Parah significa "Giovenca". Il trattato disciplina il rito della Mucca Rossa (Parah Adumah), le cui ceneri, mescolate con acqua di sorgente ("acqua viva"), costituiscono l'unico rimedio per la purificazione dall'impurità rituale derivante dal contatto con un cadavere (Tumat Met).
Nonostante la complessità del trattato, i suoi 12 capitoli possono essere raggruppati in tre aree tematiche fondamentali per comprenderne il funzionamento:
- Selezione e Requisiti (Capitoli 1-2): Definiscono l'età e le caratteristiche fisiche della giovenca. Deve essere interamente rossa (anche solo due peli di colore diverso la squalificano) e non deve mai aver subito alcun tipo di lavoro o portato il giogo.
- Il Rito della Combustione (Capitolo 3-4): Descrivono la preparazione sacerdotale sul Monte degli Ulivi, il sacrificio e la combustione dell'animale insieme a legno di cedro, issopo e lana tinta di cremisi. È qui che emerge il paradosso: il rito purifica l'impuro, ma il Sacerdote che lo compie diviene ritualmente impuro fino a sera.
- L'Acqua di Purificazione (Capitoli 5-12): Trattano della preparazione delle "Acque di Santificazione" (Mei Chattat). Vengono analizzati i contenitori idonei, la natura dell'acqua (che deve provenire da una sorgente naturale), le modalità di mescolamento delle ceneri e le minuziose precauzioni per evitare che l'acqua stessa contragga impurità, rendendola inefficace.
Il Paradosso della Purezza:
Il trattato Parah è celebre perché rappresenta il limite della ragione umana. I Saggi spiegano che perfino Re Salomone, l'uomo più saggio della terra, dichiarò di non riuscire a comprendere appieno il segreto della Giovenca Rossa. La severità delle norme sulla purità qui applicate supera quella di qualsiasi altro trattato del Seder Tohorot.