Quest'anno in Israele molte tavole apparecchiate per il Seder di Pesach avranno una sedia in più, vuota. Una sedia in serbo per Ron Arad, il pilota israeliano catturato il 16 ottobre 1986 e diventato il simbolo dei soldati dispersi.

Diciott'anni di paure, di speranze, di tribolazioni. Una figlia cresciuta senza padre, una madre morta di crepacuore, e un aguzzino come Nasrallah, capo di Hezbollah, che si diverte a dare speranze per poi ritrattarle sghignazzando. Israele non riesce a riportare a casa il suo ragazzo. Ron non c'è, ma noi metteremo una sedia per lui e lo aspetteremo per questo Seder, per il prossimo e per tutti gli anni futuri, fino a quando tornerà.

Il mondo non si scompone. Questo strano mondo alla rovescia che raccoglie firme per salvare Arafat, che si scandalizza per l'eliminazione di capi terroristi, ma che non spende una parola per i bambini-terroristi mandati al massacro. L'ONU condanna i bambini soldato in Africa, ma tace sui bambini di Arafat. Guardano dall'altra parte mentre piccoli di dodici anni vengono mandati in giro con zainetti pieni di esplosivo.

Questo mondo nasconde documenti sull'antisemitismo, prepara risoluzioni contro Israele ogni giorno e condanna la barriera di protezione costruita per salvare vite ebraiche. Come possiamo aspettarci che la Croce Rossa Internazionale (CRI) chieda informazioni su Ron Arad, proprio quella CRI che si rifiuta di riconoscere il Magen David Adom (la Stella di Davide Rossa) tra i suoi membri?

Oggi in Occidente si discute di film come The Passion mentre si ignora la realtà di chi vive sotto la minaccia costante del "big bang", il mega attentato promesso. Noi intanto ci prepariamo a leggere la Haggadà di Pesach, la storia della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Siamo qui che aspettiamo da diciotto anni Ron Arad e per lui aggiungeremo un posto a tavola. Un posto vuoto.

Deborah Fait