Alabama... ............. $15,010,584
Arkansas... ............... $496,212
Arizona... ............. $23,053,020
California... ......... $155,969,600
Colorado... ............ $33,864,588
Connecticut... ........ $510,697,156
Delaware... ............... $367,011
Distretto di Columbia... $3,609,508
Florida... ............. $94,222,258
Georgia... ............ $158,911,735
Iowa... ..................... $4,830
Idaho... .................. $151,977
Illinois... ............ $57,492,657
Indiana... ............. $46,200,627
Kansas... .................. $91,328
Kentucky... ............. $1,539,095
Louisiana... .............. $145,824
Massachusetts... ....... $25,080,078
Maryland... ............ $62,805,516
Maine... ............... $33,201,400
Michigan... ............ $67,447,234
Minnesota... ........... $10,886,633
Missouri... ............. $1,927,615
Mississippi... .......... $2,571,630
Montana... ................. $30,350
North Carolina... ...... $38,944,632
Nebraska... ................. $3,654
New Hampshire... ....... $17,254,145
New Jersey... .......... $52,750,873
New Mexico... .............. $55,554
Nevada... ............... $1,043,287
New York... ........... $110,854,412
Ohio... ................ $42,646,748
Oklahoma... ............... $132,572
Oregon... ............... $5,512,292
Pennsylvania... ........ $11,478,193
Rhode Island... ........... $841,354
South Carolina... ....... $4,598,444
South Dakota... ......... $4,893,179
Tennessee... ............ $7,752,077
Texas... ............... $62,854,229
Utah... ................... $257,378
Virginia... ............ $28,575,976
Vermont... .............. $2,062,222
Washington... ........... $3,844,029
Wisconsin... ............ $6,407,070
West Virginia... ........... $73,746
Wyoming... ................. $14,500

22.12. [Mito]
"Le malleverie USA hanno dato a Israele miliardi di dollari dei contribuenti americani usati per costruire insediamenti in Cisgiordania e a Gaza per ospitare gli Ebrei sovietici"

22.12. [Fatti]
Dal 1989, circa un milione di Ebrei è migrato in Israele. La maggioranza, circa l'80%, è venuta dall'ex-Unione Sovietica. Israele deve fornire a questi immigranti vitto, alloggio, impiego e formazione professionale. Il compito è ancora più arduo quando si devono assorbire degli Ebrei da paesi relativamente sottosviluppati come l'Etiopia, a cui spesso occorre insegnare tutto, dall'uso dello sciacquone a come si preleva denaro da una banca. Per affrontare queste sfide, Israele ha investito miliardi di dollari. Inoltre, la comunità ebraico-americana ha contribuito con centinaia di milioni di dollari attraverso varie filantropie.

Eppure il compito era tanto spaventoso che Israele ha chiesto aiuto agli Stati Uniti. Per mettere la sfida in prospettiva, considerate che gli Stati Uniti, un paese di 250 milioni di persone e un PIL da svariati trilioni di Dollari, ammette appena 125.000 profughi all'anno. Nel solo 1990, 185.000 Ebrei sono migrati in Israele.

Gli Stati Uniti guidarono il Mondo Libero nell'aiutare a garantire la libertà degli Ebrei sovietici. A cominciare dal 1972, il Congresso ha stanziato dei fondi per aiutare gli Ebrei sovietici a risistemarsi in Israele. Dal 1992 sono stati assegnati a questo scopo 80 milioni di Dollari.

Dopo che l'Unione Sovietica ebbe aperto le sue porte, il rivoletto di migranti divenne un'alluvione, balzando da meno di 13.000 persone nel 1989 a più di 185.000 nel 1990. Allora Israele chiese un diverso tipo di aiuto. Gli Stati Uniti hanno risposto nel 1990 approvando 400 milioni di dollari in malleverie per aiutare Israele a dar casa ai nuovi venuti.

Le malleverie non sono elargizioni - non si trasferisce un centesimo dalle casse federali a Israele. Gli USA semplicemente avallano dei crediti per Israele, cosa che dà ai banchieri la fiducia necessaria per prestare a Israele denaro a condizioni più favorevoli: interessi inferiori e durate superiori - fino a trent'anni, anziché solo cinque o sette. Queste garanzie sui crediti non hanno effetto sulla politica interna o sulle garanzie interne. Inoltre, essi non nuocciono al contribuente americano, a meno che Israele non cessi di pagare i suoi debiti, cosa che non ha mai fatto. Per giunta, molto del denaro che Israele prende a prestito è speso negli USA per acquistare beni americani.

Quando fu chiaro che il flusso di rifugiati era anche superiore al previsto, e decine di migliaia continuavano ad arrivare ogni mese, Israele si rese conto che aveva bisogno di ulteriore aiuto, e chiese agli Stati Uniti altri 10 miliardi di Dollari in malleverie.

Nel 1992 il Congresso autorizzò il Presidente a fornire malleverie sui crediti a Israele come risultato dello straordinario sforzo umanitario per risistemare e assorbire gli immigranti. Queste malleverie furono concesse in incrementi annuali di 2 miliardi di Dollari per cinque anni. Mentre il costo per il governo USA era nullo, Israele ha pagato agli Stati Uniti delle commissioni annue che ammontavano a diverse centinaia di milioni di dollari per coprire i costi amministrativi e di altro genere.

Secondo le attuali linee guida, nessun aiuto americano a Israele può essere usato al di là dei confini del 1967. Inoltre, per sottolineare l'insoddisfazione per le politiche di insediamento israeliane, il Presidente era autorizzato a ridurre le malleverie annuali di un ammontare pari al valore stimato delle attività intraprese da Israele nella Cisgiordania e a Gaza l'anno precedente.

Pertanto, come indica la tabella in http://www.us-israel.org/jsource/US-Israel/Loan_Guarantees_for_Israel.html, il Dipartimento di Stato ha determinato che Israele ha speso poco meno di 1,4 miliardi di Dollari per l'attività di insediamento tra il 1993 ed il 1996. Ma il Presidente era comunque autorizzato a non compiere le deduzioni quando rendere il denaro disponibile a Israele era nell'interesse della sicurezza degli Stati Uniti. Il Presidente Clinton ha usato questa facoltà negli ultimi tre anni del programma, cosicché l'effettiva riduzione delle malleverie messe a disposizione d'Israele fu di 773,8 milioni di Dollari.

Il denaro legato agli insediamenti inoltre non aveva nulla a che fare con i nuovi immigranti, nessuno dei quali era stato obbligato a vivere nei Territori. Infatti, soltanto una minuscola percentuale scelse volontariamente di farlo.

Da ogni punto di vista, il programma di malleverie USA fu un grande successo. Israele usò il denaro preso in prestito soprattutto per accrescere l'ammontare della divisa estera disponibile per le attività commerciali del paese, e per sostenere progetti infrastrutturali come strade, ponti, fogne ed elettrificazione. Le malleverie aiutarono inoltre Israele a dare casa e lavoro praticamente a tutti i nuovi immigranti.

