Da quando è iniziata l'Operazione Arcobaleno a Rafah, hanno ripreso forza i messaggi di odio e le maledizioni via e-mail contro di me e contro Israele. Decine di persone, celate dietro un nickname, vomitano insulti e rimpiangono la Shoah, mentre i media internazionali alimentano una narrazione parziale del conflitto lungo il confine con l'Egitto.

I media danno in pasto alle loro vittime designate — i lettori e gli utenti delle televisioni — le notizie più terrificanti sulla cattiveria di Israele che vuole fermare il traffico di armi al confine con l'Egitto; un compito che in realtà spetterebbe all'Autorità Palestinese, anche se nessuno se lo ricorda.

Cosa è successo per scatenare ancora una volta tutto questo odio? Semplice e tragico: sono morti dei palestinesi durante un attacco israeliano. I palestinesi attaccano e Israele risponde, è la legge di guerra. La rabbia europea, però, esplode in tutta la sua forza solo nel momento in cui Tsahal interviene per fermare gli omicidi, i bombardamenti contro gli insediamenti e il traffico di armi pesanti.

Cosa ci si aspetta quando c'è una battaglia in corso? Ci si aspetta che i genitori mettano in salvo i loro bambini chiudendoli in casa. Invece no! Sono tutti per le strade chiamati dal tam-tam del martirio: morire per Allah, la cosa più bella e santa; glielo insegnano ogni giorno a scuola. Succede allora che i miliziani organizzino una grandissima manifestazione armata e che i ragazzini palestinesi, a frotte, vi partecipino, appositamente invitati a farlo, saltellando tra i mitra e i fucili dei miliziani che sparano contro i soldati.

Una cannonata di avvertimento, un'altra cannonata di avvertimento e infine una cannonata sbagliata che colpisce la gente. Pare che il campo fosse minato per far saltare i tank israeliani; l'esercito si scusa, mentre le prime notizie di fonte palestinese tentano di costruire una "seconda Jenin" aumentando il numero delle vittime. Per fortuna il tentativo non riesce perché Israele questa volta aveva fatto entrare i giornalisti e le ambulanze: la fantasia delle fonti palestinesi non ha potuto trasformare in 800 gli 8 morti rimasti sul selciato.

Naturalmente piomba la condanna dell'ONU. Subito! Me li immagino al Palazzo di Vetro, tutti pronti a scattare per votare contro Israele. Un giorno dovremo fare la conta per sapere quante condanne ONU si è già beccato Israele; credo sia roba da Guinness dei primati.

In piena Operazione Arcobaleno arriva la condanna a Marwan Barghouti, terrorista ed ex segretario di Al-Fatah, responsabile di decine di attacchi. Il Tribunale lo condanna per 5 omicidi. Naturalmente la condanna non piace agli osservatori europei: per i pacifisti Israele non doveva processarlo, né arrestarlo. La conclusione è che qualsiasi cosa Israele faccia, o non faccia, è sbagliata. Se reagisce sbaglia, se offre è troppo poco, se tende una mano gliela mordono.

Il mio amico Inghev lo esprime chiaramente: — Israele deve... Israele non deve... Israele restituisca... Israele si ritiri... Israele muori! — Israele assassino, Israele terrorista! Israele devi cessare di esistere e staremmo tutti in pace insieme ai nostri amici arabi.

L'Eurabia di cui parla Oriana Fallaci è già una realtà. Se l'Europa avesse accolto gli appelli di Israele venti o trent'anni fa e si fosse schierata con questa unica democrazia mediorientale, oggi esisterebbe ancora l'Europa con la sua cultura e la sua dignità. Non assisteremmo a decapitazioni, non morirebbero tanti bambini e probabilmente, senza Arafat, esisterebbe anche uno stato palestinese. Forse esisterebbe la pace. Se l'Europa faceva l'Europa e non diventava Eurabia.

Nel libro "La morte in faccia" di Jacques Derogy e Noel Gurgand, che racconta la guerra del Kippur, gli autori hanno scritto questa dedica: — A quel bambino israeliano che un giorno ci diceva: "Se non sarò ucciso in guerra, farò il violinista". — Quel bambino aveva capito tutto.

Deborah Fait
Israele