Ketubbot significa letteralmente "contratti di matrimonio". Sotto il profilo della dogmatica giuridica, la Ketubbah può essere considerata un contratto unilaterale: sebbene richieda il consenso di entrambe le parti, gli obblighi legali ricadono esclusivamente sul marito a tutela della dignità e della sicurezza economica della moglie.
Il trattato si articola in 13 capitoli e analizza nel dettaglio gli obblighi coniugali, con particolare enfasi sulla "contraddote" (la somma che spetta alla donna in caso di vedovanza o divorzio senza giusta causa):
- Status e valore della Ketubbah: Il primo capitolo stabilisce che la somma base per una donna che si sposa per la prima volta (vergine) è superiore (200 zuzim) rispetto a quella di una vedova o divorziata (100 zuzim).
- Prove e testimonianze: Il secondo capitolo prosegue l'analisi dello status matrimoniale inserendolo nel contesto più ampio della validità delle prove legali.
- Ratto e seduzione: Il terzo capitolo tratta delle sanzioni pecuniarie previste per i casi di violenza o seduzione.
- Diritti del padre e norme imperative: Il quarto capitolo chiarisce i diritti del padre della sposa e i doveri del marito che derivano da "norme imperative", valide anche se non esplicitate nel contratto.
- Doveri reciproci e dote: I capitoli cinque e sei definiscono i diritti e i doveri quotidiani tra coniugi e la gestione della dote portata dalla sposa.
- Divorzio e giuste cause: Il settimo capitolo analizza le circostanze che permettono alla donna di richiedere il divorzio mantenendo la contraddote, e le colpe che invece consentono al marito di ripudiare la moglie senza pagarla.
- Patrimonio della donna: I capitoli otto e nove stabiliscono che la donna mantiene la proprietà del proprio patrimonio (contrariamente ad altri sistemi giuridici antichi) e definiscono come ella possa rivalersi sul patrimonio del marito defunto.
- Poligamia e ripartizione dei beni: Il decimo capitolo affronta il problema tecnico-giuridico di un patrimonio insufficiente a coprire le ketubbot di più mogli, istituendo una procedura concorsuale per una ripartizione equa.
- Diritti della vedova e dei figli: I capitoli undici e dodici regolano i doveri degli eredi verso la vedova e il ruolo delle figliastre all'interno della famiglia.
- Il valore della Terra d'Israele: L'ultimo capitolo stabilisce che il desiderio di compiere l'Aliyah (emigrare in Israele) prevale sugli accordi matrimoniali: se un coniuge vuole trasferirsi in Israele e l'altro no, quest'ultimo è considerato parte inadempiente nel divorzio.
I due Talmud (Babilonese e Palestinese) arricchiscono il testo con note storiche e teoriche di grande rilievo:
- Note storiche: Si parla della resistenza allo jus primae noctis imposto dai governatori romani e delle virtù della Terra d'Israele (TJ 1:5; 12:3).
- Logica giuridica: Il Talmud Babilonese approfondisce la regola del Miggo (un principio di inferenza per cui si crede a una deposizione meno vantaggiosa se il testimone avrebbe potuto mentire con una versione più credibile a suo favore) e riporta i decreti del Sinodo di Usha (II secolo EV).
- Brani Aggadici: Il trattato contiene storie celebri, come la descrizione dei rabbini che danzano per rallegrare gli sposi, il semplice funerale di Rabban Gamaliel e la commovente storia d'amore tra Rabbi Akiva e Rachel (TB 62b).
Il trattato si conclude con un'affermazione forte: "È meglio vivere in Israele in una città piena di pagani che vivere nella Diaspora in una città piena di ebrei" (TB 110b), a sottolineare la centralità della terra nella vita ebraica.