22.13. [Mito]
"Non si è mai creduto che Israele avesse un qualche valore strategico per gli Stati Uniti"

22.13. [Fatti]
Nel 1952 il Generale Omar Bradley, Capo dello Stato Maggiore Congiunto, riteneva che l'Occidente avesse bisogno di 19 divisioni per difendere il Medio Oriente, e che Israele potesse fornirne due. Egli inoltre si aspettava nel 1955 che soltanto tre stati potessero aiutare l'Occidente a difendere il Medio Oriente dal cielo: Gran Bretagna, Turchia e Israele. L'analisi di Bradley fu respinta perché a livello politico si decise che fosse più importante per gli Stati Uniti cooperare con l'Egitto, e poi con l'Iraq. Si temette che l'integrazione delle forze israeliane nella strategia occidentale avrebbe alienato gli Arabi [11].

La schiacciante vittoria d'Israele del 1967 sulle forze arabe combinate indusse a rivedere quest'opinione. L'anno dopo, gli Stati Uniti vendettero a Israele degli aerei sofisticati (i Phantom) per la prima volta. Washington cambiò la sua politica medio-orientale dalla ricerca di un equilibrio delle forze all'assicurare che Israele avesse un vantaggio qualitativo sui suoi nemici.

Israele provò la sua utilità nel 1970, quando gli Stati Uniti chiesero aiuto per rafforzare il regime di Re Hussein. La disponibilità di Israele ad aiutare Amman, e i movimenti di truppe verso il confine giordano persuasero la Siria a ritirare i carri armati che aveva inviato in Giordania per sostenere le forze dell'OLP che sfidarono il Re durante il "Settembre Nero" [12].

Nei primi anni '70 era ormai chiaro che nessun paese arabo avrebbe potuto o voluto contribuire alla difesa dell'Occidente nel Medio Oriente. Il Patto di Baghdad era scaduto da tempo, e i regimi amici degli Stati Uniti erano deboli, se confrontati con le forze antioccidentali di Egitto, Siria e Iraq. Anche dopo il riorientamento egiziano seguente alla firma del suo trattato di pace con Israele, gli Stati Uniti non contarono sugli aiuti militari di alcun governo arabo.

L'Amministrazione Carter iniziò a implementare una forma di cooperazione strategica (non la si chiamava così) rendendo Israele qualificato a vendere equipaggiamento militare agli Stati Uniti. La disponibilità a impegnarsi in imprese militari limitate e congiunte fu vista dal Presidente Carter come una ricompensa a Israele per il "buon comportamento" nei colloqui di pace con l'Egitto.

Seppure ancora riluttante a formalizzare la relazione, la cooperazione strategica divenne un punto focale della relazione americano-israeliana quando Ronald Reagan divenne Presidente. Prima della sua elezione, Reagan aveva scritto: "Solo col pieno apprezzamento del ruolo critico che lo Stato d'Israele gioca nei nostri calcoli strategici noi possiamo costruire le fondamenta per stroncare i piani di Mosca su territori e risorse vitali per la nostra sicurezza e il benessere della nostra nazione" [13].

Le concezioni di Reagan culminarono il 30 Novembre 1981 nella firma di un Memorandum d'Intesa sulla "cooperazione strategica". Il 29 Novembre 1983 fu firmato un nuovo accordo che creava il Gruppo Congiunto Politico-Militare (JPMG) e un gruppo che sovraintendeva all'aiuto nel campo della sicurezza, il Gruppo Congiunto di Pianificazione dell'Aiuto alla Sicurezza (JSAP).

Il JPMG era originariamente concepito per discutere i mezzi per contrastare le minacce poste dall'accresciuto coinvolgimento sovietico nel Medio Oriente. Ma ha posto sempre maggiore enfasi sulle preoccupazioni bilaterali per la proliferazione di armi chimiche e missili balistici.

Il JSAP fu formato in risposta alla crisi economica della metà degli anni '80. È un gruppo binazionale che si incontra ogni anno a Washington per esaminare le necessità presenti e future d'Israele nel campo delle forniture militari. Esso formula inoltre piani per l'allocazione di crediti agli Acquisti Stranieri di Materiale Militare USA alla luce della stima delle minacce correnti e delle disponibilità di bilancio americane.

Nel 1987 il Congresso designò Israele il principale alleato non-NATO. Questa legge dichiarò formalmente Israele un alleato, consentendo alle sue industrie di competere alla pari con quelle dei Paesi NATO e di altri stretti alleati USA per contratti per la produzione di un significativo numero di strumenti di difesa.

"Sin dalla rinascita dello Stato d'Israele, c'è sempre stato un ferreo legame tra quella democrazia e questa". - Presidente Ronald Reagan, 3 Settembre 1980, discorso al B'nai B'rith

Nell'Aprile 1988 il Presidente Reagan ha firmato un altro MdI che comprendeva tutti gli accordi precedenti. Quest'accordo istituzionalizzò la relazione strategica.

Alla fine del mandato di Reagan, gli USA avevano predisposto del materiale bellico in Israele, tenuto regolarmente esercitazioni congiunte, iniziato il coprogetto del Missile Balistico Anti-Tattico Arrow ed erano impegnati in una legione di altri sforzi di cooperazione militare.

Da allora, la cooperazione strategica USA-Israele ha continuato ad evolvere. Ora questi legami strategici sono più forti che mai. Israele ora è un alleato de facto degli Stati Uniti.

22.14. [Mito]
"Gli Israeliani vivono comodamente grazie all'aiuto americano, e non vedono motivo per riformare il sistema economico del loro paese"

22.14. [Fatti]
Gli Israeliani sono tra le persone più tassate del mondo, con imposte sul reddito che arrivano al 50%. E in un paese in cui l'Israeliano medio guadagna 18.000 Dollari.

Per anni gli Israeliani hanno visto il loro tenore di vita declinare in gran parte a causa dello straordinario peso delle spese per la difesa, che equivalgono a circa 1/5 - 1/4 del bilancio statale. La situazione è migliorata negli ultimi anni, grazie soprattutto al processo di pace, cosicché le spese per la difesa si sono ridotte al 16% del bilancio statale.

Quando Israele restituì i pozzi petroliferi che sviluppò nel Sinai come parte dell'accordo di pace con l'Egitto, egli sacrificò l'opportunità di diventare energeticamente autosufficiente. Di conseguenza, la sua economia soffre delle oscillazioni del prezzo del petrolio.

Più recentemente, con l'arrivo di centinaia di milioni di immigranti dall'ex-Unione Sovietica e dall'Etiopia, gli Israeliani hanno accettato di buon grado sacrifici ancora più grandi per facilitare l'assorbimento dei nuovi venuti.

È da molto che gli Israeliani hanno riconosciuto la necessità di riformare drammaticamente la loro economia. Nel 1985 Israele implementò un programma di stabilizzazione che comprendeva diverse caratteristiche principali: un forte taglio ai sussidi sui prodotti e sui servizi di base; una forte svalutazione della moneta seguita da un tasso di cambio verso il Dollaro stabile; controllo dei salari e dei prezzi e la cessazione della "scala mobile"; e una politica monetaria che controllerebbe l'espansione del credito, così facendo salire i tassi d'interesse.

