Sanhedrin è la parola usualmente resa con —Sinedrio—, termine che indicava diverse assise giudiziarie nell'antico Israele. L'organo di livello superiore, con poteri legislativi, giudiziari e consultivi (paragonabile a Parlamento, Cassazione e Corte Costituzionale), era composto da 71 giudici.

Al di sotto del Gran Sinedrio operavano i Sinedri minori, composti da 23 giudici, che sovrintendevano ai distretti della Terra d'Israele; nelle singole città operava invece il Bet Din, un tribunale composto da tre giudici.

Il trattato Sanhedrin si occupa di procedura civile e penale, definendo l'ordinamento e il funzionamento di queste assise in undici capitoli.

1) Il primo capitolo definisce la gerarchia e le competenze: il Bet Din (3 giudici) si occupa di cause civili e monetarie; i Sinedri (23 giudici) di delitti capitali; il Gran Sinedrio (71 giudici) ha competenza esclusiva su casi estremi, come processare il Sommo Sacerdote o deliberare su una città sviata dall'idolatria (Ir ha-Nidachat).

2) Il secondo capitolo analizza le immunità e i privilegi del Sommo Sacerdote e del Re.

3—5) Questi capitoli trattano questioni procedurali: la qualificazione di giudici e testimoni (cap. 3), le differenze tra procedura civile e penale (cap. 4) e le modalità rigorose di interrogatorio dei testimoni (cap. 5).

6—7) Il sesto capitolo descrive l'esecuzione della lapidazione, spesso attuata tramite precipitazione da un'altezza. Il settimo capitolo elenca le quattro pene capitali previste dal diritto talmudico: lapidazione, rogo, decapitazione e strangolamento, specificando per quali reati siano comminate.

8—9) L'ottavo capitolo è dedicato alla figura del —figlio caparbio e ribelle— (Ben Sorrer u-Moreh). Il nono capitolo approfondisce l'omicidio, distinguendo tra premeditato e colposo, e introduce il concetto di punizioni extragiudiziali.

Il diritto talmudico prevede casi di —legittima difesa— e autorizza il padrone di casa a uccidere il ladro colto in flagrante (Ba ba-machteret). Esistono inoltre poteri speciali: il Re può punire chi lo insulta, e gli zelanti (qanna'im) possono intervenire in flagranza contro bestemmiatori o idolatri.

Un concetto rilevante è la tefisah (—ragion fattasi—): chi si fa giustizia da sé in questioni monetarie raramente viene condannato, purché abbia agito per ottenere ciò che gli spetta di diritto. Vi è poi l'horaat sha'ah (—insegnamento del momento—), una decisione eccezionale dettata dalla gravità dell'ora che non costituisce precedente, utilizzata in situazioni di emergenza nazionale o spirituale (come documentato anche nei responsa di Ephraim Oshry durante la Shoah).

10) Il decimo capitolo inizia con il celebre aforisma: —Tutto Israele avrà una parte nel Mondo a Venire— (Olam Ha-Ba), ma elenca i peccati e le eresie che precludono tale risurrezione.

11) L'undicesimo capitolo tratta dei crimini puniti con lo strangolamento, come l' —anziano ribelle— (Zaken Mamre), ovvero il giudice che agisce in aperto contrasto con le decisioni del Gran Sinedrio. Nella versione babilonese, i capitoli 10 e 11 sono invertiti di posizione.

Nella Gemara (90b—92a), è di fondamentale importanza la discussione che cerca di dimostrare la base biblica della dottrina della risurrezione dei morti.