Halakhah 1,1: Ai giorni di Enosh, i figli dell'uomo commisero un grave errore e gli uomini di quella generazione presero una decisione contraria alla saggezza. Enosh stesso fu tra coloro che caddero in errore, dando inizio a quello che sarebbe diventato il culto degli astri.
Il loro errore fu il seguente. Essi dissero: —Dio creò stelle e sfere celesti per controllare il mondo. Le pose in alto e le trattò con onore, rendendole servitori che governassero per Lui—. Pensarono dunque che fosse volontà di Dio che gli uomini magnificassero e onorassero ciò che Lui stesso aveva magnificato, proprio come un re desidera che siano onorati i ministri che stanno al suo cospetto, vedendo in questo un'espressione di onore verso il re stesso.
Sulla base di questa idea, cominciarono a edificare templi alle stelle e a offrire loro sacrifici. Le glorificavano con preghiere e si prostravano a esse, convinti, nella loro erronea concezione, di seguire la volontà del Creatore. Questa fu l'essenza del culto degli astri (Avodat Kochavim) nelle sue fasi iniziali.
È ciò che il profeta Geremia intendeva dire: —Chi non Ti temerà, Re delle nazioni? Poiché a Te si deve il timore. Fra tutti i saggi delle nazioni e in tutti i loro regni non c'è nessuno come Te. Tutti sono stolti e insensati; la loro dottrina vana non è che un pezzo di legno— (Geremia 10,7-8).
Tutti comprendevano che Dio è l'unico Essere supremo, ma la loro follia consisteva nel concepire la vanità (Hevel) — ovvero le creature intermedie — come un'emanazione necessaria della Sua volontà a cui rendere culto.
Note:
1. In Genesi 4,26 si legge: —A Sheth nacque un figlio al quale pose nome Enosh. Allora si cominciò a invocare il nome di Dio—. Rashi commenta che —invocare— va inteso qui come l'inizio della profanazione e della bestemmia. Il Bereshit Rabbah (24,6) aggiunge che all'epoca di Enosh l'aspetto degli uomini mutò e divennero preda delle forze spirituali negative (demoni), poiché chi si inchina a un uomo o a una statua degrada la propria immagine divina.
2. In Genesi 1,14 si parla dei luminari posti nel cielo —per presiedere—. In questo termine è racchiuso il rapporto tra l'uomo e il tempo astrale, ma anche la radice dell'interpretazione astrologica che il Rambam identifica come base dell'idolatria.
3. Si riprende un'antica idea rabbinica secondo cui ogni culto, inizialmente, nasceva come un riconoscimento indiretto di Hashem, poi distorto dalla mediazione degli astri.
4. Il riferimento al —pezzo di legno— di Geremia riguardava originariamente i culti di Astarte (Asherot). Il Rambam lo applica alla vacuità di ogni rappresentazione fisica della divinità.
5. Il termine ebraico —Hevel— significa letteralmente —soffio— o —vapore—. Come in Qohelet (Ecclesiaste), indica la precarietà e la vanità delle cose materiali elevate a divinità.
(a cura di Luciano Tagliacozzo)