Il New York Times poi descrisse i sacrifici del popolo israeliano ed il messaggio del programma di stabilizzazione come "Ognuno fa un passo indietro - tutti insieme" [14].

Il programma di stabilizzazione israeliano funzionò come "un mini-miracolo". L'inflazione cadde bruscamente, dalle tre cifre allo zero nel 2000. Il tasso di cambio del siclo si stabilizzò, risalì l'ammontare delle riserve valutarie, crebbe l'export e si contrasse il deficit pubblico.

Oggi Israele sta cercando di andare oltre la stabilizzazione, per compiere i cambiamenti strutturali sottostanti necessari per una crescita economica sostenuta. Il governo ha continuato a tagliare i sussidi sul cibo e i servizi pubblici, comprese la sanità e l'istruzione, a rimuovere il controllo dei prezzi e a riformare la sua struttura fiscale. Il governo ha cominciato a privatizzare le aziende statali. Sono passi dolorosi, ma gli Israeliani riconoscono la necessità di tali difficili misure.

Israele ha dato il benvenuto agli USA come a un partner impegnato, ed ha provato di essere uno dei pochi destinatari dell'aiuto straniero USA che ha risposto positivamente alle proposte americane di compiere grandi riforme nella sua economia.

22.15. [Mito]
"Israele prende misure protezionistiche che ostacolano il commercio americano"

22.15. [Fatti]
Israele ha uno dei mercati più aperti per i beni americani. Gran parte della crescita nel commercio USA-Israele è un risultato dell'Accordo di Libero Scambio (FTA) del 1985. L'FTA dà ai prodotti americani l'opportunità di competere alla pari con i beni europei, che hanno anch'essi libero accesso al mercato interno israeliano. Questo è stato il primo accordo di questo genere firmato dagli Stati Uniti con qualsiasi governo straniero.

Dalla firma dell'FTA, le esportazioni USA in Israele sono cresciute del 234%, mentre il volume totale del commercio tra i due paesi è risalito del 317%, fino a quasi 20 miliardi di Dollari. Questa crescita ha portato a più vendite e più profitti per gli esportatori americani.

22.16. [Mito]
"Il reclutamento di Jonathan Pollard come spia contro gli Stati Uniti dimostra che Israele opera a danno degli interessi americani"

22.16. [Fatti]
Nel Novembre 1985, l'FBI arrestò Jonathan Pollard, un analista dello spionaggio della Marina americana, accusandolo di aver venduto materiale riservato a Israele. Pollard fu poi condannato all'ergastolo, e la moglie Anna ricevette cinque anni per aver aiutato il marito.

Appena dopo l'arresto di Pollard, Israele porse le sue scuse e spiegò che l'operazione non era autorizzata. "È politica d'Israele astenersi da ogni attività spionistica nei confronti degli Stati Uniti", dichiarò una presa di posizione ufficiale del governo, "a causa della stretta e speciale amicizia tra i due paesi". Il Primo Ministro Shimon Peres affermò: "Spiare gli Stati Uniti è in totale contraddizione con la nostra politica" [15].

Gli Stati Uniti e Israele lavorarono insieme per investigare sull'affare Pollard. L'inchiesta israeliana rivelò che Pollard non stava lavorando per il Servizio Segreto Militare od il Mossad. Egli era diretto da un'unità piccola e indipendente di spionaggio scientifico. Era stato Pollard a contattare gli Israeliani.

Una sottocommissione della Commissione Difesa e Affari Esteri della Knesset dedicata allo Spionaggio e ai Servizi di Sicurezza concluse: "Senza dubbio... il livello operativo (cioè l'Unità di Collegamento Scientifico comandata da Rafael Eitan) decise di reclutare e gestire Pollard senza alcun controllo o consultazione con il livello politico od averne ricevuto l'approvazione diretta od indiretta". La commissione della Knesset chiese conto al governo di non aver adeguatamente sovrainteso all'unità scientifica.

Come promesso al governo USA, l'unità spionistica che aveva diretto Pollard fu sbandata, i suoi capi puniti e i documenti sottratti restituiti [16]. Quest'ultimo punto fu cruciale per il procedimento del Dipartimento di Giustizia USA contro Pollard.

Pollard negò di aver spiato "contro" gli Stati Uniti. Egli disse di aver fornito solo le informazioni che riteneva vitali per la sicurezza israeliana e che erano trattenute dal Pentagono. Queste comprendevano dati sulle spedizioni di armi sovietiche in Siria, sulle armi chimiche irachene e siriane, sul progetto pakistano di bomba atomica e sui sistemi di difesa aerea libici [17].

Pollard fu condannato per spionaggio. La sua condanna all'ergastolo è stata la più severa mai data per aver spiato per un alleato. È stata anche molto superiore alla condanna media inflitta per aver spiato per l'Unione Sovietica e altri nemici degli Stati Uniti [18].

Sebbene fosse stato inizialmente snobbato da Israele, il governo di Benjamin Netanyahu ammise che Pollard aveva lavorato per lo spionaggio israeliano e gli concesse la cittadinanza. Netanyahu chiese clemenza per Pollard durante i colloqui di pace alla Piantagione di Wye in Maryland nel 1998. Da allora, i funzionari israeliani hanno supplicato ancora in favore di Pollard.

Anche i sostenitori di Pollard negli Stati Uniti chiedono abitualmente che egli sia graziato. Si dice che il Presidente Clinton avesse preso in considerazione la grazia, ma i funzionari della Difesa e dello Spionaggio si sono opposti vigorosamente all'idea. Al termine del mandato di Clinton fu riaperta la questione, e il Senatore Richard Shelby, presidente della Commissione Scelta del Senato sullo Spionaggio, insieme con la maggioranza dei senatori parlò contro la grazia: "Il Signor Pollard è una spia condannata che ha messo a repentaglio la nostra sicurezza nazionale, e in pericolo le vite dei nostri agenti segreti", disse Shelby, "Non ci sono parole abbastanza forti per esprimere la mia convinzione che il Signor Pollard deve scontare ogni minuto della sua condanna..." [19].

22.17. [Mito]
"Israele ha raggirato gli USA convincendoli a vendere armi all'Iran in cambio degli ostaggi, ed ha aiutato a dirottare i profitti verso i Contras."

22.17. [Fatti]
Secondo il Rapporto delle Commissioni Congressuali d'Inchiesta sull'Affare Iran-Contra emesso nel Novembre 1987, la vendita delle armi USA all'Iran attraverso Israele iniziò nell'estate del 1985, dopo aver ricevuto l'approvazione del Presidente Reagan. Il rapporto mostra che il coinvolgimento israeliano fu stimolato da avances separate nel 1985 del mercante d'armi iraniano Manucher Ghorbanifar e dal consulente del Consiglio per la Sicurezza Nazionale (NSC) Michael Ledeen, il quale ultimo lavorava per il Consigliere alla Sicurezza Nazionale Robert McFarlane. Quando Ledeen chiese assistenza al Primo Ministro Shimon Peres, il capo israeliano acconsentì a vendere armi all'Iran nell'interesse dell'America, purché la vendita fosse approvata in alto loco negli USA [20].

