Miqwaot è il plurale di Miqweh (o Mikveh), che significa —raccolta d'acqua— o —bagno rituale—. Questo è l'argomento centrale del trattato, sviluppato in 10 capitoli che definiscono le caratteristiche necessarie affinché l'acqua possa purificare l'uomo e gli oggetti.

Il trattato stabilisce i requisiti fisici e legali per la validità di un bagno rituale, distinguendo tra acque naturali e acque manipolate dall'uomo:

1) Il primo capitolo classifica i bagni rituali. Il requisito minimo indispensabile è una pozza che contenga almeno 40 se'ah (circa 750 litri) d'acqua. I migliori sono le fonti di mayim chayim (acqua viva o di sorgente), ma il testo elenca diverse gradazioni intermedie di qualità dell'acqua.

2) Il secondo capitolo tratta dell'impurità dubbia (ovvero il caso in cui si tema di essersi immersi in modo errato o in uno specchio d'acqua non a norma) e introduce il problema dell'acqua attinta (mayim she'uvim) tramite secchi o altri recipienti.

L'acqua attinta, infatti, non può costituire da sola un bagno rituale valido. Tuttavia, se nel miqveh sono già presenti 40 se'ah di acqua naturale (sorgente o meteorica), è possibile aggiungere acqua attinta senza invalidare la purificazione.

3—4) I capitoli tre e quattro approfondiscono le regole sull'acqua attinta. Spiegano, ad esempio, come ripristinare un miqveh contaminato o come canalizzare l'acqua piovana evitando che ristagni in recipienti, trasformandosi così in acqua attinta.

5) Il capitolo cinque tratta della possibilità di utilizzare corsi d'acqua naturali (fonti, fiumi, mari) come bagni rituali e delle specifiche precauzioni da adottare.

6) Il capitolo sei parla della tecnica del collegamento (hashaqah) tra una vena d'acqua e un bagno rituale, o tra due bagni diversi, affinché l'uno validi l'altro. Queste nozioni sono fondamentali per l'architettura e la costruzione dei bagni rituali moderni.

7) Il capitolo sette discute del requisito volumetrico minimo delle 40 se'ah e analizza se l'acqua ottenuta dallo scioglimento di neve, grandine o ghiaccio sia adatta allo scopo.

8) Il capitolo otto esamina le differenze halakhiche tra i bagni rituali della Terra d'Israele e quelli della Diaspora. Accenna inoltre alle emissioni seminali e al ciclo mestruale (Niddah), condizioni che richiedono l'immersione per il ripristino della purità.

9) Il capitolo nove tratta della chatzitzah (interposizione): tutto ciò che impedisce all'acqua di toccare direttamente l'intera superficie della pelle rende l'immersione nulla. Ciò implica una pulizia minuziosa del corpo prima del rito.

Negli Stati Uniti e in altre comunità moderne, esistono miqwaot dotati di servizi estetici e parrucchieri. Poiché per una donna l'immersione è il prerequisito per riprendere i rapporti coniugali dopo i giorni di astinenza legati al ciclo, la cura del corpo diventa parte integrante della preparazione al precetto.

10) Il capitolo dieci conclude il trattato parlando dell'immersione rituale necessaria per la purificazione di utensili e oggetti (Tevilat Kelim).