Il nome del Trattato si traduce come "Benedizioni" (Berakhot). Sebbene possa sembrare fuori luogo nel Seder Zera'im (l'ordine dei "Semi"), poiché non tratta direttamente di agricoltura ma di liturgia, la sua posizione come premessa all'intero Talmud è significativa: pone il riconoscimento della sovranità divina come base per ogni attività umana.
Di tutto l'Ordine Zera'im, questo è l'unico Trattato che possiede una Gemara babilonese oltre a quella gerosolimitana (palestinese). Ciò accade perché l'argomento delle benedizioni e della preghiera interessava direttamente tutti gli ebrei della Diaspora, a differenza delle norme agricole discusse negli altri dieci trattati, applicabili prevalentemente in Terra d'Israele.
È stato notato che nel Trattato Berakhot la componente aggadica (narrativa, etica e non normativa) è molto più sviluppata rispetto ad altri trattati; essa riporta anche interessanti testimonianze storiche sull'alimentazione e sui costumi dei popoli del Vicino Oriente antico.
Il trattato si divide in 9 capitoli:
- Capitolo 1: Dedicato allo Shema' Israel (tempi e modalità di recitazione).
- Capitolo 2: Tratta della kawwanah (intenzione e concentrazione del cuore) durante lo Shema'.
- Capitolo 3: Analizza chi è esentato dallo Shema' (ad esempio chi è impegnato nel lutto) e l'obbligo verso l'Amidah.
- Capitoli 4-5: Dedicati all'Amidah (la preghiera centrale) e alla relativa kawwanah.
- Capitolo 6: Focalizzato sulle benedizioni da recitare prima di consumare i cibi.
- Capitolo 7: Dedicato allo Zimmun, la benedizione comune dopo i pasti recitata in gruppo.
- Capitolo 8: Analizza l'ordine corretto delle benedizioni, riportando le celebri controversie tra la Scuola di Hillel e la Scuola di Shammai.
- Capitolo 9: Dedicato alle benedizioni per eventi occasionali o imprevisti, siano essi lieti o dolorosi (come il vedere meraviglie della natura o ricevere notizie).
Di questo trattato esiste una traduzione italiana storica curata da Israel Zoller (Eugenio Maria Zolli), pubblicata da UTET e TEA.