Prima che gli Israeliani partecipassero, dice il rapporto, essi chiesero "un consenso chiaro, esplicito e vincolante da parte del Governo USA". McFarlane disse alle Commissioni Congressuali che egli prima ricevette l'approvazione del Presidente Reagan nel Luglio 1985. In Agosto, Reagan autorizzò nuovamente la prima vendita di armi all'Iran, tra le obiezioni del Segretario alla Difesa Caspar Weinberger e del Segretario di Stato George Schultz [21]. Grazie a quell'accordo, il Reverendo Benjamin Weir, tenuto prigioniero in Libano per 16 mesi, fu rilasciato.

Quando fu proposta nel Novembre di quell'anno una spedizione di missili HAWK, il Ministro della Difesa israeliano Yitzhak Rabin chiese nuovamente una specifica approvazione USA. Secondo McFarlane, il Presidente acconsentì. Nel Dicembre 1985 il Presidente Reagan aveva deciso che le future vendite agli Iraniani sarebbero venute direttamente dagli arsenali USA.

Secondo il rapporto delle Commissioni, l'assistente dell'NSC Tenente Colonnello Oliver North usò per la prima volta denaro dall'operazione Iran per finanziare la resistenza nicaraguense nel Novembre 1985. Egli però testimoniò poi che la distrazione dei fondi ai Contras era stata proposta a lui da Ghorbanifar durante un incontro nel Gennaio 1986.

Il miliardario saudita Adnan Khashoggi disse in un'intervista all'ABC-TV del Dicembre 11, 1986, che egli anticipò 1 milione di Dollari per aiutare a finanziare la prima spedizione di armi nello scandalo delle armi Iran-Contra e mise 4 milioni di Dollari per la seconda spedizione. Secondo lo speciale comitato di revisione del Presidente con a capo l'ex-senatore John Tower, un funzionario straniero (si dice il Re saudita Fahd) donò da 1 a 2 milioni di Dollari al mese dal Luglio 1984 all'Aprile 1985 per finanziare segretamente i Contras. L'Arabia Saudita negò di aver aiutato i ribelli nicaraguensi, ma il New York Times riferì che il contributo avrebbe potuto essere parte di un segreto accordo del 1981 tra Riyadh e Washington. La Commissione Bicamerale lodò il Governo israeliano per aver fornito dettagliate cronologie degli eventi basandosi su documenti rilevanti e su interviste con i partecipanti chiave nell'operazione. Questo rapporto inoltre corroborava la conclusione della Commissione Tower: "I decisori USA hanno preso le loro decisioni e debbono patire la responsabilità per le conseguenze" [23].

22.18. [Mito]
"La dipendenza americana dal petrolio arabo è diminuita nel corso degli anni"

22.18. [Fatti]
Nel 1973 l'embargo petrolifero arabo inflisse un duro colpo all'economia americana. Questo, insieme con i successivi aumenti di prezzo dell'OPEC e una crescente dipendenza americana dal petrolio straniero, innescò la recessione dei primi anni '70. Nel 1973 il petrolio straniero soddisfaceva il 35% dei consumi americani di petrolio, e nel 2001 la proporzione era salita al 53%, e l'OPEC forniva il 45% delle importazioni USA. L'Arabia Saudita era al terzo posto, l'Iraq al sesto e il Kuwait al dodicesimo tra i primi dieci fornitori di prodotti petroliferi agli USA nel 2001. I soli stati del Golfo Persico fornivano da soli il 29% delle importazioni di petrolio americane [24].

La crescente dipendenza dal petrolio importato ha reso inoltre l'economia americana ancor più vulnerabile ai rialzi di prezzo, come quelli del 1979, 1981, 1982, 1990 e 2000. I rialzi del prezzo del petrolio hanno inoltre consentito ai produttori arabi di petrolio di accumulare colossali guadagni a spese dei consumatori americani. Questi profitti hanno finanziato grandi acquisti di armi e programmi per armamenti non convenzionali come quello iracheno.

La dipendenza americana dal petrolio arabo ha qualche volta sollevato lo spettro di un rinnovato tentativo di ricattare gli Stati Uniti perché abbandonassero il loro sostegno a Israele. Nell'Aprile 2002, per esempio, l'Iraq sospese le spedizioni di petrolio per un mese per protestare le operazioni israeliane di sradicamento del terrorismo in Cisgiordania. Nessun altro produttore arabo di petrolio ha seguito l'esempio, e l'azione irachena ha avuto scarso effetto sul mercato del petrolio e nessun risultato politico.

La buona notizia per gli Americani è che tre dei quattro attuali principali fornitori di petrolio agli USA - Canada, Venezuela e Messico - sono più affidabili e migliori alleati delle nazioni del Golfo Persico.

22.19. [Mito]
"Le principali compagnie petrolifere americane non prendono mai posizione sul conflitto arabo-israeliano"

22.19. [Fatti]
Il Presidente egizio Sadat persuase il defunto Re saudita Faisal a minacciare di negare il petrolio all'Occidente per sfruttare a scopi politici la crescente dipendenza dell'Occidente industrializzato dal petrolio arabo. La tattica ebbe successo: subito le principali compagnie petrolifere americane sostennero pubblicamente la causa araba, e in privato operarono per indebolire il sostegno americano ad Israele [26].

Secondo un rapporto della Sottocommissione sulle Aziende Multinazionali della Commissione Relazioni Internazionali del Senato, il consorzio ARAMCO (Exxon, Mobil, Texaco e SOCAL) tentò di bloccare il ponte aereo d'emergenza dall'America verso Israele durante la guerra del 1973. Le compagnie inoltre cooperarono strettamente con l'Arabia Saudita per negare olio e combustibile alla Marina USA [27].

In altre occasioni, le maggiori società petrolifere hanno sostenuto le posizioni dei paesi arabi, specialmente dell'Arabia Saudita. Le principali società petrolifere hanno vigorosamente premuto sul Congresso in favore della vendita degli F-15 nel 1978, e degli aerei AWACS nel 1981. Insieme con gli agenti sauditi stranieri, queste società reclutarono molte altre aziende americane per premere in favore dei Sauditi [28]. L'Arabia Saudita ha una potente lobby negli Stati Uniti perché centinaia delle più grandi società americane fanno affari per miliardi di Dollari con il Regno. "E ognuna di queste società", notò Hoag Levins, "aveva centinaia di subappaltatori e venditori egualmente dipendenti dal mantenersi nelle grazie dei capi musulmani i cui paesi ora rappresentano tutti insieme il mercato più ricco del mondo" [29].

I Sauditi spesso attaccano quella che ritengono l'eccessiva influenza dei sostenitori d'Israele negli Stati Uniti, ma il giornalista Steve Emerson ha rovesciato l'accusa. Dopo aver elencato molti dei legami tra l'Arabia Saudita e il mondo degli affari, dell'università, dei lobbisti e degli ex-funzionari governativi d'alto rango in America, concluse: "All'ampiezza e alla vastità dell'impatto dei petroldollari non c'è rimedio giuridico. Con così tante società, istituzioni e persone la cui sete è soddisfatta dal denaro petrolifero, l'influenza dei petroldollari è diffusa ovunque nella società americana. Il risultato è la sembianza di un sostegno ampio e spontaneo per le politiche dell'Arabia Saudita e altri produttori arabi di petrolio da parte di istituzioni americane che vanno dalle università al Congresso. La proliferazione di legami d'interesse ha consentito agli interessi di parte di confondersi con quelli della nazione."

