Pe'ah in ebraico significa —angolo— (riferito qui al bordo del campo). Il trattato si occupa delle prescrizioni di Levitico 19:9—10 e dei passi paralleli che impongono di non raccogliere l'intero prodotto del proprio campo, affinché i poveri e gli stranieri possano beneficiarne.
La struttura del trattato segue la ripartizione dei diversi tipi di doni agricoli obbligatori stabiliti dalla Torah. Sebbene complessa, la suddivisione ideale degli otto capitoli è la seguente:
- Capitoli 1—4:9: Trattano della Pe'ah vera e propria, ovvero la porzione del bordo del campo che deve essere lasciata non mietuta. La Mishnah stabilisce che non vi è una misura massima fissata dalla Torah, ma i saggi hanno stabilito un minimo di un sessantesimo del raccolto.
- Capitoli 4:10—5:6: Trattano del Leket, ovvero le spighe singole o doppie che cadono durante la mietitura e che non devono essere raccolte dal proprietario.
- Capitoli 5:7—7:2: Analizzano la Shikhchah, ovvero i covoni "dimenticati" nel campo durante il trasporto, che diventano proprietà dei poveri.
- Paragrafo 7:3: Tratta del Peret, ovvero i singoli acini d'uva che cadono durante la vendemmia.
- Paragrafi 7:4—7:8: Descrivono gli 'Olelot, i grappoli piccoli, malformati o incompleti che devono essere lasciati sulla vite.
- Capitolo 8: Tratta della Ma'aser 'Ani (la decima per i poveri, distribuita nel terzo e sesto anno del ciclo della Shmittah) e delle norme generali sulla beneficenza e sui criteri per definire chi sia considerato "povero" avente diritto a tali doni.
Di questo trattato non esiste la Gemara babilonese, ma solo quella palestinese (Gerosolimitano). La Tosefta è di grande interesse etico: afferma che la beneficenza e la generosità equivalgono a tutte le mitzvot della Torah, e che chi nega la carità è paragonabile a chi commette idolatria (Tosefta 4:19—20).
Mircea Eliade, nel suo "Trattato di storia delle religioni", osservava che in diverse culture si evita di raccogliere l'intero raccolto come offerta alle divinità. L'intuizione biblica di riqualificare questo rito come un sistema di assistenza sociale è straordinaria: eleva la dignità del povero, ponendo il suo sostentamento sullo stesso piano della devozione religiosa.