Zevachim significa letteralmente —macellazioni—, e si riferisce in particolar modo ai sacrifici animali che venivano offerti sul mizbeach (l'altare). Questo trattato apre l'ordine Qodashim (le Cose Sante), occupandosi della procedura tecnica e dei requisiti di santità dei sacrifici nel Tempio.

La complessa normativa sui sacrifici animali viene affrontata da questo trattato in 14 capitoli:

1) Il primo capitolo discute della validità dei sacrifici in caso di equivoco (per esempio, un animale che avrebbe dovuto essere bruciato come olocausto è stato invece destinato a un sacrificio di comunione).

2—4) I capitoli dal due al quattro parlano delle irregolarità che risultano dall'inettitudine dei celebranti, dall'atto stesso, o dall'intenzione (Pigul) con cui fu compiuto. L'intenzione errata durante la macellazione può invalidare l'intero rito.

5—6) I capitoli cinque e sei elencano i luoghi in cui si offrivano i vari tipi di sacrificio, come si spruzzava il sangue degli animali e come si consumavano le loro carni. Il capitolo cinque (Eizehu Mekoman) è la base dell'intero ordine Qodashim; poiché elenca in modo sintetico tutti i sacrifici, fa parte della preghiera del mattino fin dal tempo di Amram Gaon.

7) Il capitolo sette parla delle irregolarità nel sacrificio degli uccelli (Korban Ha-Of), la cui procedura differisce notevolmente da quella dei quadrupedi.

8) L'ottavo capitolo analizza cosa fare se gli animali destinati a diversi sacrifici si mescolano, o se un animale sacrificabile si confonde con uno non idoneo, rendendo difficile distinguere la destinazione del sangue o della carne.

9) Il nono capitolo parla della santità che acquisiscono gli oggetti posti sull'altare: una volta che un'offerta idonea "sale" sull'altare, non può più tornare a uno stato profano (Kli Sharet).

10) Il decimo capitolo stabilisce l'ordine di precedenza dei sacrifici: ciò che è più frequente (Tadir) o più santo precede gli altri.

11) Il capitolo undici tratta del lavaggio delle vesti macchiate del sangue sacrificale e delle regole per la purificazione dei vasi (di terracotta o metallo) in cui è stata bollita la carne santificata.

12) Il capitolo dodici si occupa dei diritti dei sacerdoti, specificando quali porzioni di carne o pelli spettino a loro a seconda del tipo di sacrificio.

13—14) Gli ultimi due capitoli trattano dei sacrifici offerti fuori dal Tempio di Gerusalemme, analizzando la storia degli "alti luoghi" (Bamot) e casi eccezionali come il Tempio di Onia in Egitto.

Note dalla Tosefta e dalla Gemara

La Tosefta (11:16) riporta un caso curioso: i sacerdoti più influenti tendevano ad appropriarsi delle pelli degli animali sacrificati a scapito dei colleghi. La soluzione fu dedicare le pelli "al Cielo", rendendole proprietà comune del Tempio.

Nella Gemara babilonese troviamo passaggi memorabili:

  • 62a: Si discute di come, al ritorno dall'Esilio, fu individuato il luogo esatto dell'altare. Alcuni dicono che videro l'Angelo Michele offrire sacrifici; Isacco Nappacha sostiene invece che videro le ceneri del sacrificio di Isacco (Akedat Yitzchak).
  • 88b: Descrive il potere espiatorio delle vesti del Sommo Sacerdote (Bigdei Kehunah), associate a diverse trasgressioni del popolo.