Me'ilah significa letteralmente "sacrilegio" o, più precisamente, l'appropriazione indebita o l'uso illecito di heqdesh (proprietà consacrate al Tempio). Il trattato si compone di sei capitoli che sviluppano il precetto biblico enunciato in Levitico 5:15-16.

Il trattato definisce le soglie legali e le circostanze in cui l'uso di un bene sacro richiede un sacrificio di espiazione e il risarcimento del danno. La struttura è così suddivisa:

  1. Consacrazione e tempistiche (Capitoli 1-2): Questi capitoli analizzano le diverse tipologie di offerte sacrificali, stabilendo il momento esatto in cui un animale o un oggetto diventano heqdesh e, di conseguenza, il momento a partire dal quale un loro uso profano costituisce me'ilah.
  2. Casi eccezionali (Capitolo 3): Tratta dei casi di godimento illecito di beni consacrati che, per specifiche ragioni legali, non rientrano nella normativa standard della me'ilah (ad esempio, ceneri dell'altare o prole di animali consacrati).
  3. Soglie di abuso e danno materiale (Capitoli 4-5): Definiscono la soglia minima di valore (una perutah) necessaria per far scattare l'obbligo del risarcimento. Si discute inoltre se il semplice godimento di un bene sacro, senza che questo subisca un'usura o una perdita materiale, sia configurabile come sacrilegio.
  4. Responsabilità dell'intermediario (Capitolo 6): Esamina i casi in cui la trasgressione viene compiuta tramite un mandatario. Viene stabilito chi debba portare l'offerta di espiazione: chi ha dato l'ordine o chi ha materialmente utilizzato il bene.

Sotto il profilo aggadico (narrativo), il Talmud Babilonese riporta nel foglio 17b la celebre storia di Ben Temalyon, un demone che, secondo la leggenda, aiutò i Saggi (tra cui Rabbi Shimon bar Yohai) a far abrogare dei decreti romani discriminatori contro gli ebrei, possedendo la figlia dell'imperatore affinché i rabbini potessero "esorcizzarla".