Non è mai accaduto prima nella storia americana che una potenza economica straniera abbia avuto il successo dell'Arabia Saudita nel raggiungere e coltivare potenti sostenitori in tutto il paese. I Sauditi hanno scoperto la quintessenza delle debolezze americane, l'amore per il denaro, e la connessione con i petroldollari si è diffusa per tutti gli Stati Uniti [30].

22.20. [Mito]
"Gli Stati Uniti e Israele non hanno nulla in comune"

22.20. [Fatti]
Il rapporto tra USA e Israele si basa sulle due colonne dei valori condivisi e degli interessi comuni. Data questa comunanza d'interessi e credenze, non dovrebbe sorprendere che il sostegno a Israele è uno dei valori più pronunciati e costanti nella politica estera del popolo americano.

Sebbene dal punto di vista geografico Israele sia locato in una regione non molto sviluppata e più prossima al Terzo Mondo che all'Occidente, Israele è emerso in meno di mezzo secolo come una nazione progredita con le caratteristiche di una società occidentale. Questo si può attribuire in particolare al fatto che un'alta percentuale della popolazione è venuta dall'Europa o dal Nordamerica ed ha portato con sé norme politiche e culturali occidentali. È anche una funzione del comune retaggio ebraico-cristiano. E nello stesso tempo, Israele è una società multiculturale con persone che vengono da più di 100 nazioni. Oggi, circa metà di tutti gli Israeliani sono Ebrei Orientali che fanno risalire le loro origini alle antiche comunità ebraiche dei paesi islamici del Nordafrica e del Medio Oriente.

Mentre vivono in una regione caratterizzata dalle autocrazie, gli Israeliti si sono dedicati alla democrazia in un modo non meno appassionato di quello degli Americani. Tutti i cittadini d'Israele, indipendentemente dalla razza, dalla religione e dal sesso, sono eguali di fronte alla legge e godono pieni diritti democratici. La libertà di parola, riunione e stampa è incarnata nelle leggi e nelle tradizioni del paese. L'indipendente magistratura israeliana sostiene vigorosamente questi diritti. Il sistema politico non differisce da quello americano - Israele è una democrazia parlamentare - ma è sempre basato su libere elezioni tra partiti diversi. E sebbene Israele non abbia una "costituzione" formale, esso ha adottato delle "Leggi fondamentali" che creano analoghe garanzie giuridiche.

Gli Americani hanno per molto tempo ammirato gli Israeliani, almeno in parte perché vedono molto di se stessi nel loro spirito pionieristico e nella lotta per l'indipendenza. Come gli Stati Uniti, anche Israele è una nazione di immigranti. A onta dell'onere delle spese militari che arrivano quasi a un quinto del bilancio, ha avuto un tasso straordinario di crescita economica per gran parte della sua storia. È anche riuscito a mettere al lavoro la maggior parte dei nuovi venuti. Come in America, gli immigranti in Israele hanno tentato di rendere la vita loro e dei loro figli migliore. Alcuni sono venuti da società non molto sviluppate come l'Etiopia e lo Yemen e sono arrivati praticamente privi di beni, istruzione e formazione professionale, e sono diventati membri produttivi della società israeliana.

Gli Israeliani hanno anche la stessa passione americana per l'istruzione. Gli Israeliani sono tra le persone più istruite del mondo. Fin dall'inizio, Israele aveva un'economia mista, che combinava il capitalismo con il socialismo secondo il modello britannico. Le difficoltà economiche sperimentate da Israele - create soprattutto dopo la Guerra del Kippur del 1973 dall'aumento del prezzo del petrolio e dalla necessità di spendere una sproporzionata parte del PIL nella difesa - hanno portato a una transizione graduale verso un sistema di libero mercato analogo a quello americano. L'America ha accompagnato quest'evoluzione.

Negli anni '80 l'attenzione si è sempre più concentrata su una delle colonne del rapporto - gli interessi in comune. Questo fu fatto a causa delle minacce alla regione e perché i mezzi per una cooperazione strategica vengono più facilmente forniti da iniziative legislative. A onta della fine della Guerra Fredda, Israele continua ad avere un ruolo da giocare negli sforzi comuni per proteggere gli interessi americani, compresa la stretta cooperazione nella guerra al terrore. La cooperazione strategica è progredita fino al punto in cui ora c'è un'alleanza di fatto. Il marchio di fabbrica del rapporto è la costanza e la fiducia: gli Stati Uniti sanno di poter contare su Israele.

È più difficile escogitare programmi che facciano aggio sui valori condivisi delle due nazioni che sui loro interessi nel campo della sicurezza; cionondimeno, esistono programmi siffatti. Per esempio, queste Iniziative sui Valori Condivisi (SVI) coprono un ampia gamma di materie come l'ambiente, l'energia, lo spazio, l'istruzione, la sicurezza nel lavoro e la salute. Quasi 400 istituzioni americane in 47 Stati, nel Distretto di Columbia e a Puerto Rico hanno ricevuto fondi da programmi binazionali con Israele. Rapporti poco noti come l'Accordo sul Libero Scambio, il Programma di Ricerca sullo Sviluppo Cooperativo, il Programma di Cooperazione Regionale sul Medio Oriente e vari memorandum d'intesa con praticamente tutti gli enti pubblici federali americani mostrano la profondità di questo rapporto speciale. Anche più importanti possono essere gli ampi legami tra Israele e ognuno dei 50 stati e il Distretto di Columbia.

22.21. [Mito]
"Il sostegno dell'America a Israele è la ragione per cui i terroristi hanno attaccato il World Trade Center e il Pentagono l'11 Settembre 2001"

22.21. [Fatti]
I terribili attacchi contro gli Stati Uniti furono commessi da fanatici musulmani che avevano diverse motivazioni per questi ed altri attacchi terroristici. Questi Musulmani hanno un'interpretazione perversa dell'Islam, e credono che debbono attaccare gli infedeli, specialmente gli Americani e gli Ebrei, che non condividono il loro credo. Essi si oppongono alla cultura e alla democrazia occidentale e obiettano a ogni presenza americana nelle nazioni islamiche. Essi sono particolarmente irritati dall'esistenza di basi militari americane in Arabia Saudita e altre aree del Golfo Persico. Questo sarebbe vero qualunque fosse la politica americana verso il conflitto israelo-palestinese. Cionondimeno, un'ulteriore scusa per il loro fanatismo è l'essere gli USA alleati con Israele. Precedenti attacchi a bersagli americani, come l'USS Cole e le ambasciate americane in Kenya e Tanzania, furono compiuti da bombaroli suicidi la cui ira verso gli Stati Uniti aveva poco o punto a che fare con Israele.

