Makhshirim significa letteralmente "le cose che rendono idonei" (da Hechsher). Si tratta di un eufemismo: il trattato, articolato in sei capitoli, definisce infatti le condizioni necessarie affinché un alimento diventi suscettibile di contrarre impurità rituale (Tumah). Secondo la legge biblica (Levitico 11:34-38), un cibo secco non può diventare impuro; lo diventa solo dopo essere stato bagnato da uno dei sette liquidi specifici.

Il fulcro del trattato è il concetto di intenzionalità. Un liquido rende il cibo "predisposto" all'impurità solo se il contatto avviene con il consenso o il desiderio del proprietario (Nirzah). Se il cibo si bagna accidentalmente o contro la volontà del padrone, rimane "protetto" e non può contrarre impurità.

I sei capitoli analizzano le diverse sfumature di questa interazione:

  1. L'intenzione del proprietario: Il primo capitolo discute i casi in cui l'acqua cade sul cibo e se tale evento risponda o meno a un interesse del padrone.
  2. Liquidi e scopi secondari: Il secondo e terzo capitolo esaminano situazioni in cui il liquido viene utilizzato per uno scopo (es. pulizia) e incidentalmente bagna il cibo.
  3. La natura dei liquidi: I capitoli successivi definiscono quali sostanze abbiano il potere di "predisporre" il cibo. La tradizione rabbinica ne identifica sette: acqua, rugiada, olio, vino, latte, sangue e miele (d'api).

Il trattato è un esempio magistrale di come la Halakhah (legge ebraica) non consideri solo l'atto fisico, ma attribuisca un peso determinante al pensiero e alla volontà dell'essere umano nel modificare lo status metafisico della materia.