Adi, Omar e Benny sono tornati a casa in tre bare di legno chiaro, avvolte nella bandiera di Israele. Un editoriale di Deborah Fait che interroga la coscienza del mondo di fronte al dolore di un popolo stretto tra terrorismo, ricatti e l'indifferenza dell'Europa.

Tre anni e quattro mesi fa furono rapiti dagli Hezbollah e uccisi. Nasrallah, l'aguzzino, per 1.210 giorni ha lasciato le famiglie nel dubbio crudele, rivelando il destino dei tre ragazzi solo al loro arrivo in Israele. Li abbiamo accolti all'aeroporto, piangendo insieme ai loro genitori.

Poche ore prima del loro ritorno, un terrorista palestinese si è fatto esplodere sull'autobus numero 19 a Gerusalemme: 11 morti e decine di feriti gravi. Un autobus sventrato, corpi bruciati, urla e fiamme. Quanto può sopportare Israele?

Intanto in Europa si celebra la Giornata della Memoria. Eppure, il messaggio di una parte del vecchio continente è chiaro: "Ricordiamo gli ebrei morti, ma non rispettiamo quelli vivi". Mentre si onora il passato, sui muri di Roma riappaiono le scritte "Juden raus". Si offende la memoria dei Giusti per portare in trionfo i "nuovi giusti" dell'antisemitismo pacifista.

Per riavere i corpi dei suoi figli, Israele è costretto a liberare più di 400 terroristi vivi.

  • Adi Avitan, 20 anni.
  • Benyamin Avraham, 20 anni.
  • Omar Sawaid, 27 anni (soldato beduino, lascia due bambini).
Al funerale, l'abbraccio delle massime autorità dello Stato è andato a tutte le famiglie, tra il Kaddish e la preghiera islamica, uniti in un unico dolore.

Ma l'attesa non è finita. Altre famiglie aspettano da decenni: Zachary Baumel, Yehuda Katz e Zvi Feldman, scomparsi nel 1982. E Ron Arad, il navigatore scomparso nel 1988, la cui madre è morta senza notizie, accompagnata solo dalle risate isteriche di Nasrallah.

L'Europa ci chiama nazisti perché ci difendiamo con una barriera. Ma noi vogliamo vivere, nonostante i roghi dell'Inquisizione, i camini di Auschwitz e il fuoco degli autobus sventrati. Vogliamo vivere a casa nostra.

Quanto può sopportare il popolo di Israele?

Deborah Fait