"Osama bin Laden [prima] fece le sue esplosioni e poi cominciò a parlare dei Palestinesi. Non ne ha mai parlato prima". - Presidente Egizio Hosni Mubarak [31]

Osama bin Laden sostenne di aver agito in favore dei Palestinesi, e che la sua ira verso gli Stati Uniti fu foggiata dal sostegno americano ad Israele. Questa era una nuova invenzione di bin Laden chiaramente volta ad attrarre sostegno dal pubblico arabo e a giustificare i suoi atti terroristici. Il fatto è che l'antipatia di bin Laden verso gli Stati Uniti non è mai stata legata al conflitto arabo-israeliano. Sebbene molti Arabi siano stati convinti dal trasparente sforzo di bin Laden di coinvolgere Israele nella sua guerra, il Dr. Abd Al-Hamid Al-Ansari, preside di Shar'ia e Diritto all'Università del Qatar, fu invece critico: "Nella loro ipocrisia, molti degli intellettuali [arabi] hanno collegato l'11 Settembre col problema palestinese - una cosa che contraddice completamente sette anni di pubblicazioni di Al-Qaida. Al-Qaida non ha mai collegato alcunché alla Palestina." [31a]

Anche Yasser Arafat disse al Sunday Times di Londra che bin Laden dovrebbe smetterla di nascondersi dietro la causa palestinese. Bin Laden "non ci ha mai aiutati, egli stava lavorando in un'area completamente diversa, e contro i nostri interessi", disse Arafat [32b]. Sebbene l'agenda di Al-Qaida non menzionasse la causa palestinese, l'organizzazione ha iniziato a intraprendere un ruolo più attivo nel terrore contro i bersagli israeliani, a cominciare con l'attentato suicida del 28 Novembre 2002 contro un albergo di proprietà israeliana che uccise tre Israeliani ed 11 Keniani, e il tentativo di abbattere un aereo di linea israeliano con un missile al momento del decollo dal Kenya, lo stesso giorno [32c].

22.22. [Mito]
"Il dirottamento di quattro aerei di linea in un solo giorno, l'11 Settembre, è stato un atto terroristico senza precedenti"

22.22. [Fatti]
Certo, l'ampiezza del massacro e della distruzione dell'11 Settembre non aveva precedenti, così come l'uso di aerei civili a mo' di bombe. Ma non era una novità il dirottamento aereo multiplo.

Il 6 Settembre 1970, i membri del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) dirottarono tre aviogetti (della Swissair, della TWA e della Pan Am) con più di 400 passeggeri in volo verso New York. Anche un quarto apparecchio, un volo El Al, fu preso di mira, ma gli agenti della sicurezza israeliani sventarono il dirottamento durante il volo ed uccisero uno dei due terroristi quando essi tentarono di irrompere nella cabina di pilotaggio. Il 9 Settembre, anche un aviogetto della BOAC fu dirottato dall'FPLP [32].

L'ONU non riuscì ad emanare una condanna dei dirottamenti. Una risoluzione del Consiglio di Sicurezza riuscì soltanto ad esprimere grave preoccupazione, e non mise neppure ai voti la questione. Invece di schiantare i loro apparecchi contro dei palazzi, loro li fecero atterrare in dei campi d'aviazione (tre in Giordania, uno al Cairo). Tutti i quattro aerei dirottati furono fatti saltare in aria (dopo aver fatto evacuare i passeggeri) il 12 Settembre.

Quasi quaranta Americani erano tra i passeggeri tenuti in ostaggio in Giordania mentre i terroristi tentavano di estorcere dai governi occidentali e da Israele uno scambio degli ostaggi con i terroristi palestinesi da essi imprigionati. Il 14 Settembre, dopo aver rilasciato tutti gli ostaggi tranne 55, i terroristi dissero che tutti gli ostaggi americani sarebbero stati trattati come gli Israeliani. Questo provocò uno stallo pieno di tensione. Sette terroristi furono alla fine liberati da Gran Bretagna, Germania e Svizzera in cambio degli ostaggi [33].

Dopo i dirottamenti, degli scossi membri del Congresso chiesero un'immediata azione di forza da parte degli Stati Uniti e della comunità internazionale. Essi insistettero sulla rapida adozione di misure volte a prevenire la pirateria aerea, che punissero i colpevoli e riconoscessero la responsabilità delle nazioni che li ospitano [34]. Ma non si è fatto praticamente nulla fino al 2001. L'FPLP è un'organizzazione tuttora viva e vegeta, così come alcuni dei singoli partecipanti responsabili, sostenuti dalla Siria, dall'Autorità Palestinese e da altri. In effetti, Leila Khaled, la persona che tentò di dirottare l'aviogetto della El Al, stava per essere ammessa nei territori per partecipare alle sedute del Consiglio Nazionale Palestinese nel 1996, ma ella continuava a rifiutarsi di disconoscere il terrorismo. Si dice che ora viva ad Amman.

"La principale delle 'cause' dell'estremismo e del terrorismo islamico non è Israele, né la politica americana in Iraq, ma gli stessi governi che ora danno ad intendere di sostenere gli Stati Uniti mentre consigliano loro di affidarsi ad Ariel Sharon e di cacciare Saddam Hussein. Il migliore esempio è l'Egitto. Il suo regime autocratico, fondato mezzo secolo fa all'insegna del nazionalismo arabo e del socialismo, è politicamente esausto e moralmente decotto. Il Signor Mubarak, che teneva sotto controllo gli estremisti islamici in Egitto solo mediante la tortura ed il massacro, non ha un programma politico moderno od una visione di progresso da offrire al suo popolo in alternativa alla vittimologia islamica di Osama bin Laden. Quegli Egizi che hanno tentato di promuovere un simile programma... sono ingiustamente imprigionati. Invece, il Signor Mubarak si tratta bene con 2 miliardi di Dollari all'anno di aiuto americano, consentendo e pure incoraggiando i chierici ed i media controllati dallo Stato a promuovere la propaganda antioccidentale, antimoderna ed antiebraica degli estremisti musulmani. Questa politica serve ai suoi scopi per deviare la frustrazione popolare per la mancanza di libertà politica o di sviluppo economico in Egitto. E spiega anche perché così tante reclute di Osama bin Laden sono Egizie."
— Washington Post [35]

22.23. [Mito]
"I gruppi come Hizballah, Jihad Islamica, Hamas e l'FPLP dovrebbero essere esclusi dalla guerra USA al terrorismo perché sono combattenti per la libertà e non terroristi"

22.23. [Fatti]
Quando gli Stati Uniti dichiararono una guerra ai terroristi ed alle nazioni che li ospitavano dopo l'11 Settembre, i paesi arabi ed i loro simpatizzanti sostennero che molte delle organizzazioni che compiono azioni violente contro gli Americani e gli Israeliani non dovrebbero essere tra gli obiettivi della nuova guerra americana perché sono "combattenti per la libertà" anziché terroristi. Questo è stato il mantra degli stessi terroristi, che sostengono che le loro azioni sono forme legittime di resistenza all'occupazione israeliana.

"Non puoi dire che ci sono i terroristi buoni ed i terroristi cattivi".
— Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Condoleezza Rice [36]

Quest'argomento è profondamente errato. Primo, i nemici d'Israele razionalizzano ogni attacco come legittimo a causa di peccati reali e fantasticati commessi dagli Ebrei sin dall'inizio del 20° Secolo. Di conseguenza, il blocco arabo ed i suoi sostenitori alle Nazioni Unite sono riusciti a bloccare qualsiasi condanna di ogni attacco terroristico contro Israele. Invece, essi abitualmente sostengono risoluzioni che criticano Israele quando reagisce.

