Sullo sfondo della prima Guerra d'Indipendenza israeliana, Miriam racconta la sua esperienza nel kibbuz. Senza retorica, descrive i sentimenti, i pericoli vissuti dagli ebrei e la strenua difesa dei bambini sotto l'assedio. È un racconto pacato ma segnato dalla consapevolezza di una guerra che, a distanza di 56 anni, sembra non essere mai finita: "Gli arabi non hanno fatto un passo lontano dall'odio, anzi ne hanno fatto la ragione della loro vita".

Non voglio interrompere Miriam, la lascio parlare:

— Ricordare può far sentire spossati? Credo proprio di sì, sono stanca. I ricordi si accavallano come un fiume in piena e dopo tanti anni è difficile dar loro un ordine cronologico. Oggi capisco perché, all'epoca, il mondo era convinto che in due settimane tutto sarebbe finito con la nostra disfatta: gli eserciti arabi contro gli ebrei male armati e abbandonati, in molti casi persino impediti nel difendersi. Come abbiamo fatto a vincere? Eppure ce l'abbiamo fatta, con poche armi e tanta voglia di vivere.

Gli inglesi se ne vanno, ma continuano a sabotarci. Un giorno un gruppo di poliziotti ebrei, i meravigliosi Notrim, furono circondati dagli arabi ad Azor. I ragazzi del Palmach corsero in loro aiuto, ma gli inglesi non li lasciarono passare e i Notrim furono uccisi e fatti a pezzi. Oggi, vicino ad Azor, esiste la località Mishmar Hashiva in ricordo di quell'eccidio. I Notrim dipendevano dalla Polizia Britannica e da questa furono traditi.

Ricordo l'evacuazione del kibbuz Nizzanim nel 1947: la notizia mi strinse il cuore e giurai che mai nessuno avrebbe mandato via me o la mia famiglia da Givat Brenner. Un giorno vidi al tavolo della mensa giovani donne e bambini piccoli: erano i rifugiati di Nizzanim. Erano rimasti solo pochi uomini a combattere contro l'esercito egiziano che avanzava.

Combattevamo contro cinque eserciti. Da sud gli egiziani, da est la Legione Araba giordana comandata da ufficiali inglesi. Dal nord libanesi e siriani, e persino forze dall'Iraq e dal Sudan. Incitavano gli arabi locali a fuggire: "Andate via, lasciateci fare la guerra e alla fine tornerete nelle case degli ebrei". Non sapevano che i loro fratelli li avrebbero rinchiusi in campi profughi per usarli come armi umane.

A Giaffa, gli ebrei urlavano nei megafoni: "Non fuggite, non vi sarà fatto alcun male". Ma la guerra avanzava. Gli egiziani erano a pochi chilometri dal nostro kibbuz. Eppure resistemmo. Si diffuse una voce tra i soldati iracheni: dicevano che ai lati di ogni soldato ebreo combattessero due angeli. Si spaventarono. E avevano ragione: quello che in loro è fanatismo, in noi è coraggio e amore per l'unica casa che abbiamo.

Mio figlio nacque durante il cessate il fuoco. Le poste internazionali ci ricollegarono al mondo, ma ci vietarono francobolli stranieri. Rispondemmo orgogliosi usando quelli del K.K.L. (Keren Kayemet LeIsrael) con il timbro "Medinat Israel". Il K.K.L. raccoglieva fondi in tutto il mondo per comprare terre e piantare alberi. In Europa ci criticavano: "La patria non si compra coi soldi ma col sangue". Di sangue ne abbiamo versato tanto; chissà se sarà moneta valida per i diritti degli ebrei agli occhi degli europei.

Passata la tregua, sistemammo i neonati nei bunker. Io e Anna Pontecorvo stavamo nella trincea all'ingresso per sorvegliare. Ricordo uno schianto, lo spostamento d'aria ci scaraventò dentro il bunker dei bambini. Ci guardammo e scoppiammo a ridere per la paura.

Silvio Colombo di Torino venne a trovarmi. Suonò l'allarme e io ero sola con otto neonati. Silvio ne prese sei sotto le braccia, tre per parte, io gli altri due, e corremmo al rifugio. Li salvammo tutti. Volevano evacuarci a Tel Aviv perché eravamo circondati dagli egiziani, ma noi mamme dicemmo: "Mai!". E restammo.

— Miriam, avremo la pace un giorno?

— Oggi siamo colpiti dall'odio, un odio che vuole distruggere il mondo intero pur di colpire noi. Il mondo occidentale non capisce e si schiera con i terroristi perché siamo "diversi". Dicono che la terra era dei palestinesi? Mai visto uno quando sono arrivata nel '47. Noi abbiamo accolto 800.000 profughi ebrei scacciati dai paesi arabi. Abbiamo amato questa terra per millenni e volevamo dividerla in pace. Loro hanno scelto la guerra. Non so se avremo la pace, ma so che non vinceranno: gli iracheni hanno visto gli angeli combattere accanto a noi.

Deborah Fait