A grandi linee, si possono distinguere tre grandi componenti nella Kabbalah:

  1. Metafisica e teorica
  2. Meditativa
  3. Pratica
  1. Metafisica e teorica
  2. Meditativa
  3. Pratica

1) Metafisica e teorica. Consiste nello studio, teorico ed intellettuale, della struttura della creazione e dei vari livelli dell'anima. Qui vengono elaborati una vasta serie di concetti, sovente astratti e lontani dal testo biblico, quali i mondi, le Sefirot, i Partzufim, ecc. Poi si studiano le relazioni tra tutti questi gradini, spiegando il testo biblico alla luce di tali complesse dinamiche. In effetti, il limite di questa parte è di basarsi su di un linguaggio oltremodo specialistico, la cui traduzione in termini riconoscibili alla coscienza contemporanea non è opera facile. Essa arriva comunque a grandi scoperte e intuizioni. Vari maestri sono oggi impegnati a mostrare come la Kabbalah metafisica abbia preceduto molte importanti scoperte scientifiche e nel campo dell'umanesimo. Questa è la parte più nota e diffusa della Kabbalah.

2) La parte meditativa. Pur se poco conosciuta, nel passato essa è stata utilizzata dagli stessi profeti (vedi i libri di Aryeh Kaplan Meditation and Kabbalah e Meditation in the Bible), e dai più grandi cabalisti, quali Rabbi Avraham Abulafia e il Ramchal (Rabbi Moshe Chaim Luzzatto, che visse a Padova). In genere, si cerca di liberare la mente e il cuore dalle preoccupazioni contingenti e di rivolgerli alla contemplazione dei segreti della Sacra Scrittura. Ci si sofferma sull'aspetto delle lettere ebraiche, del come si combinano tra di loro per formare le parole. Le si possono cantare in modo ripetitivo, mentre le si visualizza interiormente.

L'Arizal (Rabbi Isacco Luria Ashkenazi) insegna delle tecniche chiamate Yichudim ("unificazioni"), nelle quali sono gli stessi nomi di D-o, da soli o combinati tra di loro, a venire posti al centro della meditazione.

Lo scopo di tutto ciò è quello di guidare l'individuo ad una maggiore apertura nei confronti del divino e alla percezione di stati della consapevolezza di solito al di fuori della nostra portata. Si tratta dunque di un processo soprattutto interiore.

3) La Kabbalah pratica. Già da diversi secoli essa viene fortemente sconsigliata dalla massima parte dei maestri. Si basava sull'utilizzo di determinate forze angeliche e sul disegnare o costruire dei Qame'ot (cammei) o dei sigilli, pergamene o lamine di metallo sulle quali venivano scritte o incise speciali formule di esorcismo o di evocazione. Gli scopi di tutto ciò erano soprattutto terapeutici, ma si poteva anche ricercare la protezione da tutta una serie di pericoli fisici (furti, rovesci economici, viaggi) o psichici (liberarsi dalle paure, dalla depressione, ecc.). In parte a causa delle forti perplessità espresse dai grandi maestri, e in parte per via della moderna mentalità positivista, questo ramo della Kabbalah è quasi del tutto in disuso. Purtroppo, la sua somiglianza con certe forme di magia ha causato non poco discredito all'insieme di tutti gli altri livelli della Kabbalah.

Un altro modo di suddividere la Kabbalah consiste nel vedere in essa due aspetti principali, o due opere:

Ma'aseh Bereshit e Ma'aseh Merkavah.

Il Ma'aseh Bereshit, o "L'opera della creazione", è la parte cosmologica o cosmogonica della Kabbalah. In essa si spiegano i vari stadi attraversati dalla creazione, nel suo processo di discesa dalla Luce Infinita (Ein Sof), dove tutto ha avuto origine, fino all'universo materiale. Vengono descritti nei dettagli tutti i vari gradini spirituali intermedi tra questi due stati così lontani ed opposti. In conclusione, il Ma'aseh Bereshit fornisce una mappa completa della creazione, dei suoi vari gradi angelici, delle potenze divine che la compongono e delle radici spirituali dei suoi vari settori.

Il Ma'aseh Merkavah, o "L'opera del cocchio celeste", è invece la parte più propriamente mistica. Tramite l'utilizzo di tecniche particolari, legate alla conoscenza dei vari nomi di D-o o degli angeli preposti a fare la guardia ai diversi palazzi (Heikhalot) dei mondi superni, l'anima intraprende un viaggio entusiasmante a ritroso, attraversando dal basso all'alto i vari livelli costituenti la creazione. È così in grado di arrivare alla contemplazione dei mondi superiori, nei quali la luce di D-o risplende priva dei veli che la ottenebrano qui in basso.

Questa seconda parte è considerata molto più segreta della prima. In effetti, tali ascese della consapevolezza comportano determinati rischi, come illustrato dalla storia dei Quattro che sono entrati nel Pardes.