Secondo, in nessun'altra parte del mondo si considera "legittima forma di resistenza" l'uccisione di uomini, donne e bambini innocenti. La lunga lista di orrendi crimini comprende cecchini che sparano a degli infanti, bombaroli suicidi che fanno saltare in aria pizzerie e discoteche, dirottatori che prendono ostaggi e li ammazzano, infiltrati che ammazzano atleti olimpionici. Hizballah, la Jihad Islamica, Hamas, l'FPLP e diversi altri gruppi, perlopiù palestinesi, si sono impegnati per decenni in queste attività e raramente sono stati condannati o portati davanti ad un giudice.

Tutti costoro integrano la definizione di gruppo terrorista del governo USA: "Terrorismo è l'uso illegale della forza o la violenza contro persone o beni per intimidare o costringere un governo, la popolazione civile, od una sua qualsiasi parte, per perseguire obiettivi politici o sociali" [37] - e pertanto dovrebbero essere bersagli degli sforzi USA di tagliare i loro fondi, di scalzare i loro capi e portarli davanti ad un giudice.

Nel caso dei gruppi palestinesi, non c'è mistero sull'identità dei loro capi, sulle loro fonti di finanziamento, e su quali nazioni danno loro ricetto. Delle organizzazioni caritatevoli americane sono state collegate al finanziamento di alcuni di questi gruppi, e l'Arabia Saudita, la Siria, il Libano, l'Iraq, l'Iran e l'Autorità Palestinese tutti quanti li proteggono e/o sostengono finanziariamente e logisticamente.

"... ci sono responsabilità insite nell'essere il rappresentante del popolo palestinese. E questo significa accertarsi che tu faccia tutto quel che puoi per abbassare il livello della violenza, tutto quel che puoi per sradicare i terroristi ed arrestarli, per accertarti che la situazione della sicurezza nei territori palestinesi - per esempio l'Area A - sia una da cui non possa sprizzare il terrore... queste sono responsabilità che abbiamo chiesto al Presidente Arafat di assumersi, ed assumersi seriamente. Noi non crediamo ancora che si sia fatto abbastanza da questo punto di vista... Non puoi aiutarci con Al-Qaida ed abbracciare Hizbullah. Od Hamas. Questo non è accettabile".
— Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA Condoleezza Rice [38]

22.24. [Mito]
"Il Mossad d'Israele ha compiuto il bombardamento del World Trade Center per suscitare odio americano verso gli Arabi"

22.24. [Fatti]
Il Ministro della Difesa Siriano Mustafa Tlass ha detto ad una delegazione della Gran Bretagna che Israele era il responsabile per gli attacchi agli Stati Uniti dell'11 Settembre 2001. Egli sostenne che il Mossad aveva avvertito migliaia di impiegati ebrei di non recarsi al lavoro quel giorno al World Trade Center. Egli fu il funzionario arabo di più alto rango ad esprimere pubblicamente un'opinione che si dice assai diffusa nel mondo arabo secondo cui gli attacchi erano parte di una congiura ebraica per provocare rappresaglie USA contro il mondo arabo e volgere contro i musulmani l'opinione pubblica americana. Un sondaggio pubblicato nel giornale libanese An Nahar, per esempio, riscontrò che il 31% di chi rispose riteneva che fosse Israele il responsabile dei dirottamenti, mentre solo il 27% incolpava Osama bin Laden. Un sondaggio Newsweek rinvenne che non pochi Egizi ritenevano che gli Ebrei fossero responsabili per i bombardamenti del World Trade Center [39].

La teoria della congiura viene fatta circolare anche da capi islamici americani. L'Imam Mohamed Asi del Centro Islamico di Washington disse che furono dei funzionari governativi israeliani a decidere di lanciare l'attacco dopo che gli Stati Uniti ebbero respinto la loro richiesta di reprimere l'Intifada palestinese. "Se noi non siamo al sicuro, non lo siete nemmeno voi", fu quello che pensarono gli Israeliani dopo il rifiuto USA, secondo Asi [40].

Nessun'autorità americana ha suggerito, né si è mai esibita alcuna prova, che faccia pensare che qualche Israeliano od Ebreo abbia avuto un ruolo negli attacchi terroristici. Queste teorie cospiratorie sono assolutamente insensate, e riflettono quanto sono pronte molte persone nel mondo arabo ad accettare delle panzane antisemitiche e la mitologia del potere ebraico. Esse possono anche riflettere il rifiuto di credere che dei musulmani potessero essere responsabili per le atrocità e la speranza che esse potessero essere fatte ricadere sugli Ebrei.

22.25. [Mito]
"Mohammad Atta, il terrorista che ha mandato l'aereo contro il World Trade Center, fece saltare un autobus in Israele nel 1986. All'epoca Israele arrestò, processò, condannò, imprigionò Atta, ma fu convinto dagli USA a rilasciarlo come parte dell'accordo di pace di Oslo"

22.25. [Fatti]
L'Internet è una meravigliosa innovazione, ma una delle sue caratteristiche problematiche è che consente a false voci di spargersi rapidamente per il mondo. La storiella secondo cui Atta, che si ritiene fosse uno degli organizzatori degli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti dell'11 Settembre 2001, era stato rilasciato da una prigione israeliana in seguito a pressioni americane, e che avrebbe poi ringraziato gli USA facendo piombare un aereo dentro il World Trade Center è uno di quei falsi pettegolezzi che ora vive di vita propria. Non è chiaro da dove venga, e la risposta è arrivata lentamente, ma ora sappiamo che la storia sembra essere frutto di quasi-omonimia.

Nel 1990 gli Stati Uniti estradarono un palestinese di nome Mahmoud Abed Atta perché venisse processato per il mitragliamento di un autobus israeliano in Samaria nell'Aprile 1986 in cui morì il conducente. Abed Atta era legato al gruppo terroristico di Abu Nidal e fuggì in Venezuela dopo l'omicidio, ma fu deportato negli Stati Uniti. Era anche cittadino americano e per tre anni ingaggiò una battaglia legale per evitare l'estradizione. Egli perse e fu deportato in Israele il 2 Novembre 1990. Abed Atta fu alla fine rilasciato dopo che la Corte Suprema sentenziò che c'erano dei vizi nel procedimento di estradizione. Non si sa dove sia ora.

Il terrorista sospettato dell'attacco dell'11 Settembre, Muhammad Atta, era egiziano e non aveva parentela alcuna con Abed Atta [41].

22.26. [Mito]
"Le università americane dovrebbero disinvestire dalle compagnie che fanno affari in Israele per costringerlo a por fine all'occupazione ed agli abusi nei diritti umani"

22.26. [Fatti]
La parola "pace" nelle petizioni di disinvestimento non compare, cosa che rende evidente che l'intento non è di risolvere il conflitto, ma di delegittimare Israele. I richiedenti accusano Israele per la mancanza di pace e chiedono che esso compia concessioni unilaterali senza contraccambio da parte dei palestinesi, neppure la cessazione del terrorismo. I propugnatori del disinvestimento ignorano inoltre gli sforzi d'Israele durante il processo di pace di Oslo, ed agli incontri al vertice col Presidente Clinton, di raggiungere uno storico compromesso con i palestinesi che avrebbe creato uno stato palestinese.

