Kilayim significa —mescolanze—, e per la precisione si riferisce a quelle vietate dalla Torah in Levitico 19:19 e Deuteronomio 22:9—11.

Il trattato si divide in nove capitoli che analizzano le diverse tipologie di ibridazione e commistione vietata:

1) Il primo capitolo indica che cosa è lecito ibridare e che cosa non è lecito. A questo proposito è bene ricordare che i Tannaiti non distinguevano una specie dall'altra, per gli scopi di questo trattato, usando i criteri biologici odierni. Pertanto alcune cultivar che a noi appaiono distinte potevano essere a loro giudizio coltivate nel medesimo campo. Nel contempo, però, essi vietano l'innesto tra alberi da frutta di specie diverse o l'accoppiamento tra animali diversi.

2) Il secondo capitolo tratta delle tecniche di semina e delle forme di campi che consentono di affiancare coltivazioni di diverse specie senza pericolo di mescolanza.

3) Il terzo capitolo affronta un caso in cui la normativa è meno rigida: le verdure in un piccolo orto.

4—7) I capitoli dal quarto al settimo parlano dei vigneti (Kilayim HaKerem), che rappresentano la forma più severa di divieto di mescolanza di sementi.

8) L'ottavo capitolo parla degli incroci tra animali e del divieto di aggiogare insieme animali di diversa specie (ad esempio bue e asino).

9) Il nono parla dello sha'atnez, cioè dei tessuti fatti di una mescolanza di lana e lino, espressamente riservati ai paramenti sacerdotali e vietati al pubblico.

Il trattato è considerato importante non solo dal punto di vista strettamente halakhico (in quanto diverse norme appaiono assai antiche), ma anche dal punto di vista della storia dell'agricoltura, in quanto il redattore finale ha ristretto il trattato alle effettive pratiche agricole — lecite e illecite — di Eretz Yisrael. Le congetture teoriche e il folklore agrario sono poi state ripescate nella Tosefta e nel Talmud Palestinese.

Come per gli altri trattati di questo Ordine (escluso Berakhot), non esiste una Gemarah Babilonese, ma solo quella Palestinese.