Questo trattato ha come primo compito quello di spiegare i significati dei nomi e dei termini presenti nei libri dei Profeti. Questi nomi sono a volte termini che hanno significato per associazione (nomi allegorici), assumendo un'estensione differente a seconda del contesto in cui si parla. Tra questi vi sono anche parole prese in prestito (metafore), che mantengono il significato primario richiesto dal senso profondo.

Vi sono inoltre i nomi dubbi (termini anfibologici), che oscillano tra un senso complessivo e un senso associato. Questo trattato non mira a spiegare i significati popolari, né a istruire i principianti della filosofia, né tantomeno a insegnare a coloro che non ragionano secondo la scienza della Torah.

Il filo logico di questo trattato, in tutto ciò che vi è contenuto, è una Legge sulla Verità (Torah al HaEmet). La volontà dell'opera è stimolare l'uomo che sia già padrone della conoscenza e istradarlo nel suo intimo, affinché comprenda la verità della nostra Torah.

L'obiettivo è che lo studioso completi la propria conoscenza confrontandosi con le ragioni dei filosofi, estendendo l'intelletto per "dimorare nella propria dimora" (ovvero per perpetuarsi nella Shekhinah), pur rimanendo saldo nel senso piano della Torah. Al contrario, chi non è padrone della scienza dei nomi — siano essi associativi, presi in prestito o dubbi — rischia di restare nella confusione, nello spavento o nel tormento interiore.

Senza questa guida, l'uomo potrebbe sentirsi danneggiato nella sua fede, rimanendo prigioniero di una comprensione basata puramente sulle immagini antropomorfiche, provando oppressione e una turba violenta nel cuore di fronte alle apparenti contraddizioni tra ragione e rivelazione.


Note:

  1. Nomi associativi: Rabbi Shem Tov spiega che l'introduzione chiarisce perché il libro si rivolga a chi è "smarrito" tra la sapienza della Torah e la scienza della comprensione, laddove le parole bibliche nascondono significati ulteriori. Rabbi Munk li definisce "Nomi Allegorici".
  2. Nomi presi in prestito: Metafore tratte da altri contesti, come l'espressione "Al Pi" (letteralmente: "per bocca") usata per dire "secondo l'ordine di...".
  3. Nomi dubbi: Termini anfibologici dal plurimo significato. Un esempio è Ruach Elohim, che può essere inteso come "Vento di Dio", "Spirito di Dio" o "Vento fortissimo".
  4. Torah al HaEmet: Il compito di Maimonide non è solo semantico, ma mira a fondare una Legge sulla fede razionale.
  5. Perpetuarsi nella Shekhinah: Metafora ebraica per indicare il raggiungimento della vicinanza intellettuale e spirituale a Dio.
  6. Comprensione basata sulle immagini: La Torah non è scritta come un manuale tecnico per filosofi, ma utilizza un linguaggio immaginifico adatto alla comprensione umana universale.