L'articolo di fondo di Paolo Guzzanti analizza l'ascesa politica di Ariel Sharon e il fallimento della diplomazia clintoniana. Una riflessione sul "principio di realtà" necessario per sbloccare l'impasse del processo di pace mediorientale e sul ruolo delle democrazie occidentali.

Cercherò di spiegare perché Ariel Sharon ha le migliori possibilità di portare Israele e i palestinesi verso la pace, perché gli Stati Uniti guidati da Clinton siano responsabili per la tragedia mediorientale e perché la "sinistra" internazionale sia stata spesso d'ostacolo alla verità.

Tutto parte dal ritorno al "principio di realtà". Arriva un momento in cui chiacchiere, piagnistei e ricatti basati sul senso di colpa hanno bisogno di una sberla che riporti le cose al concreto. Ariel Sharon, che non è un mostro ma un valoroso soldato, viene scelto liberamente da Israele, l'unico Stato democratico in un pianeta di autocrati.

Clinton, pur essendo un formidabile showman, ha forzato palestinesi e israeliani oltre le loro reali possibilità, condannandoli a una doccia fredda di illusioni che ha fatto marcire il processo di pace. Se oggi Barak cade e Sharon vince, lo si deve anche all'ex presidente americano. Sharon è l'uomo duro che rappresenta il principio di realtà, rispettato dalle migliori teste pensanti palestinesi proprio per la sua chiarezza.

La cosiddetta "seconda intifada", iniziata il 28 settembre 2000, non è stata una reazione spontanea alla visita di Sharon al Monte del Tempio (visita concordata preventivamente con la polizia palestinese), ma uno strumento politico calcolato. Come disse il leader dell'OLP Ahmed Abdel Rahaman: "Se sarà Sharon il primo ministro, tratteremo con lui sulla base dei suoi programmi, non della sua retorica elettorale".

I programmi di Sharon restano quelli annunciati: massima unità del Paese, la pace come obiettivo ma senza cedere alle violenze. Questo ci ricorda il motto di Theodore Roosevelt: "Parlare a bassa voce e impugnare un nodoso bastone". Spesso la pace concreta è stata firmata dai conservatori: Nixon chiuse il Vietnam, Reagan vinse la Guerra Fredda.

Qualcuno citerà le stragi di Sabra e Chatila in Libano. Va ricordata la verità storica: Sharon fu sottoposto in Israele a un'inchiesta severissima che lo ritenne colpevole di "omessa sorveglianza" su alleati maroniti inferociti, ma è falso che lui sia stato l'autore o l'ispiratore diretto di quei massacri.

Sharon arriva al governo con un mandato democratico chiaro. Gli israeliani sognano la pace come nessun altro, sapendo di dover vincere ogni guerra: i loro vicini possono permettersi di perderle tutte, ma se Israele perdesse una sola volta, sparirebbe dalla faccia della terra. La pace è un cammino obbligato che non ammette più scorciatoie o "effetti speciali" televisivi.

Paolo Guzzanti