La campagna di disinvestimento contro il Sudafrica era diretta specificamente contro società che stavano usando le leggi razziste di quel paese a loro vantaggio. In Israele non esistono siffatte leggi razziste; inoltre, le società che fanno affari lì seguono il medesimo standard di eguali diritti per i lavoratori che si applicano negli Stati Uniti.

Il Rettore dell'Università di Harvard, Lawrence Summers, osservò che gli sforzi di disinvestimento sono antisemitici. "Opinioni profondamente anti-israeliane stanno trovando sempre maggior sostegno nelle comunità intellettuali progressiste", disse Summers, "Persone serie e pensose stanno invocando e compiendo azioni che hanno un effetto, se non un intento, antisemita" [42].

La pace nel Medio Oriente verrà solo da negoziati diretti tra le parti, e solo dopo che i paesi arabi riconoscano il diritto di Israele ad esistere, ed i palestinesi e gli altri arabi la smettano di sostenere il terrorismo. Le università americane non possono essere d'aiuto con maldirette campagne di disinvestimento che ingiustamente dichiarano Israele la fonte dei conflitti nella regione. I proponenti il disinvestimento sperano di marchiare Israele con un'associazione con il Sudafrica dell'Apartheid, un confronto offensivo che ignora che tutti i cittadini israeliani sono uguali secondo la legge.

22.27. [Mito]
"I sostenitori d'Israele tentano di azzittire i critici etichettandoli come antisemiti"

22.27. [Fatti]
Non è detto che criticare Israele faccia di qualcuno un antisemita. Il fattore determinante è l'intento del commentatore. I legittimi critici accettano il diritto d'Israele ad esistere, ma gli antisemiti no. Gli antisemiti usano un doppio standard quando criticano Israele, per esempio negando agli israeliani il diritto di perseguire le loro legittime rivendicazioni, mentre incoraggiano i palestinesi a farlo. Gli antisemiti negano ad Israele il diritto di difendersi, ed ignorano le vittime ebree, mentre incolpano Israele per aver inseguito i loro assassini. Gli antisemiti non fanno mai, o quasi, affermazioni positive su Israele. Gli antisemiti descrivono gli israeliani con termini spregiativi od istigatori, suggerendo, ad esempio, che essi siano "razzisti" o "nazisti".

Non ci sono campagne per impedire alla gente di esprimere opinioni negative sulla politica israeliana. Di fatti, i critici più sonori d'Israele sono gli stessi israeliani che usano la loro libertà di parola per esprimere ogni giorno le loro preoccupazioni. Un'occhiata a qualsiasi giornale israeliano rivelerà una sovrabbondanza di articoli che mettono in discussione questa o quella politica del governo. Ma gli antisemiti non condividono l'interesse degli israeliani per il miglioramento della loro società; il loro scopo è delegittimare lo stato nel breve periodo e distruggerlo nel lungo periodo. Non c'è nulla che Israele possa fare per soddisfare questi critici.


Note

[1] Foreign Relations of the United States 1947, (DC: GPO, 1948), pp. 1173-4, 1198-9, 1248, 1284.
[2] Mitchell Bard, The Water's Edge And Beyond, (NJ: Transaction Publishers, 1991), p. 132.
[3] FRUS 1947, p. 1313.
[4] Harry Truman, Years of Trial and Hope, Vol. 2, (NY: Doubleday, 1956), p. 156.
[5] John Snetsinger, Truman, The Jewish Vote and the Creation of Israel, (CA: Hoover Institution Press, 1974), pp. 9-10; David Schoenbaum, "The United States and the Birth of Israel," Wiener Library Bulletin, (1978), p. 144n.
[6] Peter Grose, Israel in the Mind of America, (NY: Alfred A. Knopf, 1983), p. 217; Michael Cohen, "Truman, The Holocaust and the Establishment of the State of Israel," Jerusalem Quarterly, (Primavera 1982), p. 85.
[7] Memorandum di una conversazione sui colloqui Harriman-Eshkol, (25 Febbraio 1965); LBJ Library; Yitzhak Rabin, The Rabin Memoirs, (MA: Little Brown and Company, 1979), pp. 65-66.
[8] Robert Trice, "Domestic Political Interests and American Policy in the Middle East" (Dissertazione, 1974).
[9] Memorandum di una conversazione tra Yitzhak Rabin ed al., (4 Novembre 1968), LBJ Library.
[10] Ministero Israeliano della Difesa.
[11] Dore Gold, America, the Gulf, and Israel, (CO: Westview Press, 1988), p. 84.
[12] Yitzhak Rabin, discorso (9-11 Luglio 1986).
[13] Ronald Reagan, "Recognizing the Israeli Asset," Washington Post, (15 Agosto 1979).
[14] New York Times, (9 Agosto 1987).
[15] Wolf Blitzer, Territory of Lies, (NY: Harper & Row, 1989), p. 201.
[16] New York Times, (2 e 21 Dicembre 1985).
[17] Blitzer, pp. 166-171.
[18] Alan Dershowitz, Chutzpah, (MA: Little Brown, & Co., 1991), pp. 289-312.
[19] Washington Post, (23 Dicembre 2000).
[20] "Nightline," (2 Ottobre 1991).
[21] Rapporto sull'Affare Iran-Contra, (DC: GPO, 1987), pp. 164-76.
[22] New York Times, (4 Febbraio 1987).
[23] The Tower Commission Report, (NY: Bantam Books, 1987), p. 84.
[24] Energy Information Administration.
[25] Al-Musawwar, (19 Gennaio 1990).
[26] Steven Emerson, "The ARAMCO Connection," (1982); Anti-Defamation League, (1980).
[27] Steven Emerson, The American House of Saud, (1985); Steven Spiegel, (1985); Anthony Sampson, (1975); Hoag Levins, (1983).
[28] Steven Emerson, "The Petrodollar Connection," (1982).
[29] Levins, p. 19.
[30] Emerson (85), p. 413.
[31] Newsweek, (29 Ottobre 2001).
[32] Henry Kissinger, The White House Years. (1979); [32b] Washington Post, (2002); [32c] CNN, (2002).
[33] Guardian Unlimited, (1 Gennaio 2001).
[34] Near East Report, (16 Settembre 1970).
[35] Editoriale del Washington Post, (11 Ottobre 2001).
[36] Jerusalem Post, (17 Ottobre 2001).
[37] Washington Post, (13 Settembre 2001).
[38] Jerusalem Post, (9 Novembre 2001).
[39] Jerusalem Post, (19 Ottobre 2001).
[40] Jewish Telegraphic Agency, (2 Novembre 2001).
[41] Jerusalem Post, (8 Novembre 2001).
[42] Lawrence Summers, Discorso alla Memorial Church, Harvard, (17 Settembre 2002).