Per questo motivo, i ragionamenti contenuti nei libri dei Profeti sono espressi in parabole. Allo stesso modo, i nostri Maestri (di benedetta memoria) si sono espressi attraverso enigmi e parabole per seguire il cammino dei testi sacri nel passaggio tra la ragione discorsiva e la sapienza divina (Hokmat Elokit), che rappresenta l'avvicinamento supremo ai "segreti dei segreti".

Non intendiamo indagare questi segreti fino al loro termine ultimo; piuttosto, accade che a volte la verità ci si rischiari in modo tale che ci sembri giorno, per poi nascondersi nuovamente dietro le contingenze naturali e gli usi quotidiani. Ritornano allora le tenebre profonde, simili allo stato iniziale, finché non appare un nuovo bagliore, come un lampo che squarcia il buio per un istante, prima che l'oscurità si rafforzi di nuovo.

Tra di noi vi è chi riceve questi lampi con tale frequenza che, poco a poco, si ritrova cinto da una luce costante, dove la notte diviene come il giorno. Questo è il grado supremo dei Profeti, come attestato dalla Scrittura: —E tu resterai presso di Me— (Deuteronomio 5,28) e ancora: —Perché la pelle del suo viso rifulgeva— (Esodo 34,29).

Note:

1. Il linguaggio qui utilizzato ricorda profondamente le pagine dello Zohar (es. l'Idra Rabbah), sottolineando il legame tra la filosofia maimonidea e le vette della mistica.

2. I "segreti" si riferiscono specificamente all'Opera della Creazione (Ma'aseh Bereshit) e all'Opera del Carro (Ma'aseh Merkavah).

3. Il "nascondimento della Sostanza" avviene quando l'intelletto è distratto dalle accidentalità del quotidiano. Maimonide ricorda che moltiplicare gli attributi divini deprezza la comprensione di Dio, sostituendo — come dice l'Aggadah — cento pezzi d'argento a tre pezzi d'oro.

4. Vi è un'interessante analogia con lo Tzimtzum di Isaac Luria (l'Ari-zal): per il Rambam è un processo della conoscenza (epistemologico), mentre per Luria è un processo ontologico di presenza-assenza di Dio nel mondo.

5. La scuola cabalistica di Abraham Abulafia ricercherà in seguito tecniche meditative per riprodurre questo stato di "aureola" luminosa, come descritto nel testo misticheggiante Sha'arei Tzedeq.

(a cura di Luciano Tagliacozzo)