Challah è il nome del pane speciale del sabato, ma in questo trattato designa la porzione dell'impasto che è necessario prelevare prima che esso venga messo nel forno, come prescritto dalla Torah (Numeri 15:17—21).
Anticamente, la challah veniva offerta al cohen (sacerdote) affinché la consumasse in stato di purità rituale. Il non sacerdote che la mangi rischia il karet (morte per mano di Dio) se lo fa scientemente; se lo fa inavvertitamente, deve risarcirne il 125% del valore.
Infatti tutti i brani biblici che impongono un'indennità del quinto del valore della refurtiva da restituire o della cosa consacrata che si intende riscattare sono intesi nel senso che l'indennità è un quinto del pagamento complessivo, non del valore originario. Queste norme non sono attualmente applicabili integralmente, ma perché non si perda il ricordo del precetto è stato decretato che la challah venga comunque estratta e poi bruciata.
La proporzione da estrarre era una volta di 1/24 dell'impasto (4,17%) per il padre di famiglia che faceva il pane in casa, e 1/48 per il panettiere (2,08%); attualmente la challah è una porzione dell'impasto grande come un'oliva. Il trattato è diviso in quattro capitoli:
1) Il primo capitolo parla delle specie di vegetali soggette all'obbligo della challah: sono le cinque specie di cereali tipiche della Terra d'Israele (frumento, orzo, spelta, segale e avena) con le quali si può produrre il pane.
2) Il secondo capitolo tratta delle derrate importate o esportate dalla Terra d'Israele, sulla purità rituale da osservarsi quando si impasta la farina, e sull'impasto minimo imponibile. Per essere soggetti all'obbligo, occorre impastare una quantità minima di farina (corrispondente a circa 1.750 grammi di impasto).
3) Il terzo capitolo esamina dettagliatamente la normativa sull'impasto e il momento esatto in cui sorge l'obbligo del prelievo.
4) Il quarto capitolo esamina invece le combinazioni tra le diverse specie e le norme sulla challah vigenti in Siria e in varie località della Terra d'Israele. I paragrafi 4:10—11 riportano tradizioni dell'epoca del Secondo Tempio su come si portavano dall'estero a Gerusalemme la challah, le primizie e i primi nati degli animali.
Anche questo trattato ha solo la Gemara palestinese. La Tosefta elenca i —24 requisiti del sacerdote— in 2:7—9.